Remo Bernacchia e l'Impegno nell'Azione Cattolica e nella Vita Pubblica

Lunedì 21 dicembre, familiari e amici hanno accompagnato Remo Bernacchia alla sua ultima dimora terrena nel cimitero di Mompiano. Nato a Fossombrone (Pesaro) il 12 maggio 1937, Bernacchia ha dedicato la sua vita all'impegno laicale e sociale, lasciando un segno profondo nella Chiesa e nella società italiana, in particolare a Brescia.

Ritratto fotografico di Remo Bernacchia

Gli Inizi e la Formazione nell'Azione Cattolica

La sua formazione e il suo impegno nel mondo cattolico iniziarono precocemente. A soli 16 anni, come ricordato dal fratello gemello don Romolo nel saluto funebre, Remo era «tra i promotori dei primi campi-scuola per ragazzi della nostra diocesi marchigiana». La sua esperienza lo portò a Roma all'età di 21 anni, dove approdò per collaborare nell’Ufficio Juniores della Gioventù Italiana di Azione Cattolica.

L'esperienza romana fu fondamentale: si trovò "a contatto, in quella stagione fervida del dopoguerra, con le tante esperienze di impegno laicale nella Chiesa, diffuse su tutto il territorio nazionale". In questo periodo, Bernacchia ebbe anche la sua prima esperienza come insegnante elementare, lavorando con i ragazzi della periferia di Primavalle.

Foto storica di giovani partecipanti a campi-scuola dell'Azione Cattolica negli anni '50

L'Arrivo a Brescia e il Ruolo de "La Scuola" Editrice

Nel 1963, Remo Bernacchia arrivò a Brescia, fresco sposo, per dare il suo contributo alla vita e alle opere de La Scuola editrice. Gli bastarono pochi mesi per affiatarsi con il nuovo ambiente. La vita bresciana di quegli anni era altrettanto fervida e Remo fu impegnato da subito nell’Azione Cattolica. L'editrice "La Scuola", infatti, oltre ad essere all’avanguardia nella cultura pedagogica e nell’editoria scolastica, era una vera e propria palestra che formava un laicato cattolico protagonista.

Nei primi mesi del 1964, Bernacchia iniziò a collaborare con il quindicinale dell’Azione Cattolica, “Realtà giovanile”, e da quel momento il suo contributo comunicativo non è più mancato.

Il Contributo al Consiglio Pastorale Diocesano

Nel 1967, il vescovo mons. Luigi Morstabilini lo chiamò a far parte del primo Consiglio pastorale diocesano. Questo Consiglio, inizialmente previsto per un triennio, fu prorogato fino al 1972, con l'obiettivo di portare a termine una serie di riforme che ancora oggi costituiscono la base delle strutture pastorali diocesane. Remo partecipò attivamente, insieme ad altri laici e sacerdoti, a un’esperienza che è rimasta singolare e che meriterebbe di essere approfondita. Mons. Morstabilini, infatti, di fronte a questioni importanti su cui le opinioni non erano convergenti, non esitò più di una volta a fare ricorso al voto, testimoniando un approccio partecipativo e democratico.

Schema organizzativo di un Consiglio Pastorale Diocesano

La Visione del Laicato e l'Impegno Educativo

Sulle pagine di “Realtà giovanile”, Remo Bernacchia, riflettendo sui laici, la Chiesa e il mondo, scrisse che la loro è «una presenza lievitante che scaturisce quotidianamente dalla lucida intenzione di operare nel mondo per restituirlo alla sua perfezione naturale, e per orientarlo alla glorificazione di Dio».

Suo fratello, per descrivere lo spirito del suo impegno laicale, ha sottolineato che: "L’Editrice La Scuola, con il suo gruppo pedagogico, le sue Riviste, i corsi, i convegni sono il campo primario della sua dedizione. La sfida educativa è al vertice della sua spendita."

Servizio Civico e Impegno Sociale

La coerenza con la sfida educativa, che esige testimoni, portò Remo Bernacchia a rendersi disponibile e a spendersi nel servizio della città. Fu assessore nel Comune di Brescia (nella giunta Trebeschi), consigliere nella Regione, e impegnato nella Fondazione Poliambulanza e nella Rete Radié Resch di Ettore Masina. Il suo primo intervento al Pirellone, il 26 giugno 1995, è emblematico del suo pensiero. In quell'occasione, Bernacchia invitò a non sopravvalutare il ruolo della politica, che non può assorbire le esigenze spirituali e la sfera etico-religiosa. Evidenziò la necessità di non contrapporre la rivendicazione delle autonomie al ruolo fondante dello Stato. Approfondì inoltre le critiche al documento programmatico in ordine alla formazione e al diritto allo studio, proponendo di inglobarli in un sistema formativo integrale che andasse oltre la dimensione produttiva, e criticò la separazione tra servizi sanitari e servizi socio-assistenziali. Questi problemi, purtroppo, rimangono tuttora aperti.

Foto del Palazzo della Regione Lombardia (Pirellone) a Milano

Un Ritratto Umano: La Spiritualità di Remo Bernacchia

Chi ha conosciuto Remo sapeva che il suo “essere” corrispondeva alla descrizione del fratello: "Aveva un cuore tenero e una inclinazione pura a donarsi. (…) Tutta la sua dedizione di cuore e di intelligenza veniva da lui offerta, senza protagonismi, in modo discreto e leggero, come un semplice saluto. Tutte le sue energie venivano messe a disposizione come fosse la carezza di un saluto, senza pretese. Anche tutte le fatiche e qualche pena venivano vissute e trasfigurate come fossero un affettuoso saluto." Un aneddoto personale che ne rivela la profonda spiritualità è la preghiera che Remo ripeteva da ragazzo: «Donami un cuore semplice, che nessuna ingratitudine chiuda, nessuna indifferenza stanchi».

Il Periodico "Realtà Giovanile": Contesto e Collaboratori

Il periodico "Realtà Giovanile", della Gioventù Italiana di Azione Cattolica di Brescia, iniziò le sue pubblicazioni l'1 novembre 1955. La cerchia dei collaboratori, inizialmente limitata, si è poi allargata significativamente, includendo figure come Giuseppe Camadini, Mario Cattaneo (spesso con lo pseudonimo Simone), Pietro Padula (con la rubrica "Panorama politico"), Renato Papetti, Giacomo Corna-Pellegrini, Alberto Pesce, Enzo Abeni (per la rubrica del cinema), Giulio Colombi, Nicola Flocchini, Carlo Godi, Pier Virgilio Begni-Redona, Ettore Bertazzoni, Mario Picchieri (talvolta con lo pseudonimo Piripicchio, per le questioni del lavoro e sindacali), Giambattista Lanzani, Giulio Onofri, Vasco Frati, il bergamasco Tarcisio Fornoni, Angelo Onger, Augusto Rezzola, Walter Ferrari, Rossini (per lo sport), occasionalmente il prof. Pietro Cheula, la prof.ssa Nella Berther, l'on. Enrico Roselli e sacerdoti come don Francesco Vergine (con la rubrica permanente "Dialoghi dello spirito"), don Renato Laffranchi (per la liturgia e per disegni a penna), don Giovanni Antonioli e molti altri che si aggiunsero dopo il 1960.

Il periodico si distingueva per essere aperto ai problemi che sarebbero stati affrontati dal Concilio, in particolare sulla liturgia e sul ruolo del laicato. Dedicava ampio spazio ai problemi emergenti e ai vivaci dibattiti della comunità ecclesiastica italiana, coinvolgendo anche personalità del mondo cattolico bresciano. Particolare attenzione fu riservata al movimento studentesco e alla FUCI. "Realtà Giovanile" assunse anche coraggiose prese di posizione riguardo a fatti e istituzioni cattolici di Brescia e della Diocesi, oltre a dibattiti della comunità ecclesiale italiana, con interventi puntuali sulla vita interna della G.I.A.C. e sulle vicende nazionali dell'Azione Cattolica.

tags: #remo #bernacchia #azione #cattolica #e