La Necromanzia e la Resurrezione dei Morti: Storia, Miti e Realtà della Magia Oscura

L’Aldilà è sempre stato un luogo pieno di “vita”, alimentando da sempre la curiosità e la paura dell'umanità verso ciò che segue la morte. La mitologia greca, ad esempio, narra di eroi scesi nell’Oltretomba per svariate ragioni. Esiste una vera e propria etichetta letteraria per descrivere questo schema narrativo ricorrente: la catabasi, dal greco “andar giù”. Ulisse, Eracle, Teseo, Orfeo, e più tardi Enea e Dante Alighieri, sono tutti personaggi accomunati dalla volontà di addentrarsi nel regno delle anime perdute. A margine di questo viavai di eroi e poeti, si muovevano personaggi decisamente più occulti, considerati oscuri, potenti e talvolta malvagi, i cui poteri si legavano alla resurrezione e alla divinazione dei morti.

Le Origini e il Significato di Necromanzia e Negromanzia

Il termine necromanzia deriva dal greco “necros” (morto) e “manteia” (divinazione): ovvero la divinazione dei morti. Questa forma divinatoria si distingue per l'elemento sacrificale: il cadavere stesso, o il suo spirito. Esistevano varie tipologie di divinazione nel mondo antico, molte delle quali legate agli elementi. L’autore romano Varrone distingue i quattro tipi principali: aeromanzia (aria), idromanzia (acqua), geomanzia (terra) e piromanzia (fuoco). Tuttavia, tra tutte queste forme magiche, la necromanzia spicca per la sua intrinseca inquietudine e il suo indiscutibile fascino narrativo.

È fondamentale distinguere la necromanzia dalla negromanzia. Se il primo termine, derivante dal greco, si riferisce a un divinatore che parla con le ombre dei defunti per strappare segreti al futuro, il secondo, nato nel latino medievale dalla radice “nigrum” (oscuro, nero), indica la “magia nera”. Il negromante è quindi un operatore occulto che manipola le forze oscure. Questa evoluzione di significato si diffuse a partire dal Medioevo, quando in Occidente il latino divenne la lingua dei dotti, e il termine corrotto "nigromantia" iniziò a essere usato frequentemente per indicare l'evocazione di demoni.

La Necromanzia nel Mondo Antico e nelle Tradizioni

Nell’antica Grecia esistevano diverse forme di divinazione, dall’ascolto degli oracoli all’interpretazione delle viscere animali. Tramite la lettura di elementi sacrificali, avvolti dalle fiamme nel caso della piromanzia o immersi nell’acqua nel caso dell’idromanzia, sacerdoti e sacerdotesse erano in grado di predire gli eventi futuri.

Gli psicagogoi erano gli evocatori di ombre o spiriti dei defunti, il cui scopo era spesso pacificarli, non interrogarli. La figura del necromante nell'antichità non era necessariamente quella di un mostro, ma di un esperto di “tempi propizi”, a metà tra sacerdote e scienziato degli astri, che sapeva quando il velo tra i mondi era sottile.

Nella seconda metà del II secolo, Claudio Tolomeo, nel suo trattato Tetrabiblos, che ancora oggi costituisce la base per oroscopi e segni zodiacali, suggerisce il momento propizio per condurre l’attività necromantica, assieme a quella dell’evocazione di demoni. Va chiarito che nella cultura della Grecia antica il “demone” (daimon) era completamente diverso dall'accezione cristiana moderna, essendo per Socrate una guida divina e per Platone un intermediario tra l’uomo e la divinità.

Sacerdote greco-romano che esegue un rito di divinazione

Il Rituale di Zacla e la Magia Egizia

Un episodio interessante di evocazione dei morti proviene dalla tradizione egizia, attraverso la figura di Zacla, un potente cultista e mago. Zacla venne convocato per riportare in vita un defunto e interrogarlo, mettendo in scena un rito necromantico di origini esotiche. Nel periodo tardo-antico, la magia egizia faceva parte del folclore greco-romano e del mondo segreto delle religioni misteriche. Il rituale funzionò, sebbene l'anima del defunto, come da tradizione, non volesse tornare nel vecchio corpo, specialmente dopo aver bagnato le labbra nel fiume Lete, che nella mitologia conduce all’oblio. A Zacla non importava: invocò le furie, chiedendo loro di portare via il defunto se non avesse rivelato la causa della sua morte. Richiamare i morti non era una pratica sbrigativa; servivano erbe specifiche, orientamento solare e una volontà d’acciaio, poiché il defunto non torna mai volentieri, ma viene trascinato indietro.

La Resurrezione tra Fede e Mito: Esempi Religiosi

Anche la religione cristiana presenta punti di contatto con la mitologia greco-romana, persino nell’ambito della necromanzia, sebbene in una chiave radicalmente diversa. Un episodio significativo riguardo l’evocazione o la resurrezione dei morti, condiviso sia dalla religione cristiana che da quella ebraica, è la "Visione della valle delle ossa secche", un testo scritto all’incirca nel V secolo a.C. La Bibbia racconta: “La mano dell’Eterno fu sopra me, mi portò fuori nello Spirito dell’Eterno e mi depose in mezzo a una valle che era piena di ossa.” Queste ossa secche, immobili, prendono vita al profetizzare: “Mentre profetizzavo, ci fu un rumore; ed ecco uno scuotimento; quindi le ossa si accostarono l’una all’altra. Mentre guardavo, ecco crescere su di esse i tendini e la carne, che la pelle ricoprì; ma non c’era in loro lo spirito. Allora egli mi disse: «Profetizza allo spirito, profetizza figlio d’uomo e di’ allo spirito: Così dice il Signore, l’Eterno: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi uccisi, perché vivano».” Questa scena è una testimonianza della misericordia divina, capace di resuscitare interi eserciti non solo come scheletri vuoti, ma come veri e propri esseri umani rianimati dal soffio della vita, in contrapposizione all'arte oscura della necromanzia.

Il Caso di Papa Silvestro II

Nella basilica di San Giovanni in Laterano, a Roma, è presente una tomba che richiama la resurrezione: quella di Papa Silvestro II, eletto papa nel 999 e morto nel 1003. Su questo personaggio si scrisse molto, anche per le sue presunte implicazioni con pratiche magiche, tanto da soprannominarlo il “papa diavolo”. L'epitaffio sulla sua tomba è di difficile traduzione, ma una versione popolare recita: “Alla venuta del Signore, questo luogo terreno renderà i resti sepolti di Silvestro, facendoli suonare.” Il “suono” viene interpretato come quello delle membra che si muovono, un rimando proprio al passo di Ezechiele, dove i mucchietti d’ossa vengono rianimati da un rumore inconfondibile, segno della potenza divina che richiama i morti.

Affresco raffigurante la Visione della valle delle ossa secche

Il Fascino dell'Oltretomba nella Narrativa e nella Magia Rinascimentale

L’arcana arte di comunicare con i morti affonda le proprie radici negli albori della civiltà e si dimostra di grande interesse ancora oggi. Il desiderio umano di comunicare con i defunti risale all’alba dei tempi, prima dell’invenzione della scrittura, con gli sciamani primitivi che mettevano a punto i primi riti finalizzati all’evocazione dello spirito o alla resurrezione corporea.

La Necromanzia nella Letteratura Classica e Moderna

  • La più antica menzione di necromanzia in letteratura appartiene all’Odissea, dove Ulisse impiega un rituale insegnatogli dalla maga Circe per discendere nel regno dei morti (catabasi) e invocare lo spirito dell’indovino Tiresia.
  • Nelle Metamorfosi di Ovidio, l’aldilà è una sorta di luogo di scambio di informazioni tra defunti.
  • Il Medioevo è stato un'età dell’oro per la necromanzia, che venne formalizzata dentro e fuori dalla letteratura, fondendo la magia astrale araba con l'esorcismo di origine cristiana ed ebraica, includendo formule ripetute e l'uso di piante allucinogene come la belladonna.
  • Nel Rinascimento le pratiche arcane si diffusero nonostante i tribunali ecclesiastici, includendo nei rituali l’invocazione di spiriti ed entità estranei al Cristianesimo.

La necromanzia in letteratura viene spesso impiegata nel tentativo di imitare una facoltà tipica delle divinità: il potere di dare o ridare vita a qualcosa di inanimato. Il risultato, però, è sempre un surrogato, una pallida imitazione. In Frankenstein di Mary Shelley, il dottor Victor riesce a infondere nella creatura non più di una scintilla di vita. In Herbert West - Rianimatore di H.P. Lovecraft, l’impiego della necromanzia è appannaggio di persone normali che provano a riportare in vita i propri cari. Un altro modo di imitare la divinità è il tentativo di ottenere la vita eterna, come Lord Voldemort nella saga di Harry Potter, che nasconde parte della propria essenza in oggetti inanimati, o Curwen in Il caso di Charles Dexter Ward, che trasferisce la sua coscienza in altri corpi. Spesso, quando il necromante usa l'arte arcana su se stesso, l'allungarsi della vita porta alla progressiva diminuzione di sentimenti tipicamente umani come l’empatia e l’amore.

La necromanzia è anche la pietra angolare su cui Tamsyn Muir costruisce l’universo narrativo della trilogia del Sepolcro Sigillato, della quale Gideon la Nona costituisce il primo volume. L’impero galattico che funge da ambientazione è composto da nove pianeti governati da Case nobiliari, ciascuna con la propria forma particolare di necromanzia. La protagonista, Gideon Nav, si trova coinvolta in un gioco al massacro con Harrowhark Nonagesimus, dove la competizione per ascendere al grado di Littori si tinge di alleanze momentanee, ricatti, omicidi e tradimenti, riflettendo il concetto che nella necromanzia bisogna sempre sacrificare qualcosa per ottenere qualcos’altro.

GIDEON LA NONA: Tra necromanzia, caos e ironia || RECENSIONE

Benvenuto Cellini: Visioni e Incontri con la Negromanzia

Nel Rinascimento, epoca gloriosa spesso erroneamente contrapposta al Medioevo, le credenze folcloristiche e le superstizioni erano ancora molto diffuse, alimentate da opere come il Malleus Maleficarum e dalla caccia alle streghe. In questo contesto si inserisce la figura di Benvenuto Cellini (1500-1571), straordinario orafo e scultore, celebre per il Perseo con la testa di Medusa.

Le sue memorie ci rivelano un lato meno noto della sua vita. Durante una grave malattia a Roma, Cellini fu preda di allucinazioni infernali, vedendo un “vecchio terribile” analogo a Caronte che voleva trascinarlo in una “barca grandissima”. La paura fu tale da fargli chiedere aiuto ai suoi amici, che lo credettero in delirio o persino morto. Nonostante la disperazione dei medici, uno di essi, maestro Francesco da Norcia, con rimedi "magici" (profumi, lavande, unzioni), riuscì a rianimarlo, tanto che i suoi amici lo considerarono un "miracolo del resuscitato morto".

Illustrazione di Caronte che traghetta le anime

Un’altra avventura di Cellini lo vide coinvolto in un vero e proprio rito negromantico. Preso da grande desiderio di conoscere l'arte della negromanzia, Cellini si unì a un prete siciliano esperto in tale pratica, insieme all'amico Vincenzo Romoli e a un altro appassionato. Di notte, si recarono al Colosseo, dove il prete disegnò cerchi a terra, utilizzò profumi preziosi e formule magiche. Durante il rito, che durò oltre un'ora e mezza, apparvero numerose “legioni” di demoni, tanto da riempire il Colosseo. Cellini, incaricato dei profumi, pose ai demoni una domanda personale: se sarebbe riuscito a stare con la sua Angelica siciliana. Non ottenne risposta quella notte, ma la sua curiosità rimase viva. Qualche tempo dopo, con l'aggiunta di un fanciullo di dodici anni come "ingrediente" del rito e un nuovo compagno, Agnolino Gaddi, i sei praticanti di magia nera tornarono al Colosseo per una nuova evocazione ancora più intensa.

Rischi e Conseguenze dell'Arte Oscura

La necromanzia è un’attività che, secondo molte tradizioni, dovrebbe spettare alle sole divinità. La possibilità che qualcosa vada storto è sempre presente e i risultati possono essere terrificanti. Il primo pericolo per chi la pratica è quello di soccombere al suo fascino e perderne il controllo. In Il mago di Earthsea di Ursula Le Guin, il protagonista si lascia sopraffare dalla magia nera e cerca per tutto il romanzo di rimediare al proprio errore: ha lasciato libera una creatura non-morta nel mondo dei vivi. Quando il necromante riesce invece a controllare le strane creature evocate, di solito le priva del libero arbitrio e le usa come semplici pedine per i propri scopi. In Il Calderone Nero di L. Alexander, il signore della Morte Arawn riporta in vita infiniti soldati per combattere la sua guerra. In altri casi le creature non-morte si presentano come chimere, ovvero una sorta di collage di creature differenti, come lo stesso Frankenstein, o il demone di Io non sono un serial killer di D. Wells, composto di parti del corpo delle sue vittime. La necromanzia, in ultima analisi, è la risposta magica a una delle più grandi aspirazioni dell'uomo: la comunicazione e la manipolazione dei defunti. La sua trasposizione in letteratura è quindi naturale, anche se complessa, e non si limita solo ai gradi classici o alle opere per ragazzi.

La Magia: Uno Strumento Neutro?

Si può affermare che la magia, così come la scienza, non è intrinsecamente malvagia né buona, ma acquista queste caratteristiche a seconda dell'uso che se ne fa e delle intenzioni di chi la pratica. Un veleno, ad esempio, non è di per sé malvagio, pur essendo spesso utilizzato da personaggi con intenti oscuri. Allo stesso modo, il potere di interagire con la morte e la vita, quando gestito da mani umane, può portare a conseguenze tanto straordinarie quanto devastanti, delineando il confine tra il divino e il profano, tra la divinazione e la più temibile delle arti oscure.

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