I Ricostruttori nella preghiera: Spiritualità, Accoglienza e Riflessioni di Padre Guidalberto Bormolini

Padre Guidalberto Bormolini, figura centrale nella comunità dei Ricostruttori nella preghiera, ha vissuto un percorso di vita variegato e profondamente spirituale. Da giovane operaio in una falegnameria artigiana e in seguito liutaio, è oggi consacrato e sacerdote, impegnato in una comunità di meditazione cristiana.

La sua formazione accademica include una laurea presso la Pontificia Università Gregoriana e una Licenza in Antropologia Teologica. Particolare attenzione dedica al dialogo con le persone in ricerca, anche al di fuori dei contesti ecclesiali tradizionali. Tra i suoi impegni vi sono l'accompagnamento spirituale dei morenti e l'insegnamento presso il Master «Death Studies & the End of Life» dell’Università di Padova, oltre al Master «La Gentilezza nella relazione di cura» dell’Azienda ospedaliero-universitaria Meyer di Firenze. Si dedica, inoltre, al dialogo interreligioso, allo studio delle discipline ascetiche nel monachesimo cristiano e all'analisi dei rapporti tra il corpo e la vita spirituale.

L'incontro con padre Guidalberto Bormolini a Mezzana, una piccola località nel comune di Cantagallo, alle pendici dell’Appennino tosco-emiliano, rivela un progetto ambizioso: la ricostruzione di un borgo disabitato. Questo luogo è destinato a diventare una comunità e un centro di accoglienza, un'oasi di spiritualità e cura della persona, immersa in boschi di castagni secolari. Qui si sta creando un hospice dove accompagnatori e accompagnati praticano la meditazione per un «passaggio della vita».

Foto panoramica del borgo di Mezzana o di un borgo ricostruito

Un percorso di vita eccezionale attraverso gli incontri

Padre Guidalberto si definisce una persona semplice, avendo svolto l'attività di artigiano - falegname, carpentiere, liutaio - nella prima parte della sua esistenza. Tuttavia, la sua vita è stata anche eccezionale, non per meriti personali, ma grazie a incontri provvidenziali. Egli sottolinea l'importanza dei "maestri", persone sapienti e testimoni di virtù, che hanno plasmato il suo cammino:

  • Suo padre gli ha insegnato a conoscere e amare la natura, l'avventura e il mistero.
  • Sua madre gli ha trasmesso l'importanza di non tacere mai di fronte all'ingiustizia.
  • Il suo maestro di chitarra e quello di falegnameria gli hanno insegnato a usare le mani per creare bellezza.
  • I grandi padri della nonviolenza italiana, tra cui Pietro Pinna, lo hanno educato a una nonviolenza coraggiosa e combattente.
  • Ma più di tutti, padre John (Gianvittorio Cappelletto s.j.) lo ha introdotto alla meditazione, alla vita consacrata e al sacerdozio, completando il suo percorso spirituale.

La sua vita è divenuta straordinaria grazie a una moltitudine di incontri: grandi spirituali, abili artigiani, persone impegnate in istituzioni, grandi idealisti, meravigliosi artisti, individui all'apparenza semplici ma dal cuore immenso, e innumerevoli persone sofferenti che gli hanno mostrato la preziosità della vita, oltre ad amici con cui ha condiviso il cammino spirituale. Da ognuno ha tratto insegnamenti e sostegno per realizzare cose belle.

Le origini e la missione dei "Ricostruttori nella preghiera"

La comunità dei «Ricostruttori nella preghiera» è nata discretamente alcuni decenni fa, in un periodo di profonda crisi religiosa. Padre Gianvittorio Cappelletto, il gesuita fondatore, intuì la possibilità di offrire un percorso spirituale a coloro che, per sfiducia, disillusione o distrazione, avevano abbandonato qualsiasi pratica religiosa.

Logo dei Ricostruttori nella preghiera o immagine di persone in meditazione

La scintilla fu un incontro provvidenziale con alcuni monaci indiani praticanti la meditazione. Questo evento spinse padre Cappelletto a cercare, all'interno della tradizione cristiana, qualcosa che potesse saziare la sete di Assoluto che spingeva molti giovani verso l'Oriente. La riscoperta dell'esicasmo, o preghiera del cuore, si rivelò una risposta, tanto che numerosi studiosi, come il celebre cardinale T. Špidlík, lo hanno definito una sorta di «yoga cristiano».

La proposta di un «metodo» di preghiera profonda, unito a uno stile di vita che lo facilitasse, ottenne un notevole riscontro. I partecipanti manifestarono presto l'esigenza di dare continuità a questa esperienza. Così furono proposti i classici ritmi ecclesiali per mantenere vivo l'entusiasmo: un incontro settimanale, un ritiro mensile e una settimana annuale di esercizi spirituali. Questo richiedeva anche spazi fisici per la pratica della meditazione e l'approfondimento dei temi correlati. Da qui la scelta del nome: «Ricostruttori» non solo della propria vita interiore assopita, ma anche di luoghi abbandonati da trasformare in spazi di preghiera.

L'accompagnamento spirituale dei morenti: "La casa del grano"

Tra i molteplici impegni di Padre Guidalberto, uno in particolare è dedicato all'accompagnamento dei malati terminali attraverso la meditazione. La tanatologia studia il mondo della morte e del morire, un tema spesso escluso nella civiltà contemporanea, superficiale e improntata al consumismo. Padre Bormolini è sempre stato colpito dal fatto che il percorso del Buddha verso la realizzazione spirituale abbia avuto inizio dall'incontro con malattia, vecchiaia e morte.

«Ero malato e mi avete visitato» (Mt 25,36). "La casa del grano" è un percorso condotto da anni con persone affette da malattie gravi. Si tratta di giorni di ritiro volti a rafforzarsi interiormente e spiritualmente, rivolti soprattutto a persone in ricerca, anche non praticanti una religione. L'obiettivo è far scoprire, attraverso la meditazione, la bellezza dell'Invisibile. A testimonianza di questo approccio, una partecipante malata oncologica ha esclamato: «ma sapete che mi sta iniziando a piacere il vostro Dio! Si, perché io sono sempre stata un po’ lontana dalla chiesa, però è la prima volta che qualcuno ha trovato il modo giusto di farmi avvicinare. Quello che dite, i vostri volti, i vostri sguardi, vedervi tutti insieme cantare alla Messa, era tantissimo che non andavo alla Messa, mi fa pensare che allora mi può piacere il vostro Dio, è come lo sento io. Voi fate una cosa importantissima, portate un messaggio bellissimo a tutti».

Parole di Conforto per l' Anima - Meditazione Guidata Italiano

Il rapporto con Franco Battiato

Padre Guidalberto è divenuto noto al grande pubblico anche come guida spirituale di Franco Battiato. Il cantautore lo cercò specificamente per le sue competenze sulla morte e per la sua missione di accompagnatore. Questa collaborazione portò alla partecipazione a un docufilm sul tema, da cui nacque una profonda amicizia e comunione spirituale, durata fino agli ultimi momenti di vita di Battiato.

Franco Battiato, uno spirito libero, difficilmente inquadrabile in definizioni religiose, affondava le sue radici nella tradizione cristiana ma aveva esplorato molte scuole di contemplazione: l'Estremo Oriente, il sufismo, la via di Gurdjieff, la tradizione tibetana. Rimase sempre fedele al suo desiderio di trascendenza e alla ricerca di ciò che potesse aiutarlo a vivere immerso nel Mistero, provando un grande fascino per la mistica cristiana e quella di ogni popolo.

Foto di Franco Battiato e Padre Guidalberto

Riflessioni sulla società contemporanea: "Una società senza sogni"

Nel libro-intervista «Questo tempo ci parla», scritto pochi mesi fa con Mario Lancisi, Padre Guidalberto afferma: «La nostra è ormai una società senza sogni. Il mondo che ci sta alle spalle non era la migliore delle società possibili. Oggi l’umanità è a un bivio». Egli intende che l'umanità si trova di fronte a un momento di verità e libertà, senza scappatoie. La scelta è tra l'essere veramente umani o il precipitare nella disumanità, poiché, come sostiene Papa Francesco, «quando non serviamo il Signore Dio, serviamo il Signore Denaro».

Stiamo assistendo a un forte impoverimento umano e spirituale, avendo rovinato le bellezze del pianeta con comportamenti consumistici, predatori e individualisti. La ricerca della felicità in luoghi dove non si trova porta inevitabilmente a trasformare i sogni in incubi, generando insoddisfazione e infelicità profonde. Per uscire da questo "pantano", è necessario mirare in alto. Il cosiddetto «realismo» ha condotto al baratro, e la parola "utopista" è diventata quasi un insulto. Padre Bormolini crede invece che solo chi sogna in grande potrà realizzare qualcosa di bello, mentre gli altri perderanno la parte più significativa della vita.

L'esperienza della meditazione: una strada verso l'Assoluto

Padre Guidalberto confessa l'impossibilità di descrivere appieno la meditazione, ma testimonia che essa ha "cambiato la vita". La meditazione è da sempre esperienza, ma per essere spirituale, deve soddisfare due condizioni:

  1. Mettere in relazione con l’Assoluto.
  2. Spingere a prendersi cura degli altri e di sé stessi.

La meditazione puramente mentale, quindi, non è vera meditazione. La profondità rappresenta un «altrove», un Regno celeste, e la meditazione è la via per raggiungerlo. Questo "altrove" non è un luogo di fuga dalla quotidianità, bensì una sorgente, quella di cui parla il Maestro con la Samaritana: «chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna» (Gv 4,13).

Ecologia spirituale e la "Laudato si’"

L'Enciclica «Laudato si’» di Papa Francesco, incentrata sul rispetto della casa comune, sull'inquinamento, l'acqua, la biodiversità e la cultura dello scarto, evidenzia un principio fondamentale: non si può separare la questione ecologica da quella sociale. L'amore per la creazione, la terra e la natura, o è per tutti gli esseri viventi, o non è amore.

L'ecologia spirituale richiede l'integrazione di tutti i viventi, inclusa l'umanità sofferente, nell'attenzione ecologica, e mette in guardia contro un'ecologia egoista e individualista. Si potrebbe parafrasare la celebre frase di Simone Weil, distinguendo tra un nonviolento, che ha ripugnanza a uccidere, e un pacifista, che ha paura di morire. Nell'ecologia integrale si ha ripugnanza a ferire la creazione (esseri umani compresi), mentre in quella superficiale prevale la paura egoistica per la propria salute o per le conseguenze dell'inquinamento sulla propria vita. La visione dell'ecologia spirituale si fonda sulla convinzione che siamo tutti collegati.

I Padri della Chiesa sostengono una profonda solidarietà tra l'umanità e tutta la creazione. Clemente Alessandrino vede persino «gli esseri inanimati simpatizzare con i viventi nell’unità cosmica». Per sant’Ambrogio, il cosmo è un organismo unico e armonico, che forma «una salda unità e una stretta compagine, tanto che cose di natura completamente diversa sono annodate da un vincolo di concordia e di pace come se fossero inseparabili tra di loro». Questa famiglia cosmica include, soprattutto, tutti gli uomini sofferenti, esclusi e poveri.

Infografica sull'interconnessione tra uomo e natura, ecologia integrale

La pace e la nonviolenza in un mondo in conflitto

La presenza di una guerra in Europa, che si aggiunge a numerosi altri conflitti nel mondo, genera spesso indifferenza. Sono trascorsi 60 anni dall'Enciclica di Giovanni XXIII «Pacem in terris», in cui si affermava che il ricorso alle armi per risolvere i conflitti è una totale follia, «alienum est a ratione». Le convinzioni nonviolente di Padre Guidalberto, maturate in gioventù, sono rafforzate da quanto sta accadendo. Carlo Rovelli e altri 50 premi Nobel hanno evidenziato come, con solo il 2% delle spese militari, si potrebbero risolvere gran parte dei problemi mondiali. Invece, tali spese aumentano e le armi vengono inviate in teatri di guerra. I fatti parlano, ma alla base manca una conversione personale. Come disse il sapiente orientale Nisargadatta: «Tu vuoi che nel mondo ci siano pace e armonia, ma rifiuti di averle dentro di te».

L'attualità del messaggio di Don Lorenzo Milani: "I Care"

Cento anni fa nasceva a Firenze don Lorenzo Milani, un sacerdote che dedicò la sua vita al riscatto degli ultimi. Sulla parete della stanza dove faceva scuola ai figli dei contadini a Barbiana, aveva scritto «I Care», che significa "mi sta a cuore", "m'interessa". Oggi, in un'epoca che sembra caratterizzata dall'indifferenza, il messaggio di don Milani conserva ancora un profondo significato. «Quanto aveva ragione don Milani! Ci giochiamo molto intorno a quell’«I Care»!» afferma Padre Guidalberto. "Mi sta a cuore" è la radice stessa del "curare".

Il legame di Padre Bormolini con don Milani è forte, rafforzato dal sapere che la sua prima chiesa era sulle pendici dello stesso Monte Giovi. Oggi, egli crede che le "Barbiane" debbano essere costruite dove meno ci si aspetta. In contrasto con il Mugello di Barbiana, si sta costruendo un Borgo in un luogo dove tutti ritenevano impossibile realizzare qualcosa, dimostrando che è possibile dare vita a nuove comunità di cura e attenzione.

Gerusalemme: città della pace e della tensione

Di ritorno da Gerusalemme, Padre Guidalberto testimonia la forte tensione che pervade la città. Gerusalemme, il cui nome significa "città della pace", vive il paradosso di essere un focolaio di guerra. Questo dimostra come ogni dono divino, affidato alla libertà umana, possa cambiare direzione. Ciò conferma quanto preziosa sia agli occhi di Dio la libertà umana, che ci rende liberi al punto di trasformare la pace in guerra. Una parte del suo cuore è rimasta lì fin dalla prima volta che vi è giunto, dopo aver passato un'intera notte a pregare e meditare sulla pietra del sepolcro, sul luogo dove la Vita ha sconfitto...

Foto di Gerusalemme, con focus su elementi spirituali e simbolici

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