La Via della Magliana, a Roma, è stata e continua a essere un luogo di profonda attività religiosa e sociale, animato dalla presenza e dall'operato di diverse comunità femminili. Questo articolo esplora la storia e il carisma di alcune delle suore e degli istituti religiosi che hanno lasciato un segno significativo in questa zona.
Le Missionarie di San Carlo Borromeo: Dalla Fondazione alla Magliana
Le Origini e il Carisma
Le Missionarie di San Carlo Borromeo nascono dal desiderio di alcune ragazze di condividere gli ideali della Fraternità San Carlo, traendo origine dal carisma di Don Luigi Giussani, fondatore del movimento di Comunione e Liberazione. La Fraternità sacerdotale dei missionari di San Carlo Borromeo è una Società di vita apostolica di diritto pontificio, i cui sacerdoti vivono insieme in comunità, sostenendosi nel lavoro quotidiano della missione e nel cammino di conversione.
Nel 2005, Rachele Paiusco si trasferisce a Roma con altre compagne per seguire Don Massimo Camisasca e Don Paolo Sottopietra. Il 25 marzo 2007, solennità dell’Annunciazione, la piccola comunità viene riconosciuta come Associazione privata di fedeli dal vescovo di Porto-Santa Rufina, monsignor Gino Reali. Le Missionarie sono guidate da Don Paolo Sottopietra come superiore generale in questo periodo. Le Missionarie di San Carlo Borromeo sono state riconosciute come Associazione di fedeli in data 25 marzo 2007 da Sua Ecc. Rev. Monsignor Gino Reali, e come associazione pubblica di fedeli il 25 marzo 2011.
Il loro carisma si esprime nel desiderio di vivere la missione testimoniando la bellezza, la verità e la libertà che provengono dall'incontro con Cristo. Questo include vivere la verginità come piena realizzazione di sé, guardare all'esperienza di Maria, vivere la povertà per essere libere e offrire tutto ciò che si ha perché Gesù Cristo sia conosciuto. Esse desiderano vivere e lavorare assieme, praticando amicizia e carità, e riconoscendo nelle sorelle i primi volti che Cristo sceglie per essere vicino. Portano un abito che ricordi a loro stesse e a tutti a Chi appartengono, e si dedicano all'evangelizzazione e all'educazione della fede nel mondo, disponibili a tutti gli incarichi e le professioni utili a questo scopo.
Il tempo della formazione, sotto la guida delle superiore, comprende un periodo di prova (minimo 2, massimo 4 anni) e un periodo di incorporazione temporanea (minimo 3, massimo 5 anni). Lo studio è una strada privilegiata per approfondire la conoscenza di Cristo, della Sacra Scrittura, della storia della Chiesa, dei misteri della fede e dell’insegnamento di Don Giussani, imparando anche dalla storia, dalla letteratura, dall'arte e dalla musica per vivere con consapevolezza il tempo presente.
La Casa della Magliana: Centro di Formazione e Missione
Pochi mesi dopo il loro riconoscimento, il cardinale Camillo Ruini, vicario di Roma, mise a disposizione una casa nel quartiere della Magliana, che divenne la prima Casa di formazione delle Missionarie. Qui, appoggiandosi all’esperienza della Fraternità, furono definiti i tratti fondamentali e la regola della comunità. In questi anni presero vita una scuola teologica e filosofica interna alla Casa di formazione, le caritative e la collaborazione con i sacerdoti della Fraternità in parrocchia. La casa fu ristrutturata per accogliere giovani provenienti anche da paesi lontani come il Cile, l’Argentina, il Messico, gli Stati Uniti, la Spagna e la Repubblica Ceca.
Nel 2016, la Casa di formazione e la sede dell’Istituto si trasferirono in un nuovo immobile in via Aurelia Antica. Nello stesso anno, la casa della Magliana divenne una casa di missione, dove la missione è iniziata nel 2017. La casa è grande e fin dall’inizio è stata concepita per accogliere anche altri.

La Missione Attuale alla Magliana e le Attività Comunitarie
Nella casa della Magliana, le Missionarie accolgono per periodi di 1 o 2 anni ragazze maggiorenni che necessitano di sostegno nel loro cammino e desiderano scoprire il proprio posto nel mondo, proponendo loro una vita comune semplice, esigente e ordinata. Inoltre, la casa invita molte persone del quartiere a partecipare a una vita comunitaria: vengono proposte la preghiera comune, il lavoro insieme in laboratori di cucina con famiglie e bambini, e la costruzione del Presepe per la chiesa.
Si offre anche ai ragazzi delle scuole superiori un luogo dove studiare, ritrovarsi per condividere del tempo e fare esperienza di comunione e amicizia. Grazie alla presenza di Don Gerry, sacerdote della Fraternità San Carlo, viene regolarmente proposto il “Caffè in compagnia”, un momento dedicato all'educazione nella fede per gli adulti. Accanto alla casa si trova una chiesa dedicata alla Madonna di Pompei, dove viene proposta una vita liturgica attraverso la recita del rosario, la messa e l’adorazione eucaristica quotidiana.
"Famiglie in cucina": un luogo di gratuità
Un esempio concreto delle attività è il laboratorio “Famiglie in cucina”, nato dopo una vacanza in parrocchia da cui è emerso il desiderio di continuare il rapporto. Un sabato al mese, famiglie si riuniscono per cucinare tutti insieme, genitori e bambini inclusi. Le cinque famiglie iniziali sono diventate una quindicina. Questo è un momento di condivisione di esperienze, sia per i papà che per le mamme, su educazione e fatiche della vita familiare. È un tempo per fare qualcosa insieme ai propri ragazzi, un luogo di gratuità dove il bambino è atteso e la sua presenza è un dono, non un peso.
Laboratori didattici per scuole e famiglie al museo
L'Espansione Globale delle Missionarie
Le Missionarie hanno esteso la loro missione anche a livello internazionale. Nel 2012, hanno aperto una casa a Nairobi, in Kenya, affiancando i sacerdoti della Fraternità San Carlo. Qui, suor Eleonora, suor Elena, suor Erika e suor Jennifer si impegnano nell'insegnamento in scuole cattoliche e pubbliche, aiutando i sacerdoti della Fraternità nella parrocchia e insegnando catechismo. Hanno anche una piccola opera di carità per bambini e ragazzi disabili e le loro mamme, chiamata "Ujiachilie" (lasciati fare in ki-swahili), che include momenti di preghiera, canto, gioco e catechesi, permettendo loro di entrare in contatto con famiglie molto povere e proporre la comunità cristiana come luogo di rinascita e speranza.
Nel settembre 2015, due missionarie sono partite per una nuova missione a Denver, negli Stati Uniti, dove vivono suor Teresa, suor Marilù, suor Mariagrazia e suor Sara accanto alla chiesa parrocchiale di Nativity of Our Lord. Si dedicano alla visita di malati, case di riposo e famiglie bisognose di compagnia, con una casa aperta quotidianamente per accogliere studenti, mamme e giovani lavoratori. Sono anche coinvolte nel lavoro con i giovani e nella scuola parrocchiale come insegnanti e negli organi direttivi.
Nel 2019, si è aperta la possibilità di una presenza a Grenoble, in Francia, la prima missione in un luogo senza sacerdoti della Fraternità San Carlo. Qui, le Missionarie si sono inserite nella scuola superiore, nella cappellania e nell'insegnamento di inglese, filosofia e matematica, seguendo giovani che chiedono i sacramenti e collaborando con la Diocesi.
Le Case della Carità: Un Modello di Accoglienza e Servizio
La Visione di Don Mario Prandi
La storia delle "Case della Carità" è un'altra significativa presenza nel panorama religioso e sociale, promossa da Don Mario Prandi (morto nel 1986). Don Mario, parroco in un paesino sull’Appennino Reggiano alla fine degli anni Trenta, accettò le parole del Vangelo come verità. Ricordava ai parrocchiani che Gesù Cristo presente nell’Eucaristia è custodito e onorato nel tabernacolo, centro della chiesa e delle liturgie. Ma si interrogava anche su dove si trovasse "l’altro Gesù Cristo", quello presente nei poveri, negli affamati, negli ammalati, spesso allontanati e affidati a istituti esterni.

La Nascita della Congregazione e il Modello Comunitario
Nel 1941, nel centro di Fontanaluccia, Don Mario aprì la prima Casa della Carità. Nel 1942, Maria, Carolina e Almina diventarono le prime suore della nuova congregazione, seguendo la regola delle carmelitane. Don Mario non considerava la Casa della Carità un’opera assistenziale, ma religiosa, un luogo dove Gesù è presente nel tabernacolo e tra i suoi "migliori amici", i poveri. La Casa è concepita come una grande famiglia, con il parroco nel ruolo di padre, due o più sorelle nel ruolo di madre, e la collaborazione di fratelli, ausiliari e famiglie.
Le Case della Carità non cercano finanziamenti o convenzioni pubbliche, per non snaturare il loro carattere familiare e religioso. Non impongono rette: l’ospite che ha una pensione o altre risorse, le mette in comune con chi non ha nulla. La casa è mantenuta dalla provvidenza, attraverso i doni delle persone, e ciò che avanza a fine anno viene donato al vescovo per altre povertà. Le Case della Carità si dimostrano un dono per la comunità parrocchiale, creando unità e comunione attorno al Signore, e fungendo da scuola di vita secondo lo spirito delle opere di misericordia.
La vita nelle Case della Carità è comunitaria: si dorme nello stesso locale, si mangia alla stessa tavola lo stesso cibo, si dicono insieme le preghiere della giornata e si partecipa insieme all’eucarestia. La porta della casa è aperta dalle 7 alle 23 per chiunque abbia bisogno di aiuto, materiale o spirituale.
Nel 1989, la rivista "Ombre e Luci" presentò le Case della Carità, riconoscendole come una grande esperienza di cristianesimo e una soluzione realistica per la crisi della parrocchia. Il loro simbolo è un cesto con tre pani. Il Capitolo generale della Congregazione del 1990 si interrogò sull'opportunità di avere obiettori in servizio civile che eseguivano solo un servizio senza essere coinvolti nell'aspetto cristiano. La risposta fu che la Casa deve aiutare ognuno a crescere e a rispondere alla sua chiamata universale alla santità, con i poveri al centro ma tutti chiamati. Le Case della Carità possono esistere solo in parrocchia, e il parroco, insieme ad altri laici, deve mettersi in contatto con la Congregazione per fare esperienza e comprendere lo spirito.
L'Esempio di Vita nella Casa della Carità: La Storia di Enrica
Una testimonianza commovente dell'opera delle Case della Carità riguarda la storia di Enrica, una donna di 54 anni con una mente di bambina e disturbi, accudita dalla madre Iolanda, di 81 anni. Con il passare degli anni, le forze di Iolanda si esaurirono, e i "capricci" di Enrica si fecero sempre più difficili da gestire. Dopo aver cercato invano soluzioni come l'assistenza domiciliare o l'inserimento in istituti, Mariangela e Nicole portarono la situazione all'attenzione della Caritas della prefettura, dove incontrarono suor Anna della «Congregazione Mariana delle Case della Carità».
Enrica fu subito attratta da suor Anna. Quando Enrica fu accompagnata alla Casa della Carità, la madre, Iolanda, espresse la sua preoccupazione per come la figlia si sarebbe addormentata senza la sua mano. Nella Casa della Carità, Enrica ritrovò la tranquillità. In questa casa, oltre a Enrica, vivono altre due donne con handicap mentale, sette donne tra gli 80 e i 90 anni, una di 70 e una malata di sclerosi a placche, accudite da suor Anna (30 anni) e suor Maria Teresa (21 anni). Circa una ventina di altre persone vengono regolarmente a dare una mano, e anche ad imparare da questa esperienza di vita.
Altre Presenze Religiose significative in Via della Magliana
La "Casa di Preghiera Domus Aurea"
L'area della Magliana ospita anche la Domus Aurea. Il 24 giugno 1968, la Fondatrice dell'Istituto di cui fa parte, avviò il progetto, e nell’aprile del 1970 una casa prefabbricata fu pronta per accogliere le novizie. Col tempo, la Domus Aurea ha rivelato la sua vera «vocazione»: quella di ospitare le sorelle per corsi di Esercizi spirituali. Nel 2017 è stata sottoposta a lavori di ristrutturazione e l’11 giugno 2018 è stata nuovamente inaugurata alla presenza del Cardinal Angelo De Donatis, della Superiora Generale, delle Comunità romane e delle maestranze. La Casa, ora denominata "Casa per Ferie Casa di preghiera Domus Aurea", si distingue per un servizio Ecclesiale ed è stata resa ancora più ospitale nella sua struttura.
Le Suore Povere Figlie della Visitazione
Un'altra congregazione presente nella zona è quella delle Suore Povere Figlie della Visitazione, con la loro Cappella, la Casa SS. Pietro e Paolo e l'Istituto S. in Via della Magliana, 173. Questa presenza storica testimonia la variegata e continua dedizione delle suore al servizio della comunità locale.
La Parrocchia Santa Maria del Rosario ai Martiri Portuensi e i Missionari di San Carlo Borromeo
L'Amplio del Complesso Parrocchiale e la Dedicazione
Il nuovo corso della parrocchia di Santa Maria del Rosario ai Martiri Portuensi è stato segnato da un significativo ampliamento. L'edificio è stato costruito per rispondere all'esigenza di una chiesa diventata troppo piccola per il numero crescente di fedeli. La cerimonia di dedicazione, avvenuta alla presenza del Pontefice, ha visto l'architetto Pietro Sanpaolo consegnare le chiavi della nuova chiesa. Durante la messa eucaristica, il Santo Padre ha deposto sotto l’altare le reliquie di San Carlo Borromeo (patrono della Fraternità che regge la parrocchia), San Colombano e Santa Maria Faustina Kowalska. Al termine della celebrazione, il Pontefice ha benedetto il salone intitolato a Benedetto XVI, precedentemente luogo delle funzioni religiose, e ha incontrato i bambini della comunità.
Per la comunità della Magliana, come ha affermato il parroco Don Gerard Charles Mc Carthy, è stato un momento di grande grazia e benedizione. Il nuovo complesso comprende, oltre alla chiesa ampliata, una serie di locali per gli incontri di quella che il parroco definisce una «scuola di cristianesimo», la casa parrocchiale, una cappella feriale, un oratorio e un campo da calcio. Sotto la statua della Vergine Maria, a destra dell’altare, verranno collocate due pietre, una della casa di Nazareth e una del santuario della Madonna di Czestochowa. A sinistra del crocifisso centrale spicca l’icona dei Martiri Portuensi con la Madonna del Rosario di Pompei, protettrice della prima chiesa del quartiere.

La Comunità Parrocchiale: Un Mosaico Vivente
Don Mc Carthy, missionario irlandese della Fraternità sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo, guida questa comunità da dieci anni. La popolazione parrocchiale ha raggiunto i 21mila abitanti, circa 7mila famiglie. Egli descrive la comunità come un «mosaico fatto di tessere colorate», dove anche il dolore e la sofferenza contribuiscono alla crescita del gruppo. Il collante di questo mosaico è la preghiera, con fedeli di ogni età che partecipano con entusiasmo a catechesi e celebrazioni eucaristiche. La chiesa è diventata anche un punto di riferimento per gli extracomunitari che vivono sotto il ponte del viadotto della Magliana, come Bulgari, Slavi e Polacchi, persone che affrontano la povertà con dignità. Il cuore religioso della zona, che si estende tra via della Magliana e via Portuense, è oggi rappresentato dalla parrocchia di via Chiusdino, che con la sua doppia dedicazione intende conservare la memoria dei luoghi sacri che hanno fatto la storia del quartiere.