Liberato di Benedetto da Rieti: Biografia di un Pittore del Quattrocento

Liberato di Benedetto di Cola di Rainaldo da Rieti fu un pittore attivo nel XV secolo, la cui produzione artistica è strettamente legata alla città di Rieti e alle sue istituzioni religiose. La sua biografia è stata ricostruita principalmente attraverso documenti d'archivio e l'analisi delle opere a lui attribuite o autografe.

Le Origini e la Famiglia

Dalle informazioni contenute in un testamento redatto da Liberato alla presenza del notaio Pietro di ser Grimaldo, risulta che egli era figlio di Benedetto di Cola di Rainaldo, già defunto al momento della stesura dell'atto, e di Filippa. Sulla base di questo documento, la sua data di nascita è stata collocata attorno al 1404-07. Nel 1454, redasse un ulteriore testamento, dove confermò di voler essere seppellito nella chiesa di S. Domenico a Rieti, indicando come esecutrice testamentaria sua moglie Caterina, dalla quale ebbe i figli Galiana e Ludovico.

Attività Artistica a Rieti

L'attività artistica di Liberato a Rieti è ampiamente documentata. In una breve nota del 3 agosto 1434, venne registrato il pagamento di 1 ducato da parte del camerlengato del Comune di Rieti come acconto per un dipinto raffigurante San Giovanni Battista e per lo stemma del duca di Milano.

Il 1° maggio 1441, "magister Liberatus de Reate" firmò e datò un affresco sulla parete di fondo della cappella della famiglia Grimaldi nella chiesa di S. Domenico a Rieti. Successivamente, il 14 ottobre 1449, ricevette 1 ducato per aver eseguito gli stemmi di Papa Niccolò V (Tommaso Parentucelli) e del Comune di Rieti. Infine, il 1° gennaio 1453, "magister Liberatus Benedicti" stipulò un contratto con gli amministratori della chiesa di S. Nicola per una tavola destinata a essere "retrostandam altarj dicte ecclesie".

Nel 1454, Liberato chiese al Comune di Rieti l'esenzione dal pagamento delle imposte, richiesta che venne soddisfatta in cambio di lavori di pittura per un importo pari a 2 ducati.

Opere Notabili e Stile

Le opere eseguite per il Comune di Rieti e la tavola destinata alla chiesa di S. Nicola sono andate perdute. Tuttavia, l'affresco realizzato nella parete di fondo della cappella della famiglia Grimaldi nella chiesa di S. Domenico rappresenta un'opera autografa di grande importanza per comprendere il suo stile.

Casualmente scoperto nel 1924 dietro a un muro eretto forse nel tardo Cinquecento per chiudere la cappella, l'affresco venne strappato dalla parete attorno al 1966 a causa del cattivo stato di conservazione della chiesa, trasportato su tela e quindi trasferito nel Museo Civico di Rieti, dove attualmente si trova. L'affresco raffigura La Strage degli Innocenti e, nella lunetta sovrastante, Cristo Crocifisso fra la Vergine Maria e l'apostolo Giovanni. Le due scene sono inquadrate da una finta cornice scultorea e distinte l'una dall'altra da un architrave caratterizzato da una dentellatura in prospettiva. L'iscrizione che ricorda il nome dell'esecutore e la data corre nella fascia inferiore.

Affresco La Strage degli Innocenti e Cristo Crocifisso di Liberato da Rieti, Museo Civico di Rieti

Lo stile di Liberato è stato inizialmente considerato espressione di una cultura di matrice tardogotica o gotico-cortese di area umbro-marchigiana, sostanzialmente indifferente alle proposte stilistiche dei pittori reatini e laziali contemporanei, e non aliena da citazioni trecentesche, tratte in particolare dalla decorazione pittorica della basilica inferiore di Assisi. In seguito, l'opera di Liberato è stata ritenuta strettamente dipendente dai modelli formali e compositivi tardogiotteschi di ambito assisiate e, più in generale, dall'arte di Pietro Lorenzetti e toscana.

Attribuzioni e Dibattiti Critici

Seppure dubitativamente, viene attribuito a Liberato un grande affresco già nell'aula capitolare del convento di S. Agostino a Rieti, da qui strappato nel 1973 e trasferito all'interno della chiesa agostiniana. Quest'opera rappresenta la Crocifissione e, sulla sinistra, Giuseppe d'Arimatea che chiede a Pilato la salma di Gesù. Si tratta di un'opera dai tratti profondamente trecenteschi, ma dai valori cromatici e compositivi giudicati affini al dipinto autografo di Liberato, ricondotta agli anni 1430-32 e dunque considerata testimonianza dell'attività giovanile del pittore.

Dettaglio di un affresco attribuito a Liberato da Rieti, raffigurante la Crocifissione

All'interno della chiesa di S. Domenico, sono state assegnate a Liberato le storie di un santo e di una santa dipinte nella cappella Alemanni, databili attorno al 1441 per le analogie stilistiche esistenti con gli affreschi della cappella Grimaldi. Il cattivo stato di conservazione di queste pitture ha impedito un riesame critico dell'attribuzione che tuttavia viene accolta, considerando sia il lavoro qui già svolto da Liberato, sia il particolare legame esistente fra il pittore e la comunità religiosa di S. Domenico, attestato dai due testamenti dell'artista.

Vengono, infine, tradizionalmente riferiti a Liberato una Strage degli innocenti, la Visitazione e i santi Giacomo minore e Francesco d'Assisi, affrescati rispettivamente sulla lunetta e sulla parete di testata del transetto destro della chiesa abbaziale di S. Salvatore a Soffena presso Castelfranco di Sopra (Arezzo). La proposta di riconoscere la mano di Liberato nei dipinti di Soffena fu avanzata per la prima volta da Luciano Berti sulla base di un'iscrizione frammentaria ("Re[-]te", interpretata come "magister Liberatus pictor de Reate"). Questa attribuzione è stata poi accolta da Verani, che sempre sulla base della scritta propone una datazione attorno agli anni 1454-65, quando l'artista non è menzionato in alcun documento del Comune reatino.

Secondo Pellizzari, gli affreschi di Soffena rappresentano nel percorso stilistico di Liberato un momento di passaggio da modalità formali sostanzialmente linearistiche a una fase in cui i valori dello spazio, della volumetria e della corporeità sono accolti con maggiore consapevolezza grazie allo studio del Rinascimento fiorentino e in particolare della produzione di Masaccio, la cui arte è comunque intesa in chiave provinciale e sostanzialmente arcaicizzante.

Diversamente, P.P. Donati riconduce i dipinti di Soffena a un anonimo maestro di origini toscane, denominato Maestro di Bibbiena. Secondo lo studioso, nella produzione reatina di Liberato s'intravedono una formazione ancorata a modelli del primo Trecento di ambito locale e un gusto essenzialmente decorativo ispirato all'arte dei fratelli Salimbeni e di Gentile da Fabriano; una cultura assente negli affreschi di Soffena, dove la conoscenza delle leggi della prospettiva e della rappresentazione spaziale imporrebbe d'ipotizzare - qualora li si volesse riferire a Liberato - un iter "dai salti espressivi inimmaginabili e improponibili".

Gli Ultimi Anni e la Scomparsa

Non si conosce la data esatta della morte di Liberato. Tuttavia, si sa che il 17 ottobre 1465 risultava essere già defunto.

Fonti e Bibliografia

  • F. Palmegiani, Gli affreschi nell'antica chiesa di S. Domenico a Rieti, in Terra sabina, II (1924), pp. 349-351.
  • R. Van Marle, The development of the Italian schools of painting, VIII, The Hague 1927, pp. 385 s. n. 1.
  • F. Palmegiani, Rieti e la regione sabina, Roma 1932, pp. 272 s., fig. p. 274.
  • Opere d'arte in Sabina dall'XI al XVII secolo (catal., Rieti), a cura di L. Mortari, Roma 1957, p. 11.
  • L. Mortari, in Restauri in Sabina. Mostra delle opere restaurate in Sabina dalle Soprintendenze ai monumenti ed alle gallerie del Lazio (catal.), Rieti 1966, p. 46, tavv. 24-25.
  • L. Berti, La badia di Soffena, Firenze 1969, passim.
  • C. Verani, Maestro Liberato di Benedetto di Cola di Rainaldo da Rieti, Rieti 1971.
  • Id., Un affresco di maestro Liberato in S. Agostino di Rieti, in Rieti, 1976, n. 10/2, pp. 277-320.
  • S. Pellizzari, La pittura a Rieti nella prima metà del Quattrocento, in Aspetti dell'arte del Quattrocento a Rieti (catal., Rieti), a cura di A. Costamagna - L. Scalabroni, Roma 1981, pp. 35-38, figg. 18, 20, 21 (con bibl.).
  • A. Sbrilli, in La pittura in Italia. Il Quattrocento, II, Milano 1987, p. 665.
  • P.P. Donati, Il Maestro di Bibbiena: tra Lorenzo Monaco e Alvaro Pirez, in Paragone, XLII (1991), 501, pp. 59 s.
  • I. Millesimi, Catalogo delle opere del Museo civico di Rieti, in T. Leggio et al., Il Museo civico di Rieti, Rieti 1993, pp. 62-64.
  • I luoghi della fede. Il Casentino e il Valdarno superiore, a cura di L. Speranza, Milano 2000, p. 163.
  • C. Verani, Gli affreschi nella chiesa di S. Domenico in Rieti, in R. Messina, Affreschi nelle chiese della provincia di Rieti, Rieti 2003, pp. 48-52.
  • Id., La cappella della Ss. Annunziata e i suoi dipinti murali, ibid., p. 52.

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