La Chiesa di San Pietro Apostolo a Tuili, uno dei più significativi esempi dell'architettura ecclesiastica sarda, affonda le sue radici nel XV secolo. La sua consacrazione avvenne il 7 maggio 1489, quando l'edificio presentava le caratteristiche forme del gotico catalano, stile architettonico che rifletteva l'influenza spagnola nell'isola durante quel periodo.
La facciata, rivolta ad occidente, si distingue per la sua sobria eleganza, caratterizzata da un prospetto in conci regolari di trachite con un caratteristico coronamento a doppia inflessione. Il fronte è impreziosito da un portale centrale e tre aperture nella parte superiore, che garantiscono l'illuminazione naturale dell'interno. All'esterno, la chiesa si presenta come un bell'edificio del tardo XV secolo, con i suoi colori - il grigio dei conci in facciata e il giallo dell'intonaco - che si integrano piacevolmente con le facciate delle case del centro storico di Tuili e col paesaggio ai piedi del parco della Giara.

Architettura e Interni della Chiesa di San Pietro Apostolo
L'interno della chiesa si sviluppa secondo uno schema ad aula mononavata, con una struttura ampia e maestosa coperta da una volta a botte. Lo spazio è ritmato dalla presenza di sei cappelle laterali, tre per lato, che si aprono sulla navata principale. Sulla sinistra si eleva il campanile, a pianta quadrata, sormontato da un cupolino, i cui fianchi sono sorretti da contrafforti.
All'interno della parrocchiale è possibile ammirare un altare marmoreo barocco del diciannovesimo secolo, un settecentesco fonte battesimale sorretto da un angelo e chiuso da un prezioso cancello in ferro battuto, oltre agli affreschi realizzati tra il 1944 e il 1946 nella navata. La chiesa conserva inoltre al suo interno un antico organo diatonico del Mancini del 1753 (o 1756), racchiuso in una cassa di legno dipinta a vistosi motivi floreali, con due sportelli pieghevoli decorati all'interno e all'esterno su sfondo rosso.

Il Retablo del Maestro di Castelsardo: Capolavoro Rinascimentale
Ma è all'interno che la Chiesa di San Pietro rivela il suo tesoro più celebre: il maestoso Retablo del Maestro di Castelsardo, noto anche come Retablo di San Pietro o Retablo di Tuili. Quest'opera, considerata tra le massime espressioni artistiche del Rinascimento in Sardegna, fu commissionata dai coniugi Giovanni e Violante Santa Cruz, feudatari di Tuili, ed eseguita a fine XV secolo. L'opera fu completata il 4 giugno 1500, come attestato dal documento di pagamento.
Il retablo, dipinto con tempera ad olio su tela, si trova nella prima cappella a destra dell'ingresso, dedicata alla Madonna del Carmine. È una pala d'altare imponente, alta cinque metri e mezzo e larga tre metri e mezzo. Lo schema decorativo è quello tipico dei retabli: nello scompartimento centrale in basso è raffigurata la Vergine con Bambino, in questo caso seduta in trono, e nello scompartimento superiore la Crocifissione. Negli scomparti laterali sono rappresentati santi o episodi della loro vita, così pure nella predella. In particolare, la predella raffigura episodi della vita di San Pietro, mentre il tabernacolo presenta tre pannelli con la Risurrezione di Cristo, San Gregorio e San Clemente. Gli scomparti laterali sono dedicati a figure di santi: a destra San Giacomo il Maggiore e San Paolo, a sinistra San Michele Arcangelo e San Pietro.
Dal 1893, il retablo è stato dichiarato “Monumento Nazionale” da parte della Sovrintendenza ai Monumenti. Sull'artista, il Maestro di Castelsardo, non si hanno notizie certe, ma si ipotizza provenisse da Barcellona e operasse principalmente nell'allora Castel Aragonese, l'odierna Castelsardo.

Il Retablo della Pentecoste: Storia, Descrizione e Restauro
Oltre al celebre Retablo del Maestro di Castelsardo, la chiesa custodisce un altro importante manufatto artistico: il Retablo della Pentecoste. Quest'opera, di autore ignoto e datata 1534, era originariamente collocata nella cappella di San Felice da Cantalice, nella parte destra della navata. Le sue dimensioni sono leggermente maggiori rispetto al Retablo del Maestro di Castelsardo.
Il Retablo della Pentecoste, realizzato in stile tardo barocco, è un'opera in marmo bianco con preziosi intarsi, impreziosita da bassorilievi e dalle statue di San Pietro in cattedra al centro, affiancato dai santi Paolo e Andrea. Anche questo polittico è stato dichiarato monumento nazionale nel 1893.
Recentemente, il Retablo della Pentecoste è stato oggetto di un importante intervento di restauro. È stato spostato e trasferito nel laboratorio di restauro di Tivoli, curato da Anna Paola Garberini. Per l'intervento sono stati stanziati 13mila euro. Il progetto è diretto dalla Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per la provincia del Sud Sardegna ed è stato finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Altri Elementi di Pregio Artistico e il Contesto di Tuili
La chiesa di San Pietro a Tuili conserva numerosi altri elementi di pregio artistico. Di particolare interesse sono il pulpito barocco del 1783 e la balaustra del presbiterio, realizzata tra il 1808 e il 1811. Questi arredi marmorei, inclusa la balaustra e l'altare maggiore tardo-barocco del 1800, sono in marmo bianco con intarsi e decorazioni a bassorilievi.
Il paese di Tuili è situato ai piedi della Giara di Gesturi, una delle zone più suggestive della Sardegna. L'abitato mostra l'andamento altimetrico tipico delle località collinari e conserva un bel centro storico, caratterizzato da abitazioni tipicamente contadine in "ladiri" (mattoni di fango e paglia), con le bellissime "lollas" (ampi loggiati con pavimento in selciato, "s'impedrau"). Spiccano anche due eleganti edifici neoclassici: villa Pitzalis e villa Asquer.
Villa Asquer, palazzo ottocentesco dall'impronta neoclassica costruito nella prima metà dell'800 dall'architetto Gaetano Cima, è stata la residenza nobiliare della famiglia Asquer. Il complesso si compone di due zone: quella nobiliare, adibita a Polo Museale, e la zona dedicata al lavoro rurale. Il Polo Museale ospita il Museo dell'olivo e dell'olio, che illustra la tradizione dell'olivicoltura attraverso immagini d'epoca, racconti e strumenti da lavoro, e il Museo degli strumenti musicali sardi, dove un posto di riguardo è riservato alle launeddas.

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