Il criminal profiling, inteso come il procedimento di inferenza delle caratteristiche dell’autore di un reato a partire dall’analisi della scena del crimine, rappresenta uno strumento investigativo fondamentale per comprendere le dinamiche e le motivazioni di determinati crimini. Questa metodologia è particolarmente rilevante nello studio degli omicidi seriali, dove la classificazione dei criminali in base alle loro motivazioni e al loro modus operandi è cruciale per le indagini. Tra le varie tipologie di serial killer riconosciute, emerge la figura distintiva del serial killer missionario.

Contesto e Sviluppo del Criminal Profiling Moderno
Il profiling, sebbene abbia origini che possono essere ricondotte a pratiche antiche di interpretazione dei segni fisici, ha visto la sua evoluzione in una disciplina scientifica a partire dagli anni Settanta. In quel periodo, gli agenti speciali dell’FBI Howard Teten e Patrick Mullany diedero vita al programma di profilo criminale. Un contributo fondamentale fu apportato nel 1976 da Robert Ressler e John Douglas che, intervistando serial killer in carcere, si prefissero di scoprire le correlazioni fra la scena del crimine e le caratteristiche di personalità del criminale, stabilendo così le basi delle moderne metodologie di profilazione.
Il termine “omicidio seriale” stesso fu coniato all’inizio degli anni ’80 negli USA dall’FBI, che, nella stesura del Crime Classification Manual, propose una classificazione delle principali caratteristiche degli aggressori e delle vittime rispetto alle tre principali tipologie di crimine violento: omicidio, aggressione sessuale e incendio doloso.
Classificazione Generale degli Omicidi Multipli
Per inquadrare il profilo del serial killer missionario, è utile distinguere le principali tipologie di omicidi multipli:
- Il serial killer è colui che uccide almeno tre vittime, con un periodo di cooling-off, ovvero una sorta di pausa emotiva o "raffreddamento", tra un omicidio e l'altro. Questa ciclicità temporale è un elemento distintivo.
- Lo spree killer, o assassino compulsivo, è colui che uccide due o più vittime in un lasso di tempo alquanto ravvicinato, in luoghi diversi ma contigui, agendo spesso in un singolo, prolungato evento criminoso.
- Il mass murder, invece, uccide quattro o più persone nello stesso tempo e nello stesso luogo, come nel tipico scenario di una strage.
La figura del serial killer si distingue nettamente dalle altre per la sua ciclicità e la frequente presenza di una premeditazione o di ritualità nelle sue azioni, che possono essere dettate proprio dalla sua "missione".
Il Serial Killer Missionario: Motivazioni Profonde e Superficiali
Il serial killer missionario si caratterizza per agire con lo scopo di compiere una specifica missione. Questa missione è solitamente radicata in un sistema di credenze, spesso patologico o deviato, che lo porta a ritenere di dover eliminare determinate categorie di persone o di dover "purificare" la società secondo i suoi principi.
La classificazione rispetto alla motivazione all’omicidio seriale distingue tra una “motivazione profonda”, intesa come il bisogno assoluto di esercitare potere e controllo sugli altri, e una “motivazione superficiale”, che può essere più di una e variare nella stessa serie omicidiaria. Nel contesto delle motivazioni superficiali, il missionario può essere associato a diverse tipologie:
- Omicidio seriale motivato da estremismo: Il soggetto è spinto a uccidere dalla sua adesione a una serie di idee fondamentaliste, che possono manifestarsi in campo politico, economico, religioso o paramilitare. Questa motivazione è in linea con il concetto di "missione" intesa come dovere ideologico.
- Omicidio seriale con un movente irrazionale: L’assassino uccide sulla base di uno stato di salute psicotico, che può manifestarsi sotto forma di allucinazioni visive o uditive. In questi casi, la "missione" potrebbe derivare direttamente da deliri o comandi allucinatori.
- Omicidio seriale per eutanasia: Questa categoria include i cosiddetti "angeli della morte", ovvero assassini che scelgono vittime che, secondo il loro giudizio insindacabile, stanno soffrendo troppo e ingiustamente, percependo l'omicidio come un atto di pietà o una missione per alleviare il dolore.
A differenza di altri serial killer, le cui motivazioni possono essere puramente edonistiche (uccidere per piacere), legate al controllo del potere o di natura lussuriosa (per un soddisfacimento sessuale), il missionario è primariamente spinto da una convinzione interna profonda che le sue azioni siano necessarie e giuste. Ciò non esclude che possano esserci sovrapposizioni o che la "missione" possa, in alcuni casi, mascherare altre pulsioni sottostanti.
Criminal Profiling: dall’analisi della scena del crimine al profilo dell’S.I.
L'Applicazione del Criminal Profiling nell'Individuazione del Missionario
Il criminal profiling, come insieme di tecniche e procedure, mira a costruire un profilo psicologico e comportamentale dell’autore di un reato basandosi sulle dinamiche del crimine commesso. Questa analisi è di fondamentale importanza per identificare il serial killer missionario.
Metodologie di Profiling
Esistono principalmente due approcci:
- Il profilo induttivo si basa sull’analisi statistica e sui dati relativi a casi di crimini precedenti, utilizzando i profili di criminali già arrestati per costruire un modello applicabile a nuovi crimini simili.
- Il profilo deduttivo si concentra sull’analisi specifica della scena del crimine e delle prove presenti, cercando di dedurre le caratteristiche del criminale partendo dai dettagli del reato specifico.
Gli esperti di criminal profiling lavorano a stretto contatto con le forze dell’ordine, analizzando le modalità con cui il crimine viene commesso. Aspetti come la scelta della vittima, il modo in cui viene trattato il corpo e la frequenza di reiterazione del reato sono cruciali. Delineare un quadro della personalità e dello stato mentale del reo, in particolare di un missionario, permette di orientare in modo più efficace le indagini.
L'Importanza delle Classificazioni Comportamentali
Le distinzioni tra le diverse tipologie di serial killer, come quella del missionario, sono molto utili nell'ottica dell'individuazione del colpevole. Essere a conoscenza del collegamento tra comportamento e azione delittuosa può guidare l'inquirente nell'interrogatorio di un indagato o di un detenuto. Lo studio delle tracce repertate nella scena del crimine è, infatti, utile per desumere le caratteristiche dell’autore del reato e limitare il numero di sospettati, consentendo al Pubblico Ministero di condurre un interrogatorio mirato.
Criticità e Limiti del Profiling Criminologico
Nonostante la sua utilità investigativa, il criminal profiling presenta delle criticità dal punto di vista dell’applicazione legale. La maggior parte delle tecniche di profilazione si basa su analisi psicologiche e comportamentali che possono generare un elevato rischio di distorsioni. Ad esempio, seppur l’approccio induttivo si basi su dati statistici, è stato criticato per l’eccessiva generalizzazione. Il profilo deduttivo, d'altra parte, è fortemente legato all’interpretazione soggettiva del profiler e può portare alla creazione di analisi erronee, con la probabilità di ricadere in stereotipi e pregiudizi di genere, etnici o culturali. È, pertanto, essenziale adottare un approccio cauto, critico e multidisciplinare.
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