Correggio: La Visione di San Giovanni Evangelista a Patmos

L’incarico di affrescare la nuova chiesa di San Giovanni a Parma viene a Correggio da una colta committenza benedettina. Questa opera è una delle più significative e innovative della sua carriera, attestando il suo genio nella creazione di illusioni spaziali e composizioni dinamiche.

La Commissione e la Cronologia

La cupola della chiesa di San Giovanni fu la prima opera commissionata al Correggio da parte dei Benedettini, come risulta da documenti attestanti il primo pagamento effettuato in data agosto 1520. Poiché i pagamenti registrati per il lavoro della cupola non sono completi, il termine ante quem più sicuro si rivela essere quello della seconda commissione per l'affresco absidale, iniziato presumibilmente nel 1522, indicando un completamento del lavoro sulla cupola intorno a quella data.

Veduta generale della cupola affrescata da Correggio nella chiesa di San Giovanni Evangelista a Parma

La Composizione e l'Innovazione Artistica

La visione avuta da san Giovanni nell’isola di Patmos è presentata da Correggio in modo strabiliante. L'artista rinuncia a intelaiature architettoniche, optando invece per un'irruzione del paradiso sulla testa del profeta. Questa soluzione innovativa, come in altre sue opere celebri quali la cupola del Duomo, vede l'artista rinunciare a ogni impalcatura architettonica per realizzare le sue visioni celesti in un turbine di nubi concentriche.

Al centro della composizione, alla base della cupola, una densa corona di nuvole, popolata da robusti apostoli gesticolanti, cinge un cielo incandescente formato dall’accostamento di moltissime teste di angeli. Tra queste, Correggio colloca la figura di Cristo, atteggiato in una posa incombente. Sebbene non sia perfettamente centrale, a causa della cupola impostata su un rettangolo, la sua solenne figura, avvolta in un morbido panneggio bianco, domina il luminoso cielo giallo oro contornato da cherubi. Il Cristo sembra scendere verso San Giovanni.

La figura del santo, San Giovanni, compare scorciatissimo, al di sotto dell’anello nuvoloso, quasi schiacciato contro la modanatura del tamburo. Egli è disteso sulla cornice che delimita la calotta della cupola, quasi in bilico sull'enorme tomba costituita dal vuoto sottostante. Tra le figure di Cristo e San Giovanni, la corona degli apostoli variamente atteggiati sulle nubi, tra mobilissimi putti, conchiude il centro della rappresentazione.

Dettaglio della figura di San Giovanni Evangelista, scorciata e in bilico, nella cupola di Correggio

La grande novità della cupola correggesca si individua, secondo quanto suggerisce E. Battisti (1979), nella prevaricazione della pittura sull'architettura. Laddove questa va tradizionalmente assimilata al cielo, cioè nella calotta semisferica, non esistono infatti coevi precedenti di un "cielo aperto" così audace e illusorio. Per ottenere l’effetto desiderato, Correggio utilizza diversi espedienti, di natura sia pratica sia disegnativa, dimostrando la sua maestria nel creare un'illusione totale.

Livelli di Fruizione e Impatto Visivo

Due sono i diversi livelli di fruizione della scena. Da una parte, quello dei fedeli che, situati sotto l’arco di conclusione della navata, pur godendo di una visione dell’affresco tagliata dall’interferenza della curva di imposta della cupola, scorgevano un’apparizione resa centrale dall’effetto realistico e repentino. Questo impatto non è molto diverso - se non per la maggiore distanza - da quello che coinvolge gli apostoli raffigurati, creando un legame diretto tra lo spettatore e la narrazione divina.

Dettaglio della figura di Cristo e degli apostoli nella cupola affrescata da Correggio

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