Storia dell'Azione Cattolica Italiana

L'Azione Cattolica Italiana (ACI) è la più antica, ampia e diffusa tra le associazioni cattoliche laicali d'Italia. Le sue origini possono essere fatte risalire al 1867, quando due giovani universitari, Mario Fani, di Viterbo, e Giovanni Acquaderni, di Bologna, diedero vita al primo nucleo della "Società della Gioventù Cattolica Italiana". Il motto che sosteneva il loro impegno, "preghiera, azione, sacrificio", racchiudeva il programma a cui si ispiravano: la devozione alla Santa Sede, lo studio della religione, la testimonianza di una vita cristiana e l'esercizio della carità. La costituzione dell'associazione venne approvata il 2 maggio 1868 da Papa Pio IX con il breve pontificio Dum filii Belial.

Ritratto dei fondatori dell'Azione Cattolica, Mario Fani e Giovanni Acquaderni

Gli Anni della Diffusione e la Riorganizzazione

Nel 1874 si tenne a Venezia il primo congresso dei cattolici italiani, segnando un importante passo per il movimento. L'associazione crebbe rapidamente e nel giro di pochi anni si diffuse nelle parrocchie di tutta Italia, dal nord al sud.

Un ruolo importante in questo primo periodo lo ebbero anche le donne: il 1° ottobre 1918, una ragazza di Milano, Armida Barelli, fondò la Gioventù Femminile di Azione Cattolica (GF). La GF si diffuse rapidissimamente e divenne ben presto la più forte organizzazione dell'Azione Cattolica nel Paese. La pubblicazione Antonietta Casavola. Una “luce gentile” nell’Azione cattolica del Mezzogiorno (1920-1960) di Vittorio De Marco, presenta Antonietta Casavola, protagonista della Gioventù femminile e dell’Opera della regalità, figura significativa dell’associazionismo cattolico meridionale del Novecento, capace di intrecciare un’intensa attività organizzativa con un profondo cammino spirituale.

Nel 1896, durante il XIV Congresso dei cattolici italiani, venne ufficializzata la Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI), nata nel 1894 con la fondazione del circolo universitario di Roma. Nel 1905, l'organizzazione prese ufficialmente il nome di Azione Cattolica. Nel 1923, con l’approvazione dei nuovi statuti, l'Azione Cattolica venne ristrutturata e costituita in quattro sezioni: la Federazione Italiana Uomini Cattolici, la Società della Gioventù Cattolica Italiana, la Federazione Universitari Cattolici Italiani e l'Unione Femminile Cattolica Italiana. Iniziò così ad assomigliare a quella dei nostri giorni, anche se uomini e donne, i giovani e le giovani erano ancora separati.

L'Azione Cattolica nel contesto giuliano

Per ovvi motivi storici, l'Azione Cattolica Italiana non poté svilupparsi e mettere radici nella diocesi di Trieste-Capodistria prima del 1918. Anche l'organizzazione del laicato cattolico prima dell'ingresso di Trieste nel Regno d'Italia era di formazione recente e piuttosto osteggiata dal Governo, che vi sospettava un contrabbando d'irredentismo e di nazionalismo italiano. Il vescovo austriaco mons. Francesco Nagl (1902-1910) diede l'impulso alla costituzione del circolo culturale cattolico "Pietro Kandler". Dopo varie vicissitudini, il Ministero degli Interni Austriaco, d'accordo con quello italiano, intimò a mons. Nagl di sciogliere il Circolo. Il Vescovo lo ricostituì sotto altro nome: sorse così la Società giovanile "Trieste" che ne continuò l'attività. L'atto più antico in possesso riguardo alla storia dell'AC giuliana è il verbale del Congresso del 16 marzo 1919, giorno della fondazione dell'Associazione Femminile Cattolica. A questo congresso presero parte, oltre al Comitato promotore presieduto da Annalia Bianconi e al delegato vescovile don Carlo Mecchia col suo sostituto don Luciano Luciani, ben duecento socie. Nel verbale del 19 dicembre 1919 si ha notizia dell'esistenza di tre circoli parrocchiali e di cinque tra gruppi e circoli rionali. Per decreto del Papa, nel 1919 l'Unione Donne e la Gioventù Femminile vennero unite nell'Unione Femminile Cattolica Italiana.

L'Azione Cattolica di Monteviale ha una lunga storia, che risale al 5 agosto 1921, anno ufficiale di affiliazione del Circolo “Don Bosco” alla Società della Gioventù Cattolica nazionale.

Il Periodo Fascista e la Resistenza

La nascita del Partito Popolare Italiano di don Luigi Sturzo nel primo dopoguerra impose una riorganizzazione del laicato cattolico con una migliore definizione di compiti tra Azione Cattolica, Partito Popolare Italiano e sindacato. Durante il periodo fascista, l'Azione Cattolica fu l'unica realtà extraregime che possedeva la legittimità di operare in maniera più o meno autonoma, pur essendo vista come il braccio laicale della Chiesa.

Manifesto propagandistico dell'Azione Cattolica durante il periodo fascista, con riferimenti alla sua autonomia

I Conflitti con il Regime

Già tra il 1921 e il 1924, alcune sedi dell'AC furono "sfigurate" da parte dei militanti fascisti, pervasi da un'ispirazione anticlericale. Mussolini, consolidato il suo potere, il 9 aprile 1928 aveva decretato lo scioglimento di tutte le associazioni che non fossero state fasciste. Da qui nacque lo scontro con il Vaticano, che non accettò lo scioglimento anche dei circoli di Azione Cattolica. Mussolini fu costretto, per non compromettere la stabilità dell'edificio concordatario dei Patti Lateranensi, a fare marcia indietro e a escludere dal divieto l'Azione Cattolica, considerata la "pupilla degli occhi" del Papa. L'articolo 43 del Concordato riconobbe ufficialmente l'Azione Cattolica a patto che essa svolgesse la propria attività fuori di ogni partito, alla dipendenza della Chiesa e per diffondere i principi cattolici.

I nodi vennero al pettine all'inizio del 1931. L'AC, con cinquemila sedi sparse in tutta Italia, espandeva i suoi interventi al di fuori dei compiti strettamente religiosi, con iniziative sociali, attività culturali e ricreative. Il regime fascista, attraverso l'Opera Balilla e il Gruppo Universitario Fascista (GUF), vedeva nell'AC un ostacolo. L'8 aprile Mussolini chiese alla Santa Sede che la stampa cattolica venisse moderata e che l'AC cessasse le "provocazioni sindacali". Le accuse del regime portarono a una dura repressione fascista nel maggio 1931, con sopraffazioni, devastazioni e profanazioni. Questa situazione spinse Papa Pio XI a chiudere prudentemente le sedi di tutti i circoli della gioventù cattolica e tutte le federazioni universitarie. In questo clima di accesa tensione, ai primi di luglio uscì l'enciclica Non Abbiamo Bisogno, datata 29 giugno 1931. Questo documento fondamentale definisce la posizione e il giudizio del Papa nei confronti del regime, condannando esplicitamente il fascismo come dottrina totalitaria e "statolatria pagana", e dichiarando illecito il giuramento di fedeltà al duce. Nel 1931, la Società della Gioventù Cattolica Italiana (SGCI) divenne Gioventù Italiana di Azione Cattolica (GIAC).

Durante gli anni del fascismo, il regime inviò a tutti i prefetti l'ordine di chiudere i circoli dell'AC. Ma molti giovani venivano in chiesa tutte le mattine, alla prima messa, e poi si vedevano di nascosto in sacrestia dove facevano le loro "adunanze". Fino a quando poterono riunirsi, cercarono di mettere in discussione le politiche autoritarie adottate dallo Stato.

Figure Esemplari nel Periodo Fascista

Proprio durante i primi anni del fascismo, la vita di un giovane dell'Azione Cattolica di Torino divenne un segno di speranza per il suo tempo: Pier Giorgio Frassati, nato nel 1901. La sua provenienza da una famiglia agiata non gli impediva di vivere il suo essere cristiano con semplicità, a partire dalla vita di tutti i giorni: con gli amici, come studente di Ingegneria mineraria, nell'associazionismo (Azione Cattolica, FUCI, San Vincenzo), ma soprattutto coltivando un rapporto autentico con Dio. Sensibile nei confronti degli ultimi e dei diseredati del suo tempo, donava loro aiuto concreto, un sorriso o una parola di conforto.

Un personaggio di grande spicco tra gli aderenti dell'Azione Cattolica di queste terre fu il venerabile Egidio Bullesi, nato a Pola nel 1905. Con due dei fratelli, diede vita all'Associazione Cattolica della parrocchia e divenne animatore degli Aspiranti di AC. Nel 1921 partecipò a Roma al Congresso Nazionale per il 50° di fondazione dell'Azione Cattolica, ritornando carico di entusiasmo per lo scoutismo, di cui fu tra i promotori del Riparto Scout di Pola. Morì nel 1929, e nel 1997 la Chiesa lo riconobbe come Venerabile.

Anche don Francesco Bonifacio, nato a Pirano nel 1912 e ordinato sacerdote nel 1936, fu una figura importante. Negli anni difficili dopo l'8 settembre 1943, si prodigò per soccorrere tutti, impedire esecuzioni sommarie e difendere persone e cose in Istria, stretta tra occupatori tedeschi e il fronte titino. Negli anni dell'amministrazione jugoslava, nonostante la propaganda antireligiosa, don Bonifacio non desistette, polarizzando la popolazione, soprattutto i giovani. Fu ucciso l'11 settembre 1946 in odio a Dio e alla Chiesa, e il decreto della Congregazione delle Cause dei Santi (2008) definisce la sua morte come un martirio.

Il Dopoguerra e il Concilio Vaticano II

Subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, l'Azione Cattolica si riprese in grande stile. Tutti si impegnavano negli ambiti più disparati, quello ricreativo, sportivo, scolastico; ci si interessò al mondo dello spettacolo, del lavoro e si formarono delle Unioni per le singole professioni. Per coordinare tutti questi impegni si crearono le Consulte, a livello nazionale, diocesano e parrocchiale.

Il dopoguerra fu un periodo di grande espansione per l'Azione Cattolica, grazie all'impegno di Papa Pio XII, e il numero di adesioni superò i 3 milioni. La voglia di rinascita si unì al desiderio, espresso in forme diverse nella società italiana, di ricostruire le basi democratiche del Paese. Risultò prezioso il contributo offerto dall'AC, e nello specifico dagli universitari e intellettuali cattolici (il "Codice di Camaldoli"), alla stesura della Carta Costituzionale.

In occasione delle elezioni del 1948, vennero fondati, su mandato di Papa Pio XII, i "Comitati Civici". Organizzati da Luigi Gedda allo scopo di mobilitare le forze cattoliche per il delicato impegno elettorale, i Comitati risultarono decisivi per evitare la vittoria elettorale della sinistra. Un altro appuntamento elettorale decisivo si verificò nel 1951 con le elezioni comunali di Roma, ma il progetto di un'ampia coalizione fallì per l'opposizione di Alcide De Gasperi e il dissenso di molti aderenti dell'AC.

Foto storica di Luigi Gedda e l'attività dei Comitati Civici

La Scelta Religiosa e il Rinnovamento

Il Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965) si fece interprete dell'ansia di rinnovamento che animava la Chiesa e concepì in modo del tutto nuovo la vita ecclesiale e il rapporto tra la Chiesa e la società. L'evento conciliare legittimò pienamente il mandato alla missionarietà dei laici e, per la prima volta, parlò espressamente dell'AC come scuola di formazione per un laicato responsabile, che fa proprio il fine apostolico della Chiesa: l'evangelizzazione, la santificazione degli uomini e la formazione cristiana della loro coscienza.

L'AC, che durante gli anni precedenti aveva preparato il terreno per facilitare questo rinnovamento, si trovò ad essere protagonista di quel tempo. Lo spirito di rinnovamento portò nel 1964 alla nomina di Vittorio Bachelet a Presidente della Giunta Centrale di AC. In questo contesto, l'Azione Cattolica compì la "scelta religiosa" e decise di non essere più collaterale a nessun partito politico. Pur rimanendo immersa nel sociale, tornò a riscoprire le proprie origini religiose nell'impegno all'annuncio del Vangelo e all'educazione alla fede.

Proprio in un periodo molto difficile, in piena contestazione, l'AC si rinnovò profondamente formulando nel 1969 il nuovo Statuto. Fu una rivoluzione non solo per la nuova struttura che l'AC ha ancora oggi (unione delle sezioni maschile e femminile con nascita dei Settori Adulti e Giovani e trasformazione delle sezioni minori nell'Azione Cattolica dei Ragazzi (ACR)), ma soprattutto perché si riscoprì la motivazione alla base dei cammini formativi: la "scelta religiosa". L'ACR è un'articolazione dell'Azione Cattolica che traduce l'attenzione dell'Associazione verso i ragazzi dai 4 ai 14 anni, aiutandoli ad essere protagonisti del loro cammino di fede.

Negli anni post-conciliari, l'AC si fece pienamente portavoce del cosiddetto "spirito" del Concilio Vaticano II; pur mantenendo una struttura legata alle parrocchie, cominciò però a perdere consensi. Risultato: tra il 1964 e il 1974 l'associazione passò da 3,5 milioni di iscritti a 600 mila. L'AC degli anni settanta e ottanta non era più l'unica Associazione dei laici cattolici, poiché dopo il Concilio erano nate nuove realtà, alcune delle quali fondate anche da ex appartenenti all'associazione (come il Movimento dei Focolari, la Comunità di Sant'Egidio, Comunione e Liberazione).

Il Nuovo Millennio e il 150° Anniversario

A metà degli anni '80 si diede vita alla stesura del Progetto formativo apostolico unitario e si definirono le metodologie ed i cammini formativi per le diverse età.

Nel 1998 venne eletta la prima donna alla guida dell'Azione Cattolica: Paola Bignardi. Appoggiata dalla Conferenza Episcopale Italiana, ha guidato l'associazione in un forte processo di rinnovamento, conclusosi con l'aggiornamento dello Statuto avvenuto nel settembre del 2003. Il nuovo millennio si aprì con una carica di novità e con una forte tensione verso il rinnovamento dell'associazione. Durante l'Assemblea Straordinaria del 2003 si approvò lo Statuto aggiornato e si riscrisse il Progetto formativo. A Loreto, nel 2004, un grande pellegrinaggio suggellò l'impegno dell'AC a rispondere con slancio rinnovato alla propria chiamata alla missionarietà.

Nel 2008, in occasione del suo 140° anniversario, l'Azione Cattolica ha presentato il Manifesto al Paese, un documento in cui sono affermati i valori non negoziabili dell'AC, consegnato al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Negli ultimi anni, seguendo Papa Francesco, l'associazione ha accentuato lo slancio missionario per farsi "Chiesa in uscita". L'Evangelii Gaudium è diventata una bussola preziosa per un rinnovato impegno anche in ambito sociale.

Festeggiare i 150 anni di storia è diventata l'occasione per rilanciare l'associazione e renderla sempre più vicina alla vita delle persone, ponendosi a servizio della Chiesa locale e sollecitando le domande di vita degli uomini e delle donne di questo inizio millennio.

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