Questa panoramica offre una disamina approfondita di due significative Chiese dedicate a San Pietro Apostolo, esplorandone l'architettura, le ricche espressioni artistiche interne, con particolare attenzione alle decorazioni murali, e i servizi di addobbi floreali che possono esaltarne la bellezza in occasioni speciali.
Servizi di Addobbi Floreali per Cerimonie
Un ventaglio floreale di suggestivi profumi e delicate sfumature accompagnerà gli sposi nel giorno più speciale della loro vita grazie all'impeccabile tocco di Rosa Manzone. Gli allestimenti rappresentano infatti il punto di forza di Rosa Manzone, che guiderà nelle scelte e sarà felice di suggerire l'addobbo floreale più consono all'occasione a seconda dei gusti e dell'ambiente selezionato: dall'allestimento semplice a quello più sfarzoso. Le splendide trame floreali renderanno la chiesa un luogo ancora più suggestivo, garantendo freschezza ed eleganza per una cerimonia da sogno. Scegliendo Rosa Manzone, ci si affida alle mani esperte che da oltre 50 anni scolpiscono i vostri sogni.
La Chiesa di San Pietro Apostolo a Pescara: Simbolismo Marino e Arte Contemporanea
La barca è uno dei simboli più significativi legati al nome di San Pietro, il pescatore di Galilea, e indica il “viaggio” che ogni uomo compie nel tentativo di raggiungere Dio. Nulla di più coerente, in una città di mare come Pescara, che costruire una chiesa di fronte alla distesa adriatica, con forme che richiamassero quelle di una nave. La chiesa è stata progettata con l’asse rivolto ad oriente, da dove sorge la Luce, Cristo Gesù.
Architettura e Simbolismo Esterno
Si tratta di un complesso architettonico molto essenziale nella forma, tale da suggerire, esteriormente, il disegno della prua di una barca: pura nelle linee, chiusa come un blocco unico, segno di protezione e sicurezza. Il ponticello, che evoca un percorso di ricerca, conduce al sagrato, costituito da una croce ideale, in travertino noce, intervallato da zone in quarzite dorata. Al di sotto di tale passaggio si stende un prato, la cui simbologia vive nel contesto degli elementi che fanno parte del paesaggio. L’estensione di terreno non coltivato, ricoperto di erba, porta lo sguardo e il pensiero alla serenità e alla quiete. Il prato propone un percorso ondulato, che ricorda un corso d’acqua, simbolo caratterizzante l’intero complesso architettonico.

All’esterno dell’abside, si erge una colonna recante una Croce in aggetto (alta m. 4,90 su basamento di m.). Nel supporto che regge la Croce ricorrono forme anch’esse emblematiche. La sfera è il solido che contiene tutti i riferimenti appartenenti alla figura del cerchio: omogeneità, assenza di distinzione o di divisione, movimento circolare perfetto, immutabile, senza inizio né fine, continuo come il tempo. Inoltre, rappresenta la perfezione e la totalità. A Est si staglia l’agile campanile, dove sono state disposte tre campane realizzate dalla ditta Merolla di Scafati (SA).
Ingresso e Dettagli Artistici
All’ingresso, sul muro esterno è collocato un pannello in bronzo. Sul portale d’ingresso è presente una frase di S. Le pareti che determinano l’ingresso sono decorate da rosette in pietra, riprese dalle creazioni di Pietro Cascella, racchiuse ora in una forma quadrata, ora in un cerchio. Si tratta di una scultura in acciaio corten dipinta con colori appositi (altezza cm 280, larghezza cm 182). Primo elemento di collegamento, sempre di Cascella, è il pavimento: fin dall’ingresso si stagliano larghe lastre di pietra, messe in obliquo. Dall’ingresso lato mare, nel corridoio, sulla parete destra, è collocato il bozzetto in pietra del pavimento dell’aula liturgica.
Sulla parete di fondo è posto il crocifisso in terracotta su croce lignea. Appena si entra, sulla destra, vi è l’acquasantiera (altezza m. 0,90; diametro m. 0,65), che stilisticamente si armonizza con il fonte battesimale (altezza m. 0,99 - lunghezza m. 1,80 - larghezza m. 0,65 - diametro della vasca m. 0,88). Quest’ultimo è collocato su un piano rialzato a cui si accede da una rampa dolcemente inclinata; alla base il filo d’acqua ricorda la profezia di Ezechiele (47): dal lato del tempio esce l’acqua che feconda e guarisce. La forma, fortemente aggettante e di suggestiva espressività, anch’essa ripropone il tema della barca, con l’accenno alle onde del mare.
L'Aula Liturgica e le Opere Maggiori
Superata la zona del fonte battesimale, nello spazio stabilito tra due piloni in acciaio su un basamento in cemento, si apre una larga parete sulla quale è collocato un maestoso dipinto di Emilio Sobrero (Torino 1890 - Roma 1964) dono delle nipoti Onofri. È la Deposizione, 1941 (olio su tela). A destra, nel successivo spazio determinato dalle strutture portanti simili alle precedenti, è collocata la statua della Madonna con il Bambino, opera lignea in tek, realizzata da Antonio Quaranta. L’altezza totale della scultura, compreso il piedistallo, è di cm 212 su base di cm 39 x 45. Quattordici pannelli (bassorilievo in ceramica), ognuno misura cm. 42,50 x 33 x 2, arricchiscono l'ambiente. Nella parte centrale un pannello in legno intarsiato di Autore Anonimo completa la decorazione. Attigua alla cripta un’ampia sala accoglie il Presepe permanente, realizzato da Guido Giancaterino e Antonio Tracanna.

Nell’aula liturgica punto focale è l’altare (altezza m. 1,02 - lunghezza m. 2,08 - larghezza m. 1,07) con la mensa appoggiata su un blocco sapientemente sagomato, che ricorda la “grande pietra” posta a chiusura del sepolcro, fatta rotolare al momento della resurrezione. Nel cero pasquale (altezza m. 1,78 - diametro m. 0,54), anch’esso in pietra, si nota il ricorrente elemento simbolico della sfera e delle spighe. L’ambone (altezza m. 1,47), opera di Mauro Berrettini, sul leggio reca incisa l’ancora, emblema di fermezza e di fedeltà; nelle superfici laterali, in bassorilievo si stagliano l’uva, con le foglie di vite indicanti la grazia del Signore, e la melagrana, annuncio di fecondità, mentre la sua sfericità è l’espressione dell’eternità divina.
Illuminazione e Vetrata
La chiesa prende luce da un’ampia apertura circolare al di sopra dell’altare maggiore e da finestre continue disposte tra le due vele. Nella vetrata (altezza m. 11,67) accanto al presbiterio si configura un alto albero, ricco di foglie e di frutti: è l’albero della vita, che dalle radici affondate nel terreno si spinge verso l’alto, dove l’immagine del sole non appare immediatamente alla vista. Se nell’astro si vuole identificare la luce divina, è pur vero che essa non si evidenzia subito, ma deve essere cercata e conquistata come un grande bene.
Nella vetrata (altezza m. 8) accanto al fonte battesimale compare l’Angelo che ha liberato San Pietro. Egli reca le catene spezzate mentre entra discretamente da destra con un gioioso battito di ali; al di sotto la rosa, simbolo della vita; segue il pavone, segno di immortalità, emblema solare per lo spiegamento a forma di ruota della coda che, nel variopinto piumaggio, evoca il cielo stellato; infine le fiamme che derivano dal fuoco, altro elemento dai tanti significati, positivi e negativi, tra cui si potrebbero scegliere quelli dell’azione purificatrice e illuminante, slanciata verso la spiritualizzazione. Una vetrata più piccola completa il ciclo.
La Cappella Feriale e il Tabernacolo
Nella cappella feriale, sulla parete frontale, verso l’aula, è collocato il tabernacolo costituito da un basso cilindro in bronzo (diametro m. 0,58) su cui è rappresentato un pesce, simbolo del Cristo (dall’acronimo della parola greca Ichthus - Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore). Al centro della stessa superficie muraria è posto un crocifisso in legno (altezza cm 77 - larghezza cm. 66), opera di Michele Caporale (Notaresco 1899 - Pescara 1973). Alla sinistra è situato un bassorilievo in terracotta.
L'Affresco dell'Abside (dal 2023)
Dal 2023 la superficie dell’abside, di circa mq 180, è commentata da un suggestivo affresco realizzato dall’Atelier d’Arte liturgica Rossoroblu di Roma, che si è ispirato ad alcuni episodi significativi della vita di San Pietro e del mistero cristiano. Nel centro la grande mandorla, che rimanda alla pianta della chiesa, contiene immagini importanti per la comprensione del Vangelo, proponendo “La pesca miracolosa” ricordata nel Vangelo di Giovanni. Ai lati, iniziando da sinistra: in alto l’“Annunciazione” e in basso “La nascita di Gesù”. In tutto l’insieme si evidenzia un colore forte, avvolgente, composto dall’alternarsi e comporsi del rosso con il giallo. Predomina la maestosità delle figure, nei cui volti primeggiano grandi occhi privi di sguardo e di luce.

Tematiche e Interpretazioni
L'abside è concava perché Dio Padre si sta svuotando, sta offrendo tutto, la sua mano totalmente aperta non trattiene niente. È l’asse verticale della storia della salvezza, cioè Dio scende, si fa uomo, e nel Verbo sono coinvolti tutti i personaggi, i patriarchi, i profeti, gli angeli, Maria, Giuseppe. L’abside viene strutturata su due registri, a destra e a sinistra. Sotto si vede il creato, la terra guardata dall’alto, come dall’aereo si vedono i campi, di diverse grandezze e colori. Poi c’è il mare che è blu, il colore dell’umano ed è proprio in questo senso si è optato per il mare. Nella Bibbia spesso il mare viene presentato come il contenitore del male, come una realtà che nasconde, nel profondo le oscurità dalle quali può emergere la violenza, l’aggressività, la cattiveria, il demoniaco.
Nella parte centrale, in alto, la mano aperta di Dio Padre con il simbolo dello Spirito Santo, al di fuori della grande mandorla che accoglie Gesù risorto e Pietro dopo la pesca miracolosa nel mare di Tiberiade. Al centro, di dimensioni più grandi, la scena di Pietro che porta a riva la rete piena di pesci. Lo attende Cristo risorto che ha preparato per i discepoli il pane e i pesci sulla brace (Gv 21,4-14). Nei due pesci che si scambiano Cristo e Pietro, è descritto l’incontro tra la divinità e l’umanità. All’interno della mandorla, in basso, il mare di cristallo di cui parla l’Apocalisse (15,2) davanti al trono di Dio. La rete si rifà nella simbologia patristica alla Trinità, che è relazione. Da qui discende la relazionalità e l’ecclesialità. Nella rete piena di 153 grossi pesci (presumibilmente il numero delle nazioni conosciute al tempo di Gesù) c’è l’intera umanità chiamata a vivere in relazione, in comunione. Gli antichi Padri hanno collegato spontaneamente due immagini, quella di Pietro e quella di Maria. Lei è l’immagine della Chiesa, perché attraverso di lei l’umanità si riconoscerà come parte del suo Figlio. La barca di Pietro è anch’essa immagine della Chiesa che naviga nel mare del tempo, orientata e in attesa dell’eschaton, il tempo ultimo.
I sotterranei della Chiesa di San Pietro Apostolo
Nel lato sinistro in alto, la scena dell’Annunciazione. Il Padre rivolge la Parola all’uomo, Maria l’accoglie e le dà l’esistenza umana. Maria viene attraversata dal rotolo della Parola nella quale entra, ed è piena della presenza dello Spirito Santo. In basso Maria semisdraiata, come sono descritte già dall’antichità le immagini della Natività, non tiene il Bambino per sé, ma lo offre all’umanità e lo depone in mare come fece la madre di Mosè nel Nilo. La discesa nel mare, nella schiavitù del peccato e della morte, ha nella Bibbia i suoi riferimenti fondanti di tutta la storia della salvezza. Dio si fa uomo nell’umanità del Figlio per entrare nel regno della morte e liberare l’uomo. Gesù Bambino viene avvolto nelle bende perché nasce per morire, perché solo così potrà distruggere la morte. Giuseppe guarda verso la cima dell’ellisse dove compare la mano di Dio, il vero Padre del Figlio. Appare così la divino-umanità di Cristo.
Sul lato destro in basso è rappresentata la Dormitio della Vergine Maria. Posata sulla riva, ma ancora nel mare, per indicare che Maria ha dato al Figlio la carne umana segnata dalla morte. Maria ha potuto offrire se stessa a Dio perché preservata dal peccato che rende la nostra volontà schiava di noi stessi. Per questa opera di grazia che Dio ha operato in Lei, nell’ottica della sua vocazione di Madre di Gesù Cristo, nell’ora della morte Cristo stesso viene per compiere l’ultima tappa della sua missione. Muore la Madre di Dio e appare Cristo risorto, che non è mai da solo. Il corpo di Cristo risorto è la Chiesa in gloria, perciò è contornato dai santi. Nell’immagine sono presenti Basilio il Grande, la sorella Macrina, l’apostolo Giovanni e l’apostolo Paolo con il turibolo che va sopra il mare. Il Risorto ha tra le braccia una bambina, la vita di Maria secondo Dio. Avviene il grande scambio: tu mi hai dato la vita del corpo umano, io ti do la vita del corpo di gloria, la vita eterna. In alto l’Assunzione in cielo, vero compimento della vita della Madre di Dio. Nella ricorrenza liturgica la Chiesa prega che Maria, Madre di Dio, assunta in gloria è per noi segno di sicura speranza, ovvero che saremo anche noi ammessi alla comunione con la Santissima Trinità. La Vergine Madre e il Figlio sono seduti sullo stesso trono, suntronos; anche il cuscino regale è unico per entrambi, dunque lei è innalzata allo stesso livello di gloria. Il Risorto, accogliendola in cielo, le mette l’anello perché lei è immagine della Chiesa, la sposa. Maria è integralmente partecipe di quell’umanità di Cristo che lui stesso ha ricevuto da lei.
La Simbologia dei Colori
Il rosso ricorda il sangue che, secondo il Levitico (17,11), è il luogo dove abita la vita di ogni essere vivente e la vita viene data dal Signore. Il rosso rimanda al sangue, il sangue alla vita e la vita al Signore. Il rosso è il colore di Dio. La fonte della luce è il calore, il sole è il fuoco, la fiamma. Più ci si avvicina al fuoco più si contempla il rosso. Il blu è il colore dell’umano, perché i cristiani hanno constatato che tutte le creature viventi guardano la terra, tranne l’uomo che guarda il cielo. Il bianco è il colore dello Spirito, colore umile, perché permette agli altri colori di emergere. Perciò i cristiani lo hanno ascritto allo Spirito Santo che è la Persona divina che, in tutta la Bibbia, non è mai il soggetto ricevente ma sempre donante e a servizio dell’altro, di Dio, dell’uomo o del creato.
La Chiesa di San Pietro Apostolo a Fontanelle (Treviso): Storia e Patrimonio Artistico
Lo spunto per ordinare in una scheda sintetica le informazioni sulla chiesa di San Pietro Apostolo in Fontanelle si deve alla partecipazione a una delle iniziative del Viaggio nel Sacro tra Piave e Livenza, partendo dalle spiegazioni del presentatore e da un foglietto offerto come breve guida ai visitatori. La parrocchiale di San Pietro Apostolo a Fontanelle (provincia di Treviso e diocesi di Vittorio Veneto, forania opitergina) è un'antica chiesa "pievana". Il titolo di pieve le appartenne già dal Medioevo, anche se non è noto quando sia diventata una pieve indipendente. Già prima dell'anno 1000 si trova nominata come "matrice" in un documento riguardante la parrocchia di Visnà di Vazzola.
Origini e Evoluzione Architettonica
Della chiesa originaria, ad una sola navata, da cui deriva quella moderna, si può stimare l'epoca di erezione prima del 1480, anno in cui fu consacrata dal vescovo Nicolò Trevisan. L'edificio, rimasto invariato per almeno tre secoli, iniziò a mutare configurazione dal 1769 con la costruzione del tabernacolo in stile barocco insieme agli angeli adoranti e con il primo ampliamento a cura dell'arciprete don Antonio Comin protrattosi fino al 1773. Cento anni dopo, tra il 1870 e il 1873, su impulso di don Ignazio Frezza si arrivò ad un ulteriore ingrandimento con l'aggiunta delle navate laterali. Il 1° febbraio 1874 questa trasformazione riceveva la benedizione rituale impartita dal vescovo Corradino M.

La Facciata e il Campanile
Al XVI secolo risalgono interventi di rifacimento e restauro di opere che hanno in particolare interessato l’apparato decorativo interno della chiesa. Al 1542 risale la prima menzione del campanile, soffitto istoriato, di una cappella con l’icona della Vergine della Rotonda. Dal 1832 si registrano ulteriori interventi di consolidamento e restauro sia della chiesa che del campanile. Il campanile è solidale nel primo e secondo registro con la decorazione della facciata; nella parte bassa è presente una lapide monumentale civile. Il registro superiore, la cui superficie piana e terminante con accenni di lesene a rilievo, ospita un orologio di forma sferica. Termina il corpo un terzo registro con copertura piana sul cui tetto si rilevano un montante per due campanelle e sulla facciata tre aperture semi-arcuate.
La facciata, in stile eclettico, è preceduta da una gradinata di 13 scalini in pietra, risultando sollevata dal piano stradale. Il primo registro è decorato da una copertura a stucco a finto bugnato; il portale, in pietra di piperno, è sormontato da una semplice cornice modanata recante al centro un’iscrizione. La parte superiore è scandita da quattro lesene con capitello corinzio; al centro è presente una vetrata istoriata di forma semi-arcuata e contornata da una spessa cornice in stucco. Termina la facciata un timpano contornato da una cornice con decorazioni aggettanti a denti di lupo e terminante sul picco con una decorazione sormontata da una croce in ferro.

Interni e Struttura Liturgica
L’assetto attuale della fabbrica presenta una pianta a croce latina per l’intersezione del più recente edificio, costituente la navata centrale, con il transetto. La facciata, classicheggiante, è tripartita. Quattro lesene culminanti con capitello ionico sostengono la trabeazione su cui poggia un timpano triangolare con oculo centrale tondo. La chiesa, di pianta pressoché rettangolare, è orientata come tutte le chiese antiche in senso teologico, con l'abside a oriente e il portale a occidente.
L'edificio è formato di un'aula quadrata con una navata centrale e due navate laterali, suddivise mediante dodici colonne (come il numero degli apostoli) sormontate da capitelli ionici che sorreggono a loro volta dieci arcate a tutto sesto, e termina con il presbiterio e l'abside semicircolare e le due sacristie ai lati del presbiterio. Il soffitto della navata principale è strutturato a volta a botte, mentre il soffitto delle navate laterali è a volte a crociera. Ai lati delle pareti sono presenti tre altari per lato inseriti in una volta a tutto sesto. Al disopra della trabeazione, si aprono finestre decorate da una cornice a stucco. La controfacciata presenta il portale e una cantoria in muratura sorretta da un arco ribassato. Il transetto presenta una copertura voltata a botte e un cupolino sprovvisto di tamburo.
Opere d'Arte Principali
La Vasca Battesimale
La vasca battesimale, risalente alla prima metà del 1500, attribuita a Matteo da Fontanelle, è in pietra viva e decorata di foglie d'acanto e fiori realizzati in bassorilievo, tipicamente rinascimentali. Non è da escludere che originariamente essa fosse policroma, persistendo delle tracce di colore alla sua base. La copertura lignea, databile fine 1600, originariamente tutta rifinita in foglia d'oro, era stata tinta di bianco (intendendosi simulare un effetto marmoreo). È stata liberata dalla crosta con cui era stata ricoperta, grazie al restauro del 2021, senza però poter più restituire ormai la rifinitura in foglia d'oro. Nei quattro lati anteriori emergono quattro facce angeliche e quattro personaggi. Nella portella di sinistra Gesù, in preghiera pronto a ricevere il battesimo, è di fronte a Giovanni Battista, raffigurato - nella portella di destra - mentre lo sta per battezzare. Nel secondo lato di sinistra compare un uomo (il padrino del neobattezzato) con una fiaccola in mano simboleggiante la luce di Cristo in cui si entra con il sacramento del battesimo.

Altare della B.V. Maria del Rosario
Nella seconda cappella a sinistra risalta per la propria ricercatezza scultorea l'altare marmoreo del XVII secolo dedicato alla B. V. Maria del Rosario. Accoglie la pala del pittore veneto Francesco Frigimelica il vecchio (1570-1646) nella quale sono raffigurati la Madonna del Rosario con i santi Domenico e Caterina e il ciclo dei quindici misteri del Rosario (gaudiosi, dolorosi e gloriosi).
L'Altare Maggiore
Nel catino absidale è innalzata la pala dell'altare maggiore di Francesco Montemezzano (Verona, 1555 - Venezia, 1602?). Raffigura Maria portata in cielo dagli angeli e, sotto, il gruppo degli apostoli, il sepolcro vuoto di Maria e una croce astile che congiunge la terra al cielo. Questo dipinto venne a sostituire nel settembre del 1821 la precedente e più prestigiosa pala raffigurante San Pietro in trono e i santi Paolo, Tiziano Vescovo di Oderzo, Giustina, Giovanni Battista, Marco e Augusta di Jacopo Palma il vecchio, ora conservata alla Galleria dell'Accademia di Venezia.
L'altare maggiore è composto da due parti costruite in periodi diversi. Il tabernacolo, il ciborio e gli angeli adoranti risalgono alla seconda metà del XVIII secolo (1769) mentre la mensa fu rifatta nel 1927 dal marmista G. Sulle pareti laterali del presbiterio trovano posto due tele di G. Il Coro in legno di noce risale alla seconda metà del 1700. Al centro degli stalli di destra si apre la porta per accedere alla sacrestia; al centro degli stalli di sinistra c'è la sede da cui il sacerdote presiede le celebrazioni.
Pala di San Pietro e l'Altare del Patrono
Nella nicchia dell'altare marmoreo del 1700 dedicato al patrono, l'apostolo Pietro (nella prima cappella laterale della navata destra, scendendo dal presbiterio), è contenuta la pala di Giuseppe (?) Cima da Villa di Villa di Mel commissionata nel 1922. San Pietro è raffigurato nel momento in cui riceve da Gesù le chiavi del regno secondo il racconto evangelico (Matteo 16,15 -19): il potere delle chiavi e quindi il potere di legare e sciogliere. La pala attuale sostituisce il precedente dipinto "Gesù che dà le chiavi a S.".
Altare dell'Immacolata Concezione
Nella terza cappella è stata collocata - spostandola dall'Altare della Madonna che ora accoglie la statua lignea proveniente da Ortisei - la pala dell'Immacolata Concezione del pittore Giuseppe De Lorenzi da Soligo, raffigurata secondo la descrizione che ne fa il libro dell'Apocalisse di San Giovanni Apostolo (12, 3-4). Ai piedi della vergine, compaiono (partendo da sinistra) le sante martiri Caterina d'Alessandria, Agata, Lucia e Apollonia con i segni del martirio.
L'Organo di Gian Battista De Lorenzi
Sopra la porta principale, in cantoria (XIX secolo), è installato il prestigioso organo di Gian Battista De Lorenzi (1806-1883), organaro vicentino. Lo strumento attuale è del 1863, ma non costruito ex-novo, bensì "restaurato", recuperando parte del precedente organo settecentesco di Gaetano Callido ed aggiungendo alcune parti a completamento del rifacimento.

Via Crucis e altri Elementi
Vicino alla porta laterale dal lato del cimitero si trova la vasca di un'antica pila dell'acqua santa, forse la più antica opera che si trova all'interno della chiesa, databile fine 1400, in quanto sono riportati sulla stessa gli stemmi di Andrea Liberati (con le sue iniziali) che fu pievano dal 1460 al 1486 e del Pietro Leoni che fu vescovo di Ceneda dal 1445 al 1474. Le stazioni della Via Crucis sono una raccolta di 14 quadri, opera di vari incisori settecenteschi.