La reincarnazione, o metempsicosi (dal greco metempsicôsi, passaggio delle anime), è una teoria secondo cui le anime sono immortali e abitano in corpi mortali, proprio come una persona abita in una casa. Questo concetto affascinante offre una spiegazione alternativa riguardo alle origini dell'uomo e al suo destino, stimolando un interesse crescente nel mondo contemporaneo grazie a libri, riviste, trasmissioni televisive, film e conferenze, spesso collegate al sapere esoterico e alle scienze occulte. Appare come una fonte di conforto, specialmente per coloro che cercano liberazione sulla base delle proprie possibilità interiori, e sembra dare speranza per la continuazione dell'esistenza della persona, che può nelle vite successive avere maggiori possibilità di conseguire la liberazione.
Un altro motivo importante per cui molti credono alla reincarnazione è che essa sembra spiegare il motivo delle differenze che esistono tra le persone. Alcuni sono in buona salute, altri tormentati da handicap, alcuni ricchi, altri vivono nella miseria. Le religioni orientali spiegano che queste differenze sono il risultato delle vite precedenti che una persona ha vissuto, bene o male, di cui si raccolgono i frutti nella vita presente attraverso l'azione del karma.

Le Origini e le Tradizioni Orientali
La forma classica della dottrina della reincarnazione fu formulata in India, non prima del IX secolo a.C., con la composizione degli scritti brahmani. Quando le Upanishad (tra il VII e il V secolo a.C.) definirono chiaramente il concetto, esso fu adottato dalle altre grandi religioni orientali originate in India, come il Buddhismo e il Giainismo.
L'origine del samsara (il ciclo di nascite e morti) va cercata nell'Induismo e nei suoi scritti classici. Inizialmente, come si evince dall'esegesi del rituale funerario, si credeva che l'uomo continuasse ad esistere dopo la morte come persona completa. La giustizia divina era amministrata da dèi come Yama, Soma e Indra, non da una legge impersonale come il karma.
La premessa per l'ottenimento di una ricompensa per le proprie azioni in una nuova esistenza terrena (invece di una celeste) apparve negli scritti brahmani del IX secolo a.C. In essi si affermava una limitata immortalità celeste, dipendente dalle opere e dalla qualità dei sacrifici fatti durante la vita. Dopo aver raccolto la ricompensa, l'uomo doveva affrontare un'altra morte nel regno celeste (punarmrityu) e quindi ritornare all'esistenza terrena.
L'ignoranza della propria individualità (atman o purusha) mette in azione il karma, la legge di causa ed effetto della spiritualità orientale. La sua prima formulazione si trova nella Brihadaranyaka Upanishad (4,4,5): "Secondo come si agisce, secondo come ci si comporta, così si diventa. Chi fa bene diventa bene. Chi fa male diventa male." La reincarnazione (samsara) è la via pratica con cui si raccoglie il frutto delle proprie azioni. Gli Upanishad giungono a considerare il destino finale dell'uomo come una fusione impersonale tra atman e Brahman, raggiungibile esclusivamente tramite la conoscenza esoterica.
Secondo la filosofia Vedanta, l'entità si reincarna nel sé impersonale (atman), che manca di un elemento personale. Sebbene costituisca il substrato esistenziale, l'atman non può trasportare il "progresso spirituale" della persona, poiché non mantiene dati prodotti nel dominio illusorio dell'esistenza psico-mentale. Il progresso spirituale è registrato dal karma o da una minima quantità di debito karmico. A seconda del proprio karma, alla rinascita l'intero essere fisico e mentale viene ricostruito.
Per spiegare il meccanismo, l'Induismo Vedanta ha adottato il concetto di un corpo sottile (sukshma sharira) che resta attaccato all'atman e registra i debiti karmici trasmettendoli da una vita all'altra, sebbene non preservi gli attributi personali o informazioni sulle vite precedenti. Nel darshana Samkhya e Yoga, l'entità che si reincarna è chiamata purusha, un equivalente dell'atman, e il serbatoio del karma è chiamato karmashaya.
Il Buddhismo insegna che tutti e cinque gli elementi che costituiscono l'essere sono non permanenti (anitya) e sottoposti a continua trasformazione, non possedendo un principio dimorante, un "sé". Alla domanda su chi erediti le azioni e si reincarni se non esiste un vero sé, Buddha rispose che solo il karma passa da una vita all'altra, paragonandolo alla luce di una candela derivata da un'altra senza sostanza propria.

La Reincarnazione nel Mondo Occidentale Antico
La credenza nella reincarnazione è molto antica non solo in Estremo Oriente ma anche in Occidente. Era nota presso i Celti, dei quali Cesare scrive: «Una delle loro principali massime è che le anime non muoiono, ma che alla morte passano da un corpo in un altro, ciò che essi credono assai utile per incoraggiare alla virtù e per fare disprezzare la morte» (De bello gallico, IV,14,5).
Nell'antica Grecia, la teoria era diffusa e chiamata metempsicosi. Gli Orfici (VII-VI sec. a.C.) ritenevano che l'anima, appena uscita da un corpo, si incarnasse di nuovo in un altro corpo (sòma), che diventa una prigione (sêma), da cui si possono liberare solo coloro che sono iniziati. Anche Pitagora (VI-V sec. a.C.) e i pitagorici credevano nella trasmigrazione delle anime, così come Empedocle. Da Orfici e Pitagorici, Platone (V sec. a.C.) derivò questa dottrina, spiegando nel "Fedone" che conoscere significa ricordarsi di quello che si è sperimentato prima di nascere. Il Platonismo greco affermava la preesistenza dell'anima in un mondo celestiale e la sua caduta in un corpo umano, necessitando purificazione mediante la reincarnazione. Questa dottrina passò poi ai neoplatonici e agli gnostici. Plotino, ad esempio, spiegò la legge fatale che induce l'anima, di origine divina, a incorporarsi per il desiderio di possedere meglio se stessa.
Nel caso dell'antico Egitto, il Libro Egizio dei Morti descrive il viaggio dell'anima verso l'altro mondo senza ritornare alla terra. Gli antichi Egizi imbalsamavano i morti in modo che il corpo potesse essere preservato e accompagnare così l'anima nell'altro mondo, presentando una visione contrastante rispetto alla reincarnazione.

La Reincarnazione e il Cristianesimo Primitivo
La reincarnazione nel Cristianesimo è un discorso ancora controverso, ma soprattutto poco conosciuto e approfondito dagli stessi Cristiani. Molti Cristiani Cattolici liquidano il concetto di reincarnazione come una teoria strampalata, assurda e abominevole, priva di fondamento.
Riferimenti Biblici e Interpretazioni
Tuttavia, esistono passaggi biblici che sono stati interpretati dai sostenitori della reincarnazione. Ad esempio, i passaggi che citano Giovanni il Battista in cui si suppone che egli sia Elia reincarnato: Matteo 11:13-14, Matteo 17:10-13, Luca 1:17. In Matteo 11:14-15 Gesù dice ai suoi discepoli: “E se lo volete accettare, egli è quell’Elia che deve venire. Chi ha orecchi intenda.” Lasciando sottintendere che Giovanni il Battista fosse la reincarnazione del profeta Elia.
In Giovanni 1:24 Giovanni il Battista risponde ai sacerdoti di non essere Elia. In Matteo 16:13-14 si legge che Gesù chiede cosa pensi la gente di lui, quale incarnazione egli sia. In Marco 6:14-16 si dice che sia il popolo che Erode ritenevano che Gesù fosse l'incarnazione di Giovanni il Battista.
Un altro episodio significativo è in Giovanni 9:1-3, dove i discepoli di Gesù chiedono: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?”. Questo passaggio ha senso solo se si premette la preesistenza del cieco e nel contempo fa accenno alla legge del karma. La risposta di Gesù, “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio”, è interpretata da alcuni come un riferimento a una vita precedente.
In Giacomo 3:6, la traduzione più fedele del testo greco, a differenza delle traduzioni ufficiali, direbbe "La lingua contamina tutto il corpo e scatena la ruota della rinascita". Anche i testi latini dicono rotam nativitatis. Infine, in Giovanni 3:3-7, Gesù dice a Nicodemo che solo chi rinasce dall'acqua e dallo spirito potrà vedere il Regno di Dio ed entrarvi. Tali punti possono essere interpretati con la sorte della reincarnazione cui vanno soggetti gli uomini.
Padri della Chiesa e Pensatori Primitivi
Molti dei Padri della Chiesa cristiana accettavano la dottrina della reincarnazione, derivata dagli insegnamenti del cristianesimo esoterico. Giustino Martire (100-165 d.C.) affermava: “L’Anima vive più di una volta in corpi umani, ma non può ricordare le sue esperienze anteriori.”
Origene di Alessandria (III secolo d.C.), considerato uno dei padri fondatori del cristianesimo, scrisse nella sua opera "Sui principi": “Ogni anima viene a questo mondo fortificata dalle vittorie e debilitata dalle sconfitte delle sue vite precedenti.” e "A causa di una certa inclinazione verso il male di alcune anime, esse perdono le ali e prendono corpo, prima sotto forma di uomini; quindi, a causa dell’associazione con la passione irrazionale, dopo il periodo assegnato con la forma umana, essi si trasformano in bestie, forma dalla quale passano poi alla forma di piante. Restano in queste diverse forme di corpi fino a quando non saranno degni di essere riportati alla loro posizione spirituale.” E ancora: “Dio ha organizzato l’universo sul principio di una retribuzione assolutamente imparziale”. Alla domanda: “Se l’anima non ha avuto una pre-esistenza, perchè alcuni sono ciechi dalla nascita, non avendo peccato, mentre altri nascono senza alcun difetto?”, egli rispondeva: “È chiaro che alcuni peccati esistevano (cioè erano stati commessi) prima che l’anima entrasse in un corpo, come risultato di tali peccati, ogni anima riceve una ricompensa in proporzione a ciò che merita.”
La consapevolezza della reincarnazione era presente anche in altri pensatori come Tertulliano, Cicerone, Virgilio, Ovidio e Plutarco. La reincarnazione era pienamente riconosciuta dagli Ebrei e ha continuato ad essere popolare tra gli Ebrei europei fino alla fine del Medioevo, tra gli Ebrei Chassidici e mistici, presso i quali è conosciuta come “gilgul” ed è spiegata in profondità in varie opere cabalistiche. Il concetto è presente anche nel Sufismo Islamico. Quindi, anche nel Cristianesimo delle origini, la reincarnazione era parte della saggezza originaria.
Il Rifiuto della Reincarnazione da Parte della Chiesa Cristiana
Nonostante la presenza di tali concetti nelle tradizioni antiche e nel cristianesimo primitivo, la dottrina della reincarnazione iniziò a cambiare e divenne sinonimo di eresia all'interno della Chiesa cristiana.
I Concili e le Condanne
Un momento decisivo fu il Concilio di Nicea nel 325 d.C., convocato dall'imperatore Costantino. Questo Concilio cambiò decisamente le carte in tavola, oscurando all’uomo occidentale gran parte delle antiche conoscenze per tutto ciò che riguarda i rapporti del divino con il terreno. In questo momento furono volontariamente modificate alcune convinzioni originarie allineandole alla mentalità romana.
L'avvenimento decisivo che diede l'avvio alla condanna della Reincarnazione da parte della Chiesa fu il sinodo della chiesa d'oriente avvenuto a Costantinopoli nel 543 d.C. Per ordine dell'imperatore Giustiniano I, che si riteneva capo supremo della Chiesa d'Oriente, venne condannata la dottrina di Origene con nove anatemi del patriarca Menas. Il Papa Virgilio si oppose fortemente al concilio, non fu presente e non accettò mai che la dottrina della reincarnazione fosse proscritta dal credo cristiano. Per timore dell'ira vendicativa dell'Imperatore, durante le consultazioni, fu costretto a rifugiarsi in una chiesa di Costantinopoli. Due degli anatemi elaborati da Giustiniano furono:
- Contro chiunque dichiari o pensi che l’anima umana preesisteva, ossia che sono stati prima spiriti e sacre potestà ma che, sazi della visione di Dio, si sono volti al male, e in questo modo il divino amore è morto in loro e sono pertanto divenuti anime e condannati al castigo dentro corpi, anatema sia.
- Contro chiunque dichiari o pensi che l’anima del Signore preesisteva ed era unita con Dio il Verbo prima della Incarnazione e della Concezione della Vergine, anatema sia.
Il sinodo del 543 d.C., anche noto come Secondo Concilio Ecumenico, sviluppò una serie di anatemi contro coloro che trovavano in Origene il loro teologo più autorevole.
Nel 553, durante il Concilio di Costantinopoli, l'imperatore Giustiniano decise di far sparire definitivamente la reincarnazione dai canoni.
La rimozione di questa dottrina da parte del secondo concilio creò un dilemma teologico che venne risolto nel VI secolo da Sant'Agostino, il quale concepì la teologia del peccato originale. Secondo questa teologia, l’anima, che non esisteva prima dell’atto sessuale, diveniva in qualche maniera contaminata dall’atto sessuale originario di Adamo ed Eva, necessitando quindi la purificazione attraverso il battesimo. In questo modo, il Concilio affermava che l’anima non è divina perché nata con il peccato e che quindi la Chiesa è l’unica ad avere il potere di garantire l’immortalità. Agostino rassicurava che "il declino dall’unità" non era dell'anima, ma erano Adamo ed Eva ad essere caduti. Egli parlava di una "massa dannata" di peccatori, da cui solo pochi erano prescelti per la vita eterna, con una predestinazione gratuita, infallibile e particolaristica. I bambini nascono nelle disgrazie a causa del peccato originale e, se Dio ha deciso di dannarli, non possono evitarlo.
Nel Concilio di Costantinopoli dell’869 d.C. fu deciso che lo Spirito come parte costitutiva dell’essere umano non esisteva e ne furono cancellate tutte le prove nelle scritture. A questo punto solo l’anima umana poteva avere qualche qualità spirituale, ma non poteva certo essere gestita dall’individuo nella sua realtà terrena. Così si cancellò ogni possibilità di evoluzione spirituale, reincarnazione e possibilità di autodeterminazione dell’essere umano comprese. Il concetto fu ripreso e ribadito nel Concilio di Lione del 1274 e in quello di Firenze del 1439. L’anima diventava appannaggio esclusivo della Chiesa attraverso i suoi sacerdoti quali intermediari.

Argomenti Teologici Contro la Reincarnazione
La dottrina cristiana rifiuta recisamente e categoricamente la reincarnazione, in quanto essa è in radicale contraddizione con la resurrezione ed è incompatibile con la dottrina evangelica, la quale insegna che la salvezza, dono di Dio in Gesù, si realizza nel corso d’una sola esistenza. Il giudizio universale stabilisce definitivamente se l'anima ha meritato la pace eterna o la dannazione eterna, e la salvezza sussiste nella resurrezione dei morti così come citato letteralmente in alcuni punti della Bibbia, dove viene intesa come una resurrezione in un corpo identico o simile a quello terreno.
Gesù, così dice la Bibbia, non predicò la reincarnazione. Le esortazioni di Gesù alla vigilanza, all'attività, alla perseveranza (Mt 24,42; Mc 13,33; Lc 12,35) non avrebbero senso se vi fosse reincarnazione, poiché dopo la "notte" nessuno può più lavorare (cfr. Gv 9,4). Lo stesso pensiero si trova negli scritti degli Apostoli.
San Paolo insegna chiaramente (1Cor 15,50ss) che con il giudizio si chiude per tutti l'economia della salvezza, senza alcuna possibilità di un ritorno o di una universale apocatastasi. Egli credeva che ci fosse un'unità assoluta tra anima e corpo e che un'anima non potesse abitare in un corpo come un inquilino abita in una casa. Anima e corpo insieme formano la persona. Ogni persona ha una sola vita terrena, che continua dopo la morte nella vita eterna.
La teologia scolastica, riaffermando la dottrina della Sacra Scrittura e dei Padri, sottolinea la distinzione tra status viae ("stato di cammino") e status termini ("stato di termine"): in quest'ultimo non si può più meritare. San Tommaso d'Aquino esamina la questione sotto tutti gli aspetti, fondando il suo rifiuto su un principio basilare: "la proporzione dell'anima dell'uomo al corpo dell'uomo è uguale alla proporzione dell'anima di quest'uomo al corpo di quest'uomo", facendo di questo principio metafisico-psicologico il perno della sua confutazione filosofica. Se l'anima è forma sostanziale del corpo, che gli dà l'essere specifico e che ha quindi con esso un unico essere sostanziale, ne consegue che non può unirsi che a questo corpo.
La negazione della reincarnazione secondo la quale si vive in questa valle di lacrime una sola volta per non tornarvi mai più, questo modo di pensare, rappresenta una profondissima infedeltà alla realtà del Cristo che ha fatto del nostro pianeta il suo corpo. La salvezza e la redenzione dell’uomo possono avvenire solo attraverso la morte sacrificale di Gesù il Cristo, un pilastro che è stato dichiarato dogma nel V secolo d.C. Pur di cancellare la teoria della reincarnazione si diede credito ad una tesi incredibile quale quella proposta da Sant’Agostino per quanto fosse evidentemente insostenibile.
San Girolamo, vissuto tra il 300 e il 400 d.C., definì la dottrina della reincarnazione «empia e scellerata» (Ep. 130 ad Demetriadem; PL 22,1120). Egli suggerì: “Dobbiamo riservare la dottrina della reincarnazione alla minoranza perché è preferibile che la maggioranza creda ai tormenti dell’inferno.”
La rivelazione cristiana non si accontenta di un vago sentimento di sopravvivenza, pur apprezzando l'intuizione di immortalità che è espressa nella dottrina di alcuni grandi ricercatori di Dio. La Chiesa Cristiana ha arbitrariamente cancellato la conoscenza della reincarnazione dalle proprie credenze, e fino a qualche decennio fa dichiarare che l’Uomo è sottomesso alla Legge della reincarnazione era un’affermazione che faceva passare chi la sosteneva per un tipo strano, un tantino eccentrico.
La Reincarnazione nell'Età Moderna e Contemporanea
Nel mondo cristiano si è ricominciato a parlare di reincarnazione solo nel XVI secolo nei circoli del risorto neoplatonismo e da parte di Gerolamo Cardano (1501-1576) e di Giordano Bruno (1548-1600). La maggiore diffusione di questa credenza si è avuta nel XIX secolo, quando in Europa e in Nord America è divenuta il tema privilegiato della teosofia e degli ambienti spiritistici.
Sono stati ardenti apostoli di questa idea Allan Kardec, fondatore dello spiritismo, Helena P. Blavatsky, inventrice della teosofia, e Annie W. Besant. L'interesse per la reincarnazione fu riacceso anche da figure come Jean Baptiste Van Helmont, Charles Bonnet, Bellanche, Pierre Leroux, Jean Reynaud, Charles Fourier, ecc. I seguaci della teosofia e dell'antroposofia rimisero in vigore la dottrina della metempsicosi, insegnando la successione delle vite ("reincarnazione") con riferimento a fonti greche e latine, ad autori dei secoli XV-XVII e, specialmente, alle antiche filosofie e speculazioni religiose dell'India. Anche i seguaci dello spiritismo sostengono la reincarnazione invece del Purgatorio, credendo che la persona abbia molte esistenze successive, di cui non ha ricordo, nelle quali espia i peccati commessi precedentemente.
Il reincarnazionismo ottocentesco è all’insegna dell’evoluzione e del progresso continuo: ci si reincarna per progredire. Proprio su questo punto sta la differenza sostanziale tra il reincarnazionismo occidentale e quello delle religioni e delle filosofie orientali. In queste ultime la reincarnazione non è un fatto positivo, non costituisce un motivo di gioia e di speranza, ma è una dura necessità cosmica, una purificazione necessaria a cui non si possono sottrarre coloro che alla loro morte non godono ancora della liberazione definitiva e fondersi nell’âtman universale o giungere al nirvâna; è dunque un male, una maledizione, da cui ci si deve liberare attraverso la meditazione e l’ascesi. Così, per le religioni e filosofie orientali, accedere alla salvezza è uscire dal “ciclo delle rinascite” (saṃsāra).
Oggi, è impressionante il numero di coloro che credono nella reincarnazione, non solo nel mondo orientale, dove la convinzione del saṃsāra è molto radicata, ma anche nel mondo occidentale. Anche in Italia, molti che si dichiarano cristiani accettano questa credenza, diffusa da molti mezzi di comunicazione e rafforzata dall'influsso delle religioni/filosofie orientali. La facilità di questa adesione si deve forse in parte a una reazione istintiva contro il dilagante materialismo. Nel modo di pensare di molti, questa vita terrena è avvertita come troppo breve per poter sviluppare tutte le potenzialità di un uomo o perché possano essere superati o corretti gli errori commessi.

Argomenti a Favore della Reincarnazione e Contro-Argomenti
Per i reincarnazionisti d’Occidente, gli argomenti più forti sono quelli indiretti, nel senso che la reincarnazione spiegherebbe alcuni fatti che altrimenti sarebbero inspiegabili. Tra questi:
- L'esistenza di idee innate negli uomini, interpretate come maturazione di concetti elaborati da altri spiriti nelle vite precedenti.
- La maggiore intelligenza di alcuni uomini, in particolare il fenomeno dei fanciulli-prodigio, visti come spiriti reincarnati che hanno acquisito scienza nelle esistenze precedenti, mentre gli idioti sono anime che non hanno fatto tesoro delle occasioni favorevoli nelle vite trascorse.
- La presenza del male nel mondo e la distribuzione ineguale del dolore, spiegati come conseguenza del cattivo comportamento nelle vite precedenti secondo la legge del karma, ma anche come strumento per forgiare e perfezionare le anime.
- La morte precoce dei bambini, vista come pagamento di un debito contratto in un’esistenza precedente, per poi ritornare sulla terra, liberate dal debito, per incarnarsi in un altro corpo e raccogliere altre esperienze.
- L'origine delle simpatie e antipatie in amori e odi nutriti in esistenze anteriori, e i matrimoni infelici come debiti da pagare contratti in vite precedenti.
- Il continuo progresso dell’umanità, prova che gli individui che nascono hanno già un’esperienza acquisita nelle vite precedenti.
Qual è il valore di questi argomenti? Anzitutto, nel cristianesimo, non ci sono nell’uomo idee innate, ma ogni idea è formata dall’intelletto partendo dalle sensazioni fornite dai sensi. La facilità innata ad acquistare alcune idee più semplici si spiega con l’ereditarietà, gli influssi dell’ambiente, l’educazione e l’impegno individuale. Il caso dei fanciulli-prodigio si spiega anch’esso con l’ereditarietà, una precoce maturità cerebrale ed endocrina, e un’idonea educazione, unita a particolari inclinazioni e talenti.
Quanto agli uomini buoni e cattivi, essi sono tali sia per l’educazione ricevuta e per l’ambiente in cui sono vissuti, sia per l’impegno che hanno o non hanno posto nel compiere il bene. Il male e il dolore, dal punto di vista cristiano, dipendono dalla diversa donazione dell'amore di Dio, che a ognuno assegna una via da percorrere per prepararsi alla vita eterna.
In sintesi, la reincarnazione rimane un concetto profondamente radicato in molte culture e filosofie orientali, e ha avuto una presenza significativa anche nel pensiero occidentale antico e nel cristianesimo delle origini, prima di essere progressivamente condannata e rimossa dalla dottrina ufficiale della Chiesa cristiana. Oggi, continua a essere un argomento di grande dibattito e interesse.
tags: #religioni #con #reincarnazione #a #nazareth