L'anno 2017 ha segnato un evento di portata storica e di profondo significato ecumenico: per la prima volta in 1.000 anni di storia, le reliquie di San Nicola il Taumaturgo, custodite nella cripta della Pontificia Basilica di Bari, sono state trasferite temporaneamente nella Federazione Russa. Questo straordinario avvenimento, avvenuto dal 21 maggio al 28 luglio 2017, ha interessato in particolare le città di Mosca e San Pietroburgo.

L'Evento Eccezionale del 2017: Un Ponte tra Chiese
La Storica Traslazione a Mosca e San Pietroburgo
La partenza da Bari di una reliquia di San Nicola è stata definita un "evento storico", specialmente considerando che, in 930 anni, essa non aveva mai lasciato la città. Il trasferimento è giunto alla vigilia della celebrazione dei 930 anni della traslazione delle ossa di Nicola a Bari, ricorrenza festeggiata il 9 maggio.
L'accordo per questo storico trasferimento in Russia è stato raggiunto nell'incontro di Cuba tra Papa Francesco e il Patriarca di Mosca Kirill. Tale evento è stato considerato senza precedenti, vista l'importanza di San Nicola nel mondo ortodosso. In verità, Nicola è uno dei santi più venerati al mondo, presente tra i cattolici, tra gli ortodossi e ricordato, seppur in forma diversa, anche nel mondo protestante.
Per quanto riguarda la reliquia, si tratta di una costola nei pressi del cuore del Santo, preparata dall'Università di Bari e posta in una teca di cristallo ultraprotetta. Le reliquie del santo vescovo sono arrivate nella Federazione Russa con un aereo privato messo a disposizione dai russi.
Le reliquie di San Nicola di Bari da ieri a Mosca
Le Dichiarazioni e il Significato Ecumenico
Il sindaco di Bari, Antonio Decaro, ha commentato l'evento: "Se è vero che la storia è fatta di corsi e ricorsi storici e che gli eventi si ripetono secondo un disegno prestabilito, allora oggi siamo davanti ad uno di questi episodi, a cui credo gli uomini abbiano la fortuna di assistere poche volte nella vita, se non una sola. In questi tempi di migrazioni di popoli alla ricerca di pace, in un momento in cui si riaffacciano nuovi e vecchi egoismi e tentativi di sopraffazione, la chiesa risponde con un messaggio di pace e dialogo. Un evento storico che aiuta molto nel cammino di avvicinamento tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa."
Monsignor Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari-Bitonto e Delegato Pontificio della Basilica, ha rivelato: "Ho avuto un lungo scambio epistolare col Papa e il Papa mi ha autorizzato al trasferimento in Russia delle reliquie." Mons. Cacucci ha inoltre aggiunto: "Questo trasferimento, che non si pone come un precedente da riproporre ma è un evento eccezionale, tutti noi ci auguriamo possa assumere un significato simbolico di pace, di unione non solo di tutte le Chiese ma soprattutto di tutte le popolazioni. Sono convinto che la separazione tra ambito religioso e ambito politico sia solo intellettuale. Dobbiamo essere attenti: il compito della chiesa è religioso, in Occidente la distinzione è netta, ma sono convinto che l'incontro tra queste due grandi Chiese avrà un grande valore di fraternità e sarà un segnale per il mondo intero. Non si può dire con esattezza quale sarà il ruolo che la Chiesa potrà avere ma sicuramente un ruolo inevitabile di interconnessione."
Il rettore della Chiesa Russa di Bari, Padre Andrey Boytsow, ha dichiarato: "Questo evento darà finalmente la possibilità ai fedeli russi che per motivi economici non possono andare a Bari in pellegrinaggio, di venerare le reliquie in Russia."
Il sindaco Decaro ha anche ricordato che il dialogo tra la Chiesa russa e la città di Bari è iniziato nel 2006, quando la città donò alla Chiesa russa l'immobile che si trova a Carrassi. Ha ribadito l'importanza che "in un tempo segnato da guerre, è importante che la Chiesa sappia parlare di pace e di concordia."
La Reliquia e la Cerimonia di Consegna
Il frammento di 13 centimetri della costola sinistra del Santo è stato deposto in un reliquiario realizzato dalla Federazione Russa: decorato con preziosi rilievi laterali che raccontano la vita e i miracoli di San Nicola, le parti superiore e anteriore sono state realizzate in vetro per permettere la visione della reliquia.
La cerimonia di consegna è avvenuta nella Cripta della Basilica di San Nicola, dove alle 8 del mattino il metropolita Hilarion Alfeev, presidente del dipartimento delle relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, ha presieduto una liturgia. Al termine della celebrazione, la reliquia è stata ufficialmente consegnata dal priore della Basilica, Padre Ciro Capotosto. Tra l'arcivescovo di Bari-Bitonto, monsignor Cacucci, e il metropolita Hilarion è stato sottoscritto un protocollo d'intesa.
Accompagnata dal suono delle campane e dal saluto commosso di centinaia di fedeli, cattolici italiani e ortodossi russi, la reliquia ha lasciato la città di Bari. È stata portata in aeroporto a bordo della "San Nicola mobile", scortata dalle forze dell'ordine. Il governatore Michele Emiliano, che ha accompagnato la delegazione russa e italiana, ha scritto su Facebook: "È un'emozione molto forte vedere migliaia di pellegrini russi in Puglia, a Bari, per salutare questa partenza. Questo è il frutto di un lavoro lunghissimo, partito con la restituzione della Chiesa Russa di Bari al Patriarcato di Mosca, che Papa Francesco ha completato attraverso l'autorizzazione all'invio della reliquia."
L'Accoglienza Trionfale in Russia
All'arrivo all'aeroporto di Mosca, nel pomeriggio, la reliquia è stata accolta in maniera solenne. Le cronache riportano un'accoglienza trionfale a Mosca e in Russia, con lunghe file chilometriche fuori dalla Cattedrale di San Salvatore per tributare ogni onore al Santo Vescovo di Myra. Una liturgia celebrata dal Patriarca Kirill ha seguito l'accoglienza. L'evento è stato ripreso da numerose emittenti provenienti da tutta la Russia, dalla BBC e da alcune TV finlandesi. La reliquia di San Nicola è stata poi trasferita a San Pietroburgo.

Cenni Storici: L'Arrivo delle Reliquie a Bari
Il Contesto della Traslazione del 1087
L'idea di trafugare le spoglie di San Nicola venne ai baresi in un contesto di profonda crisi per la città. La caduta di Antiochia in mano ai musulmani nel 1084 sembrava la premessa alla devastazione della Licia e alla distruzione della chiesa del Santo, già tentata dai musulmani 250 anni prima. Bari, nel frattempo, aveva perduto il ruolo di residenza del catepano e quindi di capitale dell'Italia bizantina, a causa della conquista normanna del 1071. La città, che dall'876 era stata capitale del tema di Longobardia, era attraversata da una importante frattura: bisognava ricucire il tessuto sociale di una comunità in cui convivevano tante etnie, mentre nel 1054 si era consumato lo scisma tra Chiesa d'Oriente e Chiesa d'Occidente.
L'Impresa dei Marinai Baresi a Myra
Agli inizi del 1087, tre navi colme di frumento salparono alla volta della Siria, per un'impresa voluta da alcuni saggi e stimati cittadini baresi che misero a disposizione le loro imbarcazioni. Giovanni Arcidiacono riferisce che circa ottanta marinai, commercianti e schiavi (il numero 62 si riferisce ai partecipanti con diritti civili) salparono per il porto di Antiochia per vendere i loro prodotti.
In questa città, i baresi vennero a conoscenza che anche dei mercanti veneziani valutavano l'opportunità di rapire le reliquie di San Nicola. Questa notizia accelerò i loro piani. I baresi conclusero rapidamente le operazioni commerciali e con le loro tre navi approdarono al porto di Andriake. Una quindicina di uomini rimasero sull'imbarcazione con i rematori, mentre gli altri 47 si inoltrarono per quasi due chilometri all'interno, giungendo alla chiesa che custodiva le spoglie di San Nicola.
In quel luogo trovarono quattro monaci bizantini, ai quali domandarono del myron, il liquido che si formava nella tomba del Santo, mentre altri si misero a pregare, dando l'idea di un gruppo di pellegrini. Alla fine, i baresi svelarono il loro intento di mettere in salvo le reliquie dall'occupazione turca e si dissero disposti anche a pagare. Quando i monaci replicarono che il Santo non aveva mai acconsentito a nessuno di portarlo in altro luogo, i baresi tirarono fuori le armi nascoste sotto i loro mantelli. Un monaco che tentò di raggiungere la porta per avvisare i Miresi fu subito bloccato. Un altro monaco rivelò dove giaceva il corpo di San Nicola e i baresi iniziarono a dare delle picconate per aprire la tomba; il giovane Matteo spaccò la lastra del sepolcro e, immergendo le mani nella manna che lo riempiva, tirò fuori le spoglie del Santo.

Il Viaggio di Ritorno e l'Accoglienza a Bari
Il viaggio di ritorno fu segnato da episodi leggendari. Dopo varie soste, le navi giunsero a quattro o cinque miglia da Bari e passarono la notte nell'insenatura della costa di San Giorgio. Il 9 maggio 1087 le reliquie giunsero a Bari con indescrivibile esultanza della popolazione. Le ossa del Santo furono collocate in una cassa di legno rivestita di pregiati tessuti acquistati ad Antiochia.
Le Cronache della Traslazione e le Tensioni Politiche
I Due Resoconti Storici: Niceforo e Giovanni Arcidiacono
La traslazione delle reliquie fu documentata in modo straordinariamente dettagliato da due cronisti contemporanei, ma con prospettive molto diverse:
- Niceforo, monaco attivo a Bari alla fine dell'XI secolo, scrisse il primo resoconto su commissione di Curcorio o Curcurio, un notabile di origine armena, rappresentante del potere civile della città. La stesura si data tra il luglio 1087 (inizio della costruzione della basilica) e il 14 febbraio 1089 (data della morte del vescovo Ursone o Orso). La versione greca del resoconto esprime chiaramente una tendenza mercantile e antinormanna.
- Giovanni Arcidiacono, contemporaneo di Niceforo, scrisse il resoconto della traslazione nel 1088 per diretto incarico del vescovo Ursone, esprimendo la visione ecclesiastica e dando ampio spazio al dibattito che vi fu in città sul luogo ove deporre il corpo di San Nicola: se una chiesa nuova da costruire oppure la cattedrale, sede del vescovado.
Mentre Ursone rappresentava il potere dei Normanni, essendo consigliere del Duca di Puglia Roberto il Guiscardo, l'abate Elia rappresentava a Bari la classe mercantile e le ormai decadute gerarchie bizantine e longobarde.
Lo Scontro per la Collocazione delle Reliquie
L'arrivo delle reliquie provocò uno scontro armato per decidere della loro collocazione: se in Cattedrale (chiesa dell'arcivescovo) oppure in una chiesa appositamente costruita. I marinai consegnarono il corpo al benedettino Elia, abate di San Benedetto. Il tentativo del vescovo Ursone di impadronirsene provocò uno scontro armato con due morti e molti feriti. Finalmente l'arcivescovo si rassegnò e concesse che il palazzo dell'antico governatore bizantino (catepano) venisse trasformato in chiesa.
I lavori iniziarono l'8 luglio 1087 e a dirigerli fu l'abate Elia che, alla morte di Ursone (14 febbraio 1089), fu eletto arcivescovo dal popolo unanime. Il 1° ottobre del 1089 Papa Urbano II, proveniente da Melfi, ripose le reliquie sotto l'altare della cripta alla presenza dei conti normanni e della duchessa Sichelgaita.
La Diffusione del Culto di San Nicola in Europa
L'eco "mediatica" della traslazione fu straordinaria: già nel 1088 erano stati scritti due racconti dell'evento. I marinai baresi scelsero le reliquie di San Nicola per risollevare il prestigio religioso e commerciale della loro città proprio perché nell'XI secolo questo Santo godeva anche in Occidente di un primato nella venerazione dei fedeli.
La traslazione incrementò questa venerazione grazie al fatto che in Europa vigeva una specie di Commonwealth normanno. Gli antichi Vichinghi, con le loro ramificazioni, erano infatti di casa in Francia, in Inghilterra, nell'Italia Meridionale e nella Rus' di Kiev, per cui l'impresa dei baresi fu conosciuta in Europa con la rapidità del vento. Nel "Sermone sulla Traslazione", composto intorno al 1093 a Kiev, troviamo scritto: "Beata davvero è la città di Bari e santificata è la sua chiesa."

La Popolarità di San Nicola in Russia e il Dialogo Ecumenico
L'Analisi del Professor Giorgio Otranto
Il "Quotidiano" ha chiesto al professor Giorgio Otranto, esperto di storia del cristianesimo e devozioni popolari, docente universitario, il motivo della grande popolarità di San Nicola in Russia. Secondo Otranto, "Tutti i santi di origine orientale e perciò bizantina sono molto venerati in Russia e Nicola, che quella origine ha, non fa eccezione."
Il Culto Russo e le "Tre Rome"
La "Nicola-mania" russa risale al Medioevo, e "San Nicola ha incrementato il sentimento cristiano russo," sebbene il cristianesimo esistesse già in Russia prima di lui. Il professore Otranto ha ricordato che Mosca è chiamata la Terza Roma per la sua vocazione cristiana, le altre due essendo l'originale Roma e Bisanzio (Costantinopoli). Ogni anno, centinaia di fedeli del Patriarcato di Mosca si recano a Bari per venerare le insigni reliquie del grande Santo di Dio, ma per la maggior parte degli ortodossi della Russia tale lungo pellegrinaggio è difficile da realizzare.
Contributo al Dialogo Ecumenico
Il professor Otranto ritiene che la presenza della reliquia di Nicola in Russia possa contribuire allo sviluppo del dialogo ecumenico con il mondo ortodosso russo. "Io credo di sì. Del resto, proprio grazie a Nicola, questo dialogo è già ben avviato, anche se problemi dottrinali e teologici rimangono vivi e non sono di poco conto o facile soluzione."
Il Sentimento dei Baresi
Riguardo al sentimento dei baresi, che sembrano più "tiepidi" rispetto all'affetto caloroso dei russi, Otranto ha osservato: "Il barese è disincantato per indole, anche nel sentimento religioso, senza contare il secolarismo del nostro mondo e la caduta del senso del sacro." Ha evidenziato che, nonostante i baresi siano "formidabili bestemmiatori", San Nicola viene sempre risparmiato, a dimostrazione della profonda considerazione in cui è tenuto.
Qualche barese, specie nella città vecchia, non ha preso benissimo il trasferimento della reliquia, un fatto considerato "nella più assoluta normalità" da Otranto, che ricorda come sia sempre accaduto per il trasferimento di reliquie o di simboli radicati tra la popolazione. Si ha la paura, qui ingiustificata, che non ritorni, come accaduto, ad esempio, con Padre Pio a San Giovanni Rotondo.
Controversie e Riservatezza: Il Caso Becciu-Marogna
Le Dichiarazioni di Cecilia Marogna
La riservatezza di monsignor Francesco Cacucci, arcivescovo emerito della Diocesi di Bari-Bitonto, è stata inespugnabile riguardo a un caso controverso emerso durante un'udienza nel processo per la presunta truffa per l'acquisto di un palazzo a Londra da parte della Santa Sede. Il nome di mons. Cacucci è emerso infatti quando Cecilia Marogna, imputata nel processo, ha sostenuto di aver fatto da tramite con emissari inviati da Putin per una richiesta di donazione delle reliquie.
Stando al suo racconto, Marogna si sarebbe fatta tramite della richiesta russa con il cardinale Angelo Becciu, il quale avrebbe ricevuto gli inviati russi e chiesto a Papa Francesco un'opinione in merito. Tuttavia, sempre secondo la versione dell'imputata, fu lo stesso cardinale a riferire che le reliquie potevano essere donate solo dal loro custode, cioè mons. Cacucci. Già nel 2017, quando su richiesta del patriarca Kirill il Papa acconsentì al trasferimento temporaneo della reliquia, molti baresi erano scettici sulla sua restituzione. Le cose per fortuna andarono come previsto e la costola tornò nella tomba del vescovo di Myra.
Le Incongruenze e la Posizione di Monsignor Cacucci
Nonostante mons. Cacucci si sia trincerato dietro il no comment, nelle dichiarazioni della Marogna affiorano alcune incongruenze. La prima e più vistosa è che né mons. Cacucci né un qualunque altro vescovo possono disporre a loro piacimento di reliquie o altri beni devozionali. L'arcivescovo di Bari è Delegato Pontificio per la Basilica di San Nicola e dunque risponde al Papa e solo a lui per tutto ciò che concerne la venerazione del Santo, a maggior ragione se si tratta di un tema così delicato come la cessione delle reliquie.
A tal proposito, va detto che richieste di donazioni o di trasferimento temporaneo di reliquie non sono infrequenti e giungono tanto a Bari quanto in altre località che custodiscono i resti di santi particolarmente venerati (Assisi, Padova, Cascia, Roma...). Quindi, se una richiesta ci fosse stata davvero per una donazione, non poteva essere gestita in quel modo.
Un altro elemento singolare nella versione della Marogna è che sia stato Putin a chiedere la donazione delle reliquie, quando invece un'istanza di Kirill - vista la particolare vicinanza con Francesco in quel momento - sarebbe stata più considerata. Il patriarca russo, infatti, criticato dai suoi per l'incontro con il Papa a Cuba nel 2016, per recuperare consensi e credibilità, non aveva esitato a chiedere il trasferimento temporaneo della reliquia, e Francesco aveva acconsentito, ma solo dopo aver consultato mons. Cacucci.
Si ha l'impressione che mescolare la devozione del popolo russo a San Nicola, i rapporti con Bari e le presunte volontà di Putin alla già intricata vicenda processuale imperniata sulla figura del cardinale Becciu serva a confondere ulteriormente le acque. Una delle più efficaci tecniche per costruire fake news consiste nell'intrecciare fatti veri con fatti veri ed è quello che sembra stia accadendo. Mai come in questo caso, il silenzio di mons. Cacucci appare eloquente.