La Festa del Redentore è una delle ricorrenze più sentite dai veneziani, celebrata ogni anno la terza domenica di luglio. Questa festa, che si tiene da oltre quattro secoli, abbina all'originario spirito religioso anche tradizione, cultura e spettacolo. Ogni anno l’evento ha inizio il terzo sabato di luglio, con la benedizione del Patriarca di Venezia alla Basilica del Redentore, nell’isola della Giudecca, e l’apertura del ponte votivo galleggiante che collega l’isola al resto della città. Oggi, questa festa è attesissima non solo dai veneziani ma anche dai turisti che arrivano in città per poter vivere una notte di festeggiamenti e ammirare la bellezza dei tipici fuochi d'artificio sull'acqua.
Le Origini Storiche: La Peste e il Voto Solenne
Le origini della Festa del Redentore affondano le radici in un periodo di grave crisi per Venezia. Pochi anni prima della sua istituzione, la città visse uno dei periodi più neri della sua storia: una devastante pestilenza imperversava in città, scoppiata nel 1575 e che flagellò la popolazione mietendo oltre 50.000 vittime tra il 1575 e il 1577. Quella del 1576 fu una vera tragedia, con circa 50.000 persone morte in un solo anno. Tra le molte vittime ci fu anche il famoso pittore Tiziano Vecellio, che morì il 27 agosto 1576, e Venezia gli offrì un solenne funerale, nonostante l'orrore della situazione. Questa fu la seconda peggiore epidemia cittadina dopo quella del 1348.
Inizialmente, la Serenissima esitò nel riconoscere l’entità del flagello per evitare di mostrare la propria vulnerabilità. Tuttavia, in seguito adottò misure decisive per isolare i malati e combattere la diffusione della malattia. Un porto commerciale in contatto con l'Oriente come Venezia non poteva sfuggire al contagio. Fu imposto il coprifuoco: un'ora dopo il tramonto, nessuno poteva lasciare la propria casa. Ogni Sestiere di Venezia eleggeva tre nobili, incaricati di eseguire tutte le misure sanitarie prese dai provveditori alla salute pubblica. Le persone sospettate di essere affette dalla peste venivano trasportate al Lazzaretto Nuovo e, se il contagio veniva confermato, venivano trasferite al Lazzaretto Vecchio.
- Il Lazzaretto Vecchio, situato vicino al Lido, fu creato originariamente per ospitare i lebbrosi, poi divenne un luogo di isolamento e cura per i malati che arrivavano via mare, per evitare i rischi di contagio con la popolazione.
- Il Lazzaretto Nuovo, situato di fronte all'isola di Sant'Erasmo, fu creato nella metà del XV secolo, quando il Lazzaretto Vecchio non era più sufficiente per mettere in quarantena uomini e merci di ritorno da Paesi a rischio. Ogni mattina, dottori e volontari si spostavano da una barca all'altra per vedere se c'erano malati tra quelli in quarantena. La barca più grande del Lazzaretto esponeva una grande bandiera che vietava a chiunque di avvicinarsi.
Nel settembre 1576, il Doge Alvise Mocenigo formulò il voto di costruire una chiesa dedicata a Cristo Salvatore sull'isola della Giudecca, nella speranza che Dio ascoltasse la preghiera di Venezia e che l'epidemia cessasse. Il progetto venne affidato ad Andrea Palladio, uno dei più rinomati architetti dell’epoca. La prima pietra della chiesa fu posta il 3 maggio 1577 e, nello stesso anno, la città si liberò definitivamente dalla peste. Nel 1577, dopo due anni di epidemia, il Doge tenne fede al suo voto e indisse un concorso per l’edificazione della futura Basilica del Redentore, vinto da Andrea Palladio.

Le Prime Celebrazioni e la Nascita del Ponte Votivo
La storia della Festa del Redentore risale al 20 luglio 1577. In quell'anno, in occasione della terza domenica di luglio, venne eretta provvisoriamente una chiesetta in legno collegata a una passerella galleggiante che univa l’isola della Giudecca a Venezia. Il Doge accompagnato da tutti i dignitari e dal popolo di Venezia attraversò il canale della Giudecca in processione su un ponte di barche per restituire pubblicamente la grazia al Redentore. Era stato allestito un altare all'aperto, poiché la chiesa non era ancora stata costruita. Proprio su questo ponte ci fu la prima processione di fedeli, che ancora oggi è parte delle celebrazioni.
Originariamente, il ponte di barche del Redentore era costituito da galee ormeggiate tra loro, sulle quali era steso il pavimento di questo ponte temporaneo, che partiva da Piazza San Marco per congiungersi alla Giudecca, e misurava 620 metri. In seguito fu ridotto a 360 metri, partendo dalla chiesa di Santo Spirito, sul quai des Zattere in Dorsoduro, per attraversare il canale della Giudecca fino alla chiesa del Redentore. Nel Novecento, le galee furono sostituite dalle Peottes a fondo piatto, imbarcazioni da trasporto allora le più utilizzate in laguna.
Oggi, il ponte votivo, che in passato era costituito da barche messe l'una a fianco all'altra, viene realizzato da parti in legno messe l'una affianco all'altra e poggiate su supporti galleggianti. Lungo circa 330 metri, il ponte mobile viene allestito ogni anno tra le due sponde del canale della Giudecca, collegando l’isola alla riva delle Zattere, all'altezza della chiesa di Santo Spirito, e consentendo ai fedeli di accedere a piedi alla Basilica del Redentore.

La "Notte Famosissima": Festeggiamenti sull'Acqua
La notte del Redentore è storicamente conosciuta come "la notte famosissima", la famosa e meravigliosa notte estiva trascorsa sull'acqua, alla luce di lanterne colorate, con musica e canzoni. La festa ha acquisito nel tempo una dimensione gastronomico-pagano-religiosa per i veneziani. Dal ponte votivo che se in passato era fatto di imbarcazioni oggi viene costruito in legno, dai tipici addobbi alla Giudecca che restano anche ai giorni nostri fino ai chioschetti che con cibi tradizionali e bibite, le celebrazioni sono rimaste quasi del tutto uguali dal passato a oggi.
Preparativi e l'Attesa dei Fuochi d'Artificio
I preparativi della festa hanno inizio il terzo sabato di luglio al tramonto, intorno alle ore 19. I veneziani doc cominciano a organizzarsi qualche settimana prima del grande evento. La cosa più importante è avere una barca (diffusa a Venezia tanto quanto l’automobile in altre città) e decidere il menù della serata con abbondante quantità di vino. Già nel primo pomeriggio comincia l’occupazione del posto barca nel bacino San Marco. La prua dell’imbarcazione deve essere rivolta in direzione della Punta della Dogana: una chiatta al centro del bacino sparerà i fuochi d’artificio a mezzanotte.
In generale vale la regola del "chi prima arriva meglio alloggia", ma tra i veneziani esistono regole non scritte da rispettare: le barche più grandi rimangono più indietro rispetto alle piccole imbarcazioni, in modo da non avere persone davanti durante lo spettacolo. Occorre ricordare che dal tramonto in poi fino alla fine dello spettacolo pirotecnico la navigazione dei mezzi pubblici nel bacino San Marco è interrotta.

Lo Spettacolo Pirotecnico
Alle 23.30 si giunge alla parte più attesa della serata: lo spettacolo pirotecnico del Redentore, che illumina il Bacino di San Marco, Palazzo Ducale, le colonne dei Santi Marco e Todaro, e l’isola della Giudecca. I fuochi d'artificio sono ovunque, sopra e sotto, ti avvolgono e ti coprono con la loro luce, i loro bagliori colorati e il loro rumore assordante, amplificato in tanti echi dall'acqua del bacino. Per oltre mezz'ora, tutti vibrano al rumore e ai colori dei fuochi d'artificio, sparati ininterrottamente, con bouquet di colori e stelle lanciati nel cielo veneziano in un magnifico balletto aereo. Immaginate il Bacino di San Marco con 3.500 barche e 50.000 spettatori sparsi per tutto il bacino, sulla Riva degli Schiavoni, alle Zattere e lungo tutta l'isola della Giudecca, per assistere a uno dei più bei fuochi d'artificio del mondo.
Festa del Redentore Venezia 2016 - Venice's Festival of the Redeemer 2016
I Festeggiamenti e le Tradizioni a Bordo
Nella notte tra sabato e domenica, i veneziani festeggiano la ricorrenza in barca, gustando i piatti tipici della loro cucina e guardando dall'acqua l'evento più atteso. Le tradizionali "feste sull'acqua" vedono famiglie e amici riunirsi così per picnic sull'acqua, sotto le lanterne, chiacchierando insieme e scherzando con quelli delle barche vicine. Come nei tempi passati, si chiacchiera, si beve bene e si mangia tante cose buone. È una grande e bonaria cacofonia che riecheggia in tutto il bacino di San Marco. Alcuni danzano, altri si buttano in acqua e nuotano in mezzo alle barche, è proibito, ma a nessuno importa e il vino rende tutto più bello. È una grande e bonaria cacofonia che riecheggia in tutto il bacino di San Marco.
Il "cantagiro sull'acqua", il tour de chant sur l'eau, si svolgeva proprio durante la nuit du Redentore. Questa era la notte in cui cantanti e musicisti approfittavano di questo vasto pubblico galleggiante per presentare le loro nuove composizioni. Molte di queste chansonnettes, composte nel XVIII e XIX secolo, venivano ascoltate per molti anni, poi sono scomparse nelle profondità dei canali. L'aperitivo veniva servito nelle gondole aperte; la gente ridendo, chiacchierando, senza perdere un dente, e le voci argentine delle donne, a cui l'accento veneziano conferisce una particolare dolcezza, assomigliavano al cinguettio di uno stormo di uccelli.
La Domenica del Redentore: Processione, Regate e Bagno al Lido
Al termine dei fuochi d’artificio, ancora paralizzati dalla felicità, inizia lo sfollamento del bacino nel buio pesto: il traffico di barche è notevole, il moto ondoso ancora di più. Subito dopo, la tradizione vuole che i veneziani si dirigano verso il Lido per fare il bagno aspettando l'arrivo dell'alba. Non appena il primo raggio di sole colpisce l'acqua, è come un segnale e la lunga linea scura si trasforma improvvisamente in rosa e bianco, mentre tutti gettano i loro vestiti sulla spiaggia; in un istante, il mare che poco prima era così calmo e poetico si trasforma lasciando spazio al canto di gioia e alla battaglia di mille bagnanti.
La domenica mattina, l’evento prosegue con la Regata del Redentore: una competizione tra imbarcazioni a remi, che si svolge lungo il Canale della Giudecca. Partecipano alle Regate del Redentore sia vogatori professionisti che amatori provenienti da diverse squadre e associazioni locali, dando vita a una competizione accesa che spinge i vogatori al limite delle loro capacità. Inoltre, la domenica mattina si tiene la processione religiosa dalla Basilica di San Marco che attraversa il canale, sul ponte votivo, fino a raggiungere la chiesa del Redentore alla Giudecca e che viene riproposta anche oggi, preceduta dalla tradizionale benedizione del Patriarca.

Vivere la Festa: Consigli per i Visitatori
Chi è privo di imbarcazione e può contare su un amico veneziano potrà forse prendere parte alle tavolate che vengono allestite dai residenti lungo le rive del canale della Giudecca e lungo la riva degli Schiavoni fino a Sant’Elena. I “foresti” (ossia le persone che vengono da fuori) possono altrimenti puntare a un invito in altana: le terrazze sui tetti sono tra le location più ambite. Chi è privo di contatti in città, ha pur sempre un’alternativa che è quella di rivolgersi alle terrazze dei grandi alberghi. In occasione del Redentore l’hotel Monaco, il Ristorante Terrazza Danieli o il San Clemente Palace offrono cene con invidiabile vista fuochi, ma a costi piuttosto proibitivi (da 300 euro circa a persona).
Le ragazze e i ragazzi, le donne e gli uomini sembrano mangiare tutta la notte. William D. osservò che, nonostante i piccoli venditori di torte, mele, pere, pesche e altra frutta, gridino insopportabilmente da dietro le loro bancarelle lungo tutta la riva fino alla chiesa, e i venditori di more riempiano l'aria con il loro dolce gergo, e nonostante l'andare e venire delle migliaia di persone che passano sul ponte, la festa del Redentore non è ancora così allegra come ai tempi in cui i veneziani invadevano i giardini per banchettare, cantare, ballare e flirtare tutta la notte. Tutte queste boutiques di commestibili sono ornamentate con fogliame, stendardi, palloni di carta colorata che servono come lanterne; tutte le barche sono ornamentate con esse, e quelle dei ricchi sono decorate con notevole gusto. A prua si erge una grande lanterna che ha la figura di un tripode, di un drago o di un vaso etrusco, nella quale un gondoliere, stranamente vestito, lancia ad ogni momento una polvere che si sprigiona in fiamme rosse e scintille blu.