Gaspare Morello: Sacerdote, Educatore e Intellettuale

La figura di Gaspare Morello, spesso affettuosamente chiamato "Padre Morello" dai suoi contemporanei, rappresenta un esempio di vita dedicata all'educazione, alla fede e all'impegno sociale. Nato a Mazara il 21 settembre 1891 da Francesco e Maria Salvo, Morello crebbe in un ambiente semplice e laico, che avrebbe plasmato la sua visione del mondo e del cattolicesimo.

La Vita e la Formazione Spirituale

Dopo aver completato la scuola media, Gaspare Morello frequentò il Regio Liceo di Trapani. Nel 1910 divenne allievo, prima, del seminario locale, e successivamente di quello arcivescovile di Palermo. Proseguì i suoi studi presso il pontificio Collegio Leonino, per approdare infine alla Pontificia Università Gregoriana, retta dai padri gesuiti, dove studiò filosofia e teologia. Fu ordinato sacerdote nel 1915 da monsignore Gaspare Morello.

Entrò in seminario quasi ventenne, dopo aver vissuto un'infanzia e un'adolescenza che gli permisero di fare esperienze significative insieme ai coetanei del suo tempo. Questa scelta, maturata da un giovane con una precisa identità, lo caratterizzò per tutta la vita. La sua intelligenza vivace, la curiosità e un profondo senso della ricerca lo resero immune da atteggiamenti dogmatici, rigidi ed integralisti. Già da seminarista, era molto critico e, in anni in cui la ferita di Porta Pia e i rapporti ostici tra Stato e Chiesa erano ancora vividi, non esitò a scrivere alla lavagna: “W Roma Capitale d’Italia”.

Ritratto fotografico di Gaspare Morello in età matura, in abiti sacerdotali

Influenze Intellettuali e Visione del Cattolicesimo

Gli studi storico-filosofici contribuirono significativamente alla sua visione laica e liberale del cattolicesimo. Pur impegnato per tutta la vita nell'attività pastorale e di evangelizzazione, la sua fede non fu mai di tipo pietistico, ma una religiosità che s'incarnava nella prassi e tendeva sempre alla liberazione umana dei più deboli.

Certamente rosminiano fu il suo concetto di libertà religiosa e di tolleranza verso le altre confessioni, così come il valore attribuito alla persona e alla dignità umana. La sua concezione laica della politica fu sicuramente sturziana.

Sulla formazione di padre Morello ebbe non poca influenza la filosofia dell'azione, iniziata da Maurice Blondel, da cui si svilupperà il modernismo, i cui maggiori rappresentanti in Italia furono Romolo Murri, Ernesto Bonaiuti e Antonio Fogazzaro. Un altro importante referente fu il personalismo comunitario di Jaques Maritain e di Emmanuel Mounier, gruppo che si raccoglieva attorno alla rivista “Esprit”. Questo pensiero, partendo dal concetto di persona di Rosmini, si caratterizzava per un respiro di maggiore laicità. Il fulcro era l’idea della persona, considerata nella sua inviolabilità, creatività, libertà e responsabilità, e di persona situata nella storia e nella comunità degli uomini.

Questa formazione, derivante dagli studi storici e filosofici, si fuse con la sua esperienza religiosa e le sue ricerche teologiche, contribuendo a un approdo di fede matura e laicamente vissuta, in una sintesi inquieta tra religione e ragione.

Un Impegno Poliedrico: Sacerdote, Professore, Combattente

Personalità versatile e attiva, si può parlare di padre Morello come sacerdote, come professore di storia e filosofia, come combattente della Resistenza, come assistente della FUCI, non meno che come studioso e pensatore.

Nonostante lo spessore del pensiero e la vivida intelligenza, padre Morello preferì sempre l'azione alla scrittura, il pragmatismo alla speculazione, caratterizzandosi soprattutto come intellettuale organizzatore e animatore di cultura. Ad eccezione di un saggio sul patrono della città, intitolato S. Vito nella poesia, nel culto e nelle tradizioni popolari della città di Mazara, egli non ha lasciato molto del suo pensiero per iscritto. Ha tradotto le sue idee e le sue inquietudini in un fervido impegno che spaziava dalla promozione di iniziative socio-assistenziali alla crescita di una nuova coscienza morale e civile, allo sviluppo politico-culturale di Mazara, alla lotta contro la dittatura e per la democrazia, alla formazione dei giovani, al rinnovamento della Chiesa, alla difesa delle condizioni materiali di esistenza dei lavoratori mazaresi della terra e del mare e della loro dignità umana.

L'Impegno Sociale ed Ecumenico

Con l'obiettivo di migliorare le condizioni di vita dei lavoratori, Morello fondò il circolo “Fede e Lavoro”, composto di operai e contadini. Riguardo ai pescatori, negli anni Sessanta, riuscì a raccoglierli nella “Cooperativa del Mazaro per la pesca e la provvidenza”, promuovendo quel senso dell’associazionismo e della cooperazione tradizionalmente carente nella categoria.

Fu antesignano delle lotte per la sicurezza dei lavoratori, battendosi perché i natanti avessero a bordo radio e altri strumenti di salvataggio in caso di naufragio. La sua sensibilità sociale e il suo senso solidaristico, oltre allo spirito di tolleranza e di umanità, ne fecero un precursore dell’accoglienza degli immigrati tunisini. A lui si deve l'istituzione di una sezione d’asilo e di un centro d’assistenza socio-culturale per i bambini maghrebini. Per l'inserimento nelle scuole italiane dei figli dei lavoratori stranieri, si adoperò affinché giungesse a Mazara un piccolo nucleo di suore francescane missionarie di Maria, che ancora oggi operano attivamente e utilmente in questa città. Anche il laboratorio per la manifattura di tappeti tunisini fu progettato da Morello per permettere alle donne tunisine di lavorare e avere occasioni d’integrazione.

Il suo spirito ecumenico e postconciliare lo portò a chiedere, alle autorità ecclesiastiche locali e vaticane e a quelle civili, la costruzione di una moschea. Nella lapide posta nel palazzo dei Cavalieri di Malta, da lui ispirata, si può cogliere lo spirito ecumenico che animava il suo desiderio di fare del Mediterraneo un mare di pace.

Mappa del Mediterraneo con enfasi sulla Sicilia e la Tunisia, per illustrare l'impegno ecumenico di Morello

Il Lascito Educativo e la Scuola

Gaspare Morello fu soprattutto un uomo di scuola e un educatore. Se Mazara del Vallo ha potuto vantare di essere sede di quasi tutti gli istituti d’istruzione secondaria, questo merito si deve, senza ombra di dubbio, a lui. Tuttavia, per ironia del destino, o forse ancor meglio per quell’insensibilità delle classi politiche locali, che egli spesso aveva criticato, nessun istituto o scuola mazarese gli è stato mai intestato.

Qualche anno dopo la laurea in filosofia, nel 1925, impegnò le sue energie nella fondazione del Liceo Classico Comunale di Mazara, che dirigerà per oltre dieci anni, fino alla fusione nel 1935 con il Regio Ginnasio “Gian Giacomo Adria”, la cui istituzione risaliva al 1863. Per lunghi anni e per diverse generazioni, questo Liceo è stato fucina di formazione delle classi dirigenti locali e uno dei più rinomati di tutta la Sicilia.

Per motivi molto personali e riservati, ma che s’innestano perfettamente nel carattere vitale e passionale dell’uomo, nel 1937 si trasferì al Liceo Classico di Fermo, nelle Marche, divenendone preside nel 1942. Ma già incalzavano i tragici eventi della disfatta bellica e dell'armistizio dell'otto settembre 1943 e, dopo questa data, scattò il momento decisivo delle scelte.

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L'Impegno nella Resistenza e il Ritorno alla Scuola

Padre Morello, che a Mazara era stato anche segretario politico del Partito Popolare Italiano su richiesta personale di don Sturzo, non ebbe dubbi da che parte schierarsi. La sua formazione cattolico-democratica, la sua personalità aristocratica e avversa alle massificazioni, il suo spirito critico e il rispetto per l’uomo lo spinsero a scegliere la lotta clandestina partigiana, diventando presidente del Comitato Provinciale di Liberazione del Piceno. Successivamente scoperto e arrestato, subirà il carcere fino alla Liberazione.

In occasione della sua morte, il Liceo “A. Caro” di Fermo, il 22 aprile del 1980, volle commemorarlo, scoprendo una lapide marmorea con la seguente iscrizione: “A ricordo del prof. Gaspare Morello, preside di questo Istituto, che la resistenza animò quale presidente del Comitato Provinciale di Liberazione da cui ebbe vita la prima amministrazione democratica del Comune di Fermo, di nuovo merito accrescendo le nobili memorie di questo”.

Poco più di tre mesi dopo la scomparsa, fu commemorato al Liceo-ginnasio “A. Caro” di Fermo il prof. don Gaspare Morello, eminente figura di educatore che, quale preside per più di un decennio, lasciò tra il 1938 e il 1950 una testimonianza significativa d’impegno civile e di coraggio in difesa della libertà e della giustizia, il cui patrimonio storico-ideale vive ancora. Dopo l’otto settembre del ’43, infatti, attorno a lui si coagularono le forze della Resistenza in territorio fermano e nella provincia picena e verso la sua persona di sacerdote illuminato s’identificarono gli uomini migliori destinati poi a reggere le sorti della cosa pubblica all’indomani della riconquistata libertà. Don Morello stimolava le energie più genuine all’opera per il vicino riscatto, innanzi tutto sociale e morale, dando prova di non comune saggezza politica.

Dopo il 1946, don Morello riprese la sua attività nel Liceo, che rese primo centro culturale della regione e dove profuse generosamente il suo spirito di studioso e di educatore alla luce delle categorie umane e cristiane. Nel 1947 fu incaricato di funzioni ispettive dal Ministero della Pubblica Istruzione ma resistette meno di due anni. La passione per la scuola militante prevalse sulla funzione burocratica e così ritornò all’insegnamento a Velletri, dove diresse la scuola media e il liceo classico.

Agli inizi degli anni Cinquanta Gaspare Morello ritornò a Mazara del Vallo, dove fu di nuovo preside del Liceo che aveva rifondato e a cui aveva contribuito a dare fama e prestigio. Non si placò la sua volontà di offrire ai giovani mazaresi più opportunità di scelte. Così furono istituite delle sezioni di Liceo Scientifico all’interno del classico, fino alla completa costituzione autonoma, a partire dal 1° ottobre 1967, dell’attuale Liceo Scientifico “Giovanni Pietro Ballatore”.

Con la consapevolezza della trasformazione del Paese da agricolo a industriale e che non tutti i giovani avevano la possibilità o l'attitudine ad iscriversi nei licei con sbocchi universitari, padre Morello, dopo aver preso i dovuti contatti con l’Istituto Tecnico Industriale Statale “Vittorio Emanuele” di Palermo e con le autorità scolastiche, ottenne la nascita a Mazara di una sezione staccata dell’ITIS. Questa sezione, qualche anno dopo, divenne autonoma per il gran numero d’iscritti, prendendo il nome di “Ruggero D’Altavilla”.

Tratti Caratteriali e Valori

L'attenzione per i giovani era tale che egli provava un grande cruccio nel vederli progressivamente partire uno dopo l’altro, dopo averli formati, essendo consapevole del contributo di rinascita che potevano dare alla loro città e a tutta la Sicilia. Padre Morello era severo, la stessa severità che chiedeva a se stesso la pretendeva dagli altri, ma voleva soprattutto educare al senso di responsabilità. Coloro che lo hanno avuto come preside del Liceo Ginnasio G. G. Adria conservano vivida l’immagine di lui diritto, con la figura eretta e le mani dietro la schiena, sull’ultimo pianerottolo della scala, pronto ad incutere timore e silenzio a chi saliva i gradini della scuola: se erano in ritardo anche solo di qualche minuto, inevitabile giungeva il suo richiamo severo. Padre Morello si rivolgeva agli studenti con il “voi”, un formale che rendeva incolmabile la distanza tra lui e loro.

I suoi alunni ricordano ancora i terribili rimproveri che rivolgeva ai docenti o le sue "spiate" all’interno delle aule dal buco della serratura, le sue irruzioni mentre l’insegnante spiegava o interrogava, le sue lezioni, in assenza del professore titolare, svolte puntualmente con estrema competenza, dall’italiano alla storia, dalla filosofia all’arte. L’amore per la vita e per il sapere, l’ansia di giustizia e di verità, contribuirono a plasmare una personalità passionale, energica, inquieta. Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e frequentarlo non può non ricordare il suo spirito battagliero e polemico, la sua appassionata partecipazione nelle discussioni politiche e le sue pungenti critiche contro l’operato del Consiglio e della Giunta comunale, per le scelte fatte o per le omissioni compiute, soprattutto se si sottraevano ai suoi consigli, o li disattendevano dopo averli richiesti.

Era così alto il suo concetto della politica, intesa come impegno e come servizio per la comunità, che non tollerava coloro che la praticavano con incompetenza ed improvvisazione, o peggio ancora per interessi personali. E tuttavia, fu sempre uomo schivo da onori e da comportamenti di protagonismo e il suo orgoglio intellettuale fu sempre impiegato a fini educativi e per la crescita degli altri e mai per mortificare. Le sue parole, riportate in un passaggio personale, riflettono la sua umiltà e la sua fede: «Ringrazio il Signore che mi ha fatto nascere e crescere nella fede cristiana…Riconosco di aver commesso errori e colpe gravi come sacerdote e cristiano, confido però nella grande misericordia di Dio…Chiedo misericordia ai miei confratelli e ai miei concittadini se li ho offesi e non li ho trattati con carità. Ringrazio quanti mi hanno voluto bene ed aiutato a far del bene e a lavorare per la Chiesa e per i concittadini».

L'Attività Tarda e la FUCI

Progredendo negli anni e pur essendo alle soglie della pensione come preside del Liceo Classico (ciò avverrà nell’anno scolastico 1961/62), padre Morello non volle demordere dalla sua azione educativa. Alla fine degli anni Cinquanta, fondò la FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana) con sede sotto il porticato di Piazza della Repubblica, i cui primi iscritti furono alcuni dei suoi ex allievi del Liceo.

Si era in pieno Concilio Vaticano II e si respirava un nuovo modo di interpretare il rapporto Chiesa-mondo. L’insegnamento giovanneo e i suoi comportamenti pratici incoraggiavano i credenti a ritenere possibile, sul piano pratico e storico, incontri e confronti con altre ideologie e con altre fedi, portatrici di valori morali e di culture diverse. In questo contesto emergeva la sua perenne ansia di ricerca della verità, il suo umanesimo civile e il suo cattolicesimo progressista, l’avvertita esigenza di rinnovamento della Chiesa e della società. Per padre Morello, la Chiesa non era nel mondo per avere posizioni di privilegio e di potere, ma per servire. Quegli anni furono, per i giovani che gli furono vicini, anni decisivi per la formazione critica e la loro identità politico-culturale.

Luogo straordinario di esperienze teoriche, la FUCI favorì l’emergere di una coscienza nuova e contestativa, la riscoperta di una fede più matura che non si ritrovava nelle forme della rassegnazione di certa alienante religiosità e si esprimeva piuttosto nelle scelte di vita quotidiana orientate a costruire la città di Dio in questo mondo. Il cattolicesimo liberale e progressista di padre Morello, il suo spirito antidogmatico e anti-integralistico, lo stile di vita aperto alla problematizzazione, contribuirono a far cogliere l’importanza della svolta che si determinava, con il Concilio, nella Chiesa e nella società. Le sue lezioni animarono i giovani di forte tensione morale ed ideale, li aiutò a cogliere le differenze tra Chiesa-gerarchia e Chiesa-popolo di Dio, li educò alla libertà di coscienza, delle opzioni politiche, che non possono discendere dalla fede, e alla solidarietà fattiva con gli ultimi. Padre Morello continuò la sua azione pedagogica coi giovani e sui giovani instancabilmente, come fa un vero educatore.

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