I Profeti e il Dono della Profezia nel Catechismo Cattolico

Il dono della profezia non è cessato con l’Antico Testamento; anche i battezzati possono parlare a nome e per grazia dello Spirito Santo. Papa Francesco, nell’Angelus del 2 luglio, ha richiamato una frase del Vangelo di Matteo: «Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta» (Mt 10,41).

Sebbene la Rivelazione si sia definitivamente conclusa con Gesù Cristo stesso - la predicazione di “novità” stravaganti è, per esempio, uno dei criteri per individuare le false apparizioni mariane - è altrettanto vero che «profeta, fratelli e sorelle, è ciascuno di noi: infatti, con il Battesimo tutti abbiamo ricevuto il dono e la missione della profezia (cfr. Catechismo della Chiesa cattolica, 1268). Profeta è colui che, in forza del Battesimo, aiuta gli altri a leggere il presente sotto l’azione dello Spirito Santo. Il profeta del Nuovo Testamento è, quindi, ogni battezzato quando interpreta la realtà secondo lo Spirito Santo. In altre parole, il profeta è colui che indica agli altri Gesù, che lo testimonia, che aiuta a vivere l’oggi e a costruire il domani secondo i suoi disegni.

Il Signore nel Vangelo chiede pure di accogliere i profeti; dunque è importante accoglierci a vicenda come tali, come portatori di un messaggio di Dio, ciascuno secondo il suo stato e la sua vocazione, e farlo lì dove viviamo, cioè in famiglia, in parrocchia, nelle comunità religiose, negli altri ambiti della Chiesa e della società. Spesso, invece, si accolgono solo le opinioni consentanee al proprio giro mentale o ideologico. Lo Spirito ha distribuito doni di profezia nel santo Popolo di Dio: ecco perché è bene ascoltare tutti. Ad esempio, quando c’è da prendere una decisione importante, fa bene anzitutto pregare, invocare lo Spirito, ma poi ascoltare e dialogare, nella fiducia che ciascuno, anche il più piccolo, ha qualcosa di importante da dire, un dono profetico da condividere. Il Santo Padre chiede di lavorare a fondo su queste indicazioni, «perché ciascuno di noi ha bisogno di imparare dagli altri», dato che siamo tutti in cammino dietro all’unica Verità che salva, ovvero lo stesso Signore Gesù.

Illustrazione del Papa Francesco che parla durante un Angelus, con la folla in piazza

Il Ruolo del Profeta: Definizione e Caratteristiche

Chi sono i profeti? Sono uomini guidati da Dio in modo speciale, che ricevono da Lui una missione unica, spesso chiamati a portare i Suoi messaggi al resto della popolazione. Un profeta però non è un indovino, nel senso che i profeti non sono coloro che preannunciano a piacere fatti futuri. Anche se talvolta essi riescono a comprendere cosa avverrà nel futuro della loro nazione o nel futuro di singoli uomini, questa capacità non è né la prima né la più importante. Solo se Dio lo permette e se questa cosa può risultare utile alla conversione del popolo, allora Dio comunica possibili eventi futuri ai suoi profeti. Il futuro che eventualmente predicono riguarda i possibili premi che possono conseguire alla conversione e le possibili punizioni che possono conseguire al peccato ostinato.

I profeti segnano con la loro attiva e forte presenza la storia del popolo di Israele. Il profeta non è solo un uomo che vive di fede e sa leggere i segni dei tempi; i profeti tengono desta la speranza di Israele, lo costringono a guardare in avanti. La critica dei profeti nasce da una precisa convinzione: il Dio che ha liberato Israele dall’Egitto è un Dio che ha accettato la storia e si è inserito in essa per realizzare un progetto che è suo e che sta al di là di tutte le concretizzazioni che l’uomo raggiunge. I profeti hanno sempre reagito contro ogni forma di idolatria non solo religiosa, ma anche politica. Il loro criterio di giudizio, in base al quale giudicano il proprio tempo (società, religione, prassi) e ne denunciano le contraddizioni, non è mutuato dall’uomo o dal sistema vigente, ma da Dio. I profeti in nome di Dio ricordano al popolo il suo amore e la sua fedeltà. Essi hanno accettato di condurre «un’esistenza segno», di verificare in se stessi e di esemplificare per primi il messaggio che annunciavano, rivelando così la realtà profonda del disegno di Dio che il profeta coglie dietro la cronaca.

Elia: Padre dei Profeti e Difensore del Monoteismo

Dopo Abramo, Mosè e Davide, emerge uno degli uomini più celebri dell'Antico Testamento: il profeta Elia, che il Catechismo della Chiesa cattolica indica come «padre dei profeti, "della generazione di coloro che cercano Dio, che cercano il suo Volto" (Sal 24, 6)», e che, come Mosè, ha goduto di una grande intimità con il Signore. Il suo esempio ci può servire per riflettere su una esigenza della fede: la necessità di dare culto esclusivamente al Signore. La vita di Elia - che era un uomo della nostra stessa natura - dimostra che Dio aiuta coloro che ricorrono a Lui mediante la preghiera, soprattutto nelle difficoltà.

Elia il Tesbita visse nel regno d'Israele durante il secolo VIII a.C. Il suo nome, che significa il mio Dio è Yahveh, sintetizza l'aspetto centrale della sua missione: ricordare che Yahveh è l'unico vero Dio e che solo a Lui si deve dare culto. Questo accadeva proprio quando il re Acab, influenzato dalla moglie Gezabele, adorava un dio straniero e il culto al vero Dio conviveva con l'idolatria: «Il popolo adorava Baal, l'idolo rassicurante da cui si credeva provenisse il dono della pioggia e a cui perciò si attribuiva il potere di dare fertilità ai campi e vita agli uomini e al bestiame. Pur pretendendo di seguire il Signore, Dio invisibile e misterioso, il popolo cercava sicurezza anche in un dio comprensibile e prevedibile, da cui pensava di poter ottenere fecondità e prosperità» (Benedetto XVI).

In questa situazione, Dio sceglierà Elia come suo portavoce nei confronti degli uomini. Il profeta annuncia ad Acab le conseguenze della sua apostasia: «Per la vita del Signore, Dio di Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo dirò io».

Rappresentazione di Elia sul Monte Carmelo, che sfida i profeti di Baal

La Sfida sul Monte Carmelo

Alcuni anni dopo, quando gli effetti della siccità sono diventati drammatici, il Signore invia di nuovo Elia a presentarsi davanti al re. Il profeta chiede ad Acab di radunare tutto Israele e i profeti di Baal sul monte Carmelo. Il re acconsente, e allora Elia lancia una sfida: «Sono rimasto solo, come profeta del Signore, mentre i profeti di Baal sono quattrocentocinquanta. Dateci due giovenchi; essi se ne scelgano uno, lo squartino e lo pongano sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Io preparerò l'altro giovenco e lo porrò sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Voi invocherete il nome del vostro dio e io invocherò quello del Signore. La divinità che risponderà concedendo il fuoco è Dio!». La proposta è stata escogitata in modo che tutti possano riconoscere chi è il vero Dio, dato che il peccato del popolo non consisteva nell'aver dimenticato completamente il Signore, ma nell'associarlo a un altro dio.

Le invocazioni dei numerosi profeti di Baal si prolungano per varie ore, ma non ottengono nulla. Invece, la preghiera di Elia ottiene una risposta immediata: cade fuoco dal cielo che consuma il giovenco, la legna e anche l'acqua che il profeta aveva fatto versare in abbondanza sulla vittima del sacrificio. Davanti all'evidenza, il popolo, faccia a terra, esclama unanime: Il Signore è Dio! Il culto di Baal, dio della pioggia, si è rivelato falso e l'esistenza di altri dei al di fuori di Yahveh viene accantonata.

Durante la sfida Elia si muove con la sicurezza della fede, con la disinvoltura di chi sa di essere nelle mani di chi è più forte della natura e degli uomini. Le frasi di scherno che rivolge ai profeti di Baal mentre invocano il loro dio sono molto eloquenti intorno alla sua fede che il Signore sarebbe intervenuto in suo favore: «Gridate con voce più alta, perché certo egli è un dio! Forse è soprappensiero oppure indaffarato o in viaggio; caso mai fosse addormentato, si sveglierà».

A ben vedere, Elia può essere chiamato il profeta del primo comandamento, che comanda di credere in Dio e di adorarlo, amandolo sopra tutte le cose, senza andare dietro ad altri dei. Elia difende la prima conseguenza del precetto: rendere culto solamente al Signore. Spiegava Benedetto XVI: «Solo così Dio è riconosciuto per ciò che è, Assoluto e Trascendente, senza la possibilità di mettergli accanto altri dèi, che Lo negherebbero come assoluto, relativizzandolo. È questa la fede che fa di Israele il popolo di Dio; è la fede proclamata nel ben noto testo dello Shema' Israel: "Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze" (Dt 6,4-5)».

L'uomo non può mettere il Dio unico accanto ad altri dei. Anche se sono trascorsi molti secoli e le attuali circostanze sono ben diverse da quelle dell'antico Israele, la tentazione di togliere Dio dal posto che gli spetta è oggi altrettanto presente. Nello scoprire nella nostra vita personale interessi, gusti e preoccupazioni che tendono a occupare il primo posto nella testa e nel cuore, possiamo chiedere al Signore che ravvivi la nostra fede e la faccia diventare davvero operativa, in modo che nulla - né una creatura, né un pensiero o un desiderio del nostro io - diminuisca la dedizione totale che dobbiamo a Lui.

Ci ricorda Papa Francesco: «Ognuno di noi, nella propria vita, in modo consapevole e forse a volte senza rendersene conto, ha un ben preciso ordine delle cose ritenute più o meno importanti. Adorare il Signore vuol dire dare a Lui il posto che deve avere; adorare il Signore vuol dire affermare, credere, non però semplicemente a parole, che Egli solo guida veramente la nostra vita; adorare il Signore vuol dire che davanti a Lui siamo convinti che è il solo Dio, il Dio della nostra vita, il Dio della nostra storia».

La condotta di Elia ci stimola anche a essere coraggiosi al momento di dare testimonianza pubblica della nostra fede, davanti ai tentativi - antichi, ma che si rinnovano continuamente - di ridurre la religione a una questione privata. Si cerca di escludere dalla vita sociale ogni riferimento a Dio, come se parlare di Lui offendesse alcune sensibilità. A Elia non basta la personale fedeltà al Signore. Sul monte Carmelo prega perché tutto Israele sappia che Yahveh è il vero Dio, che converte i cuori. La fede non può rimanere chiusa in se stessa: «nasce dall'ascolto, e si rafforza nell'annuncio», «implica una testimonianza e un impegno pubblici. Il cristiano non può mai pensare che credere sia un fatto privato».

Il Momento di Scoraggiamento e la Fedeltà di Dio

Dopo l'olocausto del Carmelo, il popolo riconosce che Yahveh è Dio. Poco dopo il re sarà testimone di come il profeta ottiene dal Signore la fine del periodo di siccità. Ma in quello che potrebbe apparire come il momento culminante della vittoria di Elia, la sua storia subisce una svolta inattesa: la moglie del re, Gezabele, indignata per quello che ha fatto, si propone di assassinarlo. Vista la minaccia, Elia ha paura e fugge, addentrandosi nel deserto. Estenuato dalla marcia e dall'amarezza di vedersi abbandonato all'odio della regina, desiderò la morte e disse: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri!».

Per anni Elia è stato l'unico testimone di Dio in Israele; inoltre, è capace di tenere testa a quattrocentocinquanta profeti di Baal davanti a tutto il popolo, oltre a subire anche l'ostilità del re. Ora, invece, si spaventa per le minacce di Gezabele e fugge il più lontano possibile. Dov'è finita la sua sicurezza? Non confida più nel Signore, che lo ha aiutato finora con tanti prodigi? Come Elia, le circostanze avverse debbono indurci a invocare il Signore con fiducia e sincerità. È il momento di esercitare la virtù della fede, che, unita alla speranza, è più necessaria nell'ora della solitudine e dell'apparente insuccesso che non nell'ora della vittoria e dell'acclamazione popolare.

La preghiera di Elia in quel momento di avvilimento fu una preghiera gradita da Dio, perché veniva da un cuore sincero e umile, che ardeva di zelo per le cose del Signore e accettava tutto ciò che da Lui veniva. Dopo questa preghiera, non tarda ad arrivare la risposta: per due volte Dio invia un angelo, che lo sveglia e gli comanda di mangiare e bere. Elia si alzò, mangiò e bevve. Con la forza datagli da quel cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l'Oreb.

Nostro Signore non abbandona mai coloro che lavorano per la sua causa. Elia, uomo di Dio, è vissuto di Lui in ogni momento: il Signore lo ha sostenuto nelle avversità, lo ha aiutato a perseverare, gli ha dato i mezzi di cui aveva bisogno per portare avanti la sua missione. Malgrado le difficoltà e gli alti e bassi, vediamo la sua vita feconda, serena, felice. I profeti di Baal, invece, ricevevano il cibo a corte. Forse pensavano che adulando la regina, raddoppiando le genuflessioni dinanzi a Baal, si assicuravano una vita tranquilla. Non fu così: è preferibile sedersi alla tavola del Signore che a quella degli idoli; è meglio essere schiavo del Signore che schiavo del peccato. Non c'è maggior libertà per l'uomo che quella di riconoscere la sua condizione di creatura e adorare Dio: questo è il rimedio più efficace contro tutte le idolatrie: «Chi si inchina a Gesù non può e non deve prostrarsi davanti a nessun potere terreno, per quanto forte. Noi cristiani ci inginocchiamo solo davanti a Dio».

Un esempio ulteriore della protezione divina è visibile nell'episodio di Elia con la vedova di Sarepta e suo figlio, dove la provvidenza di Dio si manifesta attraverso il profeta.

Elia nutrito dall'angelo nel deserto

I Profeti Minori e Maggiori dell'Antico Testamento

Diverso è il caso dei libri profetici, che contengono le profezie di una ventina di autori. Quanto alla stesura dei libri, sembra che per lo più i profeti si limitassero alla predicazione orale, e che fossero i loro discepoli a curare la scrittura delle predicazioni. In alcuni casi possiamo dire che attorno a un profeta si creavano delle vere e proprie scuole, dei movimenti spirituali, ed essi rivedevano gli scritti del loro maestro nel corso del tempo. Per lo più gli autori dei libri profetici si contraddistinguono per un messaggio specifico.

  • Amos denuncia le ingiustizie sociali del regno d’Israele in epoca di prosperità economica e di culto sfarzoso.
  • Osea, nello stesso regno del nord, denuncia l’infedeltà d’Israele verso il suo “sposo” JHWH.
  • Isaia è presente in tutti gli aspetti della vita del popolo: quelli politici, come consigliere del re, e quelli religiosi. Il profeta Isaia è quello che più di tutti ci offre una serie di annunci messianici in cui possiamo scorgere quasi in filigrana la figura e le opere di Gesù stesso. La sua figura può diventare familiare ai bambini attraverso la liturgia, soprattutto nel tempo dell’Avvento. Il "Secondo Isaia" intravede la possibilità della liberazione dei suoi compatrioti esiliati ed è il profeta del monoteismo più rigoroso, della sapienza e della provvidenza insondabili di Dio, dell’universalismo religioso intorno a Gerusalemme. Il "Terzo Isaia" continua la predicazione nella nuova situazione del dopo-esilio, insistendo sulla gloria di Gerusalemme.
  • Michea, anch’egli denunziatore deciso e forte delle ingiustizie sociali, preannuncia la distruzione di Samaria.
  • Geremia unisce le vicende personali alle sorti della sua profezia. Carattere mite e, all’inizio della sua missione, giovane inesperto, deve affrontare il momento più difficile e decisivo della storia della nazione giudaica, quello che conduce all’esilio in Babilonia (587 a.C.). Egli tenta di tutto.
  • Sofonia ripropone temi già noti, in particolare richiama il “giorno di JHWH”, di cui aveva parlato Amos, e ne fa un giorno di giudizio.
  • Abacuc vede in Babilonia lo strumento della giustizia di Dio.
  • Il libro delle Lamentazioni descrive in termini accorati il lutto della città e degli abitanti di Gerusalemme subito dopo la sua distruzione.
  • Ezechiele è sacerdote e insieme profeta. Deportato in Babilonia con la prima ondata di esiliati, inizia nel 593 a.C.
  • Aggeo è il profeta che incoraggia e sostiene Zorobabele e Giosuè, i responsabili dei giudei rimpatriati.
  • Il profeta Zaccaria (l’autore dei cap. 1-8 del libro che porta il suo nome) è contemporaneo di Aggeo e si batte per gli stessi scopi. Il "Secondo Zaccaria" indica la raccolta di testi dei cap. 9-14 del libro di Zaccaria, con spunti sull’attesa messianica.
  • Malachia denuncia la mediocrità e la pigrizia dei sacerdoti del tempio ricostruito e annuncia la venuta del “giorno di JHWH”.
  • Gioele, dopo aver descritto un disastro provocato da un’invasione di cavallette, nella seconda parte, con stile apocalittico, annuncia il grande giudizio di Dio, con il quale si aprono i tempi escatologici, i tempi della restaurazione paradisiaca.
  • Il libro di Giona è un racconto didattico che ha come tema le disavventure di un profeta disobbediente.
  • Il libro di Daniele non contiene la predicazione di un profeta, ma una serie di racconti edificanti e soprattutto di testi caratterizzati dallo stile apocalittico.
  • Il libro di Baruc si ritiene composto all’inizio del I secolo.

Esempi di Azioni Profetiche

I profeti utilizzano vari metodi per rendere evidente il loro messaggio:

  • Aggeo: Incita il popolo a ricostruire la casa del Signore, accusandoli di preoccuparsi delle proprie case mentre il tempio è in rovina.
  • Geremia: Gli viene chiesto di procurarsi capestri e un giogo per metterli sul suo collo, simboleggiando la sottomissione al re di Babilonia. In un altro episodio, a Geremia viene mostrato un ramo di mandorlo e una caldaia inclinata, a significare la vigilanza di Dio sulla sua parola e la sventura imminente dal settentrione.
  • Isaia: Predice un segno da parte del Signore per il re Acaz, dicendo: «Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele».
  • Osea: Riceve la parola del Signore all'epoca di vari re, e il suo libro si apre con il racconto delle sue profezie.

Distinguere i Veri dai Falsi Profeti

Riconoscere un profeta è difficile, anche perché ai veri profeti si contrappongono sovente dei falsi profeti. Come distinguere gli uni dagli altri? Il profeta Geremia, in un confronto con il falso profeta Anania, afferma: «Quanto al profeta che predice la pace, egli sarà riconosciuto come profeta mandato veramente dal Signore soltanto quando la sua parola si realizzerà». Anania, rompendo il giogo di legno dal collo di Geremia, profetizzò la rottura del giogo di Nabucodònosor, ma il Signore rispose a Geremia: «Tu hai rotto un giogo di legno ma io, al suo posto, ne farò uno di ferro».

Gesù stesso ha messo in guardia contro i falsi profeti, condannando coloro che costruiscono i sepolcri dei profeti che i loro padri hanno ucciso: «Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite. Per questo la sapienza di Dio ha detto: “Manderò loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno”, perché a questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccarìa, che fu ucciso tra l’altare e il santuario».

La Rivelazione, l'Alleanza e il Profetismo

Monsignor Rino Fisichella, curatore di una nuova edizione del Catechismo, affronta la Rivelazione come bussola per ogni cristiano. La «creazione» è posta come lo scenario necessario su cui porre la prima rivelazione di Dio. Essa permane nella storia anzitutto come l’atto iniziale con il quale il Dio Trino dà avvio alla rivelazione del suo progetto salvifico che né peccato né tradimento potranno mai distruggere. La rivelazione tramite il cosmo permette di riconoscere, anzitutto, che la creazione è dono gratuito di Dio, ed egli è all’origine di ogni cosa. Lo esprime chiaramente il profeta quando dice: «Io, il Signore, sono il primo» (Is 41,4); o ancora: «Io ho fatto la terra e su di essa ho creato l’uomo; io con le mani ho dispiegato i cieli e do ordini a tutto il loro esercito» (Is 45,12). Si evidenzia, inoltre, nello stesso momento che l’uomo è creato a immagine del Creatore e porta in sé il riflesso della divinità. Attraverso la creazione, infine, l’essere umano rende gloria ininterrottamente a Dio, prendendo come strumento di ringraziamento le opere stesse che lui ha creato: «I cieli narrano la gloria di Dio, l’opera delle sue mani annuncia il firmamento».

La seconda tappa della storia della rivelazione è l’«alleanza». L’alleanza con Noè, infatti, è figura di un’alleanza che toccherà per sempre le «nazioni», cioè i popoli. Questo permette di vedere un’idea sottostante: la divisione tra i popoli è un male oggettivo; esso è sempre all’erta ogni qual volta si distrae il volto da Dio, sorgente di unità e di pace. Sempre nell’orizzonte dell’alleanza si comprende la tappa della rivelazione «profetica». Il profetismo accompagna trasversalmente l’intera storia del popolo. Il ruolo dei profeti nella storia della rivelazione è essenziale perché evidenzia la mediazione privilegiata che Dio assume per comunicare con il suo popolo.

È significativo che a questo punto il CCC accenni alle figure delle grandi «donne» che hanno partecipato della rivelazione e che ne costituiscono una mediazione che non può essere considerata solo simbolica. Tra queste, Rachele, colei che nell’angoscia non dispera del Signore, ma è tenace e costante nella richiesta del figlio, sarà a fondamento della casa di Israele. Anna, colei che loda il Signore, che ascolta gli umili anticipando la preghiera della vergine Madre. Giuditta, nella sua bellezza e prudenza, astuzia e fortezza, assurge a segno che tutti possono contare sulla protezione di Dio. Tutte queste donne formano un coro intorno a Maria e, in qualche modo, ne anticipano i tratti fondamentali di obbedienza e fedeltà che la renderanno madre del Signore.

Con Gesù si compie l'annuncio fatto dai profeti di una nuova presenza di Dio nel mondo. Egli è lo sposo dell'umanità, e le porta in dono la gioia del regno. Uniti a Cristo in un'alleanza di amore, troviamo in lui la ragione della nostra gioia profonda. Mentre i profeti parlavano a nome di Dio, Gesù dice: «Vi fu detto, ma Io vi dico», parlando per esperienza diretta, come Dio stesso.

Mappa dell'Antico Israele con i percorsi dei profeti

Gli Annunci Messianici

I profeti in nome di Dio ricordano al popolo il suo amore e la sua fedeltà, preparando la venuta del Messia. Il profeta Isaia è quello che più di tutti ci offre una serie di annunci messianici in cui possiamo scorgere quasi in filigrana la figura e le opere di Gesù stesso:

  • «Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio.»
  • «Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici.»
  • «Il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà. La mucca e l’orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli. Il leone si ciberà di paglia, come il bue.»

Queste profezie prefigurano un'era di pace e di giustizia, che trova il suo compimento in Cristo.

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