Don Tonino Bello: Profeta di Speranza e Uomo di Parola

La vita di molti, inclusa quella dell'autore di queste parole, è stata profondamente segnata dall'incontro con la figura di don Tonino Bello. Cresciuto in parrocchia, circondato dalla sua gente e dai giovani, le sue canzoni hanno accompagnato momenti significativi, spesso eseguite con la fisarmonica. Questo percorso spirituale e umano ha portato al primo contatto telefonico con il Vescovo, don Tonino.

L'invito a Molfetta fu accolto con entusiasmo, partendo con la propria chitarra. L'arrivo in città fu segnato da un incontro toccante: un bambino accolse il Vescovo. Si trattava di uno dei tanti "figli" che don Tonino ospitava nella sua Casa Vescovile, offrendo rifugio a famiglie senza casa o in condizioni di disagio. Questa realtà lasciò un'impressione profonda.

L'accoglienza di don Tonino fu caratterizzata da una fraternità inimitabile. Le prove in Cattedrale rivelarono ulteriormente il fascino di quest'uomo, innanzitutto uomo, la cui grandezza si manifestò pienamente quando la Cattedrale si riempì di giovani desiderosi di seguire le sue catechesi e pregare con lui. Le parole di presentazione della serata e della missione dell'autore rivelarono immediatamente il motivo di tale afflusso: don Tonino parlava con il cuore, attingendo a Dio con convinzione, passione e una dolcezza che accarezzava l'anima. Il suo linguaggio, biblicamente insolito ma di un'attualità disarmante, rappresentava una novità assoluta.

Di fronte a tanta profondità e passione, l'autore provò quasi un disagio nell'iniziare il proprio intervento. La serata fu un successo, ricca di emozioni. Tuttavia, in quel momento, non si percepì appieno di aver incontrato uno dei più grandi profeti della nostra epoca.

Un secondo incontro avvenne a Nettuno. Don Tonino parlò ai giovani prima del concerto. Visibilmente pallido, don Tonino rispose di essere solo stanco, attribuendo il malessere al lungo viaggio in treno e alla continua necessità di spostarsi, il tutto accompagnato da un sorriso.

In quella circostanza, l'autore osò chiedere un autografo per un giovane seminarista, richiesta che don Tonino acconsentì volentieri. Aggiunse poi, scherzando, che le canzoni conferivano più fama dei libri, un'affermazione che sottolineava la sua umiltà e il suo spirito giocoso.

Purtroppo, don Tonino non poté fermarsi al concerto, dovendo ripartire, come sempre in movimento. Successivamente, giunse la notizia della sua malattia, un dispiacere profondo per non aver potuto essergli vicino. Con sua sorpresa, fu lo stesso don Tonino a telefonare, invitando nuovamente l'autore a Molfetta.

Durante quell'ultima Quaresima, l'autore si recò a Molfetta con la speranza nascosta di rivederlo, ma don Tonino non stava più bene e l'incontro non fu possibile. La sua "festa di partenza dalla terra" rafforzò ulteriormente il legame. Don Tonino rimase impresso nel cuore, tanto che ogni suo libro veniva "divorato" con immensa gioia.

Da allora, don Tonino è diventato parte integrante della vita dell'autore: della sua pastorale, della sua missione, dei testi delle sue canzoni. Intorno a lui cresceva il "mito" di don Tonino, ricordato, letto, amato, pregato, ma anche incompreso, giudicato persino all'interno della Chiesa e strumentalizzato per scopi a lui estranei.

Nel cuore dell'autore, tuttavia, don Tonino non è un mito, ma un MITE. È colui che ha ereditato la terra promessa da Gesù, l'uomo mite che ha sempre posato uno sguardo d'amore sulla terra, sulla sua terra e sull'uomo, centro del suo vivere. È il sacerdote mite, totalmente rapito dal Risorto, che trasmette energia divina attraverso la parola e il ministero. È il Vescovo mite che "sveglia l'aurora" nelle situazioni più attuali e quotidiane, seminando il "Dio giovane" nella Chiesa.

Per questo eredita la terra, un campo fecondo che si lascia seminare e che si entusiasma, affascinato dal ritmo spirituale delle sue parole, delle sue intuizioni, della sua profezia, dal suo grembiule, dai suoi gabbiani, dai suoi arcobaleni, e soprattutto dalla Vergine Maria, donna dei nostri giorni.

Beato il Vescovo "don", beato il mite di cuore che ha saputo unire grandezza e umiltà, vertigine e sprofondo, peccato e braccia aperte, povertà e salvezza, coraggio estremo per la pace e parola eucaristica di fuoco. Beato colui che ha saputo mantenere mitezza e sorriso nella vita quotidiana della Chiesa e della sua Chiesa, coniugando fermezza nei principi e apertura a tutti gli orizzonti.

Beato te, mite e umile di cuore, che hai scavato alle sorgenti profonde di ogni parola e gesto di Cristo, trasformandoli in luminosi segnali indicatori di strade autentiche e inedite di vita e di adesione a Lui.

Con immensa gioia e piccolezza, di fronte a te, ricordandoti e leggendoti, respirando il tuo Salento, la tua famiglia, la tua gente e l'ulivo sulla tua tomba, l'autore dedica questo disco.

MITE DON TONINO, con la speranza che lui possa ancora cantare mentre oggi gli si canta. Che tanti altri possano cantare quel Concerto Pasquale che è stato e sarà sempre il segno del suo passaggio e il suo sogno.

Ritratto di Don Tonino Bello con un sorriso sereno, sullo sfondo un paesaggio salentino con ulivi.

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