Santa Barbara: Storia, Reliquie e Devozione

La devozione per la martire paleocristiana Santa Barbara di Nicomedia è viva fin dal IX secolo, quando le sue reliquie vi vennero traslate dall’antica sepoltura in territorio sabino, trovando custodia presso la cattedrale di Rieti. La sua leggenda narra il martirio compiuto nella località denominata ara Solis, tra Scandriglia e Montorio Romano, dove il padre Dioscoro, membro autorevole della corte dell’imperatore Massimiano Erculeo, l’aveva relegata in una sua villa rustica nel tentativo di scoraggiare la sua conversione al Cristianesimo. La giovane, orfana di madre, aveva distrutto le statue degli dei pagani che adornavano la villa e aveva fatto aprire nella parete della torre ove viveva reclusa il simbolo trinitario di tre finestre.

La figura di Santa Barbara è legata a numerosi luoghi e tradizioni, che ne testimoniano la profonda venerazione attraverso i secoli. La sua storia, ricca di leggende e miracoli, ha portato alla conservazione delle sue reliquie in diverse località, rendendola oggetto di un culto diffuso sia nella Chiesa cattolica che in quella ortodossa.

Le Reliquie di Santa Barbara

Le reliquie di Santa Barbara sono custodite in diverse sedi, ciascuna con una propria storia legata alla traslazione e alla conservazione del corpo o di parti di esso.

Venezia e Burano

Le reliquie della Santa Patrona di tutti i marinai, custodite sull’isola di Burano, hanno lasciato Venezia alla volta di Atene in un evento di eccezionalità, poiché molto raramente le reliquie lasciano l’Italia. La storia delle reliquie a Venezia è molto interessante: arrivarono grazie a Maria Argyropoula, presentata come nipote degli imperatori Basilio II e Costantino VIII, durante il potere del Doge Pietro II Orseolo (991-1009), del quale sposò il figlio Giovanni. Giovanni ricevette il titolo di Patrizio e sua moglie riuscì ad ottenere dal Doge il permesso di trasferire le reliquie della Santa a Venezia, nella Basilica di San Marco. Nel 1009, le reliquie furono trasferite nella cappella del monastero, dove rimasero, secondo la testimonianza di Corner, fino al XVIII secolo. Durante le distruzioni napoleoniche, le reliquie furono trasferite in un santuario presso la Chiesa di San Martino all'isola di Burano, dove sono conservate ancora oggi.

A Venezia, presso la chiesa di Santa Maria Formosa, è custodito un polittico dedicato a Santa Barbara, dove l'artista dipinse Barbara come una bellissima dama rinascimentale, con gli attributi simbolici della tradizione: la palma del martirio, una corona e, sullo sfondo, una torre.

Roma

Altre reliquie della Santa sono conservate a Roma nella chiesa di S. Maria in Traspontina, nell’altare a lei dedicato, e in un cofanetto del XII secolo, nel Tesoro di S. Giovanni in Laterano. La basilica dei Santi Cosma e Damiano custodisce anch'essa reliquie della santa.

Rieti

La devozione per Santa Barbara è viva a Rieti fin dal IX secolo, quando le sue reliquie vi vennero traslate dall’antica sepoltura in territorio sabino, trovando custodia presso la cattedrale. La passio altomedievale narra il martirio di Barbara compiuto nella località denominata ara Solis tra Scandriglia e Montorio Romano. Secondo una tradizione, il suo corpo sia stato traslato a Rieti, dove ancora si conserva sotto l’Altare Maggiore della Cattedrale.

Altre Località

Il corpo della santa è oggi conservato anche a Piacenza nella chiesa di San Sisto, a Il Cairo, mentre la testa è venerata a Novgorod in Russia (insieme al suo seno pietrificato), in Pomerania e a Montecatini.

Rappresentazione artistica di Santa Barbara con i suoi attributi iconografici

La Vita e il Martirio di Santa Barbara

Santa Barbara nacque nel 273 d.C. in Asia Minore, nell’attuale Izmit, porto della Turchia, a quei tempi Nicomedia. Con una vita riservata, intenta allo studio, al lavoro e alla preghiera, Barbara aveva una spiccata intelligenza, era portata alla meditazione e si mostrava sensibile ad accogliere il verbo della nuova fede cristiana che condannava l’idolatria, il fasto e le ingiustizie del Paganesimo.

Il pagano Dioscoro, padre di Barbara, non apprezzò la dedizione della figlia alla nuova fede cristiana e così la fece processare e condannare a morte. Da questo momento hanno inizio una serie di violente torture che resteranno celebri come il martirio di Santa Barbara. La morte inaspettata, inviata dal cielo come punizione, mandò all’inferno l’anima del genitore crudele senza che avesse modo di pentirsi delle sue malefatte. Per questo motivo la vergine Barbara è invocata dai cristiani contro il pericolo dei fulmini, delle armi e delle “male morti”, ossia di quelle morti improvvise, avvenute senza il perdono di Dio.

Le varie agiografie differiscono per molti particolari, compresi il tempo e il luogo in cui visse Barbara. Riguardo alla data del martirio, esso sarebbe avvenuto sotto un "imperatore Massimino" o "Massimiano".

Il suo martirio comportò numerose torture: venne avvolta da panni ruvidi irti di spine che le lacerarono la carne, ma Cristo, apparendole di notte, curò le sue ferite. I carnefici tentarono di ustionarla, ma le fiamme accese ai suoi fianchi si spensero subito; le vennero poi tagliati i seni, venne colpita alla testa con un martello e poi fatta sfilare nuda per le strade. Alla fine il padre la condusse in cima a una montagna e la decapitò, assieme a un'altra giovane cristiana, Giuliana.

Iconografia e Simboli di Santa Barbara

L'iconografia di Santa Barbara è ricca di simboli che ne rappresentano la storia e i patronati. L'attributo più comune della vergine è senza dubbio la torre a tre finestre, simbolo della Trinità, rappresentata sia come ambiente nel quale è collocata, sia come miniatura tenuta in mano o appoggiata ai suoi piedi. Uno degli emblemi più antichi è invece la penna di pavone, indice di immortalità e di apoteosi.

Dopo il XV secolo apparvero anche il calice e l'ostia, entrambi attinenti all'accompagnamento cristiano alla morte. Altri simboli ricorrenti sono i cannoni e le catapulte, richiamanti il patronato di Santa Barbara sull’artiglieria, il libro (esemplificativo della sua vita studiosa) e la torcia (allusiva ad un episodio del suo martirio).

Dettaglio di un'icona di Santa Barbara con la torre e la palma del martirio

I Patronati di Santa Barbara

Dalla sua leggenda e dai vari elementi ad essa associati, Santa Barbara è diventata patrona di numerose categorie e professioni:

  • Architetti, stradini, tagliapietre, muratori, cantonieri, campanari: legati al tema delle torri e della loro costruzione.
  • Artiglieri, artificieri, genio militare, membri della marina, vigili del fuoco: per la protezione contro i fulmini, il fuoco e le morti causate da esplosioni o colpi d'artiglieria.
  • Minatori: per il lavoro in miniera.
  • Marinai: confermata patrona dalla Marina Militare, simboleggia la serenità del sacrificio di fronte a un pericolo inevitabile.
  • Architetti, geologi, marinai, artiglieri, artificieri, genieri, minatori, architetti, e altri ancora.

La sua figura è particolarmente venerata dalla Marina Militare fin dall'inizio dell'uso della polvere da sparo. Santa Barbara fu scelta in particolare perché simboleggiante la serenità del sacrificio di fronte a un pericolo inevitabile.

Chiese e Santuari dedicati a Santa Barbara

Numerose chiese e santuari sono dedicati a Santa Barbara in tutto il mondo. Tra questi:

Chiesa di Santa Barbara a Grottole (MT)

Edificata nel 1950 e inaugurata nel giugno 1951, questa chiesa è costruita in mattoni e pietra arenaria proveniente dal vicino Monte Aquilone. La sua realizzazione fu possibile grazie al lavoro volontario dei minatori e al materiale donato dalla Società Montecatini. L’interno presenta un’unica navata con un prezioso dipinto ad olio del Seicento raffigurante la santa e una statua policroma venerata dai minatori.

Santuario di Santa Barbara (Grecia)

In base alla legge n. 957 del 20 aprile 1949, il santuario dedicato a Santa Barbara è di proprietà, possesso e amministrazione dell’Apostoliki Diakonia della Chiesa di Grecia. La chiesa nella sua forma attuale fu costruita nel 1904 secondo lo stile delle basiliche a tre navate. Il sacro bema della chiesa si chiama anche ” Euresis ” (ritrovamento) proprio perché è il luogo dove fu rinvenuta la miracolosa icona di Santa Barbara.

La piccola cappella situata nel luogo dove oggi s’innalza il Santuario rischiò di sparire a causa dell’abbandono, ma fu riscoperta grazie al ritrovamento miracoloso della sua icona da parte di un pastore.

04 Dicembre - La Vita MIRACOLOSA di Santa Barbara

La Marina Militare è legata alla Santa dall’inizio dell’uso della polvere da sparo. Barbara nacque nel 273 d.C. in Asia Minore, nell’attuale Izmit, porto della Turchia, a quei tempi Nicomedia.

La chiesa fu voluta dall’ambizioso Duca Guglielmo Gonzaga e porta la firma dell’architetto Giovan Battista Bertani. L’architetto concepì una soluzione originale: una “cupola” quadrata, caso unico in Italia, per mettere in evidenza il quadro di fondo raffigurante Santa Barbara.

L'apparato figurativo fu ben studiato, con una corrispondenza tra le opere che si fronteggiano e un collegamento tra i soggetti. Da ammirare i due altari monumentali laterali, inquadrati da un’enorme architettura lignea che simula il marmo.

La cupola è cubica con grandi finestre che danno luce. Qui, al centro della chiesa, venivano montati enormi catafalchi per i funerali dei personaggi di casa Gonzaga, realizzati su disegno di abili artisti. Questi catafalchi arrivavano fin alla cupola e duravano solo per la durata della messa, per poi essere smantellati.

L'organo, visto da sotto, sembra poca cosa, ma è uno dei più pregevoli che si conoscano, con ante richiudibili dipinte da Fermo Ghisoni, allievo di Giulio Romano, raffiguranti l’Annunciazione dell’Angelo Gabriele e Maria.

La pala d'altare è un quadro di Domenico Ricci, detto il Brusasorci, che raffigura il martirio di Santa Barbara, con la ricchissima cornice nella quale spuntano 4 cannoni, a ricordare il patronato della santa sull’artiglieria.

La sagrestia, un tempo utilizzata per vestirsi, prepararsi e celebrare alcuni riti previsti dal Concilio di Trento, conserva busti di canonici e abati significativi, tra cui il ritratto del fondatore dell’abbazia, il Duca Guglielmo. Sotto all’altare si trova una raffigurazione che abbina dipinto e scultura, con il Cristo morto appeso alla Croce e, sotto, un quadretto restaurato raffigurante la flagellazione di Gesù.

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