La resurrezione dei morti rappresenta l'impossibilità per eccellenza, un evento che tutti, almeno una volta, abbiamo sognato di fronte alla perdita di una persona cara. L'esperienza quotidiana ci insegna, purtroppo, che i morti non tornano indietro, neppure per chi crede profondamente in Dio. Questo dato di fatto solleva interrogativi profondi sulla fede e sul significato della resurrezione.
La Sfida Teologica della Resurrezione
Il teologo della Chiesa Evangelica Valdese, Paolo Ricca, sviluppa una serie di riflessioni proprio su questa "impossibilità". Prendendo spunto da una lettera al periodico Riforma, Ricca cerca di rispondere a due domande cruciali: come mai la fede dei cristiani è così piccola da non essere in grado di risuscitare nessuno? E cosa significa, esattamente, la parola "risuscitare"? Si tratta di una "semplice" rianimazione di un cadavere, o indica qualcosa di ancora più grande e sconvolgente?
La Prerogativa Esclusiva di Dio
La prima e istruttiva considerazione di Ricca è che «la risurrezione dei morti è una prerogativa esclusiva di Dio». Questo richiama i cristiani a un forte realismo, invitandoli a cercare in altri ambiti quell'impossibile che, attraverso la fede, può essere reso possibile.
Fede e l'Impossibile Quotidiano
La seconda considerazione conseguente è che le cose impossibili che, per fede, diventano possibili, non sono solo quelle portentose come una resurrezione dai morti. «Ce ne sono tante altre, meno eccezionali ma non meno prodigiose, che succedono nella vita di tutti i giorni». Ciò che è veramente decisivo nell'esistenza di un cristiano non è il miracolo in sé, ma l'amore che lo rende possibile: e «anche l'amore, tante volte, sposta le montagne».
Il Significato della Fede per i Cristiani
Le parole e gli atti di Cristo ammoniscono a non abituarsi a contare su Dio «solo per le cose ordinarie della vita»; esistono anche cose straordinarie che il credente può chiedere e che a volte accadono contro ogni previsione. Quelle rese possibili dall'amore appartengono proprio a questa categoria. In sintesi, la fede - intesa non solo come abbandono a Dio, ma anche come fiducia in sé stessi, nei propri valori, negli altri - può salvare le situazioni più chiuse e disperate. La "resurrezione", se cercata con amore, può ridare vita alle relazioni ferite e ai sogni infranti, e non ci si deve mai negare la dimensione del desiderio e della speranza, anche quando tutto sembra precipitare e perdere senso.
La Differenza tra Credenti e Non Credenti di fronte alla Morte
Ma la vera resurrezione dei morti, che posto conserva in tutto ciò? Qui la differenza fra chi crede e chi non crede si fa abissale e incolmabile. Per chi non crede, la morte è un trapasso a senso unico governato dalle leggi della biologia: solo le opere e l'amore, dato e ricevuto, possono mantenere viva la memoria dei trapassati. Per chi crede, invece, la speranza della resurrezione è rinviata alla fine dei tempi, quando «il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria e separerà gli uni dagli altri» (cfr. Mt 25,31-32) e «se ne andranno, i malvagi al supplizio eterno, i giusti alla vita eterna» (cfr. Mt 25,46).
Interrogativi sulla Fede e la Resurrezione
Una lettera inviata al direttore di Riforma solleva una "domanda tosta": «Nei Vangeli, più volte Gesù assicura che chi crede in lui risusciterà i morti: ma in duemila anni non c’è un solo morto risuscitato». L'interrogativo è: «Non sarà che quando Gesù dice che chi crede in lui risusciterà i morti, intende per risurrezione qualcosa di diverso dalla rianimazione di un cadavere?». Questa domanda, sebbene "tosta", è legittima e merita considerazione. La prima domanda è: come mai la fede dei discepoli di Gesù è così microscopica che non è in grado di risuscitare nessuno? La seconda è: che cosa significa, propriamente, "risuscitare"?
Precisazioni sui Testi Biblici
Per rispondere, è opportuno fare alcune precisazioni sui testi citati:
- Nel passo di Matteo 17,20, Gesù non dice che «chi crede in lui risusciterà i morti», ma che chi crede è in grado di spostare le montagne, indicando che niente è impossibile a chi crede.
- In Giovanni 11,25, Gesù dice: «Chi crede in me, anche se muoia, vivrà...», affermando che chi crede in Gesù risusciterà lui, non che risusciterà i morti.
- Tra le cose impossibili che chi ha un po' di fede può compiere, si può includere la resurrezione dei morti, ma l'esempio che Gesù dà per illustrare il potere di Dio messo in movimento dalla fede è spostare le montagne, non risuscitare i morti. Questo perché per un ebreo come Gesù, la resurrezione dei morti è una prerogativa esclusiva di Dio. Quando Marco descrive «i segni che accompagneranno coloro che avranno creduto», menziona diversi segni prodigiosi, ma non il potere di risuscitare i morti.
La Rara Fede dei Discepoli
La prima domanda drammatica riguarda il fatto che la fede dei discepoli di Gesù, ovvero dei cristiani di oggi, non sposta le montagne. "Spostare le montagne" era un detto comune per indicare una cosa impossibile. L'osservazione che nessun cristiano ha mai risuscitato un morto (che si sappia) non è normale per Gesù, che la considera un'anomalia. La sua parola sulla fede grande o piccola come un granello di senape indica che la fede normale compie miracoli: dove c'è fede, l'impossibile diventa possibile. Se i suoi discepoli non riescono a "spostare le montagne", ciò implica tre cose:
La Rarita della Fede
La fede è indubbiamente rara non solo nel mondo, ma anche nelle chiese. Non è a livello di quella vissuta da Gesù o dagli eroi della fede di cui parla Ebrei 11, come Abramo che «ritenendo che Dio è potente da far risuscitare dai morti», riebbe Isacco «per una specie di risurrezione» (11,19), o le donne che «ricuperarono per risurrezione i loro morti» (11,34). La nostra fede assomiglia piuttosto a quella del padre del fanciullo epilettico che a Gesù rispose: «Io credo; vieni in aiuto alla mia incredulità» (Marco 9,24). Siamo spesso credenti increduli. Gesù stesso ha più volte rimproverato i suoi discepoli di essere "gente di poca fede", dubitando persino che avrebbe trovato la fede sulla terra (Luca 18,8). Poiché la fede è rara, rari sono i miracoli e inesistenti le resurrezioni. Questa rarità della fede è stata potentemente illustrata nel film "Ordet" di Carl Th. Dreyer, in cui la fede di una bambina e la Parola di Dio compiono l'impossibile.
Contare su Dio per l'Ordinario e lo Straordinario
Un avvertimento è che è facile scivolare dalla fede alla poca fede quando ci si abitua a contare su Dio solo per le cose ordinarie della vita, e non per quelle straordinarie. Così si perde coscienza della potenza di Dio e non si osa chiedergli l'impossibile, proiettando su Dio la nostra impotenza, dimenticando che «ogni cosa è possibile a Dio» (Matteo 19,26). Gesù intende che dobbiamo contare di più su Dio.
I Frutti della Fede e l'Amore
Un terzo significato è che le cose impossibili che diventano possibili per la fede non sono solo quelle portentose come una resurrezione dai morti, ma anche tante altre, meno eccezionali ma non meno prodigiose, che succedono nella vita di tutti i giorni. I frutti della fede sono molti, e non bisogna pensare che chi non risuscita i morti, non crede. L'apostolo Paolo dice che la fede è «operante per mezzo dell’amore» (Galati 5,6), e Gesù ha riassunto la vita della fede nel doppio comandamento dell'amore per Dio e per il prossimo. Il vero termometro della fede è l'amore: se c'è amore nella vita, c'è fede. Anche l'amore, tante volte, sposta le montagne.
Che Cosa Significa "Risuscitare"?
La risposta alla seconda domanda, ovvero cosa significhi "risuscitare", è più agevole. Sebbene il lettore tenda a escludere che possa significare anche la "rianimazione di un cadavere", la resurrezione di Lazzaro, nel racconto dell'evangelista Giovanni (cap. 11), dimostra il contrario. Non ha nulla di simbolico, ma è terribilmente concreta, mirata a ridare la vita a una persona. Significa anzitutto "rinascere" in tutti i sensi, passando dal "vecchio" della nostra natura al "nuovo" di Cristo. La fede è l'inizio della resurrezione. Poi, "risuscitare" significa anche entrare nella vittoria di Cristo sulla morte - la grande vittoria di Pasqua - in virtù della quale il nostro corpo mortale è "rivestito" con l'immortalità, affinché «ciò che è mortale sia assorbito dalla vita» (II Corinzi 5,4).
Miracoli di Resurrezione di Gesù
I Vangeli narrano diversi episodi in cui Gesù dimostra il suo potere sulla morte, restituendo la vita a persone che l'avevano perduta. Questi racconti non sono solo testimonianze di eventi straordinari, ma anche rivelazioni profonde sulla sua natura divina e sulla compassione.
La Figlia di Giairo
Un racconto significativo è quello della figlia di Giairo. Giairo, un uomo importante, si prostra ai piedi di Gesù implorando aiuto per la sua figlia dodicenne, gravemente malata e prossima alla morte. Mentre Gesù si reca verso la casa di Giairo, una donna malata da dodici anni tocca il suo mantello e viene guarita all'istante, dimostrando la potenza di Gesù. Poco dopo, giunge la notizia che la figlia di Giairo è morta. Gesù, udendo ciò, rassicura Giairo: «Non preoccuparti, starà bene» (traduzione del testo fornito). Arrivati a casa, Gesù trova tutti in lutto e in pianto. Afferma: «Non piangete. La ragazza non è morta. Sta solo dormendo». Le persone lo deridono, sapendo che è morta. Gesù fa entrare solo il padre, la madre e tre dei suoi apostoli nella stanza. Prende la bambina per mano e le dice: «Alzati!». E la ragazza torna in vita, si alza e cammina, riempiendo di gioia i genitori.

Il Figlio della Vedova di Nain
Un altro potente racconto è quello della resurrezione del figlio della vedova di Nain. Gesù si dirige verso la città di Nain accompagnato dai suoi discepoli e da una grande folla. Vicino alla porta della città, incontra un corteo funebre: un giovane, figlio unico di una vedova, veniva portato al sepolcro. Molta gente della città era con lei. La vedova si trovava in una situazione di profonda disperazione, avendo già perso il marito e ora anche l'unico figlio, da cui dipendeva interamente il suo futuro.

Il Signore, vedendola, ne ebbe compassione e le disse con dolcezza e sicurezza: «Non piangere!». Poi si avvicinò alla bara e la toccò, facendo fermare i portatori. Rivolgendosi al morto, disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». In risposta, il ragazzo si mise a sedere e cominciò a parlare. Gesù lo restituì a sua madre, sbalordita e fuori di sé dalla gioia. Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto fra noi» e: «Dio ha visitato il suo popolo». La notizia di questo straordinario avvenimento si sparse rapidamente in tutta la Giudea.
Analisi del Miracolo di Nain
Questo episodio evidenzia la profonda compassione di Gesù. In quel tempo, la vita di una vedova era estremamente difficile a livello economico e sociale, e la perdita dell'unico figlio rappresentava una tragedia immensa, lasciandola senza sostegno e speranza. La morte è un nemico invincibile per l'uomo, che nessuna tecnologia o potere umano può sconfiggere. L'uomo non può ridare vita a un morto; la morte è entrata nel mondo a causa del peccato, e ogni persona è soggetta ad essa. Solo Gesù ha potere sulla morte. Nonostante fosse circondato dalla folla e al centro dell'attenzione, Gesù notò la vedova e fu immediatamente mosso da compassione, pur non conoscendola. Questo rivela il cuore di Gesù, pieno di misericordia verso chi soffre. Il suo comando di non piangere, prima ancora del miracolo, insegna a confidare in lui anche quando non si conosce il suo piano. Con una sola parola, Gesù risuscita il giovane, dimostrando il suo potere sulla morte fisica. Questo non è solo un atto di potenza, ma anche di grazia, un richiamo al fatto che Gesù può dare la vita spirituale ai "morti spirituali". Il ragazzo risuscitato cominciò a parlare e si mise a sedere, rendendo inequivocabile il miracolo. La reazione della folla che glorificava Dio, riconoscendo Gesù come un grande profeta e una visita di Dio al suo popolo, testimonia la divinità di Gesù Cristo e il suo potere di fare ciò che l'uomo non potrebbe mai fare.

Altre Resurrezioni Bibliche
Oltre alla figlia di Giairo e al figlio della vedova di Nain, Gesù ha destato dai morti anche Lazzaro, fratello di Maria e Marta, come narrato in Giovanni 11. Questi eventi dimostrano la sua unica e divina autorità sulla vita e sulla morte, preannunciando una futura e più ampia resurrezione.
La Potenza di Gesù sulla Morte e il Peccato
La Bibbia insegna che la morte esiste a causa del peccato (Genesi 3). La morte è la conseguenza del fatto che tutti siamo peccatori. Gesù vince questo più grande nemico, quello che nessun uomo può vincere, solo con la parola. Nessun uomo nella storia ha avuto poteri sulla morte; è assurdo comandare a un morto di fare qualcosa, a meno che non si sia il "Principe della vita", il Signore Gesù Cristo. Gesù ha potere sulla morte e anche sul peccato, potendo liberare le persone dai loro peccati, che rappresentano il problema più grande in assoluto. Come risuscitò i morti fisicamente, Gesù dà anche la vita spirituale ai "morti spirituali". Questa vita spirituale, a differenza di quella fisica che è temporanea, non muore mai. La compassione di Gesù di allora è la stessa di oggi, il suo cuore è immutato. Il problema più grande, la morte, trova la sua vittoria in Gesù Cristo, sia per la morte fisica (per chi crede in Gesù) sia per la morte spirituale. In Gesù Cristo c'è anche la vittoria sul peccato. La fede è fondamentale per la vita cristiana e per conoscerla appieno è necessario conoscere il Signore Gesù Cristo, il cui cuore è pieno di compassione per gli umili e la cui potenza è eterna.