Il sottotitolo dell’opera, “Tra sacro e profano”, non indica una semplice giustapposizione, ma una dinamica di inclusione e occultamento: il profano non è interpretato come l’opposto del sacro, ma come il suo contenitore dissimulato.
La figura di Pulcinella, apparentemente immersa nella trivialità, nella fame atavica e nella sessualità grottesca, custodisce il “segreto” di una sacralità primordiale che non può più essere espressa direttamente nelle forme della religione istituzionale. Il saggio di Chiavarelli e Pellini evidenzia come l’«infero Pulcinella» appartenga indubbiamente a un contesto archetipico legato alla sfera degli antichi culti misterici.

La sua sopravvivenza attraverso i secoli e la sua capacità di adattarsi a contesti culturali diversi (dal teatro delle Atellane al Carnevale veronese, dai palcoscenici napoletani alle processioni del Venerdì Santo) è la prova della sua natura numinosa e indistruttibile. Il saggio suggerisce che le «sfaccettature impensabili e arcaiche» di Pulcinella siano state finora tralasciate dalla critica proprio perché celate sotto la patina del profano.
L’indagine dei due studiosi si propone ora di rimuovere questa patina, mostrando come ogni lazzo, ogni movimento e ogni attributo del costume pulcinellesco risponda a una precisa logica rituale, volta a riattivare, per analogia, le forze vitali minacciate dalla stasi o dalla morte.
Origini Ancestrali e Significati Nascosti
Sebbene infatti le prime attestazioni di Pulcinella risalirebbero al XIII secolo nella Marca Veronese (Ponzinela), la sua figura secondo Chiavarelli e Pellini affonderebbe radici in tempi ben più ancestrali, connesse ai Maccus delle Atellane e, soprattutto, a contesti teurgici e misterici.
La sua ineguagliabile fame e la sua comicità grottesca vengono interpretate come un riflesso della «mancanza archetipica» e dell’esorcismo dell’orrore della morte e del sacrificio primordiale («Fame è Morte», come si dirà meglio oltre). Questo dualismo si ritrova nel candore del costume e nella nerezza della maschera lupina, la cosiddetta “bautta” o “moretta”.
Proprio quest’ultima è cruciale nell’analisi dei due studiosi, secondo i quali essa fonde il simbolismo del lupo, associato ad Ade («Sole Nero», divinità ctonia e Antenato clanico), con la forma ‘a becco’ del gallo (pullus gallinaceus), annunciatore dell’alba e della vittoria della luce sulle tenebre.

Pulcinella e la Commedia dell'Arte
L’origine specifica del modo di dire "il segreto di Pulcinella" è incerta, anche se nasce dal mondo della commedia dell'arte per il suo riferimento al personaggio di Pulcinella, che è rappresentato dotato di una forte ironia e dell'abitudine a prendersi gioco dei potenti e a svelare i retroscena delle situazioni scottanti a lui confidate e che egli, più o meno ingenuamente, rivela in gran segreto.
La commedia dell'arte era costruita sulla riproposizione di situazioni e personaggi codificati che permettevano agli attori di improvvisare all'interno di riferimenti narrativi ben definiti e riconoscibili per il pubblico. Gli attori impersonavano tipi fissi e mettevano in scena una serie di azioni codificate, che seguivano un canovaccio prefissato. Quello del "segreto di Pulcinella" è uno di questi canovacci.
In esso un qualche personaggio rivela un segreto a Pulcinella, con la richiesta di giurare che mai quel segreto sarà rivelato ad altri. Pulcinella giura e corre a rivelarlo a qualcun altro. La situazione si ripete, via via con tutti i personaggi cosicché, alla fine, tutti coloro che sono sulla scena (e anche gli spettatori) conoscono il segreto, ma tutti fingono di non conoscerlo. Questa situazione è sfruttata per creare una serie di comici equivoci.
Spesso, come nei modi di dire, la locuzione viene associata a una figura retorica, o comunque contraddice il principio di composizionalità tipico della lingua. L'espressione viene usata sia con l'articolo determinativo sia con quello indeterminativo, mantenendo in entrambi i casi lo stesso significato.
Il Personaggio di Pulcinella: Descrizione e Significati
Pulcinèlla (region. polcinèlla) è una maschera del folklore napoletano, derivata dalla commedia dell'arte. Il suo nome risulterebbe dalla corruzione di un cognome molto diffuso dalla fine del sec. 13°, Pulcinello o Polsinelli, oppure dalla somiglianza con un pulcino per il naso adunco, la voce chioccia e la particolare andatura.
Nelle farse si distinguono in particolare:
- Pulcinello: il balordo, vivace e insolente discendente di Maccus, personaggio dell’antica atellana.
- Polliciniella: il furbo fanfarone, ladro e un po’ lascivo, più affine a Buccus, l’altro tipo di buffone delle atellane.
La maschera è stata ripresa e rielaborata da altre culture europee con denominazioni variamente derivate, come Polichinelle in Francia, e Punch in Inghilterra (accorciamento di Punchinello che designa invece la maschera napoletana).
La maschera moderna ha come ideale il dolce far niente, e ricorre perciò a ogni espediente per poter sopravvivere, personificazione comica dell’abbandono popolaresco a tutti gli istinti (compresi i cattivi, quali gola, furto, menzogna) e dei guai che ne seguono (finisce sempre per prendere bastonate).
È caratterizzata da:
- l’abito bianco (camiciotto e calzoni da facchino)
- il cappello a pan di zucchero
- la maschera nera a metà faccia, solcata da profonde rughe
- il naso adunco
- la doppia gibbosità che ne deforma il corpo
Con riferimento ad alcune tradizionali caratteristiche del personaggio, sono in uso le locuzioni:
- il segreto di P.: un segreto che non è più tale in quanto tutti ne sono al corrente.
- finire come le nozze di P.: finire a botte.
In senso figurato, "pulcinella" indica una persona senza carattere, che cambia facilmente le proprie opinioni e convinzioni. Si dice "essere un p." o "fare il p.", comportarsi da pulcinella, da persona poco seria, da fantoccio, da buffone.
Nel linguaggio medico, "voce di P." indica l’alterazione del timbro della voce caratteristica della rinolalia chiusa anteriore.
In zoologia, "p." si riferisce a una specie di uccello.
La Commedia dell'Arte: oltre alle Maschere c'è di più!
Giuseppe Pulcinelli (Roma, 1962), presbitero della diocesi di Roma, è Rettore del Pontificio Collegio Lateranense e responsabile per i rapporti con l’Ebraismo nella Commissione Diocesana per l’Ecumenismo e il Dialogo. Ha un vasto background accademico, con studi in Teologia, Sacra Scrittura e antichità ebraiche, e ricopre ruoli accademici presso la Facoltà di Teologia P.U.L., insegnando Introduzione generale alla S.Scrittura, esegesi del NTII e specifici corsi sulla Cristologia della Lettera agli Ebrei e sulla morte di Gesù nelle lettere paoline.
Il suo lavoro accademico si inserisce nel contesto delle Sacre Scritture, esplorando temi come il processo ermeneutico che ha portato le prime comunità cristiane a esprimere il senso della morte di Gesù attraverso la categoria dell’espiazione, con particolare attenzione all’epistolario paolino. Un altro ambito di ricerca riguarda la Cristologia presente nel testo di Ebrei, analizzando la sua originalità e il concetto di sacrificio di Cristo che soppianta ogni altro tipo di sacrificio.
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