La Programmazione nell'Azione Cattolica: Un Percorso di Crescita e Servizio

L'Azione Cattolica (AC) è un'associazione che fonda la propria missione su un'identità chiara e un impegno costante nella formazione e nel servizio. Per realizzare pienamente i suoi obiettivi, la programmazione assume un ruolo fondamentale, guidando le attività e i percorsi di crescita dei suoi membri.

Giovani e adulti in dialogo in un contesto di formazione dell'Azione Cattolica

L'Identità e la Missione dell'Azione Cattolica

Puntare sull'identità associativa significa ritornare alle origini, allo stile dei fondatori e ai nostri documenti costitutivi. Questi sono i percorsi da scegliere per interrogarci sulla nostra vita, come singoli e come associazione, per riscoprire l’essenzialità della chiamata a un servizio coraggioso e gratuito.

Vivere l’identità associativa non significa costruire muri o solcare confini per sottolineare la differenza tra noi soci stessi o con le realtà circostanti: non è positivo cadere nella rassicurante trappola di considerare l’Azione Cattolica Italiana una casa per pochi da esaltare tra segni distintivi e religiosità dell’apparenza. Al contrario, l’identità va interpretata non come limite ma come cooperazione con il mondo circostante, in collaborazione con tutto il Popolo di Dio e coi vari carismi che operano nella Chiesa e nella società.

Sogniamo un’Azione Cattolica che sia sempre più vicina alle esigenze delle persone, alla loro vita, ai loro bisogni concreti, perché la nostra è una fede incarnata, è la fede di un Dio fattosi carne, uomo come noi, per accogliere su di sé la nostra condizione umana, ad eccezione del peccato. La libertà di essere figli amati e l’autenticità della testimonianza di ciascuno doneranno la pazienza del servizio, di formare gli amici che il Signore ci farà incontrare lungo il percorso associativo ma, ancor prima, l’umile pazienza di formarsi: “una coscienza missionaria legata alla vita di ogni giorno ha bisogno di grande cura sul piano formativo […]. Occorre dunque la formazione a una vita cristiana missionaria nel mondo attraverso le parole della vita”1.

Non dobbiamo mai dimenticare che la nostra associazione è una casa di formazione per ciascuno dei suoi membri, non solo per i più piccoli dell’articolazione ACR ma per ogni giovanissimo, giovane e adulto. La forma comunitaria che l’associazione si impone diventi la base formativa per i soci; i grandi insegnino ai più giovani a camminare sui passi del Vangelo, mostrando loro, in uno scambio amorevole tra generazioni, quanta strada la nostra associazione ha già fatto e invitandoli ad andare avanti non cadendo negli errori del passato. I giovani e i piccoli diano slancio e vigore all’intera associazione, custodi del senso dell’Azione; spetta a loro infatti impedire di trasformare l’azione in atrofia. La struttura democratica della nostra associazione è fondamento di partecipazione ed impegno, garantendo la cooperazione tra generazioni al suo interno.

La Scelta Religiosa e l'Impegno Nelle Periferie Esistenziali

“Scelta religiosa” significa, per dirla come Papa Francesco, aiutare nelle periferie esistenziali. L’attenzione alla persona e alla sua crescita cristiana caratterizza tutta la tradizione dell’Azione Cattolica. L’AC “offre ad ogni persona, con la partecipazione alla vita associativa, un accompagnamento finalizzato alla crescita di una matura coscienza umana e cristiana, grazie a percorsi permanenti, organici e graduali, attenti alle diverse età, alle condizioni e agli ambienti di vita, ai diversi livelli di accoglienza della fede” (Statuto Aci, art. 13.1).

Ciò significa riconoscere le cose superflue, che nella nostra vita cristiana offuscano questo percorso; significa comprendere che vivere la Parola, l’Eucaristia, la domenica, la vita sacramentale, la preghiera sono l’essenziale per vivere da discepoli. È importante sentirsi sollecitati dalle periferie emergenti, dalle “famiglie ferite”. Questi nostri fratelli che, per un motivo o per un altro, hanno vissuto il fallimento del loro progetto di vita matrimoniale, hanno in noi bisogno di sentire la tenerezza di Dio Padre che va “in cerca della pecora perduta” e fascia “quella ferita” (Ezechiele 34, 16).

“Scelta religiosa” significa capire che il “fare” nasce dalla consapevolezza dell'”essere”, in particolare “essere figli di Dio, amati e destinatari della sua provvidenza”. Da ciò discende la necessità per ciascuno e per tutta l’associazione di accogliere l’altro come riflesso del volto di Cristo, di entrare tra le trame del tessuto naturale di tutti i giorni rispondendo ciascuno nel proprio ambito, nella concretezza della propria situazione di vita, con riferimento alla propria età e capacità: essere discepolo del Signore “qui e ora”. Vivere il Battesimo significa essere testimoni e missionari nella vita di ogni giorno. Oggi siamo consapevoli che la missione costituisce una nuova urgenza: è una tentazione pensare di essere inabili alla missione; tutti siamo chiamati ad uscire dalle nostre sicurezze, dalle nostre abitudini, dalle nostre comunità, per essere missionari dell’amore del Signore.

Secondo Giovanni Paolo II, i “Laici cristiani esperti nella splendida avventura di far incontrare il Vangelo con la vita” sono coloro che “mostrano quanto la ‹‹bella notizia›› corrisponda alle domande profonde del cuore di ogni persona e sia la luce più alta e più vera che possa orientare la società nella costruzione della “civiltà dell’amore” (Assemblea Straordinaria dell’Aci - 8 settembre 2003).

Papa Francesco ci insegna che il modo migliore per dialogare non è quello di parlare e discutere, ma quello di fare qualcosa insieme, di costruire, di fare progetti, non da soli, tra cattolici, ma insieme a tutti coloro che hanno buona volontà. Il nostro è un tempo che ha molto bisogno di recuperare il valore e il significato del sentirsi popolo e prendersi cura dei problemi e delle sfide dei nostri territori e delle nostre comunità, di vivere insieme, nell’amore di Dio, per trovare e dare senso alle nostre azioni, per donare gioia e sollievo agli altri. Dobbiamo andare oltre la semplice partecipazione, per raggiungere il livello di una vera e totale corresponsabilità. Siamo chiamati a incarnare sempre più l’Azione cattolica «lungo le strade delle città, dei quartieri e dei paesi» e a sentire forte «la responsabilità di gettare il seme buono del Vangelo nella vita del mondo» (Papa Francesco, Discorso all’AC, 30 aprile 2017). Ecco perché «è ancora e sempre importante» insistere sul valore dell’unitarietà dell’associazione.

È necessario costruire alleanze tra chi arriva nella nostra Diocesi per fuggire dalla fame, dalla morte e dalla persecuzione e chi deve lottare con la paura, l’ignoranza, l’indifferenza, per aprirsi a un’autentica accoglienza. Non da ultimo l’alleanza tra laici e presbiteri, tra il gregge e i pastori, tra parrocchie, parroci e diocesi, tra movimenti e aggregazioni. In questo contesto di collaborazione si inseriscono anche iniziative come la presentazione del percorso diocesano di Lectio divina, che vede l'intervento di figure come l'arcivescovo Mario Delpini, e lo sviluppo di attività e progetti da parte di realtà come la Cooperativa IN DIALOGO a vantaggio di associazioni territoriali e soci dell’Azione Cattolica ambrosiana.

Volontari dell'Azione Cattolica che operano in un contesto di periferia sociale, aiutando persone in difficoltà

La Programmazione Come Strumento Essenziale per l'Azione Cattolica

Aderire all'Azione Cattolica e vivere la sua missione richiede una programmazione fondamentale. Essa definisce quali tempi e quali tappe scandiranno il cammino associativo. La programmazione viene elaborata per l’anno e poi verificata nel corso del cammino, richiedendo un congruo tempo di riflessione. È attraverso il progetto di programmazione che prende corpo la formazione dei soci e si stabiliscono i momenti per mettere in comune, a fine lavoro, il progetto elaborato.

Ci impegniamo a collaborare in stretta sinergia con le parrocchie per la formazione dei soci affinché ognuno sia messo nelle condizioni di aderire o rinnovare il proprio “Sì” perché consapevole della grande e dolce eredità dell’Azione Cattolica. Le equipe diocesane siano collante tra il centro diocesano e le parrocchie: è opportuno che nel corso del triennio vengano organizzati incontri formativi con i consigli e i gruppi parrocchiali per cementificare la collaborazione tra diocesi ed associazioni territoriali di base. Ci impegniamo inoltre a mantenere gli appuntamenti formativi diocesani già sperimentati nel corso di questi ultimi anni: campi estivi diocesani, EduCare e presentazione dei cammini formativi. Ci impegniamo a rinnovarli di anno in anno per renderli compatibili con le esigenze dei tempi e delle realtà parrocchiali, con uno sguardo verso la ricerca di nuovi percorsi formativi e di collaborazione.

È fondamentale la programmazione delle iniziative diocesane e parrocchiali, inclusa l'attenzione specifica ai soci nel tempo quaresimale, per rispondere alle diverse necessità nel nostro territorio e per i nostri soci.

Metodologia della Programmazione: Passi Concreti

Concretamente, la programmazione è un processo che coinvolge i responsabili dei settori e dell’ACR per decidere come far camminare tutta l’associazione, definendo tempi e tappe e utilizzando strumenti come gli ordini del giorno generali (es. mensili). Di seguito sono elencati i passi fondamentali per una programmazione efficace:

Schema infografico del processo di programmazione annuale dell'Azione Cattolica

1. Analisi del Contesto e dei Soci

Questo passo prevede un'approfondita riflessione sullo stato attuale dell'associazione e dei suoi membri. Alcune domande chiave da porsi sono:

  • Che storia ha l'associazione? Che attività sono state fatte in passato? Che esperienza estiva c'è stata l'anno scorso?
  • I soci sono assidui nell’attività? Da quali esperienze lavorative e universitarie provengono? Che relazioni ci sono tra loro? Ci sono tensioni? Chi è leader? Chi non emerge mai? Chi partecipa da tempo? Chi può essere coinvolto tra i non soci?
  • Quanti soci hanno problemi di fede? Quali bisogni specifici hanno i soci in questa età precisa?

2. Identificazione dei Bisogni e Definizione delle Attività

Dall’analisi del contesto e dei soci emergono dei bisogni concreti a cui rispondere e, di conseguenza, le attività da svolgere per affrontarli.

3. Organizzazione delle Risorse e Logistica

Questa fase si concentra sull'aspetto pratico e organizzativo. È importante valutare:

  • Quanti educatori/animatori siamo quest’anno? Quanti “esperti” e quanti “alle prime armi”?
  • Come dividersi i compiti in modo efficace?
  • È possibile collaborare con parrocchie vicine per ottimizzare le risorse?
  • Quanto a lungo si protrarrà l’attività e quali sono i tempi disponibili per ciascuna?
  • Quali strumenti possono essere utilizzati per la realizzazione delle attività?
  • Quali percorsi formativi sono già proposti o possono essere sviluppati?

4. Selezione e Pianificazione delle Esperienze Formative

Spesso le esperienze formative proposte sono sovrabbondanti rispetto al tempo a disposizione. È quindi necessario scegliere quali utilizzare e quali tralasciare, privilegiando quelle più coerenti con i bisogni identificati e gli obiettivi della programmazione.

5. Definizione degli Obiettivi e Progettazione del Futuro

Il progetto elaborato pone le basi del percorso successivo e dell’anno seguente, con tappe prefissate. La programmazione, elaborata per l'anno, viene poi verificata nel corso del cammino, richiedendo un congruo tempo di riflessione per mettere in comune, a fine lavoro, il progetto elaborato e pianificare le prossime azioni.

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