Gesù Cristo è l’Essere più importante nato su questa terra, il nostro esempio perfetto. Egli è il Primogenito del Padre nello spirito e l’Unigenito del Padre nella carne. La Sua madre terrena, Maria, Lo ha portato in grembo prima che nascesse e Lo ha allevato mentre Egli era sulla terra. I miracoli operati da Gesù hanno convinto molti del fatto che fosse un profeta, ma Egli era molto di più.
Gesù è stato l’insegnante migliore che sia mai vissuto e ci istruisce ancora oggi. Quando aveva dodici anni, Lo hanno trovato nel tempio mentre istruiva i dottori della legge (vedi Luca 2:46), i quali si meravigliavano della Sua conoscenza. Gesù insegnava che tutti potevano avere la vita e potevano averla a esuberanza (vedi Giovanni 10:10).
Chi è Gesù Cristo? La Sua Natura e Ruolo
Gesù ha condotto un’esistenza perfetta - libera dal peccato - e ci ha fornito l’esempio perfetto in base al quale vivere. Non avendo alcun peccato da cui purificarsi, Gesù non aveva bisogno del battesimo. Egli è anche l’esempio perfetto di amore. Nel periodo trascorso sulla terra, si è preso cura dei bisognosi, ha guarito i lebbrosi (vedi Luca 17:12-19) e non ha mai allontanato i bambini (vedi Matteo 19:13-14). Gesù insegnava che dobbiamo perdonare.
Molti Lo riconoscono come un grande insegnante o un profeta, ma la Sua vera identità è più profonda. Il Vangelo ci offre la vera dimensione spirituale e sacramentale del Cristo. Alla domanda rivolta agli apostoli: "Cosa pensa la gente di me?", le risposte variavano, identificandoLo con figure come Elia, Geremia, Mosè o Giovanni Battista risuscitato. Ma alla domanda più strettamente personale: "Voi cosa dite di me?", Pietro risponde a nome di tutti: "Tu sei il Cristo di Dio". Questa affermazione non esaurisce la Sua realtà ma evidenzia subito la missione salvifica che Egli è venuto a svolgere, la realizzazione di un regno di giustizia e di amore per tutti gli uomini. Egli è il fedele Cristo risorto, perché vero uomo e vero Dio.

La Missione Salvifica: L'Espiazione
Nel nome ebraico "Jeshua", Gesù significa “Salvatore”. Il Salvatore, nel Suo relativamente breve soggiorno nella mortalità, ha portato a termine due grandissimi propositi. Uno era la Sua “opera e la [Sua] gloria - fare avverare l’immortalità e la vita eterna dell’uomo” (Mosè 1:39). Questo primo proposito è noto come l'Espiazione, la Sua magnifica missione nella mortalità.
L'Unicità del Sacrificio di Cristo
La missione dell'Espiazione era unicamente Sua. Nato da madre mortale e Padre immortale, Egli era l’unico che potesse volontariamente deporre la Sua vita per poi riprenderla (vedere Giovanni 10:14-18). Nel Giardino di Getsemani, Gesù ha sentito il peso di ogni peccato e di ogni dolore noti all’umanità. Sotto quel carico pesante, sanguinò da ogni poro (vedere DeA 19:18). Questa sofferenza fu il culmine di una responsabilità nota persino prima della Creazione e della Caduta.
Le conseguenze della Sua Espiazione furono infinite ed eterne: tolse il pungiglione alla morte e rese momentaneo il dolore della tomba (vedere 1 Corinzi 15:54-55). Non solo avrebbe portato risurrezione e immortalità all’umanità, ma avrebbe fatto sì che potessimo ricevere perdono per i nostri peccati - alle condizioni stabilite da Lui. La Sua Espiazione ha aperto la via che ci permette di riunirci con Lui e le nostre famiglie eternamente. Nessun altro potrebbe compiere l’Espiazione, né sarà richiesto o permesso a nessun altro di spargere sangue per la salvezza eterna di un essere umano.

L'Espiazione e i Sacrifici Antichi
Nonostante l’Espiazione venne completata ai tempi del Nuovo Testamento, gli eventi dell’Antico Testamento ne hanno spesso predetto l’importanza. Adamo ed Eva furono comandati di offrire sacrifici “a similitudine del sacrificio dell’Unigenito del Padre” (Mosè 5:7), versando del sangue. Impararono che ogni volta che versavano il sangue di un animale, la sua vita giungeva al termine. Per il loro rito sacrificale, l'animale doveva essere il primogenito del gregge e privo di difetti (vedere, ad esempio, Esodo 12:5).
Ad Adamo ed Eva venne dato il comandamento: “Fai dunque tutto ciò che fai nel nome del Figlio, e pentiti, e invoca Dio nel nome del Figlio, da ora e per sempre” (Mosè 5:8). Una volta portata a termine l’Espiazione, il grande ed ultimo sacrificio compì la legge di Mosè (vedere Alma 34:13-14) e mise fine alla pratica del sacrificio animale, la quale aveva insegnato che “la vita della carne [era] nel sangue” (Levitico 17:11). Gesù spiegò in che modo gli elementi dei sacrifici antichi erano stati assorbiti dall’Espiazione e commemorati simbolicamente tramite il sacramento: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha vita eterna, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. Grazie all’Espiazione di Gesù Cristo, tutti quanti - tanti quanti lo vorranno - potranno essere redenti.
L’Espiazione può guarire tutto il dolore
Il Ministero Esemplare di Gesù
Il secondo sconfinato proposito del Signore, durante la Sua mortalità, era quello di essere un esempio per tutti noi. La Sua vita esemplare ha costituito il Suo ministero mortale, includendo i Suoi insegnamenti, parabole e sermoni, i Suoi miracoli, atti di gentilezza e sopportazione verso i figli degli uomini (vedere 1 Nefi 19:9). Questo abbracciava anche il Suo uso compassionevole dell’autorità del sacerdozio e la Sua giusta indignazione quando dovette condannare il peccato (vedere Romani 8:3) e quando rovesciò i tavoli dei cambiamonete (vedere Matteo 21:12), comprendendo persino il Suo cuore spezzato. Le Sue azioni ministeriali furono meravigliose e Egli ci ha chiesto di seguire il Suo esempio: “Che sorta di uomini dovreste essere?… così come sono io”.
Amore e Compassione
Se dovessimo individuare la caratteristica più saliente della Sua vita, sarebbe l’amore, che include la Sua compassione, gentilezza, carità, devozione, perdono, misericordia e giustizia. Gesù amava Suo Padre e Sua madre (vedere Giovanni 19:25-27), la Sua famiglia ed i Santi (vedere Giovanni 13:1; 2 Tessalonicesi 2:16). Amava i peccatori senza giustificare il peccato (vedere Matteo 9:2; DeA 24:2). Egli insegnava che dobbiamo perdonare. Il Vangelo ci offre la novella che riguarda l’amore misericordioso di Dio verso tutti gli uomini e la possibilità di riconciliazione tra la divinità e l’uomo. Gesù insegnava che dobbiamo essere uno in Cristo Gesù e che Egli raccoglie nell’unità i suoi figli dispersi. Questo amore, la cui base e fondamento sono la fede in Dio e l’amore concreto, scaturisce dalla esperienza del dolore e permette di superare la crisi dell’uomo in cerca della vera felicità.
Ovunque Gesù andasse, il suo cuore veniva toccato dai bisogni della gente. Ogni volta che vedeva qualcuno bisognoso di guarigione, si fermava per guarirlo, deviando, se necessario, il suo percorso. Quando la gente ebbe fame, Gesù la sfamò. Gesù non era un guaritore itinerante, sebbene guarisse ovunque andasse, né un avvocato sociale itinerante, sebbene mostrasse compassione. Prima di tutto Gesù era un predicatore! “Dopo che Giovanni fu messo in prigione, Gesù si recò in Galilea, predicando il vangelo del regno di Dio” (Marco 1:14).

L'Importanza delle Ordinanze Sacre
Un secondo aspetto della vita esemplare del Salvatore era la Sua enfasi per le sacre ordinanze. Durante il Suo ministero mortale ha mostrato l’importanza delle ordinanze di salvezza. Venne battezzato da Giovanni nel fiume Giordano, spiegando: “Cosí ci conviene adempiere ogni giustizia” (Matteo 3:15). Più avanti il Salvatore introdusse l’ordinanza del sacramento. Anche il nostro Padre Celeste ci ha dato istruzioni sulle ordinanze.
Durante il ministero post-mortale del Signore, le più alte ordinanze dell’esaltazione furono rivelate (DeA 124:40-42), facendo sì che nei Suoi sacri templi si potessero celebrare tali ordinanze. Al giorno d’oggi, le abluzioni, le unzioni e le investiture sono a disposizione degli individui che si preparano in maniera appropriata (vedere DeA 105:12, 18, 33; 110:9; 124:39). Nel tempio, una persona può suggellarsi al marito o alla moglie, ai suoi antenati ed alla sua posterità (vedere DeA 132:19). Il nostro Maestro è un Dio di leggi ed ordine (vedere DeA 132:18).

La Preghiera e la Conoscenza Divina
Un terzo aspetto del ministero esemplare del Salvatore è la preghiera. Gesù pregava Suo Padre in cielo e ci ha insegnato come pregare. Dobbiamo pregare Dio il Padre Eterno nel nome di Suo Figlio, Gesù Cristo, per il potere dello Spirito Santo (vedere Matteo 6:9-13; 3 Nefi 13:9-13; traduzione di Joseph Smith, Matteo 6:9-15). La grandiosa preghiera intercessoria offerta dal Signore, che si trova in Giovanni, capitolo 17, mostra il Figlio che comunica liberamente con Suo Padre in favore dei Suoi discepoli, che Egli ama.
Un quarto aspetto dell’esempio del Salvatore è l’uso della Sua conoscenza divina. Sebbene fosse il Creatore di questo e altri mondi (vedere Mosè 1:33), il tratto che più di ogni altro distingueva il Suo insegnamento è che Egli insegnava verità di rilevanza eterna. Solo Lui poteva rivelare lo scopo della nostra vita. Egli è la Parola (Logos), il potere della vita eterna è in Lui, colui che “nel principio era la Parola e la Parola era presso Dio, e la Parola era Dio” (Giovanni 1:1; vedere anche 2 Nefi 31:20; 32:3). Il Maestro rispetta il nostro arbitrio, ci concede la gioia della scoperta, ci incoraggia a pentirci dei nostri sbagli e ci permette di sperimentare la libertà che deriva dalla nostra volontà di obbedire alle Sue leggi divine.

La Perseveranza Fino alla Fine
Un quinto aspetto del ministero del Signore è il Suo impegno nel perseverare sino alla fine. Non si è mai tirato indietro da un Suo incarico. Nonostante abbia provato sofferenze che vanno ben oltre la nostra comprensione, Egli non si è arreso. Attraverso le prove più intense, Egli ha sopportato fino alla fine del Suo incarico: espiare per i peccati di tutto il genere umano.
La Dinamica della Relazione con Gesù
La nostra vita è intessuta di relazioni, che nascono da motivazioni o aspettative. Indipendentemente dalle nostre relazioni con gli altri, il punto di riferimento per ognuna di esse è la relazione centrale con Gesù. Non si può rimanere indifferenti a Lui: o lo si accetta o lo si rifiuta. La storia dell’umanità e tutta la cultura della nostra civiltà lo confermano.
Il Vangelo ci mostra la dinamica relazionale delle persone con Gesù, spesso un misterioso intreccio tra questioni di vita ordinaria (esistenziali) e la Sua Parola. Guardando agli eventi descritti nel sesto capitolo del Vangelo di Giovanni, questa dinamica assume una forma molto chiara. Il punto di partenza è l’elementare bisogno materiale di soddisfare la fame. Sapendo questo, Gesù compie lo spettacolare miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, che può avere conseguenze di vasta portata anche a livello politico. La soddisfazione dei bisogni umani fondamentali fornisce un senso di sicurezza, e non c’è da stupirsi che i testimoni di questo miracolo vogliano rimanere con Lui e lo cerchino. Con lui si sentono sicuri nell’incerta situazione economica e politica del tempo. E questo è comprensibile anche oggi, in un’epoca di crescente precarietà.
Sebbene questa motivazione sia perfettamente comprensibile, non è sufficiente per Gesù. La preoccupazione di Gesù va oltre: riguarda la vita eterna, la vera e più profonda vocazione dell’uomo. Il Suo invito a cercare il cibo che dura e dà la vita eterna è accolto con comprensione e accettazione, poiché è chiaro che tutti vogliano vivere per sempre. Chi ascolta Gesù risponde chiedendo come raggiungere questo obiettivo. Il discorso prende una forma diversa, andando oltre il ragionamento puramente umano. Non si tratta più del semplice prendere e mangiare il pane e il pesce distribuiti, ma di un certo atteggiamento interiore: la necessità di una relazione concreta con Gesù.
Qui, però, inizia il problema che ha gettato una lunga ombra sulla storia dell’umanità fino ai giorni nostri: “Perché dovremmo associare le nostre aspirazioni di immortalità a questo Maestro di Nazareth - un operatore di miracoli eppure uno del popolo?” La domanda posta è significativa e triste allo stesso tempo: “Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo?” (Giov. 6, 30). Come se il miracolo appena compiuto non fosse sufficiente! Il Signore Gesù non si scoraggia. Con umiltà dà una spiegazione che indica con delicatezza la necessità di credere a Dio nel contesto delle sue azioni salvifiche. Cerca di collegare l’esperienza appena stimolata e le preoccupazioni esistenziali dei suoi ascoltatori con la riflessione teologica. Tuttavia, la loro motivazione si basa ancora sui bisogni e sui desideri delle persone. Il Signore Gesù cerca quindi di correggerli parlando dalla sua persona. Questa è la prima dichiarazione eucaristica espressivamente forte e chiara - senza dubbio scioccante, ma proprio per questo invita alla fede. Che cosa significa per noi l’Eucaristia? È effettivamente un cibo, soddisfa il nostro desiderio di eternità? È un’espressione del nostro amore e del nostro desiderio per Gesù? Lui non smette di aspettarci all’altare, nel Tabernacolo, e non smette di promettere l’eternità. Ma siamo in grado di ascoltarlo?

L'Invito a Seguire l'Esempio di Gesù
I cinque aspetti del ministero di Gesù (amore, ordinanze, preghiera, conoscenza divina, perseveranza) possono essere applicati nelle nostre vite. Quando cominciamo a renderci conto di chi era Gesù e di cosa ha fatto per noi, possiamo comprendere, in una certa misura, la logica del primo e grande comandamento: “Ama dunque il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua e con tutta la mente tua e con tutta la forza tua” (Marco 12:30). L’amore per famiglia ed amici, per quanto possa essere grande, è molto più profondo quando è ancorato all’amore per Gesù Cristo. L’amore dei genitori verso i figli ha molto più valore qui e nell’aldilà, grazie a Lui. Tutte le relazioni d’amore sono elevate in Lui.
Le ordinanze aiutano a concentrarci su atti di servizio che abbiano valore eterno. L’esempio del Salvatore nella preghiera ci ricorda che la preghiera personale, la preghiera familiare e l’assolvere con spirito di preghiera i nostri incarichi nella Chiesa dovrebbero essere parte della nostra vita. Conoscere e fare la volontà del Padre procura grande fiducia e forza spirituale (vedere DeA 121:45). La conoscenza “delle cose come sono realmente, e delle cose come realmente saranno” (Giacobbe 4:13) ci permette di agire in base a veri principi e vera dottrina, innalzando il nostro comportamento. Impegnarsi a perseverare sino alla fine significa che non chiederemo di essere rilasciati da una chiamata a servire, che persevereremo inseguendo mete degne di nota e che non rinunceremo mai a qualcuno che amiamo e che ha perso la strada.
Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: “La messe è grande, ma pochi sono gli operai. Pregate dunque il Signore della messe che mandi degli operai nella sua messe” (Matteo 9:35-38). Se ognuno di noi facesse propria la stessa visione che ebbe Gesù, la sua missione primaria sulla faccia della terra diventerebbe anche la nostra missione primaria. Saremmo così pieni dell'amore di Cristo che niente ci impedirebbe di proclamarlo.