Le reliquiae, in latino, significano “resti”. Generalmente, il termine si riferisce al corpo di un beato o di un santo, o a qualsiasi oggetto che abbia avuto con essi una connessione più o meno diretta. Esistono, tuttavia, anche reliquie riferite a persone famose, come i cimeli garibaldini o una chitarra di John Lennon.
La presenza delle reliquie non è un fenomeno esclusivo del cristianesimo; erano già presenti nel mondo antico. Plinio il Vecchio cita la lira di Orfeo, le ossa del mostro che avrebbe straziato Andromeda e il sandalo di Elena. Tuttavia, la "stagione d'oro" delle reliquie e del loro particolare collezionismo è senza dubbio il Medioevo, e in questo periodo le reliquie sono prevalentemente cristiane.
Nel Medioevo, la proprietà di una reliquia sacra poteva determinare la fortuna di una città, di una chiesa o di un santuario. La Chiesa Cattolica custodisce una moltitudine di reliquie, dall'anulare di San Tommaso al braccio di San Giuda, dal sangue miracoloso di San Gennaro alla Sacra Sindone. Per un osservatore esterno, la tradizione di venerare le reliquie può sembrare insolita; tuttavia, le radici di questa pratica si trovano sia nelle Sacre Scritture sia nell'antica tradizione della Chiesa.

Classificazione delle Reliquie
Tradizionalmente, le reliquie si dividono in diverse classi, a seconda del loro rapporto con il santo o l'evento sacro:
Reliquie di Prima Classe
Sono oggetti direttamente associati a eventi della vita di Cristo o parti del corpo di un santo o frammenti di esso, come ossa o pezzi di carne. Esempi includono:
- Il Legno della Croce, di cui esistono decine di frammenti.
- La Sindone di Gesù (la più nota è quella torinese).
- Il tufo della Grotta della Natività di Betlemme, polverizzato e posto in stampi per mimare l'aspetto del latte coagulato, noto come "Il Latte della Santissima Vergine".
- La Colonna della Flagellazione (tre esemplari nel mondo: Roma, Istanbul, Gerusalemme).
- La Corona di Spine, presente in numerose configurazioni complete o parziali (la corona di spine completa fu acquistata dal re Luigi IX di Francia da Baldovino II).
- Il cranio di San Tommaso d'Aquino o l'osso di San Giuda Taddeo.
Reliquie di Seconda Classe
Queste sono oggetti che un santo ha toccato o posseduto, come una camicia o un libro, o frammenti di tali oggetti. Spesso portano la dicitura ex indumentis (dal contatto con gli abiti).
Reliquie di Terza Classe
Si tratta di oggetti che sono stati messi a contatto con reliquie di prima classe. Ad esempio, se un rosario tocca un osso di prima classe di Santa Bernadette Soubirous, il rosario diventa una reliquia di terza classe.
Reliquie di Quarta Classe
Questi sono piccoli segni di fede accessibili a tutti, solitamente piccoli frammenti di stoffa che hanno toccato reliquie di seconda classe, come l'abito o altri oggetti appartenuti al santo.
Le "Altre Reliquie" (non legate a un Santo o al suo contatto)
Queste reliquie, pur non essendo legate a un santo o al contatto con un corpo santo, sono oggetto di venerazione. In latino, ne sono citate tre sottocategorie: ex olivis Getsemani, ex petra Calvarii, ex terra Calvarii. Queste categorie offrono possibilità illimitate di venerazione.
Reliquie da Contatto e la Loro Produzione
Si definiscono "reliquie da contatto" tutti quegli oggetti ritenuti sacri perché hanno "toccato", dopo la sua morte, il corpo di un santo. Questi sono noti anche come brandea, ma sono utilizzati anche i termini palliora, memoria, pignora, sanctuaria, patrocinia. Storicamente, nel cristianesimo, accanto ai resti dei corpi dei santi, sono venerati anche gli oggetti entrati in contatto con le loro tombe, o appesi nella cripta, o poggiati sui loro resti, e persino la polvere raccolta nei loculi, i vestiti o altri oggetti a loro appartenuti, e i frammenti asportati dai luoghi significativi della loro vita o dei miracoli.
Di Buon Mattino (Tv2000) - La storia delle reliquie cristiane
Le chiese di Roma, nel tempo, hanno ospitato numerose reliquie "da contatto" di Gesù: Santa Maria Maggiore conserva la mangiatoia, San Paolo il lenzuolo in cui fu avvolto, San Giacomo l'altare su cui fu posto durante la presentazione al Tempio, San Giovanni in Laterano la tavola della cena e il panno con cui furono asciugati i piedi degli apostoli.
Il Fenomeno delle "Nuove Reliquie"
Un esempio recente del fenomeno delle reliquie da contatto si è osservato durante la processione del busto reliquiario di San Bruno. Numerosi devoti porgono dei fazzolettini di carta agli addetti allo smontaggio dello scafandro che protegge il busto reliquiario. Questi fazzolettini vengono strisciati sul busto e sul volto del simulacro argenteo di San Bruno e poi restituiti ai loro possessori. Questo gesto, che in passato avveniva con un fazzoletto passato sulla cupola protettiva, oggi avviene a diretto contatto con il busto reliquiario, acquisendo un significato più profondo.
Questi fazzolettini, a contatto diretto con il busto reliquiario, ricavano dal simulacro e dalla parte di corpo che custodisce (la calotta cranica di San Bruno fino alle arcate orbitali) quella virtus produttrice di tutela e protezione taumaturgica tipica dei resti dei santi e dei loro brandea. In questo senso, quei fazzolettini sono essi stessi "reliquie", materia sacra a tutti gli effetti, qualcosa su cui si è "trasferita" per contatto la "potenza" prodigiosa che appartiene al corpo del santo. Si potrebbe affermare che ci troviamo in presenza di nuove reliquie, poiché reliquia non è solo il corpo o parte di esso, ma anche ciò che con tale corpo è entrato in rapporto attraverso una relazione "sensibile".
La Divisione e Distribuzione delle Reliquie dei Santi
Per San Bruno, anche se non si è assistito a un processo di produzione di reliquie da contatto analogo a quello delle "misure" associate al culto della tela achiropita di San Domenico in Soriano, i resti del suo corpo hanno subito vicissitudini tali da essere dislocate in luoghi e contenitori diversi: la calotta cranica nel busto reliquiario, una quantità considerevole dell'apparato osseo in una teca nella chiesa conventuale della Certosa di Serra, e la mandibola presso un altro monastero certosino.
Queste reliquie, come spesso accade per i resti dei corpi dei santi, sono state sottoposte a pratiche di estrazione e distribuzione di frammenti. Lo stesso teschio è stato scomposto e diviso in "particole", come testimoniato da Dom Benedetto Tromby riguardo alla ricognizione dei pignora brunoniani del 3 novembre 1514. Ancora nel XIX secolo, i resti di San Bruno furono sminuzzati due volte, nel 1825 e nel 1900, per essere inviati a varie istituzioni religiose.
L'episodio di Reims, dove si volle erigere una chiesa dedicata a Santa Clotilde con una cripta per "il reliquiario della Francia cristiana", evidenzia una "contesa" dei resti del santo tra il comune di Serra San Bruno e l'Arcivescovo di Reims. Questa situazione rivela la preoccupazione di possedere una porzione significativa del corpo santo, conservando la sua integrità e al contempo riconoscendo che il corpo frantumato non perde la sua efficacia. La moltiplicazione dell'efficacia del corpo tramite la divisione dei suoi reperti deve avvenire attraverso parti che possano ancora considerarsi corpo, di definita identità anatomica, non frammenti incerti o schegge ambigue.

La Venerazione delle Reliquie nella Chiesa Cattolica
Le reliquie, in particolare quelle dei martiri, fin dall'inizio della storia della Chiesa godono di una particolare venerazione e attenzione, perché ricordano la nostra vocazione universale alla santità (cf. Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen gentium, nn. 50-51). La Chiesa non insegna che la reliquia stessa compia il miracolo; solo Dio lo fa. La reliquia è il mezzo attraverso cui Dio può agire, ma la causa dell'evento straordinario è Dio.
La parola "reliquia" deriva dal latino relinquere, che significa "lasciare dietro" o "abbandonare". I cattolici venerano le reliquie dei santi per onorare la loro vita esemplare e la fede coraggiosa. San Girolamo affermava: "Non adoriamo le reliquie, non le veneriamo come divinità, per non rivolgere l’adorazione alla creatura anziché al Creatore. Ma veneriamo le reliquie dei martiri per meglio adorare colui di cui essi sono martiri" ("Ad Riparium", i, P.L., XXII, 907).
La Bibbia e la Venerazione delle Reliquie
La venerazione delle reliquie ha radici bibliche. Diversi episodi mostrano persone guarite toccando un oggetto:
- In 2 Re 13,20-21, il corpo di un uomo torna in vita a contatto con le ossa del profeta Elia.
- In Matteo 9,20-22, una donna emorroissa è guarita toccando l'orlo del mantello di Gesù.
- In Atti degli Apostoli 19,11-12, persone furono guarite o liberate da spiriti maligni tramite fazzoletti provenienti dall'apostolo Paolo.
Autenticazione e Conservazione delle Reliquie
Per le reliquie di prima o seconda classe, l'autenticazione richiede un certificato rilasciato da un vescovo o cardinale e, per le reliquie di prima classe, anche una verifica scientifica. Non esiste un processo ufficiale per riconoscere le reliquie di terza classe.
L'Istruzione "Le reliquie nella Chiesa: Autenticità e Conservazione", emessa dalla Congregazione delle Cause dei Santi l'8 dicembre 2017, stabilisce le procedure canoniche per verificare l'autenticità delle reliquie e dei resti mortali, garantendone la conservazione e promuovendo la venerazione. Le reliquie dei Beati e dei Santi non possono essere venerate pubblicamente senza un apposito certificato di autenticità.
Le reliquie insigni (corpo, parti notevoli del corpo, ceneri) devono essere custodite in apposite urne sigillate in luoghi sicuri. Le reliquie non insigni (piccoli frammenti, oggetti a contatto diretto) devono essere possibilmente custodite in teche sigillate e onorate con spirito religioso, evitando superstizioni o mercimonio. È assolutamente proibito il commercio delle reliquie.
Analogamente, i resti mortali (exuviae) dei Servi di Dio e dei Venerabili, le cui cause di beatificazione e canonizzazione sono in corso, non possono godere di culto pubblico finché non sono elevati agli onori degli altari.

Reliquie Laiche e Contemporanee
La sacralizzazione degli oggetti appartenuti a figure carismatiche non è esclusivo appannaggio del mondo religioso. Giuseppe Garibaldi, come osservato da Dino Mengozzi, utilizzava deliberatamente le reliquie per "moltiplicare il proprio corpo", donando mantelli, camicie, berretti, stivali e sigari. Le richieste di tali cimeli crescevano con la sua fama, con episodi come il furto di oggetti personali e la vendita dell'acqua saponata del suo lavandino durante il viaggio a Londra del 1864.
Esistono anche reliquiari "laici" nell'arte contemporanea. Le teche di Arman, che inseriva nelle sue opere oggetti distrutti, e le "vetrine" di Damien Hirst, con pillole e medicine, possono essere considerate tali. Anche le scatole surrealiste di Cornell e le Wunderkammer (o Gabinetti delle Curiosità) storiche, come quelle di Rodolfo II, i Gonzaga e i Medici, sono archetipi del collezionismo reliquiario.
In questi lavori, così come nelle centinaia di reliquie sacre, si ritrova un identico gusto per i materiali, spesso logori, e la medesima frenesia per l'accumulazione collezionistica. Umberto Eco definì il collezionismo come "La vertigine della lista", un concetto che abbraccia liste pratiche (come i libri di una biblioteca) e liste indefinite (gli Angeli di Dante, le moltitudini dell'Apocalisse).
La letteratura e le arti sono costellate di liste infinite, e i musei stessi sono liste potenzialmente infinite, con acquisizioni, cessioni e nuove collezioni. In ultima analisi, come suggerito da un'estensione del Principio di Indeterminazione di Heisenberg, non ha importanza che le reliquie cristiane siano vere o false: i fedeli le credono o le hanno credute vere, mentre i laici le ritengono fraudolente. Certamente, i loro meravigliosi contenitori sono spesso capolavori di arte applicata o di arte tout court, dimostrando che, come affermò Albert Camus, "se il mondo fosse chiaro, l’Arte non esisterebbe".