La Grande Sfinge di Giza non è solo essa stessa un enigma, ma i misteri e le sorprese che la circondano rendono sempre più affascinante lo studio di questo grandioso monumento. Molto è stato detto sulla Grande Sfinge di Giza, ma ci sono aspetti specifici che meritano un approfondimento, soprattutto in relazione al suo tempio adiacente, ai miti sui passaggi segreti e alla figura di Edgar Cayce.
Il Tempio della Sfinge: Architettura e Funzione Misteriosa
Un monumento che merita particolare attenzione è il "Tempio della Sfinge". Sebbene sia considerato secondario, la sua importanza è notevole. Il Tempio era completamente sommerso dalla sabbia quando, nel 1925, fu scoperto da Emile Baraize, impegnato nel grande lavoro di scavo e restauro della Sfinge stessa. Del Tempio non si conosce molto; si ritiene sia stato il faraone Chefren a farlo costruire, anche se molti non concordano, facendone risalire la costruzione a molto prima (lo stesso dibattito esiste per la Sfinge).
Pur essendo vicinissimi, non si riscontra alcun affinamento archeologico e architettonico tra il Tempio della Sfinge e quello di Valle di Chefren. Non si ha neppure la certezza che esista una relazione tra la Sfinge stessa ed il Tempio. L’asse est-ovest del Tempio non si trova perfettamente allineato con quello della Sfinge, ma è spostato di circa 7 metri più a sud. Non comunica in alcun modo con la statua, mancando di accessi immediati alla Sfinge dall’interno del Tempio; per raggiungerla è necessario percorrere passaggi a nord e a sud.
Il Tempio presenta una concezione architettonica tutta particolare. È costruito con grossi blocchi di calcare all’esterno, che si presentano molto danneggiati, mentre l’interno è completamente rivestito con altri enormi blocchi, ma questi sono di granito rosso. Ogni blocco è almeno tre volte più grande di quelli della Grande Piramide. Presenta una pianta del tutto particolare: nella parte centrale si trovava un cortile aperto di 46 x 23 metri, circondato sui quattro lati da enormi colonne in granito. Appoggiate a queste, in passato, dovevano trovarsi delle enormi statue del re, alte almeno tre metri, di alcune delle quali rimangono i basamenti. Su entrambi i lati, occidentale ed orientale, il cortile si allarga formando dei portici con una profonda nicchia.
L’accesso al Tempio avveniva attraverso due entrate poste sul lato orientale. Il soffitto è formato da enormi architravi in granito rosa che poggiano su giganteschi pilastri monolitici dello stesso materiale; il peso di ciascun blocco si stima in 115 tonnellate. All’interno, seppur danneggiato, il pavimento è ricoperto da lastre di alabastro a taglio irregolare. Ventitré grosse nicchie nei muri interni, orientale ed occidentale, suggeriscono la presenza, in origine, di statue di culto (secondo alcuni statue di diorite, scisto e alabastro rappresentanti Chefren).
Secondo l’architetto tedesco, Herbert Ricke, che ha studiato attentamente il Tempio, le statue avrebbero rappresentato il sovrano assiso sul trono con il copricapo nemes. Non si conosce quale possa essere stata la funzione di questo Tempio; come per tutti i monumenti presenti a Giza, anche il Tempio della Sfinge non presenta alcuna iscrizione incisa sulle pareti che possa fornire informazioni. Ricke sostiene che si tratta di un Tempio solare nonostante, come era in uso allora, i nomi dei sacerdoti del Tempio non siano menzionati in alcuna iscrizione dell’epoca. Se così fosse, si tratterebbe dell’antenato dei templi solari che furono costruiti durante la V dinastia. Questa ipotesi trova concordi la maggior parte degli archeologi. Come per la grande Galleria e la Camera del Re della piramide di Cheope, anch’esso consiste in una possente costruzione in granito successivamente avvolta all’esterno da enormi blocchi di calcare, quasi a protezione di quelli interni. Come la stessa Sfinge, anche il Tempio ci sorprende con i suoi misteri, e questi sono impliciti nella sua struttura architettonica.
La cosa più sorprendente, che lascia maggiormente perplessi, è la collocazione degli enormi massi di granito all’interno e in parte anche di quelli di calcare esterni. A differenza dagli altri monumenti egizi, che si presentano assemblati con blocchi perfettamente squadrati, il Tempio della Sfinge mostra un’architettura del tutto particolare. Il taglio dei blocchi non è a forma di parallelepipedo regolare, come in tutte le costruzioni contemporanee e successive; ciascun blocco ha strane forme che si incastrano inspiegabilmente con più angoli. Si presume, da alcune prove, che il Tempio non venne mai terminato e, forse, che non sia mai stato utilizzato.
La Sfinge nella Storia e le Leggende sui Passaggi Segreti
La Grande Sfinge oggi fa bella mostra di sé nella piana di Giza ed è visitata da numerosi turisti. Tuttavia, la sua percezione storica è stata tutt'altro che costante. Stranamente, nell’antichità la Sfinge non veniva mai citata in testi importanti come la Bibbia, che pure descrive molti particolari dell’Egitto, o dalle opere di storici greci come Erodoto, Manetone, Diodoro Siculo e Strabone, che pure descrissero le meraviglie del paese. In nessuno dei loro passi compare la Sfinge. Questo fatto ha portato alcuni a ipotizzare che potesse essere stata completamente sepolta per lunghi periodi.
Solo più tardi, nel I secolo d.C., Plinio il Vecchio nella sua Storia Naturale ne parla, affermando: «…di fronte alle piramidi si trova la Sfinge, opera ancor più straordinaria… considerata una divinità… essi (gli Egizi) la credono la tomba del re Harmais… credono che sia stata portata lì da un luogo distante… ma in verità è stata scolpita lì… il volto è dipinto di rosso per motivi religiosi…». Plinio riportò correttamente che la Sfinge, "Re Harmais", rappresentava in modo corretto l'immagine di Horo all'orizzonte nella sua forma di Horemakhet.
Nel periodo della dominazione araba, la Sfinge torna ad essere menzionata, ad esempio dalla testimonianza di un medico di Baghdad, Abd al-Latif, che nel XIII secolo visitò la piana di Giza e rimase più impressionato dalla Sfinge che dalle piramidi: «…nei pressi delle piramidi si trova una colossale testa che emerge dal terreno…». Sottolineò la sua meraviglia che in un volto di tali dimensioni fossero state rispettate le esatte proporzioni senza avvalersi di un modello in natura. Nel corso del medioevo, alcuni pellegrini si recarono in Egitto alla ricerca delle località citate nella Bibbia, ma non lasciarono alcuna descrizione della testa della Sfinge. Solo più tardi, nel XVI secolo, quando ebbero inizio gli studi sulle antichità egizie, le descrizioni della testa della Sfinge abbondarono, mescolandosi a leggende e miti.
Una curiosa leggenda è riportata da Johannes Helferich nel 1579, il quale rielaborò una tesi affermando che la Sfinge fosse la rappresentazione della dea Isidis, figlia del re Inachus di Grecia. La cosa più interessante, tuttavia, è il fatto che Helferich aggiunse: «…esiste un passaggio sotterraneo che parte da lontano…». Spiegò che il passaggio finisce dentro il corpo della Sfinge fino a raggiungere la testa ed era utilizzato dai sacerdoti egizi per parlare al popolo come se a farlo fosse la dea stessa. Ne tracciò uno schizzo, dal quale però si intuisce chiaramente che lui non vide mai la Sfinge, ma ne sentì parlare in modo molto vago.

Edgar Cayce e la "Stanza dei Registri" Sotto la Sfinge
Molte leggende popolari, derivanti da miti del passato, parlano dell’esistenza di numerosi passaggi segreti all’interno della statua che condurrebbero a una stanza, la cosiddetta "Stanza dei Registri". Questo mito, tramandato da secoli, è una delle più famose "teorie alternative" nate intorno alla storia dell’Antico Egitto. L’appellativo "Hall of Records" venne coniato da Edgar Cayce, che si rifaceva a Plinio il Vecchio, il quale, nel suo Naturalis historia, riporta che gli antichi Egizi affermavano che sotto la Sfinge vi fosse sepolto il re Harmais.
Questa "Stanza dei Registri" sarebbe una specie di biblioteca sepolta sotto la Sfinge, nella quale sarebbe conservata tutta la conoscenza degli antichi Egizi, impressa su rotoli di papiro. Alcuni azzardano che si troverebbe anche la storia completa del continente perduto di Atlantide. Al problema si interessarono anche gli scrittori Graham Hancock e Robert Bauval, secondo i quali esisterebbero tre passaggi attorno alla Sfinge: due di origine sconosciuta e uno che si crede essere un piccolo vicolo cieco scavato dietro la testa e risalente al XIX secolo, praticato da Howard Vyse e John Shae Perring. Quest'ultimo, insieme a Caviglia, Mariette, Maspero e Baraize, tentò di liberare la statua dalla sabbia, opera poi completata dall'egittologo Selim Hassan nel 1936.
Le varie teorie riguardanti la "Stanza dei Registri" e tutti i vari passaggi segreti all’interno della Sfinge sono considerate "fantarcheologia". Su queste ipotesi sono state effettuate ricerche che non hanno portato ad alcun riscontro scientifico, anche se gli ultimi scavi del 2007 hanno rilevato la presenza di una fitta rete di cunicoli. Le ricerche hanno comunque portato al ritrovamento del breve passaggio ricavato sulla schiena della statua, dietro la testa, praticato da Vyse e Perring anni prima. Secondo l’archeologo Zahi Hawass, nel corpo della Sfinge sono stati riscontrati altri passaggi.
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Atlantide e i Sacerdoti Egizi: La Narrazione di Platone
La prima menzione di Atlantide si ha nel Timeo e nel Crizia di Platone, scritti nel 330 a.C. circa. In questi dialoghi, il filosofo descrive una terra felice, governata da re saggi, custodi di ricchezze immense, iniziati alle dottrine più elevate e che legiferavano in base a principi divini. La ricchezza materiale e la conoscenza avanzata, culturale e scientifica, resero possibile anche lo sviluppo di un impero marittimo, grazie alla potenza militare che da tali conoscenze derivava. Tuttavia, la natura umana prese il sopravvento e corruppe gli abitanti di Atlantide, rendendo i loro re avidi e immorali, trasformando un impero illuminato in uno crudele, violento ed opprimente. A tale impero si oppose Atene, piccola ma retta da saldi principi morali.
La leggenda ha avuto origine nei dialoghi di Platone. I quattro personaggi che compaiono in entrambi i dialoghi sono due filosofi, Socrate e Timeo di Locri, e due politici, Ermocrate e Crizia, benché il solo Crizia parli di Atlantide. Crizia racconta di aver udito questa storia "vera" da suo nonno, che la raccontò durante una festa. Il nonno di Crizia aveva detto di averla sentita dal padre, Dropides, che l’aveva a sua volta ascoltata dal vecchio saggio Solone, che l’aveva udita da alcuni sacerdoti in Egitto quando si trovava là poco dopo il 600 a.C.
Secondo Crizia, le antiche divinità divisero la Terra in modo che ogni dio potesse avere un lotto; a Poseidone fu lasciata, secondo i suoi desideri, l’isola di Atlantide. L’isola era più grande dell’antica Libia e dell’Asia Minore messe assieme, ma in seguito venne affondata da un terremoto e diventò un banco di fango impraticabile, impedendo di viaggiare in qualsiasi parte dell’oceano. Gli Egiziani, affermava Platone, descrivevano Atlantide come un’isola composta per lo più di montagne nella parte settentrionale e lungo la costa, circondata da una pianura. Nel Timeo si racconta di come Solone, giunto in Egitto, fosse venuto a conoscenza da alcuni sacerdoti egizi di un’antica battaglia avvenuta tra gli Atlantidei e gli antenati degli Ateniesi, che avrebbe visto vincenti i secondi.
Secondo i sacerdoti, Atlantide era una monarchia assai potente, con enormi mire espansionistiche. Situata geograficamente oltre le Colonne d’Ercole, politicamente controllava l’Africa fino all’Egitto e l’Europa fino all’Italia. Secondo la storia raccontata da Crizia, i sacerdoti egizi avevano detto a Solone che i Greci erano poco più che "fanciulli", ignari dei molti cataclismi che si erano abbattuti sull’umanità nei tempi antichi. Poi gli avevano parlato dell’antica Atene, "ottima in guerra e in tutto, e specialmente governata da buone leggi". Di fatto, è quest’antica Atene di molti secoli prima che, nella storia di Crizia, serve come modello per lo Stato perfetto. I sacerdoti avevano raccontato a Solone le gesta più eroiche dell’antica città di Atene e di come aveva sconfitto in battaglia "un grande esercito che insolentemente invadeva a un tempo tutta l’Europa e l’Asia [...]".

Nel dialogo successivo, il Crizia, rimasto incompiuto, Platone descrive più nel dettaglio la situazione geopolitica di Atlantide, collocando il tutto novemila anni prima. Essendo una storia funzionale ai dialoghi di Platone, Atlantide è generalmente vista come un mito concepito dal filosofo greco per illustrare le proprie idee sulla natura divina contro quella umana, le società ideali e la graduale corruzione della società umana. La storia fa riferimento a una presunta Atene antica: è questa la protagonista, l’eroina e il focus della storia di Platone. Atlantide, un impero corrotto con una tecnologia sofisticata ma alla bancarotta morale, cerca di dominare il mondo con la forza, mentre l'antica Atene, un gruppo relativamente piccolo di uomini spiritualmente puri e incorruttibili, si oppone.