La Quadripartizione dei Sensi Biblici: Un Approccio Ermeneutico Profondo

Introduzione ai Quattro Sensi della Scrittura

I quattro sensi della Scrittura rappresentano un metodo di interpretazione che distingue quattro tipi o livelli di lettura nella Bibbia. Questo principio dal quadruplice significato, nato all'interno dell'Ebraismo, fu ripreso dai Padri della Chiesa cristiani e si sviluppò poi nel Medioevo, diventando una colonna portante dell'ermeneutica biblica occidentale.

Origine ebraica: il metodo PaRDeS

Nella tradizione ebraica, questa forma di ermeneutica biblica prevede la distinzione di quattro significati nei testi biblici, riassunti dall'acronimo PaRDeS:

  • Pshat (senso letterale)
  • Remez (senso allusivo)
  • Drash (senso omiletico)
  • Sod (senso mistico o segreto)

Il Midrash, per esempio, adotta i metodi remez e drash. Il significato mistico o segreto (sod) è l'oggetto più in particolare degli studi cabalistici. Gli studiosi dibattono se l’ermeneutica dei significati sia un portato del Giudaismo o un influsso successivo del Cristianesimo sull’Ebraismo.

Sviluppo Storico e Figure Chiave

La forma di ermeneutica dei quattro sensi serviva per interpretare la Bibbia durante la preghiera, come indicava Origene nel 238 in una lettera al suo discepolo Gregorio il Taumaturgo, esortandolo alla lectio divina: «dedicati alla lettura delle divine Scritture.» Origene usava generalmente tre significati nei suoi commenti alla Scrittura (letterale, morale e mistico), che corrispondono alla tricotomia umana "corpo, anima e spirito" (De principiis, IV, 11), sebbene seguisse spesso l'ordine corpo-spirito-anima, corrispondente alla sequenza letterale-mistico-morale.

Nel V secolo, Giovanni Cassiano, citato da Karlfried Froehkich, sistematizzò la dottrina dei quattro sensi. Il principio dei quattro sensi fu ripreso da figure come San Girolamo, Agostino, Beda il Venerabile, Scoto Eriugena, Ugo di San Vittore e Riccardo di San Vittore, Alano di Lilla, Bonaventura da Bagnoregio e Tommaso d'Aquino.

Tommaso d'Aquino, pur non presentando una serie fissa di quattro sensi, operava una dualità tra la lettera e lo spirito; lo spirito si divideva a sua volta in allegoria, tropologia e anagogia (Summa Theologiae, I, qu. I, art. 10). Questo principio si sviluppò particolarmente durante il Rinascimento del XII secolo, con l'introduzione della filosofia di Aristotele in Occidente, la nascita della teologia scolastica (Abelardo, Ugo di San Vittore) e la nascita delle università.

Manoscritto medievale raffigurante i quattro sensi della Scrittura

I Quattro Sensi secondo la Tradizione Medievale e Dante

Per esprimere i diversi livelli della Scrittura, i medievali composero un celebre distico, attribuito a Nicola di Lyra (ma già citato da Giovanni Balbi da Genova nel 1286), che riassume la funzione di ciascun senso:

«Littera gesta docet, / quid credas allegoria, / moralis quid agas, / quo tendas anagogia.»

Tradotto: «La lettera insegna quanto è avvenuto, / l’allegoria quello che devi credere, / la morale quello che devi fare / l’anagogia il fine a cui devi tendere.»

Sono in tal modo rilevati il senso letterale o storico, il senso allegorico, quello morale o tropologico e quello anagogico: «Sui quali come fossero ruote, si muove tutta la sacra pagina» (Guiberto di Nogent, Moralia in Genesim). Dante Alighieri, nella sua opera, accoglie e sviluppa questa dottrina, invitando a cercare un insegnamento riposto sotto ogni narrazione, cioè un valore profondo sotto ogni immagine. La stessa Divina Commedia è concepita come una vasta allegoria. L’interesse per questa ricerca di significati segreti spinse gli studiosi dell’epoca a cercarli anche nelle opere dell’antichità classica, interpretando allegoricamente perfino Virgilio.

Dante Alighieri e la Divina Commedia con elementi allegorici

Il Senso Letterale o Storico

Il senso letterale è il significato primo ed ovvio dei termini e si identifica spesso con un fatto storico, realmente accaduto. Non è privo di verità, ma è portatore di essa, con una sua autonomia di significato. Dante definisce le parole «fittizie» solo quando esprimono un senso apparente ed esteriore al discorso, non il senso letterale intrinseco.

All'interno del senso letterale rientrano tutte le figure stilistiche adoperate nella composizione del testo biblico, come metafora («Io sono la via»), allegoria (una metafora continuata, come il canto della vigna in Isaia 5, 1-6 che rappresenta il popolo d'Israele), parabola (un paragone dalla vita ordinaria, come il figliol prodigo o il seminatore), e simbolo (una cosa o azione che rappresenta un'altra cosa, come Isaia che cammina nudo a simbolo della prigionia).

Accanto al senso letterale esplicito, può esistere un senso implicito, cioè una verità deducibile e virtualmente rivelata, intesa da Dio e dall'agiografo. Un senso conseguente è invece una semplice deduzione scritturale tramite una proposizione di ordine razionale, che non può dirsi senso biblico a meno che non sia formulata da Gesù o dall'agiografo stesso.

È invece da condannare il senso accomodato, un'adattazione delle proposizioni del testo sacro a persone o fatti del tutto estranei all'intenzione divina e dell'agiografo. Questa può avvenire per estensione, rispettando il senso (come la Chiesa applica lodi di Eccli. 44 ai santi), ma è irriverente se svisa il senso o si basa su semplici allusione esterne. La stessa dignità della Sacra Scrittura esclude i doppi sensi.

Il Senso Allegorico (o Allegoria dei Teologi)

Il secondo senso si chiama allegorico, cioè una «bella verità nascosta da qualcosa di fittizio» [definito da Dante “favola”]. Si tratta di una sorta di veste che nasconde la verità. Dante esemplifica l'allegoria dei poeti con la rappresentazione di Orfeo, che con la sua musica rendeva mansuete le fiere, significando che l’uomo saggio, con la sua voce, è capace di ammansire i cuori crudeli. Nell’allegoria dei teologi, Dante porta come esempio il versetto biblico «In exitu Isräel de Aegypto». Anche se è chiara una realtà storica (la liberazione degli ebrei), è altrettanto chiaro il sovrasenso spirituale: popolo ebraico = anima, schiavitù in Egitto = peccato, quindi l’anima che esce dal peccato diventa libera.

Il Senso Morale o Tropologico

Il senso morale è quello che i lettori si devono sforzare di trovare, come cacciatori che si appostano per scoprire la selvaggina, secondo la metafora utilizzata da Dante. Questo senso indica ciò che l'individuo deve fare per vivere rettamente, traendo insegnamenti etici e comportamentali dal testo.

Il Senso Anagogico

Il termine anagogia, derivato dal greco “elevazione”, si riferisce all’attività di spiegazione di un testo, riconoscendone il significato spirituale. In questo caso, il testo contiene una verità storica anche sul piano letterale, ma per gli argomenti trattati si riferisce alle cose divine e alla gloria eterna, al fine ultimo a cui l'uomo deve tendere. Anche qui, Dante riprende il versetto biblico «In exitu Isräel de Aegypto», il quale, oltre al senso storico e allegorico, suggerisce una meta ultima di libertà e comunione con Dio.

Il Senso Tipico o Spirituale

Il senso tipico è esclusivo dei libri sacri, perché risponde alla loro caratteristica di libri il cui autore principale è Dio. Nel Vecchio Testamento, Dio volle preparare e adombrare il Nuovo: fatti e personaggi del primo esprimono e preannunciano oggetti e verità del secondo. L'esistenza del senso tipico è una verità di fede, insegnata dalla pratica di Nostro Signore e degli Apostoli. Il senso tipico è basato sul letterale, ma va oltre il significato inteso dall'agiografo, rivelandosi pienamente solo nel Nuovo Testamento o nella Tradizione autentica.

Illustrazione biblica che mette a confronto l'agnello pasquale e Gesù Cristo

Esempi di senso tipico:

  • L'agnello pasquale (Esodo 12, 46), mangiato senza spezzarne le ossa, diviene tipo del Messia, preannunciando un particolare della morte in Croce di Cristo, come rivelato in Giovanni 19, 36.
  • Elia come tipo di Giovanni Battista (Malachia 3, 1), sia per la vita penitente che per lo zelo impavido (Matteo 11, 10; Luca 1, 17).
  • Il serpente di bronzo innalzato nel deserto (Numeri 21, 8 s.), che guariva gli Ebrei morsi dai rettili velenosi, era tipo del Cristo innalzato sulla Croce per la salvezza del genere umano (Giovanni 3, 14).
  • Melchisedec e il suo sacerdozio, tipo del sacerdozio di Gesù (Ebrei 7).
  • Le vicende di Sara ed Agar (Galati 4, 21-30), che Paolo usa per spiegare le relazioni tra la Chiesa e la Sinagoga.
  • Gli eventi occorsi agli Ebrei durante l'esodo dall'Egitto (1 Corinzi 10, 1-11) come tipi per i cristiani.

Noi possiamo conoscere il senso tipico solo quando Dio stesso ce lo rivela, sia nel Nuovo Testamento che nella tradizione autentica della Chiesa. Tuttavia, è cruciale distinguere il senso tipico da una semplice accomodazione, che, pur diffusissima nella patristica e nella liturgia, non sempre costituisce un vero senso biblico.

Prospettive e Tradizioni Interpretative

La complessità dell'ermeneutica biblica ha sempre adottato una pluralità interpretativa prospettica. Già il trattato talmudico sul Sinedrio dichiarava: «Come un martello frantumando la roccia sprigiona molte scintille, così anche un solo passo delle Scritture dà luogo a diversi significati per cui ogni versetto si apre a molteplici letture». Similmente, San Gregorio Magno ripeteva che «le parole della Sacra Scrittura sono pietre squadrate», le cui facce differenti rivelano diversi profili. Sant'Agostino, nella sua Dottrina cristiana, affermava che «dalle stesse parole della Scrittura si ricavano più sensi».

Tradizione Giudaica e Patristica

La scuola esegetica alessandrina, un punto di contatto del mondo ebraico con quello greco, prediligeva una lettura allegorica, attribuendo un significato etico e psicologico a molte parti della Scrittura. Il maggior esponente di questa scuola cristiana fu Origene. In opposizione, la scuola di Antiochia dava grande rilievo al senso letterale e storico, mantenendo un metodo esegetico sobrio e rigoroso. Anche Agostino indicava l'interpretazione letterale come criterio-guida: «non allontanarsi per nulla dal senso letterale, a meno che non vi sia una qualche ragione che non permetta di tenerlo, o una necessità che imponga di lasciarlo».

Nell'Ortodossia, la Bibbia non viene sempre interpretata letteralmente. Si considera la verità come rintracciabile nel "Consenso dei Padri", un filo conduttore di accordo che unisce gli scritti patristici della prima Chiesa e degli apostoli. I teologi dell'Ortodossia orientale tendevano ad affidarsi ai filosofi greci, prendendo a prestito categorie e vocabolario del neoplatonismo per spiegare la dottrina cristiana.

La Chiesa Cattolica

Per tutto il primo millennio, la Chiesa cattolica non sentì la necessità di promulgare regole specifiche sulla lettura dei Vangeli o della Bibbia in generale. Dall'inizio del secondo millennio, tuttavia, a seguito della comparsa di eresie di tipo gnostico che si basavano su interpretazioni spiritualiste estreme, iniziò una politica più restrittiva. Il Concilio di Tolosa proibì ai laici di possedere libri del Vecchio o Nuovo Testamento tradotti in lingua volgare non autorizzati, ribadendo poi il divieto in diverse occasioni, anche se non si oppose a priori a tutte le traduzioni.

In seguito alla Riforma protestante del XVI secolo, che affermava la possibilità di lettura e interpretazione della Bibbia da parte di ogni cristiano, si ebbe un pronunciamento ufficiale e dogmatico della Chiesa cattolica con il Concilio di Trento. Esso stabilì che la verità e la disciplina sono contenute nei libri della Bibbia e nelle tradizioni non scritte, e che l'antica edizione della Vulgata doveva essere ritenuta autentica. Il divieto dell'uso di versioni non autorizzate fu formalmente sancito nel 1559 con l'Indice dei libri proibiti.

Nel XIX e XX secolo, si ebbe un forte sviluppo degli studi biblici all'interno della Chiesa cattolica, con la fondazione dell'École biblique et archéologique française di Gerusalemme (1890) e del Pontificio Istituto Biblico di Roma (1909). Documenti come l'enciclica Providentissimus Deus (1893) e la costituzione dogmatica Dei Verbum (1965) del Concilio Vaticano II, esposero i criteri fondamentali dell'interpretazione biblica, sottolineando che la Bibbia va interpretata con la luce dello Spirito Santo, in conformità con la Chiesa, non contro il consenso dei Padri e tenendo conto dell'analogia della fede. La Bibbia, inoltre, è stata scritta "nostra salutis causa", per la nostra salvezza, non come un trattato di storia o scienza.

La Riforma Protestante e l'Evangelicalismo

Con Lutero, la Riforma protestante ha promosso la libera interpretazione della Bibbia da parte di ogni cristiano, sebbene questa "libertà" ermeneutica abbia portato anche a una frammentazione della Chiesa riformata stessa. Il Protestantesimo tradizionale, fedele al proprio retaggio storico, è concorde sui fondamenti della fede. L'Evangelicalismo moderno si attiene a un'ermeneutica letterale, storica e grammaticale (da non confondersi con un crasso letteralismo), espressa nei principi della Dichiarazione di Chicago sull'ermeneutica biblica, che afferma: «È necessario interpretare la Bibbia secondo il suo senso letterale o naturale. Il senso letterale è il senso storico-grammaticale, cioè quello espresso dall'autore. L'interpretazione secondo il senso letterale tiene conto di tutte le figure di stile e di tutte le forme letterarie del testo.»

I Testimoni di Geova

Per i Testimoni di Geova, «Dio [è] l'Autore e l'Ispiratore delle Sacre Scritture». Riconoscendo che la Bibbia contiene parabole ed espressioni simboliche, non tutte le scritture sono interpretate letteralmente, ma ritengono storici avvenimenti come la creazione dell'uomo nel Giardino dell'Eden e il Diluvio universale. La loro interpretazione della Bibbia è univoca ed è compito di un comitato chiamato "Corpo Direttivo", che agisce ad imitazione del "comitato" degli Apostoli del I secolo, sebbene sia vivamente consigliato a tutti i Testimoni di studiare autonomamente la Bibbia.

Approcci Ermeneutici Contemporanei

Hans Urs von Balthasar ha proposto una trascrizione aggiornata dei quattro sensi, affermando che «i quattro sensi scritturistici celebrano una loro nascosta risurrezione nella teologia odierna: infatti il senso letterale pare come quello da far emergere in quanto storico-critico; quello spirituale in quanto kerigmatico, quello tropologico in quanto esistenziale e quello anagogico come l'escatologico».

Infografica schematica dei diversi approcci ermeneutici biblici contemporanei

Nuova Critica Letteraria

Accanto al tradizionale metodo storico e filologico, si sono accostate nuove forme di analisi dei testi biblici:

  • Analisi retorica: Va oltre la mera inventariazione delle figure, ponendo l'accento sulla dimensione "performativa" del linguaggio, cioè di convincimento e coinvolgimento, capitale nel discorso religioso.
  • Analisi narrativa: Si concentra sulla Bibbia come descrizione efficace della storia della salvezza, individuando il punto di vista del narratore (autore "reale" o "implicito") e del lettore ("reale" o "implicito").
  • Analisi semiotica: Fondata sullo "strutturalismo" di Ferdinand de Saussure, si concentra sulla "sincronicità" e sull'"immanenza" del testo, analizzandolo come un tutto in sé, costruito secondo una rete di relazioni che ne svelano il significato globale.

Le Scienze Umane nell'Esegesi Biblica

Diverse discipline moderne studiano il fenomeno umano nel suo agire individuale e comunitario, delineando metodi di interpretazione per l'opera letteraria biblica:

  • Analisi sociologica: Rende evidente come la Bibbia presenti una particolare struttura sociale che incide sul messaggio. Studi come quelli di Gerd Theissen hanno esplorato la sociologia del cristianesimo primitivo.
  • Antropologia culturale: Allarga il ventaglio dei dati, interessandosi anche degli usi, costumi, feste, miti e riti, illuminando aspetti dell'insegnamento di Gesù come la categoria del Regno di Dio.
  • Analisi psicologico-psicanalitica: Basata su Freud e Jung, ha favorito l'approfondimento dell'uso e del significato del simbolo, via regale della comunicazione religiosa.

Approcci Contestuali e Basati sulla Tradizione

Si sono sviluppate anche sensibilità particolari e attenzioni puntuali, elaborate attraverso gli strumenti delle scienze umane:

  • Teologia della liberazione: Legata alle necessità del popolo sfruttato e oppresso, interpreta il Vangelo come alimento della fede e impegno per la giustizia sociale.
  • Lettura femminista: Iniziata con la Woman's Bible, si focalizza sulla figura femminile come parte fondamentale del profilo biblico di Dio, promuovendo un linguaggio ecclesiale inclusivo.
  • Approccio canonico: Interpreta ogni singolo testo biblico all'interno dell'unica Rivelazione e dell'unico disegno divino, collocandolo nella costante lettura della Chiesa.
  • Storia degli effetti del testo (Wirkungsgeschichte): Esamina come un testo sia stato recepito e "fatto esplodere" nelle sue potenzialità dai lettori attraverso l'intuizione letteraria, artistica, ascetica, mistica e teologica, mostrando la fecondità della Parola di Dio nelle sue applicazioni.

Riflessioni Conclusive sull'Ermeneutica Biblica

La Sacra Scrittura, nella sua duplice caratteristica di libro umano e divino, risponde a un duplice senso: letterale e tipico, o spirituale. Mentre il senso letterale è il significato espresso dai termini, il senso tipico prefigura aspetti del Nuovo Testamento nel Vecchio. Nonostante la modernità abbia ridimensionato il metodo storico-critico a favore di una pluralità di strumenti esegetici, non esiste opposizione tra esegesi scientifica ed esegesi simbolica, se quest'ultima è intesa come lo sforzo per ritrovare e leggere compiutamente la Parola di Dio. La Bibbia, come osservato dalla Pontificia Commissione Biblica, «ha bisogno dell'interpretazione e ha bisogno della comunità in cui si è formata e in cui viene vissuta».

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