La Rivoluzione Cinese del 1911: Caduta dell'Impero e Nascita della Repubblica

Un Evento Epocale Spesso Dimenticato in Occidente

La Rivoluzione Cinese del 1911 è un evento epocale, seppur quasi sconosciuto tra l'opinione pubblica europea. Quando il Cielo ritirò il mandato anche alla Repubblica borghese, fu un cambiamento ciclico nella storia universale, paragonabile solo al 1789 e al 1917. Iniziata nel 1911, fu l’avvenimento che portò di lì a poco alla nascita della prima repubblica cinese. La sola nuova forma di governo non basta però a spiegare l’importanza dell’evento.

La Cina Imperiale e le Pressioni del XIX Secolo

Bisogna fare un passo indietro a circa 4.000 anni prima, quando salì al potere la dinastia Xia (夏朝), la prima dinastia cinese ereditaria. A questa ne seguirono molte altre nel corso dei secoli. L’impero è rimasto in vita per circa 2.000 anni, in cui l’arte, la cultura e le tradizioni segnarono inevitabilmente la vita del Paese. L’impero era sopravvissuto anche alle dinastie straniere, che si erano “accomodate” sul trono e si erano lasciate sedurre dall’immensità della cultura cinese. Nel Tredicesimo secolo erano arrivati i mongoli, e Marco Polo fu ospitato da Kublai Khan, erede di Gengis Khan. Poi, nel 1368, un ex-monaco buddhista diede il via alla dinastia Ming, cinese, che sarebbe crollata sotto i colpi dei mancesi, i Qing, nel 1644, mentre l’ultimo Ming si impiccava sulla Collina del Carbone. L’idea di riportare un Ming alla guida del paese, cacciando gli stranieri, era andata avanti per secoli.

Mappa dell'Impero Cinese sotto la dinastia Qing nel XIX secolo

Nel XIX secolo, la Cina si trovava da un lato a contrastare le mire espansionistiche occidentali, dall’altro a contenere le rivolte interne contro l’impero. La pressione straniera e l’impotenza politica interna erano evidenti. Ci furono le Guerre dell’Oppio (1839-42/1856-60), la Rivolta dei Taiping (1851-64), la prima Guerra Sino-Giapponese (1894-95) e la Rivolta dei Boxer (1899-1901), che assediarono diverse legazioni occidentali nel giugno del 1900. La dinastia Qing era indebolita dalla corruzione, dalla decadenza e dall'oppressione straniera, con le potenze occidentali che avevano in mano le finanze governative, riscuotendo direttamente i dazi doganali e imponendo privilegi di extraterritorialità. Il capitalismo occidentale, penetrato in Cina nel penultimo decennio del XIX secolo, con i suoi prodotti industriali a buon mercato, danneggiò l’artigianato e le industrie locali, generando decadenza sociale e miseria crescente, aggravate da carestie e inondazioni nei territori rurali riccamente popolati. Nelle città portuali in espansione si formò un proletariato e un’intelligencija rivoluzionari.

I Tentativi di Riforma e il Loro Fallimento

Nel 1895, in seguito alla sconfitta nella guerra sino-giapponese, venne creato il Nuovo Esercito, un corpo militare organizzato secondo lo standard occidentale, grazie all’aiuto tedesco. Venne poi rinominato in esercito Beiyang nel 1902 con Yuan Shikai al comando. Nel 1898 l’imperatore Guangxu promulgò la Riforma dei Cento Giorni, una serie di politiche di modernizzazione del Paese influenzate da uomini di Stato quali Kang Youwei e Liang Qichao. Tuttavia, contro le sue riforme si ebbe, il 21 settembre 1898, il colpo di Stato reazionario dell’imperatrice vedova Cixi, zia dell’imperatore, che pose fine alla Riforma dei Cento Giorni.

La stabilità del trono fu ulteriormente precaria a causa della morte dell’imperatrice madre Cixi il 15 novembre 1908, appena un giorno dopo la scomparsa dell’imperatore Guangxu. Nel 1908 morirono entrambi gli imperatori. Il reggente fu dunque il padre, il principe Chun. Questi aveva deciso di portare avanti le politiche di modernizzazione del Paese, tra cui il passaggio ad una monarchia costituzionale. A questo proposito rimpiazzò il Gran consiglio, organismo di potere della dinastia Qing, composto in larga parte da cinesi di etnia manciù, con il Gabinetto imperiale. Tuttavia, questo apparato non fece altro che generare ulteriore delusione, prima di tutto perché venne nominato il principe Qing come primo ministro, e in secondo luogo perché l’etnia manciù rappresentava ancora la netta maggioranza. L’incapacità politica interna e le crescenti pressioni condussero nel 1905 all'abolizione dell’antico sistema fondato sugli esami statali per l’ammissione agli uffici pubblici e al rinnovamento e ammodernamento della difesa.

Le Radici del Movimento Rivoluzionario: Sun Yat-sen e l'Influenza Missionaria

Il popolo cinese chiedeva riforme politiche e sociali, che furono sostenute da Sun Yat-sen. Sun Zhongshan (Sun Yat-sen, 1866-1925) era un medico, nato in una povera famiglia del Guangdong, che aveva avuto l’occasione di studiare all’estero, in particolare a Honolulu, e aveva trovato anche il tempo di diventare cristiano. L'educazione dei missionari formò un uomo aperto ad idee prettamente occidentali, come poteva essere, in quel periodo, l’idea di una repubblica al posto di un impero che andava avanti da oltre duemila anni. Questa apertura a idee come la democrazia fu fondamentale per il movimento rivoluzionario.

Ritratto di Sun Yat-sen, Padre della Nazione cinese

Il 20 agosto 1905, Sun Zhongshan fondò a Tokyo l’Alleanza Rivoluzionaria Cinese (Tongmenghui), un movimento che nel suo programma prevedeva i tre principi del popolo: unità del popolo (nazionalismo), diritti del popolo (democrazia) e benessere del popolo (socialismo). Questo movimento fu diffuso dai cinesi all’estero, da studenti e, in modo significativo, dalle scuole missionarie, estendendosi così in tutta la madrepatria. Sun Yat-sen si circondò di numerosi e brillanti giovani intellettuali che si erano formati per la maggior parte in Giappone. Egli propugnava una repubblica democratica, convinto che la creazione di una repubblica fosse preferibile di fronte a una Cina devastata da oltre settant’anni di guerre con occidentali e giapponesi, trattati ineguali, ribellioni, imperatori e imperatrici incapaci e tentativi falliti di società segrete.

La Rivolta di Wuchang e la Proclamazione della Repubblica

Tutti questi episodi diedero inizio, il 10 ottobre 1911, alla Rivoluzione Xinhai con la Rivolta di Wuchang. Il giusto insieme di condizioni trasformò una rivolta a Wuchang nella Rivoluzione Cinese. All’epoca Wuchang era la sede del governatore generale di Hunan e Hubei, oltre a ospitare una guarnigione della Nuova Armata, indebolita dopo che parte delle sue forze era stata inviata nel Sichuan per sedare disordini legati alla difesa dei diritti sulle linee ferroviarie. La rivolta, nata da un episodio fortuito, vide la città conquistata in meno di una giornata dai rivoltosi, i quali informarono subito le altre province meridionali, desiderose di ribellarsi, chiedendo di dichiarare anch’esse l’indipendenza. Nel giro di un mese e mezzo la secessione venne proclamata da quindici province.

Mappa delle province cinesi che dichiararono l'indipendenza nel 1911

Sun Zhongshan, al momento della sollevazione, era negli Stati Uniti d’America per un viaggio di raccolta fondi. Si diresse prima a Londra e poi a Parigi per garantire che nessuno dei due Paesi desse sostegno finanziario o militare al governo della dinastia mancese dei Qing. Per fronteggiare la rivolta, il principe Chun si affidò all’esercito Beiyang, ed in particolare a Yuan Shikai (1859-1916), uno dei più influenti funzionari imperiali ma soprattutto comandante dell’Esercito Beiyang. Quest’ultimo, infatti, il 1° novembre 1911 venne nominato primo ministro. Tuttavia, consapevole della forza dell’esercito e della debolezza dell’imperatore, Yuan fece il doppio gioco. Dopo aver ripreso alcuni territori, trovò un accordo con i repubblicani. Il governo di Yuan Shikai, come gesto distensivo nei confronti della maggioranza della popolazione dell’impero, era composto quasi esclusivamente da cinesi di nazionalità Han.

Sun Yat-sen fece finalmente ritorno il 25 dicembre 1911. Il 29 dicembre successivo, a Nanchino, i delegati di sedici province che si erano proclamate indipendenti lo elessero presidente provvisorio della Repubblica di Cina. Il 1° gennaio 1912, Sun Zhongshan proclamò la Repubblica della Cina (Zhong Hua Min Guo). Le crescenti pressioni portarono il governo a forzare l'abdicazione dell'ultimo imperatore, Pu Yi (allora di soli sei anni), il 12 febbraio 1912, ponendo fine al sistema imperiale che aveva governato il Paese per più di due millenni. Alla famiglia imperiale fu garantito di poter continuare a vivere all’interno della Città Proibita, usufruendo anche di una cospicua indennità annuale, e l’autorità repubblicana si impegnò anche a proteggere i templi ancestrali mancesi.

Il Dopoguerra Rivoluzionario: Tra Ambizioni e Frammentazione

Sun telegrafò a Yuan Shikai, promettendogli che, se avesse accettato la formazione della repubblica, la carica di presidente sarebbe stata sua. Ciò per guadagnare l’elemento militare alla causa dell’unità nazionale. Yuan Shikai accettò, costringendo la corte a conferirgli l’autorità per costituire un governo repubblicano. Yüan divenne così presidente nel marzo 1912. La reazione internazionale alla rivoluzione fu cauta; i Paesi con investimenti in Cina restarono neutrali, pur ansiosi di tutelare i diritti dei trattati iniqui. Tuttavia, gli Stati Uniti d’America erano in gran parte favorevoli al progetto repubblicano, e nel 1913, Washington fu fra le prime capitali a stabilire piene relazioni diplomatiche con la nuova repubblica.

Pur se il nuovo governo creò la repubblica non unificò il Paese sotto il proprio controllo. Il ritiro dei Qing condusse ad un vuoto di potere in alcune regioni. Il 25 agosto 1912 Sun Zhongshan e Song Jiaoren fondarono il Guomindang (Partito Nazionalista), derivato dall’ARC. Sun Yat-sen e la sua Lega Giurata, che diede vita al Guomindang nell’agosto del 1912, furono costretti a mettersi da parte, almeno momentaneamente, mentre le ambizioni personali di Yuan Shikai andavano incontro a un rapido fallimento. Yuan Shikai probabilmente fece assassinare Song Jiaoren il 22 marzo 1913. Successivamente, si appoggiò a membri dell'Assemblea Nazionale per destituire i governatori provinciali del GMD o costringerli a giurare fedeltà. Il 20 novembre 1915, fu dichiarata la fine della Repubblica di Cina e il ritorno dell’impero. Il 12 dicembre 1915, Yuan si proclamò imperatore con il nome di Hongxian, ma già il 25 dicembre si manifestarono disapprovazione pubblica e avversione popolare contro l’istituto monarchico.

Fotografia di Yuan Shikai in uniforme

La scomparsa di Yuan Shikai peggiorò la crisi cinese, portando avanti il processo di frammentazione territoriale. La questione che i governatori delle province fossero militari e controllassero direttamente i propri eserciti pose le basi al periodo dei signori della guerra. Tali “feudatari” spesso amministravano i loro territori senza riconoscere il governo in carica. Con la caduta della monarchia mancese, sia la Mongolia Esterna (luglio 1911) sia il Tibet (1912) proclamarono la propria indipendenza dal governo di Pechino, quest'ultima riconosciuta attraverso il trattato iniquo di Simla. La Rivoluzione Xinhai aprì la strada allo sviluppo politico moderno della Cina, ma dovette affrontare sfide imponenti.

Le Ulteriori Trasformazioni: Verso la Repubblica Popolare

La Cina il 14 agosto 1917 entrò nella Prima guerra mondiale, dichiarando guerra alla Germania e occupando Qingdao. Quando la Conferenza di Versailles (1919) assegnò al Giappone le basi tedesche dello Shandong, con l’avallo del governo pechinese, le correnti intellettuali, letterarie e politiche il 4 maggio 1919 indissero in tutto il paese una serie di proteste, note come Movimento del 4 maggio, al quale aderirono anche titolari di piccole e medie imprese, nonché operai. Questo movimento segnò - secondo la storiografia cinese - l’inizio della storia contemporanea del Paese, esaltando l’importanza della scienza e della democrazia, e respingendo la cultura tradizionale cinese.

Gli eventi incalzarono. Il 1° luglio 1921 fu fondato il Partito Comunista Cinese (PCC). Nel 1924, i buoni rapporti fra Unione Sovietica e Guomindang (GMD) indussero il PCC a creare un fronte unito con il GMD. Sun Yat-sen non vedeva nulla di male in una collaborazione con i comunisti e aveva portato avanti l’alleanza tra questi e il Guomindang. Nel 1925 però Sun moriva e Chiang Kai-shek (Jiang Jieshi) assunse rapidamente il potere. Chiang ruppe i rapporti con i comunisti e mise in atto nei loro confronti una violenta repressione (1927), masssacrandone crudelmente un numero incalcolabile. Nel 1928, egli riunificò gran parte del Paese, stabilendo a Nanchino un governo nazionalista con l'appoggio delle potenze straniere.

Il 19 settembre 1931 il Giappone attaccò la Manciuria. In tale contesto, Mao Zedong, individuando nelle masse contadine la maggiore forza rivoluzionaria, costituì nelle zone rurali del Sud basi comuniste dotate di proprie forze armate. Il 7 novembre dello stesso anno il PCC eresse la Repubblica Sovietica Cinese nello Jiangxi, con Mao Zedong come primo ministro. Dal dicembre 1930 era iniziata di fatto la guerra civile. Nel 1934, le truppe nazionaliste ebbero il sopravvento. Allora, con una marcia di 10.000 km (la cosiddetta Lunga Marcia), i comunisti, fortemente decimati, si trasferirono nel Nord-Ovest, stabilendosi a Yan'an, dove Mao riorganizzò uno Stato da lui diretto. Nel 1937 scoppiò la Seconda guerra sino-giapponese, e comunisti e nazionalisti furono costretti a un'alleanza in funzione anti-giapponese.

Mao e la «Lunga marcia»

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, falliti i tentativi di accordo tra le parti, scoppiò (1946) una nuova fase della guerra civile. Il Guomindang, appoggiato dagli USA, godeva di una netta superiorità militare, ma i comunisti, appoggiati dalla popolazione, potevano contare su una superiorità politica e sociale, che permise loro di sbaragliare (1948-49) gli avversari. Il 1° ottobre 1949, Mao Zedong proclamò la Repubblica Popolare Cinese. Chiang Kai-shek fuggì con il suo governo nazionalista nell’isola di Taiwan, dove continua ancora oggi a reclamare la legittimità della Repubblica di Cina.

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