San Michele dei Santi, al secolo Miguel Argemir, fu un sacerdote dell'Ordine della Santissima Trinità, la cui vita fu un esempio di profondo misticismo, fervente apostolato e dedizione alla devozione eucaristica. Nato a Vich, in Catalogna (Spagna), nel 1591, il suo percorso spirituale lo condusse a essere una figura di rilievo nella storia della spiritualità, canonizzato nel 1862.

Biografia e Vocazione
La Giovinezza e i Primi Desideri
Miguel Argemir nacque a Vich, in Catalogna, il 29 settembre 1591. Sin da ragazzo, ispirato dalle vicende di San Francesco d'Assisi che gli raccontava la madre, desiderava ardentemente divenire francescano. Rimasto orfano di padre all'età di undici anni, dovette superare molte opposizioni familiari prima di poter realizzare le sue aspirazioni.
Durante la giovinezza, fece l'apprendista presso un mercante, ma questo non gli impedì di ritagliare occasioni di devozione all'interno della sua intensa vita lavorativa. Recitava l'Ufficio divino ogni volta che gli era possibile e quotidianamente il piccolo Ufficio della Madonna. Già in questi anni, si sentiva attratto dalla persona di Gesù e desiderava emulare i Padri del deserto nelle loro pratiche religiose e penitenziali. Ben due volte, a otto e undici anni, tentò di fuggire verso il vicino monte Montseny per dedicarsi alla vita eremitica.
L'Ingresso nell'Ordine Trinitario
Nell'agosto del 1603, il suo padrone gli permise di unirsi ai Trinitari di Barcellona, dove fu accolto nel convento e ebbe come maestro il venerabile Paolo Aznar. Il 30 settembre 1607 emise la professione religiosa, assumendo il nome di Michele dei Santi nel monastero di S. Lamberto a Saragozza. In quel periodo, il Beato Giovanni Battista della Concezione stava sviluppando un movimento riformatore tra i Trinitari, dando vita alla congregazione dei Trinitari Scalzi, votata a una più stretta osservanza della regola.
Desideroso di maggiore povertà, penitenza e raccoglimento, Michele fu attratto da questa possibilità di vivere in modo più austero. Conosciuta la riforma, chiese di aderirvi, rifece l'anno di noviziato e professò come trinitario scalzo ad Alcalá de Henares il 29 gennaio 1609, nuovamente con il nome di Michele dei Santi. Dal mese di aprile a ottobre di quello stesso anno, visse nel convento di La Solana (Ciudad Real), dove conobbe il santo riformatore.
Fenomeni Mistici e Ordinazione Sacerdotale
Fu in questo periodo che San Michele dei Santi cominciò a sperimentare fenomeni straordinari, che sarebbero poi divenuti frequenti nella sua vita: digiuni prolungati, estasi, rapimenti, grida e sbalzi incontenibili. Nello stesso periodo attraversò le "notti dello spirito". A Siviglia, tra il 1609 e il 1611, raggiunse il culmine della sua trasformazione spirituale, sigillata dal fenomeno dello "scambio di cuori" con Cristo, una grazia che lui stesso confidò al suo confessore.
I superiori, riconosciuta la natura dei fenomeni mistici, lo inviarono a Siviglia per farlo esaminare da sacerdoti esperti, il cui giudizio fu estremamente favorevole. Michele proseguì gli studi filosofici all'Università di Baeza e quelli teologici a Salamanca e Siviglia. Fu ordinato sacerdote a Faro, in Portogallo. Nonostante la giovane età, fu eletto due volte superiore della casa trinitaria a Valladolid, dove stabilì un alto livello di osservanza religiosa e diede maggiore importanza alla devozione eucaristica.

L'Apostolato e la Morte
Dal 1615 al 1622, per sette anni, San Michele dei Santi svolse un fecondo apostolato a Baeza con l'esempio, la direzione spirituale e la predicazione, i cui frutti furono sorprendenti, portando a molte conversioni. Durante questo periodo, subì una calunnia da parte di due confratelli e fu costretto a trascorrere quattro o cinque settimane nel carcere conventuale.
Le estasi si moltiplicarono, manifestandosi durante la Messa, mentre confessava, predicava o ascoltava predicare. Secondo le sue stesse dichiarazioni, nel cuore dell'estasi, Dio gli comunicava una conoscenza altissima di sé, permettendogli persino di contemplare la gloria divina del cielo. Il suo forte senso del soprannaturale governava tutte le sue azioni da sacerdote, e gli furono attribuiti numerosi miracoli. L'eco della sua santità giunse presto al di fuori del monastero, suscitato dalla sua predicazione e opera pastorale, e venne tenuto in alta considerazione anche da Filippo III e dalla sua corte.
Dalla metà del 1622 fino alla sua morte, avvenuta il 10 aprile 1625 a Valladolid all'età di trentatré anni, fu ministro conventuale. Mentre moriva, con lo sguardo fisso sul crocifisso che afferrava tra le mani, pronunciò le parole: "Credo in Dio, spero in Dio, amo Dio; pietà, Signore, per i miei peccati".
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Opere e Pensiero Mistico
Gli Scritti
San Michele dei Santi lasciò diversi scritti, tra cui un "gioiello mistico" intitolato <em>Breve tratado de la bienaventurada tranquilidad del alma</em>, pubblicato postumo. Questo trattato, scritto per obbedienza verso il 1610 a Siviglia e composto da soli dieci capitoletti, è di chiaro sapore autobiografico. Lo stato della tranquillità dell'anima, in esso descritto, è l'esperienza dell'unione trasformante, frutto della purificazione e della contemplazione, e si configura come una vera e propria "fotografia della sua anima". In fondo, si tratta della spiegazione teologica dello scambio mistico di cuori avvenuto fra il Santo e Cristo, una totale cristificazione di Michele.
Compose anche un poema in diciannove ottave reali intitolato <em>El alma en la via unitiva</em>, nel quale analizza teologicamente l'esperienza dell'unione trasformante da lui vissuta, esaminando il fondo stesso di quanto descritto nel <em>Breve tratado</em>. Il suo epistolario, purtroppo, si riduce a quattro lettere, di cui una è una sintesi del <em>Breve tratado</em>. Gli vengono attribuite anche dodici brevi massime in latino sul modo di vincere la tentazione. Nessuno di questi scritti è giunto a noi nella sua redazione autografa originale.
La Dottrina Mistica Centrale
Il pensiero mistico di San Michele dei Santi si concentra sulla piena trasformazione spirituale dell'uomo in Cristo. La fonte primaria di tale pensiero è la sua propria esperienza, analizzata con una chiarezza di concetti degna di un maestro di spiritualità. Nel cantico mistico, egli traccia la via unitiva dell'anima, chiamata alla perfetta trasformazione nello Spirito:
- La notte dei sensi;
- L'unione estatica;
- La notte o purificazione dello spirito;
- L'unione trasformante.
La grazia degli sponsali spirituali con Cristo si riceve dopo il passaggio attraverso le notti e il "nulla" dei sensi ("spoglia di terra", "priva di luce in notte oscura", "senz'occhi", "senza quiete", "senza bastone e appoggio", "senz'essere") e dello spirito ("sprofondarsi nel centro del suo niente", "in diletta ferita resta annichilita"). Segue il significato profondo della ferita d'amore e la luce divina della contemplazione che inoltra l'anima nella luce della gloria. L'anima perfettamente trasformata vive l'unione perfetta con le Divine Persone nel più profondo di sé, "in libertà d'amore, fuor di servigio a bassa creatura; e dell'essenza gode del Creatore la chiarezza, snudata, in notte oscura". Afferma che l'anima "in Dio come accidente si trasforma" e "vive in carne come in cielo assisa".
Le Cinque Condizioni della Tranquillità dell'Anima
Nel suo <em>Breve tratado</em>, con uno stile chiaro e didattico, San Michele espone la natura della beata tranquillità e il cammino che a essa conduce, il quale comprende "cinque condizioni" o passaggi successivi:
- Distacco da tutte le creature, dai sensi, dalle passioni e dai sentimenti.
- Privazione di qualsiasi sorta di desideri e gusti.
- Disprezzo da parte degli uomini.
- Grande aridità nella parte sensibile e in quella spirituale.
- Insensibilità verso tutte le realtà temporali.
Secondo Michele dei Santi, la beata tranquillità dell'anima è come una risurrezione anticipata dopo la morte mistica. Egli chiarisce che la tranquillità non presuppone l'annientamento della sensibilità, bensì la sua trasformazione: la sensibilità sottomessa alla ragione e la ragione sottomessa al suo Creatore. Questa sottomissione ascetica e mistica non si ottiene senza i doni dello Spirito Santo. Le anime che vivono questa esperienza "non vogliono se non ciò che Dio vuole ch'esse vogliano", in un volere fondato sulla fede, la speranza e la carità.
Egli riconosce che "sono davvero pochissimi a raggiungere questo stato, e ciò perché si richiede grandissima abnegazione, rassegnazione, mortificazione e annichilimento; né può essere altrimenti, poiché bisogna sostenere grandissime croci per giungere al possesso di quanto si è detto".
Fonti del Suo Pensiero
Nonostante la prima edizione delle opere di Giovanni della Croce risalga al 1618, posteriore alla redazione del <em>Breve tratado</em>, Michele dei Santi possedeva a Baeza una copia del manoscritto sanjuanista del <em>Cantico spirituale</em>, e in effetti, non mancano nel suo pensiero elementi comuni con San Giovanni della Croce. Si scorgono inoltre influssi della <em>Scala Paradisi</em> di Giovanni Climaco e una coincidenza sostanziale con la dottrina dell'apatheia dei primi scrittori cristiani. Michele menziona una volta Santa Teresa di Gesù, ma non ne adotta la simbologia circa il matrimonio spirituale per spiegare la trasformazione interiore. Per quanto riguarda le purificazioni dell'anima, la ferita d'amore e l'unione perfetta, il suo pensiero è simile a quello del suo padre riformatore, San Giovanni Battista della Concezione, nella sua <em>Llaga de amor</em>.
La Missione e la Misericordia di San Michele dei Santi
La missione di San Michele dei Santi fu un'esplosione di fervore apostolico radicato nella contemplazione. Membro dell'Ordine Trinitario, dedito alla redenzione degli schiavi e al culto della Trinità, la sua missione non si limitò all'azione esteriore, ma si configurò come una "missione di fuoco". Fu un predicatore travolgente, capace di scuotere le anime dal torpore spirituale grazie alla sua straordinaria vita di preghiera. La sua missione era testimoniare che Dio è una realtà viva, presente e appassionata, vivendo la missione come un ponte tra il cielo e la terra.
Durante la celebrazione della Messa, cadeva spesso in estasi, arrivando talvolta a levitare davanti ai fedeli. Questi segni prodigiosi non erano fini a se stessi, ma servivano alla sua missione di ricentrare la Chiesa sull'Eucaristia. San Michele insegnava che il primo compito di ogni cristiano è l'unione con Dio, poiché solo un cuore "acceso" può illuminare il mondo.
In San Michele dei Santi, la misericordia assumeva le forme del sacrificio d'amore per i peccatori. Egli vedeva nella sofferenza di Cristo e nel mistero della Trinità la sorgente inesauribile del perdono. La sua misericordia era "riparatrice": offriva le sue continue penitenze e le sue estasi dolorose per la salvezza di chi era lontano dalla grazia. Per lui, essere misericordiosi significava provare un dolore profondo per le ferite inflitte all'Amore di Dio e fare di tutto per riportare le anime all'ovile del Padre. Esercitò la misericordia anche come direzione spirituale illuminata, essendo umile e accogliente con chiunque cercasse consiglio, offrendo consolazione a chi era schiacciato dai dubbi o dalle colpe. Ha vissuto la misericordia come una forma di "diaconia spirituale", consumandosi fisicamente per la carità verso il prossimo.