Il Rito di Consacrazione del Sommo Sacerdote Levitico e la Sua Rilevanza

Il sacerdozio, istituzione antichissima, ha radici profonde nella storia dell'umanità, manifestandosi sin dalle origini come tratto fondamentale della vita spirituale. Non fu un'invenzione della Bibbia, ma un'istituzione precedente e diffusa, presente anche tra i popoli pagani, come testimoniano figure quali Melchisedech, i sacerdoti egiziani e il sacerdote madianita menzionati nella Sacra Scrittura. Il sacerdozio levitico si innesta in questa tradizione, non come una novità assoluta, ma come una specificazione all'interno del popolo eletto.

Mappa dell'antico Israele con l'ubicazione del Tabernacolo

Per sua natura, il sacerdozio è un'istituzione sacra e sociale, intrinsecamente stabile e incline alla conservazione. Questa tendenza ha spesso portato a concepire il sacerdozio di Cristo in continuità con quello levitico. Tuttavia, il Nuovo Testamento presenta il sacerdozio di Cristo come una sorprendente novità, segnando una rottura radicale con le concezioni precedenti. Tale novità è tale che i Vangeli non attribuiscono mai a Gesù o agli apostoli i titoli di "sacerdote" o "sommo sacerdote", indicando la necessità di una profonda rielaborazione delle categorie sacerdotali per applicarle al mistero di Cristo. Questo processo richiese anni, ma si rivelò cruciale per l'approfondimento della fede. L'unico trattato metodico di cristologia nel Nuovo Testamento, infatti, è un trattato di cristologia sacerdotale, contenuto nella Lettera agli Ebrei.

La novità del sacerdozio di Cristo può essere sintetizzata come il sacerdozio della nuova alleanza, una relazione esplicitamente formulata nell'Ultima Cena. Nell'Antico Testamento, sebbene il legame tra sacerdozio e alleanza esistesse, non era altrettanto espresso, con l'attenzione rivolta principalmente al culto divino e all'onore derivante dal rapporto privilegiato con Dio.

Il Libro del Levitico: Origini, Scopo e Temi Centrali

Nome e Autore

Il terzo libro della Bibbia è comunemente conosciuto come Levitico, nome derivato dal greco Leuitikòn (Septuaginta) e dal latino Leviticus (Vulgata). Questo titolo è appropriato poiché il libro si concentra sulle regole del sacerdozio levitico, scelto dalla tribù di Levi, e sulle leggi che i sacerdoti insegnavano al popolo, come attestato in Malachia 2:7. Nel testo ebraico, è chiamato Waiyiqràʼ ("E chiamava"), e in epoche successive era noto anche come "Legge dei sacerdoti" e "Legge delle offerte".

Non c'è dubbio che il Levitico sia stato scritto da Mosè. La sua conclusione (27:34) e affermazioni simili (26:46) attestano che i comandamenti furono dati da Geova a Mosè. La sua paternità è ulteriormente confermata dalle citazioni di Gesù Cristo e di altri servitori ispirati di Geova, che attribuiscono a Mosè le leggi e i principi contenuti nel libro. Il Levitico è collegato ai libri precedenti dalla congiunzione "e", indicando che faceva parte del Pentateuco, originariamente un unico rotolo.

Periodo e Data di Scrittura

Il libro del Levitico copre un periodo di tempo molto breve, circa un mese lunare. Il libro di Esodo si conclude con l'erezione del tabernacolo il primo giorno del secondo anno dall'uscita dall'Egitto, e il libro dei Numeri inizia con Geova che parla a Mosè il primo giorno del secondo mese del secondo anno. Di conseguenza, gli avvenimenti e le leggi del Levitico si collocano entro questo intervallo temporale.

È ragionevole concludere che Mosè annotasse gli avvenimenti e le istruzioni divine man mano che le riceveva. Indizi come il comando di scrivere la condanna degli Amalechiti subito dopo la loro sconfitta, e le istruzioni agli israeliti di portare gli animali da cibo all'ingresso della tenda di adunanza per la macellazione, suggeriscono una scrittura immediata. Tutto ciò porta a ritenere che Mosè abbia scritto il Levitico nel 1512 a.E.V.

Scopo e Ispirazione Divina

Il principale scopo del Levitico era guidare Israele nella sua vocazione di nazione santa, un popolo santificato e separato per il servizio di Geova. Per la prima volta, Dio forniva istruzioni esplicite sui sacrifici per il peccato e altre offerte. Queste regole rendevano gli israeliti consapevoli della gravità del peccato e della loro inadeguatezza davanti a Geova. La Legge, di cui il Levitico è parte, serviva da tutore per condurre gli ebrei a Cristo, mostrando loro la necessità di un Salvatore, e al contempo li manteneva distinti dagli altri popoli.

Il libro del Levitico reca l'impronta dell'ispirazione divina. Le sue leggi sulla nutrizione, le malattie, la quarantena e il trattamento dei corpi morti rivelano una conoscenza che la scienza medica avrebbe compreso solo millenni dopo. Le leggi sugli animali impuri per scopi alimentari proteggevano gli israeliti da malattie come la trichinosi e il tifo. Queste norme pratiche erano cruciali per la loro religione e la loro vita, affinché rimanessero una nazione santa e giungessero nella Terra Promessa.

L'ispirazione del Levitico è ulteriormente confermata dall'adempimento delle sue profezie, come la predizione che le madri avrebbero mangiato i loro figli in caso di carestia, adempiuta nella distruzione di Gerusalemme nel 607 a.E.V. e nel 70 E.V. La promessa di Geova di ricordarsi di loro in caso di pentimento si realizzò con il ritorno da Babilonia nel 537 a.E.V.

Temi Ricorrenti

Il libro del Levitico esalta costantemente il nome e la sovranità di Geova, attribuendo a Lui le sue leggi per almeno 36 volte e menzionando il Suo nome in media dieci volte per capitolo. Il tema della santità è centrale, comparendo più spesso che in qualsiasi altro libro della Bibbia. Gli israeliti dovevano essere santi perché Geova è santo. Persone, luoghi, oggetti e periodi erano considerati santi.

In linea con questa enfasi sulla santità, il Levitico sottolinea il ruolo dello spargimento di sangue, ovvero il sacrificio di una vita, nel perdono dei peccati. I sacrifici animali erano limitati a creature domestiche e pure. Per certi peccati, oltre al sacrificio, si richiedevano confessione, restituzione e pagamento di una pena. La maggior parte delle informazioni nel Levitico è di natura legislativa, ma gran parte è anche profetica.

L'Istituzione del Sacerdozio Levitico

Il sacerdozio levitico, istituito da Dio, vedeva i sacerdoti come specialisti del culto divino, con mansioni simili a quelle dei sacerdoti pagani, ma con un significato teologico specifico. Essi erano considerati "sacerdoti per Dio", godendo di un rapporto privilegiato. A Mosè, Dio aveva comandato: "Fa' avvicinare Aronne e i suoi figli con lui perché siano miei sacerdoti" (Es 28,1). Ai sacerdoti era riservato il diritto di offrire sacrifici e di entrare nella casa di Dio. Il sommo sacerdote, in particolare, aveva il privilegio di penetrare, una volta all'anno, nella parte più sacra del Tempio, avvicinandosi al trono di Dio. Questa posizione lo faceva apparire quasi come un essere celeste, innalzato al di sopra di tutto il popolo.

Ricostruzione del Sommo Sacerdote Levitico con gli abiti sacri

Quando il Siracide descrive Aronne, la prima parola che gli viene in mente è "innalzare" (Sir 45,6), seguita da un'entusiastica descrizione della gloria sacerdotale di Aronne, manifestata dai suoi maestosi paramenti, che "mai un estraneo ha indossato" (Sir 45,7-13).

Il Rito di Consacrazione del Sommo Sacerdote e dei Sacerdoti (Levitico 8)

Il capitolo 8 di Levitico descrive dettagliatamente la consacrazione di Aronne e dei suoi figli come sacerdoti, stabilendo il rito che doveva essere seguito per la loro ordinazione e sottolineando l'importanza della purezza e della santità nel servizio a Dio. Mosè ricevette istruzioni precise da Dio su come eseguire questa cerimonia, che doveva essere pubblica, con l'intera congregazione d'Israele radunata all'ingresso della tenda del convegno per assistere a questa solenne transazione. Questa cerimonia non era per chiunque in Israele, ma per coloro che erano stati divinamente chiamati, designati da Dio e non eretti da uomini.

1. La Purificazione con Acqua

Il primo atto della cerimonia era il lavaggio di Aronne e dei suoi figli con acqua. Mosè doveva "farli avvicinare e lavarli con acqua". Questo rito aveva lo scopo di imprimere l'idea di purezza in coloro che dovevano agire come mediatori tra l'uomo e il suo Creatore. Era un atto umiliante, poiché avveniva pubblicamente all'ingresso della tenda del convegno, ma rappresentava una purificazione fondamentale e una tantum. Simbolicamente, richiamava il "lavacro della rigenerazione e rinnovamento dello Spirito Santo" che, per analogia, ogni cristiano riceve.

2. La Vestizione con gli Abiti Sacri

Dopo la purificazione, i sacerdoti venivano rivestiti con gli abiti sacri, non con i propri. Ad Aronne, Mosè "rivestì della tunica, lo cinse con la cintura, gli fece indossare il mantello, gli mise l’efod, e lo cinse con la cintura artisticamente lavorata dell’efod, con la quale gli fissò l’efod addosso. Gli mise pure il pettorale e sul pettorale pose l’Urim e il Thummim. Gli pose in testa il turbante e sul turbante, davanti, pose la lamina d’oro, il diadema sacro, come il Signore aveva ordinato a Mosè." Questi abiti, ricchi e imponenti, erano forniti da Dio, senza alcuna spesa o fatica da parte dei sacerdoti stessi, e simboleggiavano la gloria, la bellezza, la giustizia e l'obbedienza attiva. Il pettorale, realizzato con oro e fili colorati, era attaccato all'efod con catene d'oro e recava quattro file di tre pietre preziose, ognuna incisa con il nome di una delle dodici tribù di Israele. L'Urim e il Thummim, probabilmente due pietre (una chiara e una scura), servivano a ricevere un "sì" o un "no" da Dio. Il turbante era un semplice copricapo di lino.

Dettaglio del Pettorale del Sommo Sacerdote con le dodici pietre

3. L'Unzione con Olio Santo

Mosè prese poi l'olio dell'unzione, un composto sacro, profumato e costoso, usato solo nelle consacrazioni solenni. "Versò quindi un po’ dell’olio dell’unzione sul capo di Aronne e lo unse per consacrarlo." Questo olio unse il Tabernacolo e tutte le sue cose, e sette volte l'altare e i suoi utensili, consacrandoli. L'olio versato in abbondanza sulla testa di Aronne, un'immagine dello Spirito Santo, indicava una consacrazione totale e una messa a parte per il servizio di Dio. L'unzione era simbolo dei doni divini e, spiritualmente, rimanda a Cristo, "unto con olio di letizia" e in cui "c'era una perfezione di doni".

  • Alcuni interpretano l'unzione come il potere della consacrazione che dal sommo sacerdote si diffondeva sugli altri.
  • Altri la riferiscono alle grazie dello Spirito di Dio sui ministri, che rendono il loro ministero accettevole a Dio.
  • Altri ancora suggeriscono che l'abbondanza di olio esprimeva che il sommo sacerdote avrebbe dovuto superare gli altri nel "fragrante odore delle buone opere".
  • È ampiamente inteso come riferimento a Cristo, in cui vi era una pienezza di doni e la pienezza della grazia, o all'incarnazione di Cristo, unto nella sua carne benedetta con lo Spirito di grazia.

4. I Sacrifici per la Consacrazione

La cerimonia di consacrazione prevedeva diversi sacrifici, con Aronne e i suoi figli che ponevano le mani sulla testa delle vittime, identificandosi con esse e accettando la loro sostituzione.

a. Sacrificio per il Peccato (Toro)

"Fece quindi accostare il torello del sacrificio per il peccato e Aronne e i suoi figli posarono le loro mani sulla testa del torello del sacrificio per il peccato." Mosè lo scannò, ne prese del sangue, lo mise con il dito sui corni dell'altare tutt'intorno, purificando così l'altare. Sparse il resto del sangue alla base dell'altare, consacrandolo per l'espiazione. Tutto il grasso (sugli intestini, il lobo del fegato, i due reni) venne fatto fumare sull'altare, mentre il resto della vittima veniva distrutto fuori dell'accampamento. Questo sacrificio esprimeva il riconoscimento del fallimento nel dare il proprio meglio a Dio e la necessità della punizione per il colpevole.

b. Olocausto (Montone)

"Presentò quindi il montone dell’olocausto, e Aronne e i suoi figli posarono le mani sulla testa del montone." Mosè lo scannò e spruzzò il sangue tutt'intorno sull'altare. Il montone fu tagliato a pezzi, e la testa, i pezzi e il grasso furono fatti fumare. Dopo aver lavato gli intestini e le gambe con acqua, Mosè bruciò l'intero montone sull'altare. L'olocausto, bruciato completamente davanti al Signore, simboleggiava la totale dedizione a Dio, un impegno che seguiva la purificazione, l'unzione e l'espiazione.

c. Sacrificio del Montone della Consacrazione

"Poi presentò il secondo montone, il montone della consacrazione, e Aronne e i suoi figli posarono le mani sulla testa del montone." Mosè lo scannò, prese parte del suo sangue e lo mise sull'estremità dell'orecchio destro di Aronne, sul pollice della sua mano destra e sul dito grosso del suo piede destro, e fece lo stesso per i suoi figli. Sparse il resto del sangue attorno all'altare. Mosè prese poi dal montone il grasso, la coda grassa, il lobo del fegato, i due reni con il loro grasso e la spalla destra. Prese anche un pane azzimo, una focaccia di pane all'olio e una schiacciata dal canestro di pane azzimo. Pose tutto ciò sulle mani di Aronne e dei suoi figli e lo presentò con il rito di elevazione davanti al Signore, per bruciarlo sull'altare. Questo rituale, che coinvolgeva l'orecchio (per ascoltare), il pollice (per operare) e l'alluce (per camminare), simboleggiava la consacrazione totale della persona al servizio di Dio, in ogni facoltà e potere.

5. L'Unzione Finale con Olio e Sangue

"Mosè prese dell’olio dell’unzione e del sangue che era sull’altare, e lo spruzzò su Aronne, sulle sue vesti, sui suoi figli e sulle vesti dei suoi figli che erano con lui, e così li consacrò." Questo atto finale sigillava la loro santificazione come sacerdoti, non solo nelle persone, ma anche nelle loro stesse vesti. L'olio sacro, emblema dei doni e delle grazie dello Spirito Santo, insieme al sangue dell'Agnello, li santificava e li dotava per il servizio divino.

6. Pasto Rituale e Periodo di Sette Giorni

Aronne e i suoi figli dovevano mangiare la carne bollita del montone offerto con pane azzimo, alla porta del Tabernacolo. Questo pasto simboleggiava il Salvatore come offerto per i peccati e le sofferenze che Egli sopportò. Dopo aver prestato attenzione a tutti questi particolari, Aronne e i suoi figli furono tenuti a "dimorare alla porta del Tabernacolo giorno e notte sette giorni", prima di poter accedere pienamente agli alti uffici ai quali erano stati consacrati. Il numero sette nelle Scritture è spesso simbolo di perfezione e completezza, indicando un periodo completo di consacrazione.

Leggi e Regolamenti Aggiuntivi per il Sacerdozio Levitico

Regole sui Sacrifici (Levitico 1:1-7:38)

I sacrifici si dividevano in due categorie generali: cruenti (bovini, pecore, capri e volatili) e incruenti (cereali). I sacrifici cruenti includevano:

  1. Olocausto: Consisteva in un giovane toro, montone, capro, piccione o tortora. L'animale veniva tagliato a pezzi e, ad eccezione della pelle, bruciato interamente sull'altare come "profumo gradito in onore del Signore".
  2. Sacrifici di Comunione: Potevano essere maschi o femmine, della mandria o del gregge. Solo le parti grasse venivano consumate sull'altare, una parte andava al sacerdote, e il resto era mangiato dall'offerente, simboleggiando la comunione con Geova e il sacerdote.
  3. Offerte per il Peccato: Richieste per peccati involontari. Il tipo di animale dipendeva dallo status del peccatore (sacerdote, popolo, capo, persona comune). Erano obbligatorie.
  4. Offerte per la Colpa: Richieste per espiare colpe personali come infedeltà, inganno o furto. In alcuni casi richiedevano confessione e un sacrificio, in altri un risarcimento (danno + 20%) e il sacrificio di un montone.

In questa parte del Levitico, è enfaticamente e ripetutamente proibito mangiare sangue, poiché "la vita della carne è nel sangue" e il sangue è destinato all'altare per compiere il rito espiatorio.

I sacrifici incruenti consistevano in cereali, offerti interi, macinati grossolanamente o come fior di farina, preparati in vari modi (cotti al forno, nella teglia, fritti). Dovevano essere offerti con sale e olio, a volte con olibano, ma senza lievito o miele. Una parte di questi sacrifici spettava al sacerdote.

Leggi sulla Purezza (Levitico 11:1-15:33)

Questa sezione riguarda la purezza cerimoniale e l'igiene. Cibo, animali, corpi morti, malattie della pelle (come la lebbra), mestruazioni e emissioni seminali causavano impurità cerimoniale. Si doveva osservare la quarantena per malattie contagiose e si imponeva la purificazione non solo alle persone ma anche a vesti e case. Ad esempio, chi toccava un cadavere era impuro fino alla sera e doveva lavarsi le vesti e bagnarsi nell'acqua. Alcuni animali erano considerati impuri per scopi alimentari, come quelli che non avevano l'unghia bipartita o non ruminavano, e tutti quelli che strisciavano a terra.

Giorno di Espiazione (Yom Kippur) (Levitico 16:1-34)

Il Giorno di Espiazione (il decimo giorno del settimo mese) era il giorno più importante per Israele, un giorno di afflizione dell'anima (probabilmente tramite il digiuno) e di riposo da ogni lavoro secolare. La cerimonia prevedeva:

  1. Un giovane toro come sacrificio per i peccati di Aronne e della sua casa (tribù di Levi).
  2. Un capro per i peccati del resto della nazione.

Dopo aver bruciato incenso, parte del sangue di ciascun animale veniva portato, a turno, nel Santissimo del Tabernacolo, dove veniva spruzzato davanti al coperchio dell'Arca. I corpi degli animali venivano poi bruciati fuori del campo. Un capro vivo, sul quale venivano pronunciati tutti i peccati del popolo, veniva condotto nel deserto per "Azazèl", portando via simbolicamente le impurità della nazione. Questo rito annuale era per purificare il popolo da tutti i suoi peccati ed era una legge perenne.

Statuti sul Sangue e Altre Questioni (Levitico 17:1-20:27)

Questa parte ribadisce la proibizione del sangue: "Nessuno di voi mangerà il sangue". Il sangue poteva essere usato lecitamente solo sull'altare per l'espiazione. Vengono proibite pratiche detestabili come incesto, sodomia e bestialità. Vengono stabilite regole per proteggere gli afflitti, i miseri e i forestieri, con il comandamento: "Devi amare il tuo prossimo come te stesso. Io sono Geova" (19:18). Si salvaguarda il benessere sociale ed economico della nazione, e si bandiscono pericoli spirituali come l'adorazione di Molec e lo spiritismo, pena la morte. Dio sottolinea ancora la separazione del suo popolo: "E dovete mostrarvi a me santi, perché io, Geova, sono santo; e vi separo dai popoli perché diveniate miei."

Il Sacerdozio e le Feste (Levitico 21:1-25:55)

I sacerdoti avevano requisiti fisici specifici (non dovevano avere difetti fisici come cecità, zoppia, scabbia, piaghe purulente o testicoli schiacciati) e maritali (il sommo sacerdote poteva sposare solo una vergine della sua parentela, non una vedova o una ripudiata). Non potevano profanare il santuario contaminandosi con un cadavere, nemmeno quello dei genitori. Coloro che avevano un difetto non potevano accostarsi all'altare o al tendaggio del santuario, pur potendo mangiare le offerte sante. Tre feste nazionali stagionali erano comandate come occasioni per "rallegrarsi dinanzi a Geova loro Dio", rinforzando la relazione della nazione con Geova: la Pasqua/Pane Azzimo, la Pentecoste e la Festa delle Capanne.

Il Sacerdozio di Cristo: Una Nuova Prospettiva

Mentre l'Antico Testamento si concentrava sulla relazione tra sacerdote e Dio, preservando il sacerdote da ogni contatto profano attraverso separazioni rituali, il sacerdozio di Cristo cambia radicalmente questa prospettiva. Gesù non apparteneva a una famiglia sacerdotale o alla tribù di Levi. Non manifestò preoccupazioni per la purità rituale, toccando lebbrosi e morti, e mangiando con pubblicani e peccatori, atti che erano scandalo per i farisei perché considerati incompatibili con il culto divino. La sua solidarietà esistenziale con i più emarginati culminò nella sua morte sul Calvario, che prefigurò nell'Ultima Cena, quando diede ai discepoli il suo sangue versato.

La Lettera agli Ebrei critica la visione unilaterale del sacerdozio nell'Antico Testamento, introducendo una prospettiva bilaterale. Insiste sulla mediazione, affermando che "ogni sommo sacerdote, scelto fra gli uomini, viene costituito per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio" (Eb 5,1). A differenza dell'Antico Testamento, dove il sacerdote era "per Dio", qui è "per gli uomini" e poi solo per le relazioni con Dio. Cristo è chiamato "mediatore" di alleanza (Eb 8,6; 9,15; 12,24), un titolo quasi assente nel Pentateuco, legando indissolubilmente il sacerdozio all'alleanza.

Il modo spontaneo di intendere le oblazioni nell'Antico Testamento era come doni a Dio per accattivarsi il suo favore, ma il Nuovo Testamento, e in particolare la Lettera agli Ebrei, dimostra l'insufficienza di tali concezioni. Le oblazioni antiche non potevano "rendere perfetto, nella coscienza, l'offerente" (Eb 9,9), avendo efficacia solo per la "purificazione nella carne" (9,13), cioè per la purità rituale esterna, ma non per la purificazione delle coscienze. L'oblazione di Cristo, invece, è stata valida perché ha comportato una trasformazione di Cristo stesso, che per mezzo della sua oblazione è stato "reso perfetto" (Eb 5,9).

Il contenuto dell'oblazione cambia radicalmente. Il culto antico offriva "sangue altrui" (Eb 9,25), cioè "sangue di capri e di vitelli" (9,12-19), perché il sacerdote stesso non era degno o capace di offrire se stesso. L'oblazione di Cristo, invece, fu quanto mai personale: "Egli offrì se stesso" (Eb 9,14), "non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue" (Eb 9,12), "una volta sola [...] il sacrificio di se stesso" (Eb 9,26). Cristo era "senza macchia" (Eb 9,14), "santo, innocente" (Eb 7,26), perfettamente degno di presentarsi a Dio.

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