Abbiamo la responsabilità di maturare consapevolezza su cosa significhi essere comunità parrocchiale. Ciascuno la sente propria, ma nello stesso tempo non la sente sua. Spesso sentiamo la frase “io appartengo a…”, ma appartenere ad una comunità significa viverla. La domanda è: la viviamo in quanto tale? E come fare per sentirla propria, cosa fare per sentirla casa, cosa fare per sentirla famiglia? Il mondo di oggi, immerso in un individualismo sfrenato, ha quasi del tutto dimenticato le radici cristiane da cui proviene.
Molto spesso sentiamo la frase “la comunità è famiglia di famiglie”. Un’espressione così vera, così forte ma che poco si comprende fino in fondo, che poco si fa propria, che poco si vive. L’amore è quello per cui ci siamo scelti, ed ecco, la comunità parrocchiale è famiglia in quanto tutti abbiamo scelto un unico Amore: quello di Dio per ciascuno di noi. Lui ci ha amati per primo e noi, nella nostra piccolezza, avendone conosciuto l’amore, cerchiamo di rispondere faticosamente a questo amore. Come ci dice San Paolo nel suo inno alla carità, “…la carità tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”. È una realtà in cui si cercano e si perseguono obiettivi comuni, in cui si cammina insieme con la gioia di realizzare questo cammino, di scoprire la strada che permette di raggiungere mete comuni, restando nella logica del Vangelo, nell’amore di Cristo.

La Famiglia nel Disegno di Dio e nel Magistero della Chiesa
Il legame tra la famiglia e la comunità cristiana è, per così dire, “naturale”, perché la Chiesa è una famiglia spirituale e la famiglia è una piccola Chiesa, come richiamato in Lumen Gentium, 9. La Comunità cristiana è la casa di coloro che credono in Gesù come la fonte della fraternità tra tutti gli uomini. La Chiesa cammina in mezzo ai popoli, nella storia degli uomini e delle donne, dei padri e delle madri, dei figli e delle figlie: questa è la storia che conta per il Signore. La famiglia è il luogo della nostra iniziazione - insostituibile, indelebile - a questa storia di vita piena, che incomincia nella famiglia.
Il Figlio di Dio imparò la storia umana per questa via, e la percorse fino in fondo. Egli nacque in una famiglia e lì “imparò il mondo”: una bottega, quattro case, un paesino da niente. Vivendo per trent’anni questa esperienza, Gesù assimilò la condizione umana, accogliendola nella sua comunione con il Padre e nella sua stessa missione apostolica. Poi, quando lasciò Nazaret e incominciò la vita pubblica, Gesù formò intorno a sé una comunità, una “assemblea”, cioè una con-vocazione di persone, che è il significato della parola “chiesa”. L’assemblea di Gesù ha la forma di una famiglia e di una famiglia ospitale, non di una setta esclusiva, chiusa.
Nella Chiesa ci sono due sacramenti ordinati alla costruzione della comunità e alla salvezza degli altri: il sacerdozio e il matrimonio. Questo significa, come ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1534), che per la salvezza degli altri, è responsabile nella Chiesa non solo il sacerdozio, ma anche il matrimonio. La famiglia nella Chiesa non può essere solo oggetto della pastorale, ma anche soggetto. La Familiaris Consortio afferma: “I coniugi e i genitori cristiani… non solo ‘ricevono’ l’amore di Cristo diventando comunità ‘salvata’, ma sono anche chiamati a ‘trasmettere’ ai fratelli il medesimo amore di Cristo, diventando così comunità ‘salvante’” (n. 49). Le famiglie possono essere “comunità salvanti”, consapevolmente partecipi della missione della Chiesa, e la famiglia cristiana, in forza del sacramento del matrimonio, ha la capacità di essere una comunità missionaria, contribuendo efficacemente a dare un volto missionario a tutta la comunità parrocchiale.

La Famiglia Oggi: Sfide e Trasformazioni
La famiglia è oggi soggetta a rapidi e profondi mutamenti che in certe loro espressioni ne mettono in crisi l’identità e la missione. Si registra una crescente fragilità dell’unione coniugale, con un aumento del numero delle separazioni, dei divorzi e delle unioni libere (convivenze). Il fenomeno ha molteplici cause e affonda le sue radici nel mutato contesto culturale, che mette l’accento sul diritto e interesse individuale, sull’autorealizzazione personale a scapito del comune vincolo e impegno per l’altro. Forte è la tendenza a cercare la soddisfazione dei propri bisogni, senza tener adeguatamente presente l’altro e il patto stretto con lui.
Un altro dato che caratterizza la famiglia contemporanea è la drastica riduzione delle nascite, che non sembra doversi interpretare come perdita del valore del figlio, ma, all’opposto, come grande valore attribuito al figlio stesso. Paradossalmente, la debolezza della coppia sembra essere rimpiazzata dalla solidità del legame col figlio. Il legame genitori-figli è così forte che al limite si può essere ex marito o ex moglie, ma non ex genitori né ex figli. A livello demografico, si nota inoltre un invecchiamento della popolazione, fenomeno dovuto sia al prolungamento del tempo di vita, sia alla contrazione del tasso di natalità. Le donne restano più spesso sole negli ultimi anni della loro vita, con un numero consistente di vedove. Gli anziani sono sempre più esposti all’insicurezza, soprattutto in caso di malattia prolungata, per l’obiettiva difficoltà del figlio a provvedere alla loro cura e assistenza. Queste trasformazioni cambiano radicalmente la struttura demografica in generale e della famiglia in particolare.
L'Impatto della Pandemia sulla Vita delle Famiglie e della Parrocchia
L’esperienza della pandemia ha chiesto alla Chiesa locale di continuare a rimanere accanto alle persone, seppure con modalità differenti e linguaggi nuovi, durante il lockdown. La comunità, durante il lockdown, ha sperimentato un evidente senso di precarietà; la pandemia ha pure messo a nudo anche una certa povertà di fede della nostra gente. Nonostante ciò, l’impossibilità di frequentare fisicamente i luoghi sacri ha responsabilizzato ancora di più le famiglie nella trasmissione della fede alle nuove generazioni. Il non poter partecipare alle celebrazioni liturgiche, soprattutto nei tempi forti, ha rappresentato la chiave per prendere più coscienza di quanto fosse importante per ciascuno la preghiera personale.
Ci si è sentiti chiamati in gioco in prima persona nello scegliere di vivere in casa la Santa Messa e ci si è resi conto che non era più possibile delegare ad altri l’educazione cristiana dei propri figli. Ne è conseguita una crescita anche spirituale dei cristiani che si riconoscono, oggi, con una fede rafforzata. Sebbene, di fronte alla possibilità di frequentare di nuovo le chiese, si è assistito a una scarsa presenza dei fedeli per via del timore di ulteriori contagi, il senso di comunità matura soltanto se si responsabilizza il singolo cristiano.
Il Covid ha completamente stravolto la vita degli adulti che faticano ora sempre di più nel recuperare un proprio equilibrio. Non farci prendere dalla paura questa è stata la tentazione più grande, ma la fede ha aiutato a non vedere l’altro come un nemico ma come un fratello. I mezzi di comunicazione hanno permesso di tenere viva la preghiera e la tecnologia ci ha permesso di unirci, di farci sentire “apparentemente” come comunità, anche se è pesata la mancanza della presenza fisica. Sono aumentati i simboli religiosi in casa (immagini, piccoli altari, lumi, fiori, la Bibbia…), ma una volta riaperto al culto in presenza, il numero dei fedeli alla Messa è ulteriormente calato.
La pandemia ha indicato le cose essenziali ma, per alcuni, tra queste Dio non c’è. Le persone si sono sentite lasciate sole; c’è bisogno di una Chiesa che vada a suonare il campanello di chi conosce o di chi vuole conoscere. Pur comprendendo che il numero dei preti non permette lo stile della parrocchia di una volta, c’è bisogno di più stabilità non tanto per la confessione quanto per la direzione spirituale. La solitudine dei ragazzi deve spingere la Chiesa a farsi di nuovo punto di riferimento per creare relazione. Partendo da sentimenti comuni negativi legati alla pandemia, si è arrivati ad esperienze positive di riscoperta di atteggiamenti di cura verso gli altri e si è raggiunta la consapevolezza che solo con il contatto quotidiano si possono dissolvere le paure.
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Strategie e Linee Programmatiche per una Pastorale Familiare Efficace
In uno sguardo di fede, nonostante i problemi e i mali che l’affliggono, la famiglia rappresenta una grande risorsa e un primordiale luogo di salvezza. L’azione pastorale della Chiesa non può essere concepita, in primo luogo, come una rincorsa dei problemi; non è innanzitutto una medicazione delle ferite, ma l’annuncio di una buona novella, di una notizia capace di dare senso alla vita, anche a quella sofferente e tribolata.
Priorità della Famiglia nella Pastorale
L’anno pastorale si inserisce nel programma pastorale “Il volto missionario della parrocchia” e intende focalizzare uno dei soggetti portanti della comunità parrocchiale: la famiglia. Esiste un rapporto molto stretto tra parrocchia e famiglia. La vocazione e la missione della Chiesa si incrocia con la vocazione e la missione della famiglia: per dare un volto missionario alla parrocchia non si può prescindere dalla famiglia. La famiglia è il crocevia della missione: è il punto di confluenza e di sintesi di tutta la pastorale parrocchiale. La catechesi, la liturgia, la carità passano attraverso la famiglia. Si può affermare che sulla famiglia si fonda il futuro della Chiesa e lo stesso futuro di vita e di speranza del mondo. Come richiamò Giovanni Paolo II, “la famiglia è il luogo privilegiato dell’umanizzazione della persona e della società e per essa passa il futuro del mondo e della Chiesa” (17 maggio 2003). È fondamentale considerare la famiglia non solo come oggetto, ma anche e soprattutto come soggetto di pastorale, soggetto fondamentale della missione della Chiesa.
Preparazione al Matrimonio
Al centro della pastorale familiare va indubbiamente collocato il sacramento del matrimonio. Da un lato occorre aiutare i giovani a prepararsi adeguatamente a questo evento fondamentale della loro vita. Un obiettivo primario è rivedere i Corsi di preparazione al matrimonio per giungere ad una proposta quanto più possibile omogenea in relazione ai contenuti, al metodo, alla durata. Va continuato e approfondito l’impegno di passare sempre più dai “corsi” ai “percorsi” o “itinerari” di formazione alla vita cristiana, secondo un’impostazione di tipo kerigmatico o catecumenale, di forte riscoperta della fede. Sono importanti gli aspetti psicologici, sociologici, medici e giuridici del matrimonio, ma come comunità cristiana dobbiamo privilegiare l’annuncio della fede.
Accompagnamento Post-Matrimoniale: Gruppi Famiglia
Un obiettivo fondamentale riguarda il “dopo” matrimonio. Dobbiamo aiutare coloro che si sono preparati al matrimonio e hanno celebrato il sacramento a non perdere il collegamento con la comunità cristiana, ma anzi a continuare e rafforzare i legami con la medesima per poter corrispondere, con coerenti scelte di vita, alla grazia che hanno ricevuto. A questo riguardo una scelta concreta che si impone come prioritaria è quella del Gruppo Famiglia. Si tratta di formare un gruppo di coppie che si incontra periodicamente, legge la Parola, si confronta con i temi legati alla famiglia, propone iniziative per tutte le coppie. Il Gruppo Famiglia può divenire fucina di attività per la pastorale ordinaria e forza propulsiva della missione della Chiesa. Fondamentale è la missione nelle case, anche per dare un seguito alla missione popolare diocesana. Il gruppo potrebbe farsi carico dei Centri d’ascolto del Vangelo nelle case. Potrebbe inoltre essere di aiuto nella preparazione al battesimo, nella preparazione dei fidanzati al matrimonio, nella catechesi, nella liturgia, nella carità, nell’animazione dell’oratorio.
Supporto all'Educazione dei Figli: Scuola per Genitori e Oratorio
Un’altra scelta che si può prendere in considerazione è quella di una Scuola per Genitori. Si tratta di offrire un sostegno alle famiglie nell’educazione dei figli, particolarmente a quelle che si trovano di fronte a situazioni difficili o inedite nel cammino educativo della prole. La Scuola per Genitori potrebbe risultare utile pure a quegli sposi che scelgono di accogliere uno o più minori in difficoltà, sia sotto la forma di affido che, soprattutto, sotto la forma di adozione.
L’oratorio continua a rappresentare una dimensione strettamente connessa alla famiglia, soprattutto in un’area rurale, è proprio il contesto in cui conoscere nuove persone e costruire nuovi legami. In questo modo, le famiglie che nascono si spendono per la parrocchia, vi collaborano e vi trovano una propria identità senza che nessuno si senta di troppo. Si scopre il valore della Chiesa, della parrocchia e dell’oratorio soltanto se in esse vi passa la bellezza e il fascino di Gesù Cristo. Di conseguenza, diventa fondamentale il coinvolgimento delle famiglie e degli educatori che, senza un’adeguata formazione, rischiano di far diventare gli oratori una mera alternativa ai centri estivi privati. Si può proporre di estendere, con modalità differenti (per esempio con l’aiuto compiti), l’oratorio durante tutto l’anno liturgico, coinvolgendo l’intera comunità attraverso testimonianze, così da progettare un cammino che duri nel tempo. L’interazione con le famiglie, protagoniste reali dell’esperienza educativa dell’oratorio, inoltre, faciliterebbe anche la creazione di una rete di laici che alleggerirebbe i parroci già oberati di lavoro. Un oratorio di famiglie: la parrocchia deve far crescere la famiglia, non dividerla, e questo è possibile chiamando le persone giuste al momento giusto. L’esperienza dell’oratorio non deve essere solo un momento strutturato a monte ma deve essere frutto di un tener conto di tutta la famiglia. Serve intelligenza nel trovare gli strumenti e nuove forme di “fare oratorio”, creando una rete tra parrocchie, famiglie e realtà territoriali.

Catechesi e Iniziazione Cristiana: Ruolo Fondamentale dei Genitori
Decisiva è l’importanza della Catechesi in tutte le attività pastorali. Essa va realizzata secondo un taglio catecumenale, che valorizza tutta la persona ed insieme tiene conto di una progressività di cammino, lungo mete chiare e ben definite. Oggigiorno indispensabile è il coinvolgimento della famiglia, particolarmente dei genitori, nella catechesi dei figli. L’iniziazione cristiana dei figli, a cominciare dal loro battesimo, è una dimensione fondamentale di tutta la pastorale. A partire da quest’anno si propone di iniziare l’iniziazione cristiana non con la scuola elementare, bensì dai primi mesi di vita (0-6 anni). In questo ampio periodo la maggiore attenzione si rivolgerà ai genitori, anche se con i 3 anni del bambino si potrà poi avviare un cammino distinto per i genitori e per i bambini. Si offrirà alle famiglie che accettano la proposta di non creare un vuoto di attenzione dal Battesimo del bambino al tradizionale inizio della catechesi nella scuola primaria.
Si tratta di mettere in pratica le indicazioni già fornite negli anni precedenti: passaggio dalla “scuola di catechismo” o “catechismo della dottrina cristiana” alla “catechesi per la vita cristiana”; dal catechismo per la preparazione ai sacramenti, alla catechesi per la preparazione alla vita cristiana; dalla concentrazione sull’aspetto intellettuale-dottrinale-nozionistico ad un’esperienza di fede professata/celebrata/vissuta. Nel quotidiano il ragazzo recepisce i valori di vita che lo accompagneranno lungo tutto il cammino di adulto. È quindi indispensabile che la famiglia si metta insieme all’adolescente alla ricerca di un cammino di fede. Non è pensabile che i genitori chiedano la frequenza alla catechesi e poi se ne disinteressino: ne va della credibilità delle loro scelte, prima ancora del futuro della fede del ragazzo in sé.
Il rinnovamento della catechesi afferma: “La catechesi familiare trova la sua originalità e la sua efficacia nel carattere occasionale e nella immediatezza dei suoi insegnamenti, espressi innanzi tutto nel comportamento stesso dei genitori e nell’esperienza spirituale di ciascuno. In famiglia, ciascuno deve poter trarre un modello di vita permeato di fermenti cristiani, sperimentando dal vivo il senso di Dio, di se stesso, del prossimo” (n. 152). Ai genitori viene chiesto di essere i maestri e i modelli di fede per i figli. Molti genitori, pur essendo sposati “in chiesa” e scegliendo i sacramenti per i loro figli, non sono poi esempi di coerenza cristiana, in quanto non sono mai diventati “adulti” nella fede. I figli adolescenti ben si accorgono di questa discrepanza tra fede cristiana e vita. È importante in un quartiere che gruppi di famiglie si ritrovino insieme e testimonino con la loro presenza la bellezza della fede.
Per concretizzare il “magistero della parola” in famiglia, i genitori devono anzitutto conoscere la Parola di Dio. La comunità parrocchiale può venire in aiuto in questa formazione biblica con la traccia biblica, fornita periodicamente, per una lettura continuata e per arrivare così ad una conoscenza ampia del testo biblico. I genitori si impegnano a trovare uno spazio, normalmente alla sera, per ascoltare i figli, con i loro problemi e le loro difficoltà di adolescenti e, insieme a loro, cercano risposte nella Parola di Dio. Per concretizzare i suggerimenti, si può iniziare la giornata con il segno della croce, pregare prima dei pasti e, la sera, quando la famiglia è tutta unita, condividere un momento di preghiera. Dato che sono poche le famiglie in cui i genitori invitano i figli alla preghiera, la parrocchia può fornire alcune tracce come sussidi per la preghiera in famiglia.
Attenzione alle Famiglie "Ferite" e in Situazioni Irregolari
In quanto alle situazioni difficili e non regolari, non può e non deve mancare la sollecitudine pastorale della Chiesa. Tra le situazioni difficili troviamo quelle dei separati e divorziati non risposati. Tra quelle irregolari troviamo i divorziati risposati, gli sposati solo civilmente, i conviventi. Verso tutti la comunità cristiana deve avere un atteggiamento ispirato alla verità e alla carità. Anche se in certi casi le persone non possono essere ammesse ai sacramenti, si possono approntare cammini di accoglienza finalizzati ad aiutare queste persone a sentirsi effettivamente ancora partecipi della vita della Chiesa, a cui hanno diritto in forza del Battesimo. Le parrocchie sono invitate a formulare proposte e progetti a questo riguardo.
La Solidarietà e la Missione della Famiglia nella Società
La crisi economica che si trascina da anni ripropone con forza un’esigenza di solidarietà: solidarietà tra le persone, tra i gruppi sociali e tra le nazioni. Ma la solidarietà ha la sua culla in famiglia. E si può moltiplicare e irrobustire se è vissuta in una rete di famiglie. La famiglia, infatti, è il luogo privilegiato dell’umanizzazione della persona e della società. La denatalità, l’invecchiamento della popolazione, le nuove forme di unione e di fragilità del legame coniugale sono segnali che la famiglia, nella sua dimensione “naturale”, è in difficoltà in tutta la cultura, la vita sociale e le istituzioni. In questo contesto, un ruolo decisivo lo svolge la famiglia stessa, sul versante ecclesiale come su quello sociale. La Chiesa deve adeguarsi ad una società che cambia, creando un villaggio che educa, una "pastorale del campanello" che si avvicini e chiami per nome ogni persona, superando gli annunci parrocchiali generici e riconoscendo la specificità di ciascuno. La riscoperta della centralità della famiglia nel ruolo educativo, educando alla vita, alle relazioni, al senso di responsabilità e alla comunione, è essenziale. È il momento per una riscoperta della centralità della persona umana e del suo valore, per corsi personalizzati per singole famiglie dove tutti all’interno della famiglia sono coinvolti, e per una rinnovata cura reciproca.

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