La Chiesa Campestre dei Santi Gervasio e Protasio a Qualso: Storia, Architettura e Tesori Artistici

La Chiesa campestre dei Santi Gervasio e Protasio, conosciuta anticamente come ‘la gleseuta’ o “glesute”, è un edificio di culto che esisteva già nel XIII secolo. Attualmente è ubicata in piena campagna, a ovest del paese di Qualso, e si distingue per il suo luogo suggestivo.

Mappa storica o illustrazione della chiesa campestre dei Santi Gervasio e Protasio a Qualso nel contesto rurale

Cenni Storici e Prime Attestazioni

La prima menzione della chiesa risale al Catapan di Qualso del XIV secolo, dal quale si apprende che venivano lasciate ‘libbre d’olio’ destinate alle lampade. Ulteriori conferme della sua antica esistenza provengono dal testamento del canonico cividalese Enrico de Quals che, nel 1281, lasciò legati testamentari a diverse chiese del territorio, inclusa quella di San Gervasio.

Nel corso dei secoli, la chiesa veniva visitata dai parroci di Qualso solamente in date specifiche: il 19 giugno, giorno della sua titolazione, e nelle ricorrenze di Santo Stefano e Pasquetta. La sua posizione isolata, lontana dal centro abitato, l'ha resa più volte oggetto di atti vandalici, rendendo necessari numerosi rifacimenti e restauri nel tempo.

Il suggestivo contesto paesaggistico attuale è stato impreziosito grazie all'iniziativa del concittadino Gastone Valente, partigiano Enea della Osoppo, che, prima della sua morte a Porzus, volle piantare intorno alla chiesa dei magnifici cipressi che oggi svettano maestosi sulla campagna circostante.

Architettura Esterna e Evoluzione Strutturale

L’edificio è orientato con il sedime al livello di campagna. La sua pianta è ad aula, con un presbiterio quadrato più stretto rispetto all’aula. La copertura, indifferenziata a due falde, presenta una struttura portante e secondaria in legno, con un manto di copertura in coppi di laterizio.

Il prospetto principale è preceduto da un atrio a pianta quadrata, il quale è stato rifatto. Questo atrio è illuminato da due aperture laterali e una finestra a tutto sesto frontale. Un altro atrio, di fattura settecentesca, che presenta un grande finestrone frontale e due accessi laterali, ha comportato l'eliminazione dell’originario campanile a vela, di cui oggi resta solo la croce gigliata in ferro sul colmo.

Sul fronte principale, la porta è stata rifatta nel 1723, come testimonia la data incisa sull’architrave. In facciata, a destra della porta d’ingresso, si apre una finestra rettangolare, anch'essa rifatta, così come una finestra simile sul lato destro del presbiterio. Il fianco nord dell'edificio non presenta aperture, mentre sulla parete sud sono visibili una finestra all’altezza dell’abside quattrocentesca e due finestre ‘a feritoia’ nell’aula, caratteristiche delle costruzioni romaniche. Sul prospetto laterale a meridione, sono presenti altre due finestre rettangolari.

Foto della facciata della chiesa di Qualso con l'atrio settecentesco e i cipressi

Interni e Caratteristiche Costruttive

L'interno della chiesa presenta una copertura a vista, con architravi e pianelle in cotto. L'aula rettangolare è caratterizzata da un soffitto con travatura a vista e muri laterali molto spessi alla base, che si rastremano verso l'alto.

Il presbiterio, rialzato di un gradino, è separato dall'aula da un arco trionfale a sesto acuto e vanta una copertura a volta a crociera. La piccola abside, invece, sfoggia una volta quattrocentesca con costoloni che si dipartono da semplici piedritti in pietra. Sulla parete destra dell’aula, in una collocazione anomala, nel secolo scorso è stata murata un’acquasantiera in pietra, anch'essa datata 1723.

Foto dell'interno della chiesa di Qualso con soffitto a travatura a vista e dettagli del presbiterio

Restauri e Scoperte Artistiche

Nei primi decenni del XVIII secolo, la chiesa subì un restauro totale che incluse il rifacimento del portale. Sull’architrave lapidea di quest'ultimo si legge l'iscrizione: “1723 DUARUM IANUARUM R.DUS IOA.ES MYCON ZUM.SISBENEFACTOR” (1723 due gennaio Reverendo Giovanni Micon benefattore di Zompitta).

A seguito degli interventi di ristrutturazione eseguiti dopo il sisma del 1976, sulla parete nord è riaffiorato un grande affresco. Purtroppo parecchio lacunoso, l'affresco raffigura la Madonna con Bambino in trono tra i Santi Gervasio e Protasio, dipinti come martiri guerrieri, con la spada e la palma del martirio. In basso a sinistra, all’esterno del riquadro, è visibile inginocchiato in preghiera il probabile donatore, accanto al quale è iscritto il nome: JACOMUS. Questo affresco viene attribuito a Gian Paolo Thanner e datato intorno al 1530.

Riproduzione o ricostruzione dell'affresco raffigurante la Madonna con Bambino e i Santi Gervasio e Protasio

Il Patrimonio Artistico e i Furti

Secondo lo studioso Tarcisio Venuti, nel 1549 lo scultore e indoratore Sebastiano Martinis scolpì l’ancona lignea dell’altare per questa chiesa. Nello stesso anno, il pittore Sebastiano Valentinis dipinse la pala d’altare che raffigurava la Madonna con Bambino e i Santi Gervasio e Protasio.

Nel 1594, il Patriarca Barbaro ordinò il restauro dell’altare e la realizzazione di un antimpendio in cuoio dorato, ovvero il rivestimento della parte anteriore dell'altare. Purtroppo, il dipinto sopracitato fu trafugato nel 1971. Al suo posto venne collocata una tela settecentesca proveniente dalla parrocchiale di Qualso, raffigurante i Santi Antonio Abate, Antonio da Padova, Floriano e Lucia. Anche quest'opera, tuttavia, fu rubata all’inizio degli anni Novanta. Pochi anni dopo, anche il prezioso paliotto in cuoio dipinto subì la stessa sorte.

Attualmente, al centro dell’altare ligneo cinquecentesco, seppur deturpato da incaute ridipinture, è collocata una tavola che ripropone i Santi Gervasio e Protasio secondo l’iconografia presente nei mosaici della Basilica di Sant’Apollinare Nuovo di Ravenna.

tags: #qualso #chiesa #parrocchiale