La criminalità organizzata, con la sua capacità di radicamento e la sua pervasività, non si limita a infiltrare i settori economici e le amministrazioni pubbliche, ma estende la sua influenza anche al sentimento religioso e ai suoi riti più sacri. Questa perniciosa azione predatoria si manifesta in diverse forme, dalla strumentalizzazione dei pellegrinaggi a fini economici e politici, all'alterazione stessa del significato di fede.
L'Infiltrazione Mafiosa nel Sentimento Religioso
Le mafie sono ben note per la capacità d’infiltrazione nelle maglie dell’economia, delle Amministrazioni pubbliche a qualsiasi livello, e anche nel potere giudiziario e nelle Forze di Polizia. Tuttavia, una tra le azioni predatorie mafiose meno discusse, ma in realtà la più grave e perniciosa, è l’infiltrazione del sentimento religioso e dei suoi riti.
La Manipolazione dei Riti e dei Simboli
Troppe volte si è frettolosamente declassato a stravagante, distorto folclore, l’inchino di Santi e madonne sotto i balconi dei boss mafiosi, durante le processioni patronali. Eppure, proprio in quel sentimento popolare, le mafie stavano cooptando con la brutalità un consenso sociale e instillando una violenta intimidazione.
Le mafie sono, nella loro essenza, un’esperienza religiosa e, pertanto, entrano in competizione con le altre esperienze religiose, una competizione che porta prima di tutto ad “impossessarsi” dei riti e delle credenze di queste ultime per “svuotarli” del loro significato originario e “riempirle” di ciò che è proprio.
Dobbiamo dire con chiarezza che l’Istituzione ecclesiastica come tale non ha favorito intenzionalmente la presa in ostaggio di Maria come dei Santi e delle Sante. Sono state molto intelligenti le mafie ad “infiltrare” le forme di culto nate in età medievale e poi sviluppatesi soprattutto con la controriforma cattolica e il barocco. Queste forme di culto, infatti, risentono ancora oggi dei periodi e delle culture in cui sono nate, così come del modo di allora di vedere Dio, Gesù Cristo, gli Angeli, la Madonna, i Santi e le Sante.
In una civiltà contadina, Dio e Gesù sono il giudice che premia con il raccolto e castiga con la carestia; c’è dunque bisogno di qualcuno che “sostenga” il premio e “impedisca” il castigo: ecco allora la Madonna, i Santi e le Sante; ecco anche gli Angeli, che proteggono “i buoni” e portano il castigo di Dio e di Gesù sui “cattivi”.

La Falsa Propaganda Mafiosa e il "Victim Blaming"
Le mafie hanno un distorto, ma radicato, senso della fede. Che cosa può mai spiegare il sentimento religioso di una “civiltà di morte”, come l’ha definita Giovanni Paolo II? La morte, il sangue, la violenza, il potere, fanno parte dell’esperienza religiosa umana. Molte volte è stato giustificato, e praticato, il sacrificio umano; il sentire religioso come tale non è, quindi, immune dalla “civiltà di morte” di cui parlava Giovanni Paolo II.
Le mafie vivono di questo sentire religioso non immune dalla “civiltà di morte”: morte, sangue, violenza, potere, sono, infatti, le colonne del loro pensare ed agire.
Ci si è resi conto della falsità della propaganda mafiosa, per cui essa si trova, alla fine, costretta ad uccidere qualcuno suo malgrado, perché è questo qualcuno che non le ha dato scelta - il che equivale a dire che se qualcuno muore è perché “se l’è cercata” e, di conseguenza, è colpa sua e non di chi lo ha ucciso; questo modo di pensare altro non è che un victim blaming (incolpare la vittima) di cui le mafie si servono per presentarsi come strutture in cui la violenza non è la regola.
Si è compreso della falsità della propaganda mafiosa per cui essa assicura quel che lo Stato non può o non vuole assicurare: denaro e benessere per tutti. Le mafie non portano denaro e benessere a tutti, ma solo a loro stesse, bloccando ogni forma di cambiamento, di impegno, di creatività, di cooperazione; esse, per prime, generano solitudine, paura, insicurezza, disperazione, per poi presentarsi come la loro soluzione.
Lo dice con chiarezza Papa Francesco nel n. 28 della sua ultima enciclica, la Fratelli tutti, del 3 ottobre 2020: «La solitudine, le paure e l’insicurezza di tante persone, che si sentono abbandonate dal sistema, fanno sì che si vada creando un terreno fertile per le mafie. Queste, infatti, si impongono presentandosi come “protettrici” dei dimenticati, spesso mediante vari tipi di aiuto, mentre perseguono i loro interessi criminali».
Il Caso Medjugorje: La Camorra e l'Economia dei Pellegrinaggi
A Mostar, l'arcivescovo polacco Henryk Hoser è stato nominato “visitatore apostolico” per la non facile gestione delle apparizioni di Medjugorje, la “Fatima dei Balcani”. «Si tratta - informa il comunicato della Sala Stampa vaticana - di un incarico esclusivamente pastorale, in continuità con la missione di inviato speciale della Santa Sede per la parrocchia di Medjugorje, affidata a monsignor Hoser l’11 febbraio 2017 e da lui conclusa nei mesi scorsi».
«La missione del visitatore apostolico - conclude il comunicato - ha la finalità di assicurare un accompagnamento stabile e continuo della comunità parrocchiale di Medjugorje e dei fedeli che vi si recano in pellegrinaggio, le cui esigenze richiedono una peculiare attenzione».
Tuttavia, sulla “appetitosa torta” dei pellegrinaggi, economicamente parlando, a metterci le mani ci ha già pensato la camorra. Lo ha confermato lo stesso monsignor Hoser il quale, prima di lasciare la Polonia per raggiungere l’Erzegovina, ha avvertito che l’industria turistica della regione, che ha sfruttato l’eco mondiale delle supposte apparizioni della Madre di Gesù, sarebbe gestita dalla mafia e, in particolare, dalla camorra napoletana.
La conferma giunge anche dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, che, come scrive Il Mattino di Napoli, sul caso ha aperto un fascicolo e sta indagando sulla connection. Questa connection avrebbe legami anche a Napoli. Le due figure chiave sarebbero quelle di Michele Barone, in carcere per atti di pedofilia, e il cardinale Liberio Andreatta, al vertice della potentissima Opera Romana dei Pellegrinaggi. Andreatta è già stato destituito da Papa Francesco lo scorso anno, mentre Barone era uno dei più attivi organizzatori dei pellegrinaggi a Medjugorje. Dietro entrambi, secondo Il Mattino, ci sarebbe proprio la camorra.
Al di là delle questioni più strettamente fideistiche e dogmatiche relative alla credibilità o meno a quanto affermano i veggenti di Medjugorje, appare chiaro che la Santa Sede si è resa conto che non può rimanere assente di fronte a migliaia di pellegrini che ogni anno si recano comunque in Erzegovina. Da qui la nomina di monsignor Hoser, nomina che ha di fatto dato luce verde ai parroci cattolici di poter nuovamente organizzare i pellegrinaggi a Medjugorje.
Secondo i vaticanisti, la posizione ufficiale di Papa Francesco, peraltro non ancora ufficializzata, sarebbe quella di dividere a breve la località di Medjugorje dalla diocesi di Mostar sotto cui attualmente ricade. Una decisione che significherebbe moltissimo per le casse vaticane e un colpo praticamente mortale per la chiesa locale. Le cifre ufficiose che circolano sono alquanto emblematiche: trentasette anni di pellegrinaggi avrebbero versato nelle casse del turismo locale complessivamente 3 miliardi di euro, mentre altri 9 miliardi sarebbero andati nelle tasche delle agenzie di viaggio e degli organizzatori dei pellegrinaggi. Alla Chiesa fin qui solo briciole, appena 300 milioni di euro.
Indagine ai Confini del Sacro – Medjugorje, il giallo del prete italiano scomparso
La 'Ndrangheta e i "Pellegrinaggi Politici" in Emilia-Romagna
Il radicamento della criminalità organizzata si manifesta anche attraverso meccanismi più sottili, come i cosiddetti "pellegrinaggi politici". Nei giorni scorsi si è svolta in Provincia l'assemblea dei sindaci. All'occasione era presente anche il rappresentante di Libera Parma con l'intento di ricordare l'esistenza della mafia nelle terre emiliane, emersa ulteriormente grazie all'operazione Aemilia che ha colpito una cellula 'ndranghetista, ha portato all'arresto oltre 80 persone ed emanato più di 100 ordinanze di custodia cautelare interessando anche la nostra provincia.
La 'ndrangheta, una delle mafie più importanti e presenti nei nostri territori, negli anni si è impossessata di tutti settori redditizi; dall'agroalimentare alle fonti energetiche passando per i centri commerciali e le slot-machine. Nell'inchiesta Aemilia a Sorbolo sono stati sequestrati più di 40 appartamenti e indagati imprenditori edili ed affilitati che, attraverso una rete di ditte edili e agenzie immobiliari, imponevano materiali, forniture e subappalti.
Gratteri, Procuratore di Reggio Calabria, nel rispondere ad un'intervista del Corriere della Sera, parla della fiorente attività edilizia delle cosche mafiose in Emilia: “è il lavoro che sanno fare meglio”. Il radicamento della criminalità organizzata è avvenuto proprio grazie a “pubblici amministratori e imprenditori collusi che hanno aperto le porte alla 'ndrangheta e alla camorra attraverso gli appalti”.
Come è possibile che le mafie si insinuino così facilmente negli appalti pubblici? Gratteri risponde: “Per un amministratore è molto più semplice ed economicamente conveniente affidare i lavori alle imprese gestite dalla 'ndrangheta. In questo modo le attività criminali agiscono nelle amministrazioni comunali in maniera indisturbata.”
Tra i vari sindaci presenti all'assemblea c'erano anche quelli dei due comuni, Sorbolo e Sala Baganza, oggetto della recente inchiesta giudiziaria antimafia. Il sindaco di Sala Baganza, Cristina Merusi, riconfermata nelle elezioni del 2011 (elezioni al vaglio degli inquirenti per un possibile interessamento delle cosche 'ndranghetiste), nell'assemblea si rammarica che i comuni abbiano pochi strumenti per contrastare le organizzazioni criminali: “Per esempio non abbiamo la possibilità di leggere gli atti: ci si trova coinvolti e quasi non si sa il perché”.
La 'ndrangheta non è l'uomo con la coppola e il fucile, ma l'uomo d'affari affiancato da un commercialista e da un avvocato. Questi uomini si rivolgono ai tecnici comunali, agli assessori all'edilizia. Apprendo che ci sono sindaci pronti ad accusare l'assenza dello Stato e della politica, come riportato dal sindaco di Zibello, senza voler comprendere che, se la 'ndrangheta esiste è proprio per colpa della politica.
Quella politica che ha spinto sindaci come Delrio, ex di Reggio Emilia e, la stessa Cristina Merusi, sindaco di Sala Baganza, ad andare fino a Cutro, nell'aprile del 2009, per partecipare alla festa del Santissimo Crocefisso. Non credo per un sentimento religioso in quanto Cutro non è meta dei tradizionali pellegrinaggi cattolici bensì meta di pellegrinaggi politici per raccogliere consensi e voti da parte della comunità cutrese molto densa in alcuni comuni emiliani.
Le feste patronali nei paesi nel sud, oltre ad avere grande riconoscimento tra gli abitanti, sono molto apprezzate dalla popolazione mafiosa che continua a strumentalizzare queste cerimonie come momento di incontro tra gli affiliati delle varie 'ndrine e luogo di riaffermazione del proprio potere. Il sindaco di Cutro, a seguito della notizia finita su vari giornali del viaggio di Delrio, inviò una nota alla stampa a difesa del ministro: "Cutro è meta di sindaci provenienti da ogni parte in occasione di questo evento molto importante per la nostra comunità".
A Reggio Emilia, vicino ai tre ponti di Calatrava, si trova "Viale città di Cutro", all'inaugurazione del viale il ministro motivò l'intitolazione della strada come "segno di ulteriore amicizia e collaborazione tra le due città". Perfino il Procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, nel 2014, prima dell’operazione Aemilia, quando gli venne chiesta la motivazione della discesa di vari esponenti emiliani in terre calabresi durante la festa del patrono rispose: "Se dall'Emilia vai in Calabria sai che lì si decide. Ovunque tu sia nel mondo, se appartieni alla ndrangheta prendi ordini dal Crimine di Polsi (il vertice decisionale di tutte le 'ndrine operative in Italia e nel mondo). E se tu vai in Calabria a chiedere sostegno elettorale vuol dire che è da lì che deve arrivare l’ok al tuo sostegno elettorale”.

La Risposta della Chiesa alla Criminalità Organizzata
L'Appello dei Papi: Da Giovanni Paolo II a Francesco
La Chiesa cattolica ha progressivamente rafforzato la sua posizione contro la criminalità organizzata. Il 9 maggio 1993, Giovanni Paolo II pronunciò uno storico discorso contro la mafia che, ancora oggi, risuona nella memoria collettiva. Questo periodo fu segnato da tragici eventi, come l'uccisione di Don Pino Puglisi a Palermo il 15 settembre 1993 e di Don Peppe Diana a Casal di Principe il 19 marzo 1994, entrambi sacerdoti impegnati nella lotta contro la mafia.
Più recentemente, nel 2020 Papa Francesco, scrivendo alla Pontificia Accademia in merito all’istituzione di un Dipartimento di analisi e di studio dei fenomeni criminali e mafiosi, ha espresso l’apprezzamento «per liberare la figura della Madonna dall’influsso delle organizzazioni malavitose».
La Missione della Pontificia Accademia Mariana Internazionale
La Pontificia Accademia Mariana Internazionale si è posta una missione ufficiale: «liberare Maria dalle mafie e dal potere criminale». Questa dichiarazione d’intenti ha scosso le coscienze, manifestando una chiara e forte presa di posizione della Chiesa contro la criminalità organizzata.
L’Accademia non si sostituisce a tutti coloro che già stanno lavorando al grande cantiere della libertà, mettendo più di una volta in pericolo la loro vita e quella dei loro cari. Essa vuole dare loro ulteriori possibilità di azione, favorendo il contatto, l’incontro con il mondo ecclesiale “mariano”: il mondo dei santuari, dei pellegrinaggi, dei movimenti che si ispirano alla Madre di Gesù, perché grazie a questi contatti ed incontri anch’essi diventino soggetti attivi di una legalità diffusa e popolare.
Verso una "Teologia della Liberazione" dalle Mafie
Uno dei concetti più pregnanti mai apparsi nell’antimafia è la proposta di una “Teologia della Liberazione” dalle mafie, forte di un retaggio storico e teologico che vede sempre i poveri, la loro emancipazione e la loro protezione al centro dell’azione stessa. La povertà di cui le mafie si fanno forti e che esse stesse continuano a far prosperare è il fato: una vita, cioè, fatta di caste familiari, rigidamente divisa in padroni e schiavi, dove nulla cambia e può cambiare.
La “Teologia della Liberazione” dalle mafie si misura sulla capacità di educare a tutto ciò che si oppone al fato: Dio, nell’esperienza ebraico-cristiana, è la sorgente della possibilità di cambiare ed è il garante di una fraternità che supera le caste familiari e i legami di sangue; è il promotore di una società di “spiriti liberi” dove non ci sono padroni e schiavi, per riprendere l’espressione di Papa Francesco nel n. della Fratelli tutti.

L'Esempio di Legalità e Servizio: L'Opera Pellegrinaggi Foulards Bianchi
La Visione di Don Peppe Diana
Un esempio virtuoso e di forte contrasto all'infiltrazione mafiosa è l'Opera Pellegrinaggi Foulards Bianchi, fondata in Italia nel 1993 dal compianto sacerdote antimafia Don Peppe Diana, ucciso un anno dopo a Casal Di Principe (CE) per il suo impegno contro la criminalità organizzata. Antonio Maresca, direttore della onlus, spiega: «In 30 anni abbiamo accompagnato oltre 18.000 persone, di cui almeno la metà giovani scout, proprio come era il sogno di don Peppe Diana».
Don Maurizio Stefanutti, assistente ecclesiastico nazionale dell’Opfb, spiega: “L’intuizione di don Peppe Diana non era e non è rivolta solo nel fare pellegrinaggi, ma attraverso questi momenti, soprattutto a Lourdes, fare esperienza viva del servizio verso i fratelli e le sorelle che sono nel bisogno e insieme fare anche un’esperienza di fede concreta, ripartendo dalle fondamenta delle Chiesa”.
Maresca aggiunge che nel 1993 «arrivò l’intuizione di don Peppe Diana che è tuttora la particolarità del pellegrinaggio dell’Opfb, ovvero quello di creare un pellegrinaggio al cui interno ci fosse l’esperienza formativa del cosiddetto “treno-scuola” rivolto a rover e scolte delle varie associazioni scoutistiche».
L'Esperienza dei Pellegrinaggi a Lourdes
Trent'anni di volontariato nei pellegrinaggi a Lourdes come servizio ai malati e ai disabili e - allo stesso tempo - come scuola di vita e di fede per l'educazione dei giovani impegnati nello scoutismo. Il viaggio dal Mezzogiorno al santuario francese, conclusosi il 5 agosto, è stato il modo più vero per celebrare "sul campo" il 30° anniversario di attività dell’Opera Pellegrinaggi Foulards Bianchi.
Stavolta sono stati oltre 300 i pellegrini, tra i quali ben 150 scout, 40 tra malati e diversamente abili, 6 sacerdoti e 4 seminaristi provenienti da tutta Italia, soprattutto dal centro-sud. Sono arrivati nel santuario francese principalmente in treno, partito da Reggio Calabria, ma anche con un pullman e alcuni in aereo. Perché sono proprio i giovani il centro delle attività formative ed educative che ripercorrono la storia di Lourdes e i passi di Santa Bernadette Soubirous, nello spirito tipico dei Foulards Bianchi.
I Foulards Bianchi, infatti, furono creati nell’ormai lontano 1926 da Eduard de Macedo, Commissario Generale degli Scouts de France, per riunire i molti scout che arrivavano, e spesso tornavano, a fare volontariato a Lourdes. Dalle lenzuola dismesse dai vari ospedali arrivò la stoffa con cui furono confezionati i primi fazzolettoni, da cui poi il nome.
Natale Di Bartolo, presidente dell’Opera, racconta che «tra i clan scout presenti quest’anno, ragazzi e ragazze dai 16 ai 21 anni, c'erano quelli provenienti da San Giovanni la Punta e Belpasso, in provincia di Catania, il gruppo Salerno 3, da Carmiano in provincia di Lecce, da Pesaro, da Fagnano Castello e Rossano Calabro in provincia di Cosenza e da Genzano in provincia di Roma».

Azioni Concrete: Il Riutilizzo dei Beni Confiscati
La lotta alla criminalità organizzata si concretizza anche attraverso il riutilizzo dei beni confiscati, trasformandoli da simboli del potere illecito a risorse per la collettività. L’Amministrazione Comunale di Isola di Capo Rizzuto ha compiuto un importante passo in questa direzione, restituendo alla comunità 12 beni immobili confiscati alla 'ndrangheta e assegnandoli a 17 associazioni del territorio che avevano partecipato ad un bando pubblico.
Si tratta di beni, sottratti negli anni alle organizzazioni criminali e ora assegnati in concessione gratuita per cinque anni a enti del terzo settore, che si trasformano da simbolo del potere illecito a risorsa per la crescita sociale, culturale e civica del territorio. La Commissione Giudicatrice ha valutato e approvato i progetti presentati, garantendo trasparenza e valorizzazione dei beni.
“Il Comune di Isola di Capo Rizzuto - si legge in una nota dell’Amministrazione comunale - sottolinea così il valore della legalità come fondamento di una crescita sostenibile e condivisa, riportando i beni confiscati alla collettività e trasformandoli in luoghi di opportunità. Il riutilizzo dei beni confiscati rappresenta uno degli strumenti più efficaci per disarticolare le strutture criminali, restituendo questi spazi al loro legittimo scopo: il benessere della collettività. Questo programma di restituzione è il risultato di un attento lavoro amministrativo, iniziato con un avviso pubblico e la valutazione delle proposte di associazioni che operano negli ambiti sociali, culturali e sportivi”.
Nei prossimi giorni, inoltre, il Comune inaugurerà alcune opere significative realizzate su altri immobili, confermando il proprio impegno verso la legalità. Soddisfatto il Sindaco Maria Grazia Vittimberga ha affermato: “Restituire alla nostra comunità i beni sottratti alla criminalità è uno dei più grandi risultati che possiamo raggiungere come amministrazione.”
