Il lavoro di Massimo Recalcati sui testi biblici rappresenta una delle innovazioni culturali più significative del panorama contemporaneo, non solo italiano e non solo nell'ambito degli studi di psicoanalisi. La Bibbia ha da sempre ispirato l’arte, la letteratura, la poesia e la filosofia, e nella modernità ha influenzato anche le scienze umane e sociali. Autori del calibro di Freud, ebreo, e Lacan, maestro di Recalcati, hanno attinto profondamente dal mondo biblico. In particolare, il tema centrale del suo libro concerne la parola di Gesù, riletta originalmente da Recalcati come una delle radici inaudite della psicoanalisi dell'«ebreo» Freud e del «cattolico» Lacan.
Recalcati, psicoanalista lacaniano e autore formatosi a Parigi con Jacques-Alain Miller, è tra i più noti psicoanalisti in Italia. È membro analista dell’Associazione lacaniana italiana di psicoanalisi e direttore dell’IRPA (Istituto di ricerca di psicoanalisi applicata). Ha insegnato in diverse università italiane e svizzere.
"La Legge del desiderio": Un Dialogo tra Bibbia e Psicoanalisi
Il libro “La Legge del desiderio. Radici bibliche della psicoanalisi” (Einaudi, Pagine XIV - 386, Euro 21,00) è un'opera molto ambiziosa che raccoglie, sintetizzati, lavori precedenti dell'autore. Il suo tema centrale è il ruolo della Legge e della Parola nella Bibbia e nella psicoanalisi. Il sottotitolo, "Radici bibliche della psicoanalisi", benché suggestivo, è in parte fuorviante. L'autore stesso chiarisce che non si tratta di un lavoro sulla messa alla luce di radici nascoste, ma piuttosto di leggere le Scritture per comprendere meglio la psicoanalisi, annodando i fili di due discorsi - quello della Torah e quello della psicoanalisi - spesso considerati eterogenei e radicalmente alternativi. In realtà, Recalcati compie un vero e proprio lavoro di fondazione della sua psicoanalisi a partire dai miti biblici, un'operazione che negli anni è diventata qualcosa di più di una semplice applicazione e sviluppo della teoria di Lacan.

Il Miracolo: Oltre l'Alzati, nel Rifatti il Letto
Un aspetto sorprendente del messaggio biblico, approfondito da Recalcati, riguarda la natura del miracolo. Leggere la Bibbia è un esercizio che richiede cura dei dettagli, come dimostra un brano degli Atti degli Apostoli. In questa scena, Pietro incontra a Lidda Enea, un uomo paralitico da otto anni. L'imperativo “alzati” è la formula tipica di guarigione che restituisce a Enea la capacità di reggersi sulle sue gambe. Ma perché Pietro aggiunge “e rifatti il letto”?
Recalcati, che dedica ai miracoli un lungo e illuminante capitolo nel suo saggio, trova una possibile risposta nel Vangelo di Giovanni (Gv 5, 1-8). Qui Gesù si trova a Gerusalemme, presso la piscina di Betzatà, e incontra un paralitico malato da trentotto anni. L'uomo non ha nessuno che lo aiuti a immergersi nell'acqua guaritrice. La domanda di Gesù, “Vuoi guarire?”, può sembrare razionalmente superflua. Tuttavia, come sottolinea Recalcati, “guarire non significa sopprimere terapeuticamente il sintomo, ma scuotere il soggetto, rimetterlo in movimento, sottrarlo alla tentazione della morte”. È necessaria una presa di posizione del soggetto stesso, una sua propria volontà di guarire.
Freud aveva parlato del tornaconto della malattia, del non voler guarire del nevrotico che trova nella passività dipendente un guadagno inconscio. Gesù, in questo senso, “rialza i morti”, sottrae il soggetto ai benefici secondari del sintomo. Normalmente, si pensa che il miracolo risieda nell’”alzati”, nell’eccezionalità terapeutica. Invece, per Recalcati, il vero miracolo è nel “rifatti il letto”, nel principio di vita che ritorna, che restituisce un'idea di futuro. Al paralitico della piscina, Gesù dice: “Alzati, prendi la tua barella e cammina”. Questo monito significa: “Fai qualcosa, mettiti in movimento, ritorna vivo.”
“Non basta essere in vita per essere vivi. Non basta alzarsi, in realtà serve a ben poco, bisogna piuttosto rifarsi il letto, mettere via la barella, superare l’idea del dolore successo ieri (che ci intrappola) e abitare l’energia di costruire oggi e domani (che ci libera). In questo sta il miracolo.”
020 - Guarigione del figlio dell’ufficiale (Italian)
La Parola di Gesù come Fondamento del Desiderio
Il monito di Gesù “Non abbiate paura!” non serve solo a sottrarre la vita umana a un’interpretazione moralistica e sanzionatoria della Legge, ma ad affermare l’esistenza di un’altra Legge che autorizza a coltivare il proprio desiderio - la propria vocazione, i propri talenti. Questa è l'eredità fondamentale del messaggio cristiano, ripresa dalla psicoanalisi di Freud e Lacan: la parola di Gesù mette in valore una Legge che attraverso il desiderio serve la vita e non la morte.
Non si tratta di sottomettere la vita alla Legge, ma di vedere nella Legge - quella dell'amore e della grazia - una forza al servizio della vita. La Legge non incute più il timore della punizione severa, non esige più lo zelo scrupoloso del rispetto formale, ma si libera della morte che porta con sé per divenire una Legge che non annulla il desiderio, ma, al contrario, lo sostiene. È questa l'eredità essenziale assunta dalla psicoanalisi: la Legge non è nemica del desiderio, ma il suo fondamento più radicale.
La Centralità del Linguaggio e i "Tagli" della Genesi
Recalcati, partendo dallo studio del linguaggio nella teoria di Lacan, arriva alla parola biblica. La centralità del linguaggio porta Lacan ad affermare che “ciò che distingue in modo particolare il Dio degli ebrei è… che è un Dio che parla”. Nel primo capitolo della Genesi, Dio crea dicendo, parlando, pronunciando parole: “E Dio disse…”.
Il Primo Taglio: Il Ritiro di Dio
La parola creatrice opera quello che Recalcati chiama il primo taglio: Dio, creando, si ritira dalla creazione, si separa da essa, “taglia” la creazione da Se stesso. Questa idea è poeticamente espressa da Hölderlin: “Dio ha creato l’uomo come il mare crea i continenti: ritirandosi”. Il mondo resterebbe così “senza Dio”, perché “l’atto della Creazione è l’atto di un taglio che allontana e separa la creatura dal suo Creatore… Il Dio biblico compie un passo indietro rispetto a se stesso separandosi da ciò che ha generato”. Questa chiave di lettura è cara a Recalcati e Lacan, che hanno costruito la loro teoria della paternità-figliolanza attorno al tema della necessaria separazione, unica garanzia del non-incesto.
Tuttavia, l'affermazione che “Dio non può determinare il corso della storia perché la storia è fatta dagli uomini e non da Dio. È, a rigore, la morte definitiva di ogni teodicea”, è un punto su cui è più difficile seguire l'autore. Il rapporto tra Dio e la creazione non termina nel capitolo due della Genesi; continua con Adamo, Caino, Noè e poi Abramo. L’idea biblica centrale di Alleanza suggerisce il contrario: Elohim sceglie un popolo per portare la storia umana verso un compimento, per trasformarla. Il Dio biblico non è assente nella storia, ma opera tramite uomini e donne inseriti in un rapporto di alleanza, come dimostrato dai profeti e dall'apocalittica.
Il Secondo Taglio: La Costola Perduta e il Desiderio Inappagabile
Recalcati prosegue con un secondo taglio, rintracciato nei primi capitoli della Genesi, che “interviene a separare la creatura dal miraggio della sua totalizzazione”. Qui entra in gioco un'altra categoria chiave del sistema Recalcati-Lacan: la gestione del desiderio. Nel capitolo due della Genesi, l'Adam (l'umano, il terrestre) diventa Adamo, il maschio, e dopo di lui arriva la donna, Eva, da una costola di Adamo. Recalcati qui scrive alcune delle pagine più belle del libro: “Il mito della costola perduta è il mito d’origine del desiderio umano: ricercare nell’altro la parte più fondamentale di me stesso”.
Lacan aveva discusso il mito di Adamo e la sua costola, e “questa parte perduta che causa il nostro desiderio è chiamata da Lacan l’oggetto piccolo (a)”. Una Eva plasmata con una parte del corpo di Adamo ispira a Recalcati un discorso affascinante: “La perdita di una parte del proprio essere - la costola - introduce una mancanza nel soggetto che attiva il suo desiderio verso l’altro il quale, essendo attraversato dalla stessa mancanza, non può che, a sua volta, dirigersi verso l’altro ma senza che ci sia alcuna possibilità per entrambi di colmare in modo definitivo la mancanza che ciascuno porta con sé”. Da qui la sua tesi principale sul rapporto sessuale: “L’impossibilità di vivere la relazione con l’altro come una semplice unificazione, un rispecchiamento tra eguali, una simmetria senza differenza”.
L’esperienza della mancanza è costitutiva dell’eros e della relazione uomo-donna. Il desiderio dell’altro è inappagabile, perché la costola non torna più ad Adamo, è una mancanza incolmabile. Mentre per Platone “l’eros è la ricerca dell’intero”, per Recalcati-Lacan il desiderio dell’altro è inappagabile, resta una ferita, un'indigenza: “Il desiderio umano ricerca la propria parte perduta nell’Altro senza però poterla mai trovare. Eva, come indice dell’alterità dell’Altro, pur sorgendo dalla costola di Adamo, non potrà mai essere recuperata nel suo essere heteros dal desiderio di Adamo”. Questa differenza “definisce l’essere dell’umano in quanto tale ordinando il suo desiderio attorno a un punto di assenza, a una mancanza d’essere fondamentale”.
Questo discorso è affascinante e convincente, ma il problema si pone nel fondarlo sul testo biblico. È difficile fondare questa idea di Recalcati sul mito di Adamo ed Eva, così come è difficile tenere insieme "i due tagli", che si riferiscono a due diverse tradizioni presenti nel testo della Genesi. I versi 1.1-2.3 (del "primo taglio") appartengono alla tradizione sacerdotale, più recente, mentre i versi 2.4-3.24 (del "secondo taglio") furono scritti da autori con altri simboli e antropologie. Il messaggio del capitolo secondo della Genesi riguarda, essenzialmente, la reciprocità e l’uguaglianza sostanziale tra Adamo ed Eva. La "creazione" di Eva nasce dal “desiderio” di Dio: “Non è bene che l'uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda” (2,18). L’espressione ebraica ezer kenegdò significa “qualcuno con cui incrociare gli occhi alla stessa altezza”. La gioia di Adamo sta nell’aver trovato qualcuno che gli è finalmente pari perché “questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne” (2,23). Il testo biblico sottolinea la parità e l’uguaglianza, e ritrovare nella costola il segno della mancanza e del desiderio inappagabile è problematico, poiché tutto indica il contrario: con Eva, Adamo ha finalmente appagato quel desiderio di uguaglianza che prima restava insoddisfatto. Questo è coerente con il primo capitolo della Genesi ("maschio e femmina lo creò": Gn 1,27) e con il Cantico dei Cantici.
Nonostante la difficoltà nel fondare tale interpretazione sul testo biblico, è possibile offrire una lettura nuova di quegli antichi miti, un’operazione legittima e, in questo caso, generativa. Autori originali e creativi come Recalcati, che approdano al testo biblico con una teoria già formata, spesso usano il testo come "appendiabiti" per le proprie idee, come osservava Luigi Einaudi. Similmente, quando Recalcati traduce la parola ebraica hevel in Qoelet con "soffio" per eliminare la “dimensione moralista” della parola latina "vanità", dimentica che vanitas ha origine dal sanscrito vahana, che significa vento e soffio, e non ha una connotazione moralistica intrinseca.
Il Terzo Taglio: La Legge e il Limite al Godimento
Molto suggestiva è anche la lettura del cosiddetto "peccato originale" o trasgressione di Adamo ed Eva, e poi quella di Caino, nel capitolo tre della Genesi. Riprendendo una tesi di san Paolo, Recalcati scrive che “il paradosso è che è proprio la nascita della Legge - l’interdizione di Dio - a determinare la nascita del desiderio umano di trasgredire la Legge”. Dunque, “la Legge separa la vita umana dalla sua immediatezza animale”, dominata dall’istinto.
La Legge, ponendo la proibizione di mangiare da tutti gli alberi tranne uno, opera una sorta di terzo taglio (anche se Recalcati non lo chiama così), quello dal tutto. Infatti, “la possibilità generativa del desiderio dipende dal riconoscimento dell’impossibilità di essere o di fare Uno. L’umano non è padrone del suo fondamento, non può costituirsi come un ‘tutto’”. Una delle intuizioni più belle del libro è che “la vera perversione del desiderio umano non è la spinta a trasgredire la Legge, ma quella che si regge sull’anelito dell’uomo ad assimilarsi a Dio, sulla spinta alla deificazione dell’umano, al porre la propria legge al di là della Legge”. La creazione di un limite non nega “la possibilità del godimento ma la delimita”, interdice soltanto l’accesso a “un godimento totale, assoluto, senza mancanza, non per privare la vita del godimento ma per consentirle l’accesso a un godimento ‘non tutto’”. Perché il godimento umano non può godere di tutto, o, con un'espressione ripresa da Beauchamp: “può godere di tutto, tranne tutto”.

Il desiderio di godere di tutto è quello che Freud chiamava desiderio incestuoso, che se assecondato condurrebbe alla distruzione delle società. La Legge dice che ci sono desideri che non vanno soddisfatti, che esiste la categoria dell’impossibile. Solo Dio non conosce l’impossibile, e ogni tentativo di negare l’impossibile significa voler "diventare come Dio" (il logos del serpente). Non riconoscere il limite dell’impossibile, e quindi entrare nel registro relazionale incestuoso, significa cedere al godimento mortale, assecondare la pulsione di morte: “è solo preservando l’esperienza dell’impossibile - ‘non mangiatene’ - che diviene possibile l’accesso ad un godimento non mortale ma vitale”. La Legge dice che “non è possibile sapere tutto, godere di tutto, avere tutto”, e che “farsi simile a Dio è la follia più grande”. Trasgredire la Legge nella Genesi non è la ricerca di un godimento nevrotico, ma significa negare la propria finitudine, il limite, “cancellare l’impossibile dall’esperienza umana”.
La Figura di Noè e la Paternità imperfetta
La parte del libro che ha riscosso maggiore apprezzamento è la lettura che Recalcati fa della storia di Noè, specialmente l’ultima parte, quando Noè, terminato il suo compito di salvezza, pianta una vigna, beve il suo vino, si ubriaca, e si denuda nella sua tenda (Gn 9,21). Recalcati sottolinea che il vino di Noè “è anche oggetto di godimento”. L’elemento cruciale è la paternità di Noè, che “è anche uomo e, come tale, un essere pulsionale”. Da qui la domanda decisiva: “Un padre, un uomo ‘giusto’, ‘irreprensibile’, non ha forse il diritto a godere?… Non ha forse il padre diritto di coltivare un proprio godimento?”.
Già Freud vedeva il padre come soggetto della funzione normativa e icona della Legge, ma anche come soggetto di godimento. Per Lacan, poi, “il godimento del padre non è affatto in contrasto con la sua funzione normativa, ma è, al contrario, proprio ciò che rende credibile, che rende il padre stesso davvero degno di testimonianza”. È necessaria una versione paterna del godimento (père-version) affinché il volto della Legge sia reso umano e associato a quello del desiderio. “Se invece il padre si limitasse a rappresentare solo la dimensione normativa della Legge, la forza della trasmissione del desiderio da una generazione ad un’altra si rivelerebbe insufficiente. Questo significa che ogni padre rappresenta la Legge senza però mai coincidere con la Legge”.
La coincidenza Padre-Legge dipende dal fatto che al padre non si permette di avere un godimento. Cam è l'unico tra i figli di Noè che non accetta il godimento e il limite del Padre: entrò nella tenda, “vide la nudità di suo padre e raccontò la cosa ai due fratelli che stavano fuori” (Gn 9,22). Cam si scandalizza di un padre ubriaco e fragile, e Noè lo maledice (9,25). Recalcati commenta: “Il carattere umano e non divino del padre può suscitare scherno e disprezzo solamente in quei figli che vorrebbero preservare la sua immagine pura e idealizzata rigettando la sua esistenza reale”.

La trasmissione della Legge e dell’eredità dai padri ai figli funziona solo quando i figli accettano che il padre possa restare immagine della Legge pur mostrando la sua umanità fragile e imperfetta. Se l’etica del padre coincide con la Legge che annuncia, nessuna trasmissione di eredità funziona perché nessun figlio può essere all’altezza di un padre-Legge: “coloro che rifiutano di assumere il non-essere Dio del padre, il suo non essere un padre ideale, ostacolano la trasmissione dell’eredità paterna nelle generazioni”. All’origine di eredità collettive di comunità e movimenti spirituali falliti ci sono dei ‘Cam’ che hanno idealizzato il padre, non hanno accettato il suo limite e la sua umanità intera, impedendo che la sua eredità diventasse patrimonio nelle generazioni successive.
Lo Stile di Scrittura di Recalcati
La scrittura di Recalcati è un elemento distintivo del suo lavoro. Solitamente la parola è strumentale a un messaggio, ma Recalcati sembra usarla non solo per mediare una riflessione ma per trasformarla in esperienza. La poesia si manifesta nella sua capacità di scegliere una parola che non sia solo formalmente corretta ma che sia portatrice di una suggestione più grande. Non è la semplice trasmissione di una nozione ma anche la sua consistenza più concreta ed esistenziale. Anche la Verità ha un sapore, un colore, un odore, uno splendore, e Recalcati riesce a parlare di cose molto difficili, che sfiorano la logica matematica, umanizzandole fino al punto da suggerire che esse non sono solo idee corrette, ma idee vere in quanto verificabili da tutta la nostra esperienza umana.
Alla poesia si aggiunge la ripetizione: spesso si ha l’impressione che Recalcati indugi più volte sulla stessa affermazione, ma in realtà si scopre che essa è come lo scavo in profondità di ciò che non può e non deve rimanere in superficie. In questo senso, il lavoro di Recalcati non aggiunge solo contenuti ma detta un metodo, uno stile di ricerca e una modalità di trasmissione che esulano la semplice questione biblica e psicanalitica.
I riferimenti alle parabole, ai miracoli, alle guarigioni, a Pietro e a Giuda, alla notte del Getsemani, alla resurrezione e al pensiero di Paolo di Tarso sono rivisitati in modo sorprendente, offrendo una lettura alternativa della Bibbia che consente di mettere in discussione l'idea del "sacrificio" a favore della ricerca di quel desiderio che permette di trovare motivazione e realizzare la propria vita. Nei Vangeli vi è qualcosa che ancora non abbiamo compreso, qualcosa che attanaglia l'Animo e penetra nel profondo, nel luogo in cui vive lo Spirito. Recalcati riesce a scoprirne la scintilla, elaborando la memoria cristiana con un confine attento e uno sguardo disinvolto verso la Verità: l'unica Verità di un Dio fatto uomo o di un uomo che, nell'imperfezione del Creato, guarda alla perfezione divina per assomigliarle.