La Professione di Fede: Spiegazione Approfondita del Credo Cristiano

Recitando la preghiera del Credo, durante le celebrazioni liturgiche, a Messa oppure a casa, il cristiano fa una professione di fede. Questa preghiera riprende gli elementi principali del cristianesimo: il Dio Trino, la comunione dei santi, la risurrezione della carne. Questi misteri, in effetti, possono essere difficili da cogliere e il Credo ne offre una sintesi.

Il Significato e l'Origine del "Simbolo" della Fede

Il Credo, o Simbolo della fede, è una sintesi della fede cristiana che ne enuncia e riassume gli elementi fondamentali. La parola Simbolo, dal greco syn-ballein, letteralmente “mettere insieme”, in antichità consisteva nel ricongiungere un oggetto spezzato, le cui metà ricongiunte garantivano l’identità di chi le portava. Era una sorta di segno di riconoscimento, un sommario di verità fondamentali indispensabili all’identità cristiana. Il Simbolo significa anche l'essenza di ciò che il cristianesimo crede.

Con la professione di fede, ogni cristiano afferma con certezza la propria fede da molti secoli. Il Credo riassume tutto ciò in cui il cristiano crede.

Le Principali Formule del Credo e il Loro Contesto Storico

Esistono varie professioni di fede che mostrano la ricchezza dell’esperienza dell’incontro con Gesù Cristo. Le professioni di fede più note e diffuse nella Chiesa cattolica sono:

  • Il Simbolo Apostolico (Symbolum Apostolicum), risalente al II-III secolo e fatto risalire per composizione sino agli Apostoli.
  • Il Simbolo Niceno-Costantinopolitano (Symbolum Nicænum Costantinopolitanum), codificato dopo i Concili di Nicea (325) e di Costantinopoli (381). Questo simbolo, proprio per la sua formulazione più corposa e ricca di aspetti teologici, viene usato nelle catechesi e durante la liturgia cristiana.

La sostanza del testo del Credo venne estrapolata da brani presi sia dall’Antico Testamento che dal Nuovo Testamento, da parte dei Padri conciliari. Risulta arricchito da affermazioni cristologiche definite dal concilio di Nicea e da affermazioni pneumatologiche dal concilio di Costantinopoli. Sia il Simbolo Apostolico che il Simbolo di Nicea-Costantinopoli hanno valore dogmatico e vivono in uno stretto rapporto con le Sacre Scritture, evidenziando ciò che costituisce il cuore del messaggio biblico, vetero e neotestamentario.

Già nell'Antico Testamento è presente il cosiddetto Credo deuteronomistico (Dt 26, 5-9) e anche il Nuovo Testamento riporta molte professioni di fede. La più antica formula neotestamentaria rinvenibile era quella usata dall'eunuco della Regina di Etiopia: «Io credo che Gesù Cristo è il Figlio di Dio». Nel III secolo, la Chiesa orientale si mosse verso la direzione del Simbolo di fede approvato durante i concili. Solamente verso il 1024, all’interno delle tensioni dell’epoca, l’imperatore Enrico II impose al papa di inserire il Credo nella liturgia della Messa.

mappa dei primi concili ecumenici

La Fede: Risposta dell'Uomo alla Rivelazione di Dio

La parte più cospicua del Catechismo della Chiesa Cattolica è dedicata alla professione di fede. I primi tre capitoli della prima parte (CCC nn. 27-184) fungono da premessa o meglio preparazione a poter accogliere quanto la Professione di fede vuole comunicare. In questa sezione, il Catechismo intercetta innanzitutto il desiderio di ogni uomo di conoscere la verità, o meglio ancora di conoscere Dio.

Il Desiderio di Dio e la Sua Rivelazione

Dio non viene meno a questo anelito e, ben sapendo che - con la sola ragione, peraltro ferita dal peccato originale, - l’uomo non potrà mai conoscere il suo vero volto, si rivela nella storia. La Rivelazione di Dio, avvenuta gradualmente e compiuta con l’invio del Suo Figlio Unigenito, è la grande risposta che Dio dà all’uomo.

La Fede: un Dono di Dio e un Atto Libero dell'Uomo

Per compiere questo incontro, l'uomo deve rispondere con la fede. Essa dunque è la risposta ragionevole al Dio che si rivela, in quanto colma e supera la stessa sete naturale di Dio che hanno gli uomini. La fede ha un duplice aspetto: è un dono di Dio, ma è anche un atto libero dell’uomo. L’uomo nella sua libertà decide di dare fiducia a Dio e tale fiducia è sostenuta dalla grazia che Dio stesso infonde all’uomo.

Tale fede, creduta dalla Chiesa, grazie alla quale noi possiamo dire, in quanto battezzati, “io credo”, viene presentata in maniera essenziale nella spiegazione del Simbolo apostolico. Il Cardinale Joseph Ratzinger ha scritto: «la formulazione in dodici articoli [...] è certo antica, ma è subordinata all’originaria struttura ternaria che segue la formula trinitaria del battesimo: Io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Il Simbolo battesimale nella sua essenza è una confessione del Dio vivente, dell’unico Dio in tre Persone. L’essere cristiani significa credere in questo Dio vivente della Rivelazione».

Spiegazione Dettagliata del Credo Niceno-Costantinopolitano

Il Catechismo si impegna nella presentazione innanzitutto della fede trinitaria, che ha il suo fulcro nella figura del Figlio di Dio, il quale ci ha fatto conoscere il mistero di Dio, rivelandoci il Padre e lo Spirito Santo. Analizziamo i passaggi salienti del Credo:

Credo in un solo Dio, Padre Onnipotente, Creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili.

Con la frase «Credo in un solo Dio» noi affermiamo di essere monoteisti, cioè persone che credono nell'esistenza di un solo Dio (cfr. Dt 6, 4). Si parla di Dio Padre in quanto creatore del TUTTO dal nulla in modo universale e misterioso. Egli crea con atto libero e gratuito dimostrando la sua onnipotenza, e Padre è il nome che Gesù stesso insegna ad usare per rivolgersi a Lui (cfr. Is 64, 7). Questa prima frase ci ricorda che Dio è il creatore, come nell'Antico Testamento (cfr. Gen 1, 1), ma anche il Padre nel Nuovo Testamento. Tra i diversi attributi di Dio, nel Credo si nomina l'onnipotenza di Dio (cfr. Gen 17, 1), colui che ha creato tutte le cose del cielo e della terra (cfr. 1 Pt 4, 19), visibili e invisibili.

pittura raffigurante Dio Creatore

Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli.

In questa parte di preghiera si professa la fede in Cristo Gesù riconoscendolo Figlio di Dio e fondamento di quanto scritto nel Nuovo Testamento. Gesù è il Messia promesso e atteso ma anche l’Unigenito di Dio, immagine del Padre invisibile e primogenito di tutta la creazione. Noi crediamo che Gesù sia il Cristo, cioè l'Unto di Dio, il Messia di cui ci parlano le scritture, e lo riconosciamo come nostro Signore e nostro Dio. Gesù non è semplicemente il Figlio di Dio, né solo vicino a Dio, ma è lui stesso Dio.

Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create.

Nato dal Padre prima di tutti i secoli, Gesù, essendo Figlio di Dio, ha la sua stessa natura e quindi può tutto ciò che il Padre può ed è. Se Dio Padre è onnipotente, anche Gesù è onnipotente; se Dio Padre è eterno, anche Gesù lo è (cfr. Gv 1, 1-2). Nel Credo Niceno si aggiunge l'idea di “consustanzialità”: Gesù è uguale al Padre ed esiste da sempre nel Padre. Si afferma la natura divina di Cristo. Non è stato "creato" (come gli uomini o la terra), ma "generato" dal Padre. È quindi "della stessa natura" di Dio (cfr. Gv 10, 30) e per mezzo di Lui tutte le cose sono state create. Gesù è vero Dio, come il Padre (cfr. 1 Gv 5, 20), Luce da Luce (cfr. Gv 1, 9), Dio vero da Dio vero. Egli è stato generato dall'eterno, vale a dire che esiste da sempre con il Padre ed ha in sé ciò che il Padre possiede e gli ha comunicato.

Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo.

Cristo è nato dalla Vergine Maria: subito dopo aver affermato la sua natura divina, affermiamo che è anche Figlio dell'uomo e che ha assunto tutta la nostra natura umana (cfr. Rm 10, 9-12; Gv 3, 13). Egli è Dio fatto uomo. L’incarnazione del Figlio, assumendo la condizione umana, è un atto di amore nei confronti dell’umanità per riconciliare i peccatori a Dio.

icona dell'Incarnazione o Natività

Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture, è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine.

Questa frase iscrive Gesù più che mai nella nostra umanità: la menzione di Ponzio Pilato permette di datare la vita di Gesù e di inserirlo nella nostra storia; questa non è una leggenda ma un fatto (cfr. Mt 20, 19). Con il riconoscimento delle sue sofferenze, Egli ha assunto tutta la nostra condizione umana, compresa la sofferenza del corpo e del cuore, per essere con noi fino alla fine (cfr. Mc 15, 37.46).

Il mistero della passione di Gesù è un elemento essenziale della nostra fede. Gesù salva gli uomini portando la croce e con la sua morte! È questo suo dono fino alla fine che è la prova del suo amore infinito per noi. Il mistero pasquale, che comprende i tre avvenimenti essenziali della vita terrena di Gesù (passione, morte e resurrezione), è al centro della fede cristiana, perché tutto il disegno della salvezza possa compiersi attraverso Cristo. Dio ha disposto che suo Figlio non solo morisse, ma provasse anche la morte, cioè che conoscesse lo stato di separazione tra la sua anima e il suo corpo nel momento compreso tra la sua morte in croce e il momento in cui è risuscitato.

Gesù ha vinto la morte e con il suo dono di amore salva dalla morte tutti coloro che credono in lui (cfr. Mt 28, 5-6; Lc 24, 1-3). La risurrezione di Cristo è oggetto di fede; essa costituisce la conferma di tutto ciò che Cristo stesso ha fatto e insegnato (cfr. Lc 24, 46). Il mistero della resurrezione di Cristo viene completato dalla Sua Ascensione. Il corpo di Cristo è stato glorificato fin dall'istante della sua risurrezione; ma durante i quaranta giorni nei quali Egli mangia e beve con i suoi discepoli e li istruisce sul Regno, la sua gloria è velata sotto una umanità ordinaria. L’ascensione di Cristo al cielo significa la sua partecipazione, nella sua umanità, alla potenza e all'autorità di Dio stesso; Egli detiene tutto il potere nei cieli e sulla terra.

Gesù ci porta verso Dio, affermando «Io sono la via, la verità e la vita» (Giovanni 14: 6). Egli prepara il posto nel Regno di Dio per coloro che credono in Lui. La venuta gloriosa di Cristo avverrà con il trionfo definitivo di Dio nella parusia e con il giudizio che compirà così il Regno di Dio per l’eternità (cfr. Mt 16, 27). Cristo è Signore della vita eterna; il pieno diritto di giudicare definitivamente le opere e i cuori degli uomini appartiene a lui in quanto redentore.

Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio. Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti.

Qui affermiamo la nostra fede nella terza persona della Santa Trinità: lo Spirito Santo che è Dio e affermiamo la sua presenza sulla terra. Affermando che lo Spirito Santo è Signore, ripetiamo l'affermazione di Pietro, quando afferma che Anania ha mentito a Dio riferendosi allo Spirito Santo (cfr. At 5, 3-4). Lo Spirito Santo, che Gesù effonde sulla sua Chiesa, edifica, anima e santifica tutta la comunità, realizzando la comunione tra gli uomini e la Santissima Trinità (cfr. Gv 15, 26; 2 Sam 23, 2).

Nelle Chiese occidentali questa preghiera viene proclamata con l’aggiunta del “procede dal Padre e dal Figlio”, la cosiddetta questione del “Filioque”. La terza parte del Credo tratta l’aspetto pneumatologico che riguarda l’azione dello Spirito Santo che viene associato alla santificazione e al compimento della Chiesa.

Credo la Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica. Professo un solo Battesimo per il perdono dei peccati. Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen.

La Chiesa: Una, Santa, Cattolica e Apostolica

La parola Chiesa significa convocazione; designa l'assemblea di coloro che la Parola di Dio convoca, per formare il popolo di Dio e che diventano essi stessi Corpo di Cristo. Professiamo la nostra fede nella Chiesa cattolica, che qui significa universale. L’unica Chiesa di Cristo sussiste nella Chiesa cattolica, cioè universale, ed è santa per la santità donata da Dio suo autore e per la vocazione di ogni suo membro. Fin dal principio la Chiesa si presenta con una grande diversità che proviene dalla varietà dei doni di Dio e dalla molteplicità delle persone che li ricevono. La Chiesa è apostolica perché è fondata sugli apostoli.

Il Battesimo per il Perdono dei Peccati

«Professo un solo Battesimo per il perdono dei peccati». Il Battesimo è il primo e principale sacramento per il perdono dei peccati: ci unisce a Cristo morto e risorto e ci dona lo Spirito Santo (cfr. Mt 28, 19). La decisione di essere battezzati e diventare cristiani esigeva una profonda convinzione personale che sfociava in un credere maturo.

La Risurrezione dei Morti e la Vita del Mondo che Verrà. Amen.

Il Credo cristiano culmina nella proclamazione della risurrezione dei morti alla fine dei tempi e nella vita eterna (cfr. Gv 5, 28-29). L’ultima frase del Simbolo elenca le speranze e le attese del cristiano per il futuro che verrà dopo la morte. La speranza è quella di raggiungere una perfetta felicità e beatitudine con la visione gloriosa del Cristo. Con la parola «Amen» noi affermiamo tutto quello che abbiamo detto fino ad ora; è un modo di riconfermare, un punto esclamativo.

simbolo della risurrezione e della vita eterna

La professione di fede, pertanto, non è semplicemente l’acquisizione di una conoscenza sul mistero di Dio, ma deve essere - come Sant’Agostino ricorda - soprattutto «come uno specchio. Guardati in esso, per vedere se tu credi tutto quello che dichiari di credere e rallegrati ogni giorno per la tua fede» (Agostino d’Ippona, Sermones 58,11,13: PL 38, 399). Questo testo di San Paolo sottolinea come la proclamazione del mistero della fede richieda una conversione profonda non solo nelle proprie parole, ma anche e soprattutto nella propria visione di Dio, di se stessi e del mondo.

«Perché se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza» (Rm 10,9-10).

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