La zona di Fabriano, incastonata nell'Appennino Umbro-Marchigiano, è un territorio ricco di storia e spiritualità, testimoniato dalla presenza di antichi eremi che hanno segnato profondamente la cultura e la fede locale. Tra questi spiccano l'Eremo di Santa Maria di Valdisasso a Valleremita e l'Eremo di San Silvestro in Montefano, due luoghi di profonda importanza storica e artistica.
L'Eremo di Santa Maria di Valdisasso a Valleremita
L'Eremo di Santa Maria di Valdisasso, un bellissimo eremo immerso nel bosco dell’Appennino fabrianese, sorge nella frazione Valleremita, nel comune di Fabriano. È situato nella piccola vallata creata dai Monti Puro e Rogedano, in un paesaggio caratterizzato da cime arrotondate e versanti ripidi, ricco di pascoli e prati fioriti.

Cenni Storici e Evoluzione
Dalle Origini Feudali all'Insediamento Monastico
La complessa struttura dell'Eremo di Santa Maria di Valdisasso nasce come Castello feudale nell’Alto Medioevo, edificato dalla famiglia dei Sassi, da cui deriva il nome "Val di Sasso". La storia dell’eremo comincia nell’VIII secolo, quando un nobile signore di Fabriano, chiamato Sasso, edifica un fortilizio, una torre con annessi locali, per la sua famiglia. Nel 787, il nobile Sasso donò il bosco e il fortilizio alle monache benedettine, che vi costruirono il loro monastero. Le suore poi si trasferirono al centro di Fabriano a causa delle frequenti scorribande di ladri.
L'Arrivo dei Francescani e la Presenza di San Francesco
Dopo il trasferimento delle benedettine, l'eremo lasciò posto ai francescani. Per alcuni decenni, a partire dal 1209, l’eremo venne abitato da San Francesco d’Assisi e dai frati francescani. San Francesco, insieme al compagno frate Egidio, venne a visitare Fabriano nel 1210 e, su richiesta dei fabrianesi di stabilire una comunità di Frati Minori, gli fu indicato l'abbandonato monastero delle monache benedettine di Val di Sasso. L’eremo passò attraverso diversi proprietari, come il signore di Fabriano Chiavello Chiavelli. Nel 1405, Chiavello Chiavelli, Signore di Fabriano, acquistò dalle monache benedettine terreno e monastero, li donò ai Frati Minori e costruì per loro un Convento adatto alle nuove necessità. Nel corso del 1400, l'eremo divenne sede della Riforma dell’Osservanza con il beato Cecco della Libera, discepoli del beato Poluccio Trinci. Tra i frati che vi abitarono si annoverano San Bernardino da Siena, San Giacomo della Marca, San Giovanni da Capestrano, il Beato Marco da Montegallo e il Beato Pietro da Mogliano.
Soppressioni e Rinascita
Il 4 giugno 1810, le truppe napoleoniche saccheggiarono il Convento, depredando opere d’arte quali il Polittico di Gentile da Fabriano (l'originale), la statua della Madonna di Valdisasso e una tavoletta portatile. Il 14 luglio 1865, a causa del processo di unità d’Italia, gli ordini religiosi furono soppressi e i loro beni incamerati dallo Stato. I religiosi vennero nuovamente allontanati dall’Eremo, che a poco a poco cadde in rovina. Rimase soltanto una parte della navata centrale della chiesetta e una parte dell’ala destra antistante, adibita a foresteria. La Regione Marche nel 1994 acquisì il complesso abbandonato e semi demolito, e nel 2012 iniziò il minuzioso lavoro di recupero dell’Eremo di Valleremita, riabitato dai frati dal 1966. Il recupero, finanziato dalla Regione Marche con 3.511.000 euro, ha restituito l'eremo all'uso collettivo, trasformandolo in un'offerta turistica legata alla spiritualità e un punto di partenza per San Francesco nelle Marche.
La Chiesa dell'Eremo e il Polittico di Gentile da Fabriano
Architettura e Interni
La chiesa dell'Eremo, risalente al XV secolo, è costruita in pietra arenaria bianca. È un ambiente umile e silenzioso con pregevoli volte a crociera.

Il Polittico "L'Incoronazione della Madonna"
Al suo interno, un maestoso polittico raffigurante “L’Incoronazione della Madonna” è una meravigliosa copia realizzata dalle suore di Betlemme in Gubbio. L’opera originale, del pittore Gentile da Fabriano, fu commissionata dal signore di Fabriano Chiavello Chiavelli tra il 1406 e il 1414. Questa è stata strappata a fatica alle truppe napoleoniche ed oggi è conservata alla Pinacoteca di Brera a Milano. L’artista si trasferì a Brescia e l’incontro con Michelino da Besozzo lo ispirò per inserire nell’opera degli elementi del gotico internazionale, con dettagli naturalistici. Il polittico è composto da cinque pannelli dove al centro spicca l’Incoronazione della Vergine, la Trinità e un coro di angeli musicanti; ai lati quattro figure di santi: San Girolamo con un modellino della chiesa in mano, San Francesco d’Assisi, San Domenico e la Maddalena.

Il Contesto Naturale e le Leggende
Il Sentiero da Valleremita e l'Aula Verde
La passeggiata verso l'eremo inizia nella piazza di Valleremita, davanti alla chiesa e all’Aula Verde. Leggermente in salita, il percorso abbandona la stradina sterrata e si addentra nel fitto bosco di faggi, carpini nero, aceri, lecci e allori con una serie di tornanti. L’Aula Verde, CEA (Centro di Educazione Ambientale), è sede del Museo Naturalistico “Dal nido alle ali” e un centro didattico che si articola in un percorso naturalistico all’interno del bosco nella piccola e stretta valle.
La Leggenda del Campo di San Francesco
La leggenda del campo di San Francesco, o campo del miracolo, narra che San Francesco, per raggiungere l’Eremo di Valdisasso, smarrì la strada e chiese a un contadino, intento ad arare il suo campo, di indicargli la via. L’uomo lo accompagnò fino al romitorio e, quando ritornò al suo campo, trovò tutto il terreno arato e i buoi riposati.
Eventi e Significato
Tra gli eventi più famosi all'Eremo di Santa Maria di Valdisasso vi è la Festa di San Francesco, una manifestazione religiosa dedicata al santo, nella quale, terminata la processione, si dona una lampada votiva all’amato frate. L'eremo, che è stato il primo convento a ospitare San Francesco nelle Marche nel 1210, rappresenta un patrimonio di fede e arte che accompagna la storia di Fabriano, dell'Ordine Francescano e degli Appennini.
L'Eremo di San Silvestro in Montefano
L'Eremo di San Silvestro in Montefano a Fabriano è un altro luogo di straordinaria rilevanza spirituale e storica, fondato da San Silvestro Guzzolini nel XIII secolo.

Fondazione e Sviluppo Iniziale
San Silvestro Guzzolini e la Nascita della Congregazione Silvestrina
L'Eremo di San Silvestro in Montefano venne fondato da San Silvestro Guzzolini nel 1231 in prossimità della sorgente Fonte Vembrici, tuttora esistente, come sede del nuovo ordine monastico da lui costituito, in seguito denominato Congregazione Silvestrina. Alcuni abitanti di Fabriano, con atti notarili distinti del 1° giugno 1231 (Benedittolo, Vitale, Rinaldo, Atto, Mancino, Ugolino), donarono a “fra Silvestro” terreni sul Montefano per la costruzione dell'eremo. La nuova fondazione monastica venne patrocinata e favorita dal capitolo della Cattedrale di San Venanzio, la massima autorità ecclesiastica cittadina, i cui canonici risultano presenti come testimoni alle donazioni. L'eremo, iniziato nel 1231 e ultimato nel 1234, venne dedicato a San Benedetto da Norcia; l'attuale titolo a San Silvestro sostituirà il precedente a partire dalla seconda metà del XVI secolo. L'eremo divenne il centro di irradiazione e la Casa Madre della Congregazione Benedettina Silvestrina, che ottenne il riconoscimento canonico da papa Innocenzo IV il 27 giugno 1248 con la denominazione ufficiale di «Ordine di S. Benedetto di Montefano».
La Vita Monastica e i primi Conflitti
La prima comunità dell'eremo incontrò ben presto il favore e la stima della popolazione fabrianese per la vita di aspra penitenza che conduceva. I seguaci di Silvestro, tra i quali il maestro di grammatica Giovanni da Paterno, praticavano un costante digiuno e indossavano una "veste ruvida". Le autorità comunali e i privati cittadini fabrianesi, conquistati dalla santità di vita dei monaci di Montefano, che vivevano del proprio lavoro e dell'elemosina dei fedeli, contribuirono per tutto il XIII secolo a procurare loro mezzi di sussistenza sempre più cospicui, come terreni e boschi. Nel 1235, Adam di Fiorentino, sindaco di Fabriano, donò a Silvestro oltre 90 staia di terra intorno all'eremo. Montefano venne così a consolidare la propria posizione economica, mentre l'appoggio delle autorità civili assicurò ai monaci la necessaria autonomia in un periodo di sconvolgimenti politico-religiosi. La creazione di un nucleo silvestrino entro Fabriano ebbe inizio nel 1244 con la donazione a Silvestro di un'area edificabile nel Borgo Nuovo, riflettendo la politica di inurbamento delle autorità comunali. Su tale superficie venne costruito un piccolo cenobio, dedicato a San Benedetto da Norcia, che doveva servire di appoggio per i monaci che da Montefano scendevano in città. Alla morte di San Silvestro, avvenuta il 26 novembre 1267, la comunità di Montefano era composta da 21 monaci. Seguendo le indicazioni del secondo concilio di Lione del 1274, il priore Bartolo da Cingoli e i suoi monaci decisero di abbandonare la pratica dell'elemosina per vivere esclusivamente dei propri beni patrimoniali. Tuttavia, a causa dei pochi possedimenti, richiesero l'intervento del comune di Fabriano, che acquistò mulini, case e terre in località Ponte del Gualdo (oggi Vetralla) e ne concesse l'uso e l'usufrutto al priore nel 1275. I monaci installarono successivamente cartiere in quel luogo, gestendole fino alla metà del XVIII secolo. L'eremo si trovò coinvolto in conflitti di interesse con il comune di Fabriano e privati cittadini, come nel 1288 per la molestia agli operai e nel 1292 per gli scavi di ampliamento della piazza mercatale che causarono la caduta di alcune case monastiche, risolta con un risarcimento di 600 lire ravennati e anconetane nel 1293.
Declino e Ristrutturazione
Crisi e Abbandono nel Basso Medioevo
Montefano ebbe vita fiorente per tutto il XIII secolo e la prima metà del successivo, svolgendo un ruolo importante nella vita ecclesiastica e civile di Fabriano. Nel 1320, quando il comune fu colpito da un interdetto per aver tenuto una posizione di neutralità nel conflitto tra la Chiesa e i comuni di Osimo e Recanati, venne incaricato un monaco di Montefano a chiedere l'assoluzione, ottenuta nel 1322 con un pagamento di 78 fiorini d'oro. Nel 1328, l'antipapa Nicolò V elevò la ghibellina Fabriano a diocesi e depose il priore di Montefano, decretando che i beni del monastero, insieme a quelli dell'Abbazia di San Salvatore in Valdicastro, formassero la mensa vescovile. Il 1348, con la terribile peste nera che mietette numerose vittime anche tra i monaci, segnò un periodo funesto. La falcidia dei monaci, l'instabilità politica dello Stato pontificio, le calamità naturali, le carestie e le ricorrenti crisi agricole provocarono, nella seconda metà del XIV secolo, la decadenza spirituale ed economica di Montefano. Inoltre, i priori dell'eremo dovettero affrontare le tendenze secessionistiche delle comunità silvestrine della Toscana e il problema degli "apostati". A cavallo del XIV-XV secolo, le lotte di fazione tra i partigiani e i nemici dei Chiavelli provocarono la distruzione di numerosi monasteri e chiese e l'inurbamento di molte comunità religiose. Montefano, reso insicuro dalle bande dei faziosi responsabili di un incendio doloso avvenuto nel 1390, venne abbandonato dalla maggior parte dei monaci, che si trasferirono nel Monastero di San Benedetto a Fabriano. Nel cenobio montano, dove comunque accorrevano molti fedeli per venerare le spoglie di San Silvestro qui ancora custodite, rimase solo una piccola comunità, che si assottigliò sempre di più (cinque monaci nel 1430, uno nel 1461).
Il Recupero del Quattrocento e i Secoli Successivi
Il principale artefice dell'opera di restauro e ristrutturazione del monastero fu il priore generale Stefano di Antonio da Castelletta (1439-1471). A tale scopo, ottenne da papa Eugenio IV, nel 1443, l'incorporazione all'Abbazia di San Biagio in Caprile con tutti i beni. Inoltre, Callisto III concesse al cenobio nel 1456 le proprietà dei Chiavelli (signori di Fabriano uccisi da una congiura nel 1435) e i proventi di una tassa. Infine, Pio II (nel 1461) e Paolo II (nel 1465) elargirono numerose indulgenze ai fedeli che visitavano la chiesa di Montefano e contribuivano a ripararla. Il complesso monastico, massiccio e di forma irregolare, venne interamente ricostruito fra il XVII e il XVIII secolo, periodo al quale è riconducibile l'aspetto attuale, ad eccezione dell'edificio situato al di sopra del monastero risalente al 1957. Migliorie e ampliamenti interessarono l'intero cenobio nei secoli XVII e XVIII; a tale periodo risalgono le forme attuali della chiesa e la maggior parte dei vani del complesso, inclusa la costruzione delle tre stanze sopra la navata della chiesa che oggi ospitano la biblioteca storica e l'archivio generale della Congregazione Silvestrina.
L'Eremo nell'Età Moderna e Contemporanea
Soppressioni e Rinascita Spirituale
Nel 1810 il monastero subì la soppressione napoleonica, ma i monaci rientrarono nel cenobio nel 1820. Nel 1866 venne nuovamente soppresso. Nonostante le soppressioni del 1810 e del 1866, l’eremo è tornato ad essere il centro spirituale della Congregazione Silvestrina.
Struttura Attuale e Patrimonio Culturale
La chiesa, annessa al monastero, venne eretta nel 1234 da San Silvestro Guzzolini e dedicata a San Benedetto da Norcia; solo nel XVI secolo fu intitolata al fondatore. L'oratorio, edificato nel XIII secolo e dedicato a San Benedetto da Norcia, risale al nucleo originario del monastero. Del nucleo originario dell'eremo sono rimasti pochi vani: l'oratorio S. Benedetto con a lato Fonte Vembrici e la cripta. Il chiostro maggiore, a pianta rettangolare, edificato nel XVIII secolo, è circondato da un portico con archi a tutto sesto poggianti su pilastri in mattoni.

La biblioteca e l'archivio, sistemati in tre ambienti sopra la navata della chiesa, conservano un notevole patrimonio documentario e librario costituito da 80.000 volumi, 1.000 pergamene, 22 codici, vari incunaboli e cinquecentine. Nel coro della chiesa sono da segnalare: una tela di Claudio Ridolfi (1644), raffigurante la Madonna che porge l'Eucarestia a S. Silvestro e quattro statue lignee dorate del XVII secolo. Le reliquie di S. Silvestro sono conservate in un'urna moderna. La Chiesa Inferiore, edificata nel XIII secolo, è dedicata a S. Benedetto. Le 24 lunette che ornano le pareti dei chiostri del monastero sono opera di Antonio Ungarini di Fabriano (1771) e rappresentano episodi della vita di San Silvestro abate, ricavati dalla Vita Silvestri, scritta dal monaco Andrea di Giacomo da Fabriano tra il 1274 e il 1282. Montefano attualmente ospita una comunità monastica molto attiva culturalmente e spiritualmente; oltre agli studi e alle ricerche curate dai monaci, l'eremo si caratterizza per la presenza di un efficiente laboratorio di restauro del libro antico, una biblioteca storica che vanta 70.000 volumi, l’archivio storico della Congregazione Silvestrina e una foresteria. In un’ala dell’ex-collegio sono state ricavate 30 camere, debitamente attrezzate e con vista panoramica.

Le Origini Pagane di Montefano
Sul Montefano esisteva probabilmente un tempietto pagano, come la voce «fano» (dal latino fanum) lascia supporre, cioè un luogo dedicato al culto. L'ipotesi è avvalorata, fra l'altro, dal resto di trabeazione (V-VI sec. d.C.) incastonato in una parete dell'attuale «cripta S. Silvestro». Il monaco Andrea di Giacomo da Fabriano, nella sua Vita Silvestri (redatta tra il 1274 e il 1282), accogliendo una tradizione a lui anteriore, afferma che il Montefano era tale «di nome e di fatto»: un rifugio di demoni, dove nessuno si avventurava da solo. È certo, d'altronde, che nell'antica Attidium (oggi Attiggio), ai piedi di Montefano, si praticava il culto a Marte, come fanno fede le celebri «Tavole Eugubine», nelle quali sono indicati alcuni servizi cui erano tenuti i suoi auguri o sacerdoti (Fratres Attidiates); inoltre il culto a tale divinità nella zona è testimoniato da un'epigrafe rinvenuta nel 1952 nella base dell'altare della chiesa di S. Maria di Valdisasso.