Vittore Carpaccio: Vita e Contesto Artistico
Vittore Carpaccio nasce a Venezia nel 1465 circa. Suo padre, Pietro, era un mercante di pelli. Mancano documenti relativi al luogo di origine del pittore, e anche il suo cognome è incerto, potendo essere Scarpazza o Scarpazo. Il nome Carpaccio è l’italianizzazione della firma latina Carpathius che l'artista utilizza sui suoi quadri.
Anche sul suo percorso di formazione artistica non abbiamo notizie certe. Dalla scarsa documentazione pervenutaci sappiamo che inizia la sua esperienza pittorica sotto Gentile Bellini, frequenta Lazzaro Bastiani e Giambellino, ha contatti con Antonello da Messina ed è certo abbia avuto diretta visione delle opere del Mantegna e di Piero della Francesca. Carpaccio è uno dei primi, insieme al Mantegna, a realizzare teleri, opere su tela che sostituiscono il legno.
Venezia, nei primi anni del Cinquecento, era al culmine della propria ricchezza: successi commerciali e militari portarono la città ad essere una potenza culturale e artistica che vide tra i protagonisti anche il Carpaccio, definito "pittore di stato" da alcuni cronisti. Il suo stile personale e unico, la fantasia con cui realizza i personaggi e la sua capacità espressiva nel tratteggiare le figure umane, fanno di Carpaccio uno tra i più moderni pittori rinascimentali.
Tra le sue opere ricordiamo il ciclo dei teleri per la Scuola Grande di San Giovanni, sotto la direzione del Bellini, il Ciclo di San Giorgio, l’Annunciazione del ciclo della scuola degli Albanesi, le Due dame, il Ritratto di cavaliere, Sant’Agostino nello studio, San Gerolamo e il leone, La caccia in valle. La sua cultura artistica, il modo di narrare sapiente e abile, e il comunicare ciò che vede, basato sulla positività dell'esperienza, caratterizzano le sue vedute prospettiche di edifici e paesaggi, introducendo e giungendo fino al Canaletto.

La Scuola degli Albanesi e il Ciclo delle Storie di Maria
La Scuola degli Albanesi, fondata nel 1442, crebbe in antagonismo con la Scuola degli Schiavoni. Erano luoghi d’incontro e accoglienza per i profughi emigrati dalla riva adriatica con l’avanzata dei turchi. In entrambe le Scuole operò Carpaccio. La sede degli Albanesi fu edificata a partire dal 1497 e conclusa entro il 1502.
In questo periodo, Vittore Carpaccio fu chiamato dalla Scuola di Santa Maria degli Albanesi per eseguire il ciclo dedicato alle Storie di Maria Vergine, patrona, insieme a san Gallo, della Confraternita. Probabilmente il nostro artista cominciò a dipingere il primo episodio con la Nascita di Maria proprio nel 1502. Le opere commissionate dalla confraternita per decorare le sale, i luoghi di riunione e gli altari della scuola, illustrano la vita della santa attraverso episodi e vicende significativi.
Il ciclo dedicato ai fatti della vita di Maria, patrona della Scuola, si sviluppava con gli episodi della Presentazione al Tempio, lo Sposalizio della Vergine, l’Annunciazione, la Visitazione e la Morte di Maria. Spetta proprio alla Serenissima e alle Scuole veneziane la diffusione, dalla metà degli anni Settanta del Quattrocento, di una particolare tipologia di pittura su tela di grandi dimensioni e soggetto narrativo o storico. Nei cicli commissionati alle Scuole, i temi legati a miracoli o a episodi della vita dei Santi cui esse sono intitolate costituiscono il pretesto per l’inserimento di maestosi spaccati cittadini e per scene esplorate con forte realismo.
Gli altri episodi del ciclo sono: "Presentazione al tempio" (Milano, Accademia di Brera, num. inv. 171); "Sposalizio della Vergine" (Venezia, Museo Correr, num. inv. 169); "Visitazione" (Venezia, Museo Correr, num. inv. 47); "Annunciazione" (Venezia, Ca' d'Oro) e "Morte di Maria" (Venezia, Ca' d'Oro). Il dipinto raffigurante l'Annunciazione è datato 1504.

La Nascita di Maria Vergine: Analisi dell'Opera
Il dipinto La Nascita di Maria Vergine, eseguito tra il 1502 e il 1508, è una tempera su tela realizzata da Vittore Carpaccio. L'opera proviene dalla Scuola di Santa Maria degli Albanesi di Venezia ed è attualmente conservata nella Pinacoteca dell'Accademia Carrara di Bergamo. La tela misura 126 cm in altezza. Si tratta di un'opera sacra a destinazione pubblica, requisita nel 1808 per confluire nel demanio.
In quest'opera, Carpaccio ha voluto rappresentare un "microcosmo", arricchendolo di personaggi e dettagli, riportando anche il paesaggio, l'architettura, la vegetazione della terra veneta del suo tempo. In un interno domestico minuziosamente descritto, l'artista ci permette di partecipare ai primi momenti di vita di Maria. Colpisce da subito il lungo cannocchiale prospettico su cui sono disposte le stanze, descritte dall’artista con estrema cura nell’arredo, in una complessa scenografia architettonica.
La sequenza dei locali si affaccia su un cortile, dal quale giunge una domestica con la selvaggina da cucinare. La luce tersa e cristallina abbraccia la scena e guida lo spettatore nella scoperta di particolari che rendono la scena vivace e di facile immedesimazione.

Dettagli e Personaggi
La scena è ambientata in una ricca casa veneziana del tempo, abbiente ma non sfarzosa. Sant’Anna, la madre della Vergine, è sdraiata nell’alcova e si riposa dopo le fatiche del parto. Gioacchino entra in punta di piedi nella scena dalla parte opposta della stanza, presentandosi come l'unico uomo, intimorito, in un contesto di sapienza muliebre.
Un lungo, silenzioso cannocchiale prospettico si apre al centro della composizione. Porte aperte ci fanno accedere a stanze lontane, e sembra che tutto lo sfondo sia una complessa scenografia teatrale. Dal giardino giunge una domestica con le provviste, mentre un’altra è affaccendata vicino al focolare. Ancora più in là, in fondo, dalla porta aperta, dove si trovano due conigli, si vedono altre due stanze, con diversa illuminazione (una in penombra, una rischiarata) dove altre donne sono al lavoro: una asciuga al fuoco i panni della bambina, un'altra sta preparando un animale per la cucina.
Nella camera principale, le serventi sono indaffarate nella cura della neonata e della puerpera, ognuna di loro con una precisa mansione da svolgere. Una giovane offre del brodo caldo alla neo mamma. Un'altra, la più anziana e forse la levatrice, figura centrale del rituale del parto, ha tra le braccia la neonata, avvolta in un panno; si appresta a farle il bagno in una tinozza di legno, ma prima con il gesto della mano verifica la giusta temperatura dell’acqua. Una terza servente, seduta di spalle su un parapetto ricoperto da un prezioso tappeto orientale, prepara le fasce. Al valore simbolico di amore e fertilità vanno ricondotti i due simpatici coniglietti al centro della scena, intenti a rosicchiare una foglia di cavolo, questo invece simbolo della passione, da controllare.
Colpisce la meticolosità del Carpaccio nella descrizione degli oggetti e delle attività quotidiane, che rende la rappresentazione simile a una scena di genere; la dimensione sacra si avvicina così a quella dello spettatore e lo coinvolge sentimentalmente. Le iscrizioni in ebraico connotano il raffinato clima culturale e la profonda erudizione che veniva richiesta dai committenti del tempo.
Botticelli: La Nascita di Venere
Stile e Composizione
L'opera, dai colori vivaci e brillanti, è ambientata in un’ampia spianata, in uno spazio profondo che, nella prospettiva, ci restituisce la bellezza della natura e l’eleganza degli edifici. Il paesaggio circostante riproduce la campagna veneta con le sue dolci colline, ma è presente anche un carattere esotico, rappresentato dai palmizi. Il Carpaccio ha saputo unire con genialità due ambientazioni, quella del suo tempo e quella del tempo di Gesù. Nelle tele del Carpaccio vi è spesso la presenza di una varietà di animali dal significato simbolico.
Vittore Carpaccio si forma nell'ambiente umanistico della Venezia della seconda metà del Quattrocento, sviluppando uno stile molto personale e una capacità fortemente narrativa e coinvolgente. Nelle sue scene si coglie un forte senso dello spazio prospettico, inondato da una luce tersa e cristallina. Le sue opere sono una testimonianza della vita della Venezia di quel tempo.