Il Nome e la sua Essenza
Il nome Michele deriva dall’ebraico Mikha’el, che significa: "Chi come Dio?". Il suo nome è un grido di combattimento, rappresentando uno scudo e una spada in battaglia, e un eterno trofeo di vittoria. Secondo Gustav F. Oehler, questo nome del principe degli Angeli non implica semplicemente un’umile conoscenza da parte dell’Angelo, ma è piuttosto un’asserzione riguardante l’angelo stesso.

Il Ruolo e la Gerarchia Angelica
Il termine "Arcangelo" deriva da arch- (ἀρχ-), che significa “capo” o “primo”, e angelos (ἄγγελος), che significa “messaggero” o “angelo”. È quindi letteralmente il “capo degli angeli” o “angelo principale”. Sebbene la tradizione e la liturgia della Chiesa attribuiscano lo stesso titolo anche a San Gabriele e a San Raffaele, le Scritture lo attribuiscono esplicitamente solo a Michele.
Nonostante tale testimonianza, alcuni scrittori hanno suggerito che San Michele, per la sua posizione privilegiata fra gli Angeli, dovrebbe appartenere a un ordine più elevato, forse quello dei Serafini, e non all’ordine degli Arcangeli, opinione che altri teologi non condividono. Secondo gli insegnamenti della Bibbia, gli Angeli avrebbero vissuto un periodo di prova, durante il quale avrebbero meritato ognuno secondo le proprie opere.
Il teologo americano Padre Giuseppe Husslein evidenziò che la Chiesa chiama San Michele "Principe delle armate celesti" (Princeps militiae caelestis), sostenendo che, pur essendo chiamato Arcangelo come Gabriele e Raffaele, ci sono buone ragioni per credere che egli possa essere il maggiore di tutti gli angeli. San Gregorio Magno, inoltre, sottolinea che gli Arcangeli sono più di semplici angeli, poiché a loro è affidato il compito di annunciare i misteri più grandi.
Gli Arcangeli occupano un posto elevato nella gerarchia celeste, un grado superiore a quello degli angeli ordinari, in quanto a loro sono affidate missioni di particolare rilevanza nel piano di Dio. La Sacra Scrittura indica le loro particolari missioni: giorno e notte essi servono Dio e, contemplando il suo volto, lo glorificano incessantemente. Michele, Gabriele e Raffaele occupano le sfere più elevate delle gerarchie angeliche, con il compito di preservare la trascendenza e il mistero di Dio.
San Michele nelle Scritture
San Michele è sempre stato l’Angelo guerriero per eccellenza, che combatte dapprima Satana e i suoi demoni fin dall’origine, e successivamente, nel corso del tempo, tutti i nemici del popolo di Dio. Egli è "il grande principe, che combatte per i figli del tuo popolo" (Daniele 12,1).
- Nell'Antico Testamento, San Michele è l’Angelo per eccellenza, l’Angelo del Signore, l’Angelo custode nazionale degli Israeliti. Viene connotato dal termine ebraico sar, “principe”, indicando uno dei più alti gradi militari. L'angelo con la spada in mano che appare a Giosuè per aiutarlo nella conquista di Gerico (Giosuè 5,14) viene identificato dal Talmud proprio con l’Arcangelo Michele.
- Le parole dell’Arcangelo Gabriele, riportate dal profeta Daniele, sembrano insinuare il suo ruolo cruciale: "Nessuno mi aiuta in questo, se non Michele, il vostro principe" (Daniele 10,21).
- Nel Nuovo Testamento, il libro dell’Apocalisse lo rende protagonista della "guerra in cielo", ovvero della cacciata degli angeli ribelli dal Paradiso (Apocalisse 12,7-8): "Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago (…) Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli".
- La definizione di Arcangelo si trova per la prima volta nell’epistola di Giuda (Giuda 1,9) e nella prima lettera di San Paolo ai Tessalonicesi (1 Tessalonicesi 4,16).
Michele, capo degli angeli, dapprima accanto a Lucifero (Satana), si separa poi da Satana e dagli angeli che operano la scissione da Dio, rimanendo invece fedele a Lui, mentre Satana e le sue schiere precipitano negli Inferi. Nella tradizione popolare, è considerato il difensore del popolo di Dio e il vincitore nella lotta del bene contro il male. Come Angelo Custode nazionale degli Israeliti, e legato speciale di Dio al suo popolo, San Michele estendeva la sua protezione ai figli umani di Dio sulla terra, in particolare quando erano circondati e spaventati dalle nazioni ostili pagane, sulle quali Satana aveva stabilito la sua guida tirannica.
La Chiesa pellegrina sulla terra, specialmente nella liturgia eucaristica, è associata alle schiere degli angeli che nella Gerusalemme celeste cantano la gloria di Dio.
Iconografia e Simbolismo
San Michele Arcangelo è ritratto come un potente guerriero celeste, simbolo della lotta contro il male. La sua iconografia, attestata già nel III-IV secolo d.C., lo vede indossare un’armatura, a testimonianza del suo ruolo di comandante degli eserciti angelici, e impugnare una spada fiammeggiante o una lancia, con cui abbatte il demonio, spesso raffigurato sotto forma di drago o creatura mostruosa. In Oriente, è venerato con il titolo di "archistratega", che corrisponde al titolo latino di princeps militiae caelestis (principe delle milizie celesti).

Un altro tratto chiave della sua iconografia, particolarmente diffuso in Oriente e poi in Occidente a partire dal X secolo, è la psicostasia, ovvero la pesatura delle anime dei defunti. In questa rappresentazione, l'arcangelo è intento a pesare con una grossa bilancia le anime dei morenti. Questa simbologia ha radici nell'Antico Egitto, dove il dio Thot pesava il cuore del faraone contro la piuma della dea Maat per determinare l'accesso al Campo Iaru, il paradiso di Osiride. Se la bilancia non era in equilibrio, il cuore veniva divorato da Ammit, condannando il defunto alla dannazione eterna. Questo culto fu ripreso dai Persiani e poi cristianizzato, sostituendo al dio dei morti la figura di San Michele come giudice inflessibile delle anime.

Funzioni e Attributi Specifici
Come in passato, così oggi nel XXI secolo, San Michele è il grande difensore della Chiesa di Cristo sulla terra. È il custode della giustizia e del Paradiso, ed è definito anche il “confidente di Dio”, colui che riferisce agli uomini le disposizioni divine. Patrono della Chiesa universale nella lotta contro il male, San Michele sostiene i fedeli nelle loro battaglie spirituali quotidiane, affinché non siano sopraffatti dal maligno.
- Angelo Psicopompo: Nel rito liturgico di San Pio V, della Messa, San Michele è descritto come l’Angelo psicopompo, che porta le anime dei fedeli defunti in cielo: "Liberali dalla bocca del leone, affinché essi non cadano nell’oscurità; Michele, portatore del santo stendardo, guidali nella santa luce." Nel Medioevo, rivestiva il ruolo di "accompagnatore delle anime" nell’oltretomba e protettore dei moribondi, ruolo che nell'antichità greca e romana era caratteristico di Hermes-Mercurio.
- Angelo Guaritore: Secondo una tradizione già rintracciabile nel Vangelo di Giovanni (Giovanni 5,1-9), San Michele Arcangelo era associato alla guarigione ottenuta soprattutto attraverso l’acqua. Molti suoi santuari, in particolare in Asia Minore, sorgono in prossimità di fonti e sorgenti termali, spesso sostituendo il culto di divinità pagane come Asclepio e Apollo. In alcuni di questi santuari, come il Michaelion di Costantinopoli, veniva praticata l’incubatio, un sonno guaritore in cui l'Arcangelo Michele appariva in sogno.
- Angelo Esorcista: Questo aspetto era molto conosciuto a livello popolare, anche al di fuori dell’ortodossia.
Il Culto e le Apparizioni
Il culto dell'Arcangelo Michele è di origine orientale. L'imperatore Costantino I, a partire dal 313, gli tributò una particolare devozione, dedicandogli il Michaelion, un imponente santuario a Costantinopoli. La prima basilica dedicata all'arcangelo in Occidente, quella sulla Via Salaria a Roma, fu consacrata il 29 settembre, data che è rimasta fino ad oggi la festa principale di San Michele nel mondo cattolico.
Tra le apparizioni più importanti, quella sul Monte Gargano, in Puglia, è commemorata nella Chiesa universale l’8 maggio. Secondo la tradizione, l’Arcangelo San Michele apparve sul Monte Gargano mentre era Papa Gelasio I (492-496). Un santuario fu eretto nel luogo dell’apparizione e divenne meta di pellegrini devoti. Un testo del VI secolo narra di un pastore di nome Gargano che, inseguendo un toro fuggito in una grotta, fu ferito da una sua stessa freccia, miracolosamente tornata indietro. In sogno, San Michele rivelò al vescovo di Siponto di aver scelto quella grotta come suo santuario. Monte Sant’Angelo divenne così il “santuario nazionale” della Langobardia Minor e meta di pellegrinaggio dall’intero meridione d’Italia e oltre, come testimoniano le iscrizioni runiche lasciate dai pellegrini.

Feste e Celebrazioni Liturgiche
Una festa in onore di San Michele Arcangelo è celebrata il 29 settembre. Conosciuta nei paesi anglosassoni come Michaelmas, è l’anniversario della dedicazione dell’antica basilica di San Michele e tutti gli angeli, al sesto miglio della via Salaria, a Roma. Il culto dell’Arcangelo Michele era già radicato nel mondo ebraico e venne assimilato quasi subito dal Cristianesimo, diffondendosi notevolmente in Oriente nel IV secolo, spesso metabolizzando culti pagani preesistenti.
Prima della riforma del Concilio Vaticano II, San Michele veniva invocato in maniera particolare nelle preghiere recitate ai piedi dell’altare dopo la Messa: "San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia, ecc.". Questo pio esercizio di preghiera fu rivelato dall’Arcangelo Michele stesso alla Serva di Dio Antonia de Astonac. Ogni invocazione doveva comprendere il ricordo di un Coro Angelico e la recita di un Padre Nostro e tre Ave Maria, con la promessa dell'Arcangelo di accompagnamento alla Sacra Mensa da parte di un Angelo di ciascuno dei nove Cori per chi avesse venerato con questa coroncina prima della Comunione.
Il 29 settembre la Chiesa celebra insieme San Michele, San Gabriele e San Raffaele, riconoscendo in ciascuno di loro una missione unica e un ruolo specifico nel disegno divino. Fino alla riforma liturgica del 1969, ogni Arcangelo era commemorato in un giorno distinto. Con il Concilio Vaticano II, la riforma del calendario liturgico ha portato alla fusione delle tre festività in un’unica celebrazione il 29 settembre, mantenendo la data tradizionalmente associata a San Michele, l’Arcangelo più venerato. La scelta riflette l’intento di semplificare il calendario e, al contempo, mettere in risalto la comune natura angelica di queste tre figure, pur nelle loro diverse missioni.
San Michele e gli Altri Arcangeli
Sebbene la Bibbia menzioni diverse figure angeliche, solo tre vengono citate per nome nella Sacra Scrittura: San Michele, San Gabriele e San Raffaele. Per questo motivo, la loro celebrazione comune trova fondamento sia teologico che liturgico. La Bibbia rivela le specifiche missioni di ognuno: Michele avversario di Satana, Gabriele annunciatore e Raffaele soccorritore.
San Gabriele Arcangelo
San Gabriele, il cui nome significa "forza di Dio", è l’angelo messaggero per eccellenza. Fu lui ad annunciare a Maria che avrebbe concepito Gesù, e prima ancora apparve al profeta Daniele per rivelare il futuro del popolo di Israele e l’avvento del Messia. È uno degli spiriti che stanno davanti a Dio e annunzia a Zaccaria la nascita di Giovanni Battista. Secondo la tradizione, è Gabriele l’angelo che, nell’Apocalisse di Giovanni, suona il corno per annunciare il giorno del Giudizio.
Nell'iconografia, San Gabriele Arcangelo è ritratto come un angelo giovane, dal volto sereno e androgino, a significare la purezza e la neutralità celeste. L’attributo più comune è il giglio, simbolo di purezza e segno dell’Annunciazione a Maria, di cui è ritratto protagonista. Pur non avendo una tradizione culinaria specifica, nel contesto delle celebrazioni a lui dedicate si associano elementi simbolici quali il giglio e dolci legati alle festività mariane, evocando la grazia divina e la rinascita spirituale.

San Raffaele Arcangelo
San Raffaele, il cui nome significa "Dio guarisce", è forse il meno conosciuto dei tre. È protagonista del Libro di Tobia, dove svolge il ruolo di guida, protettore e guaritore: accompagna il giovane Tobia in un lungo viaggio, lo aiuta a unirsi in matrimonio con la giovane Sara, liberandola da un demonio, e guarisce il padre di Tobia dalla cecità. È tra i sette angeli che stanno davanti al trono di Dio. A San Giovanni di Dio, fondatore dell’ordine ospedaliero che porta il suo nome, Raffaele sarebbe apparso in visione, promettendogli protezione nella sua opera a favore dei malati e dei bisognosi.
San Raffaele Arcangelo è ritratto come guaritore e protettore dei viandanti. Indossa spesso abiti da pellegrino, con bastone e bisaccia, ed è ritratto in compagnia del giovane Tobia. Il suo simbolo più caratteristico è il pesce, che richiama l’episodio in cui, su consiglio dell’Arcangelo, Tobia utilizza le interiora del pesce per guarire la cecità del padre e scacciare uno spirito maligno.
A Napoli, questa simbologia si tradusse in una pratica devozionale e gastronomica: durante la festa dell’Arcangelo, le donne che desideravano avere figli o trovare marito si recavano nelle chiese per baciare il pesce raffigurato nella statua di San Raffaele, considerato un gesto propizio. Accanto alla dimensione religiosa, il pesce divenne anche il cibo simbolo della festa, con la preparazione di piatti a base di pesce in onore dell’Arcangelo guaritore.

Patronati e Devozione Popolare
Oltre a essere il difensore del popolo di Dio, San Michele Arcangelo è stato proclamato patrono e protettore di diverse categorie:
- Polizia di Stato: Papa Pio XII lo proclamò patrono il 29 settembre 1949, in omaggio alla "lotta" che il poliziotto combatte tutti i giorni al servizio dei cittadini e per tutelare e proteggere l'ordine pubblico. Ogni anno, la Polizia di Stato organizza iniziative e recita una preghiera dedicata a San Michele Arcangelo, implorando rettitudine, vigore e onestà.
- Località e Professioni: Più di 60 località italiane, tra cui Caserta, Cuneo, Alghero, Albenga e Vasto, lo venerano come Santo patrono. È anche protettore di farmacisti, doratori, commercianti, fabbricanti di bilance, giudici, maestri di scherma e radiologi.
Non è un caso che San Michele sia raffigurato in diverse chiese o in cima a campanili, a sottolineare il suo ruolo di guardiano e protettore.

La devozione si manifesta anche in tradizioni culinarie, come nella cultura della Valtellina, in particolare a Tirano, dove si prepara un pane dolce speciale chiamato "lo Scudo di San Michele". Questo pane, dalla forma che richiama lo scudo del santo guerriero, è suddiviso in spicchi e contiene un fico secco, simbolo tratto dalla tradizione legata al Beato Mario.
Assimilazione di Culti Pagani
Il culto dell’Arcangelo Michele, già radicato nel mondo ebraico, venne assimilato quasi subito dal Cristianesimo, diffondendosi notevolmente nel IV secolo in Oriente e metabolizzando spesso culti pagani preesistenti. In Occidente, l'aspetto militare di San Michele prevalse, in particolare grazie all'opera del vescovo Bonifacio, che nel VI secolo favorì la cristianizzazione dei Germani, specialmente i Longobardi. Michele si prestava ad assorbire le prerogative di Odino (o Wotan), principale divinità guerriera dei Germani, dei quali i Longobardi si dichiaravano figli. Paolo Diacono documenta l’abitudine dei sovrani longobardi di giurare fedeltà all’effigie dell’Arcangelo e di innalzarla sui campi di battaglia.
Questo fenomeno di "cristianizzazione" dei culti pagani non avvenne in maniera repentina, ma attraverso una transizione graduale. L’Arcangelo Michele è stato assimilato alla figura mitologica di Ercole, famoso "uccisore di draghi", richiamando iconografie simili a quelle dell'Idra di Lerna o del serpente Pitone.
Il Monte Sant'Angelo, luogo del primo centro di culto micaelico, era stato in precedenza occupato da un mitreo. Il culto di Mitra, fiorente durante l'Impero Romano, raggiunse il suo apice intorno al III secolo d.C. prima di essere soppiantato dal Cristianesimo. La leggenda di Gargano, con l'episodio del toro, sembra sottolineare l'imposizione di questo cambiamento, richiamando la tauroctonia mitraica, l'uccisione rituale di un toro che era l'atto principale dei riti mitraici e che simbolizzava la nuova religione che soppiantava la vecchia. Molti santuari dedicati a San Michele sono infatti località sotterranee, come grotte naturali o scavate, che ricordano simbolicamente la grotta entro cui Mitra confinò e uccise il toro.

La Spiritualità dell'Arcangelo Michele
L'Arcangelo Michele, nel suo ruolo di combattente contro il male, invita a riflettere su come affrontare le avversità senza violenza o fanatismo. La sua spiritualità è legata alla virtù della fortezza, che non è prepotenza, ma fermezza nelle proprie convinzioni, coerenza nel vivere il bene e gioia del Vangelo. Gli Angeli, vedendo il volto di Dio, riconoscono la verità dal falso, poiché la verità appare in tutta la sua bellezza a un cuore puro e disinteressato. Spesso il peccato, l’egoismo e l’individualismo offuscano la visione umana, ma la misericordia di Dio e la via della verità sono luminose per coloro che cercano un cuore puro.
La compassione è la prima e più potente medicina per curare chi soffre, come insegnato da Gesù nella parabola del buon samaritano. Avvicinarsi al fratello che soffre dona speranza e rompe l'isolamento. Don Tonino Bello suggeriva di chiamare le "coincidenze" della vita "Dio-incidenze", riconoscendo la presenza e l'opera del Signore, anche attraverso i suoi Angeli, che guida e sostiene al bene, nonostante la poca fede degli uomini spesso impedisca loro di accorgersene.
Percorsi di Pellegrinaggio
Esistono percorsi di pellegrinaggio significativi dedicati a San Michele Arcangelo, che testimoniano la profonda devozione nei suoi confronti:
- Via Sacra Longobardorum: un percorso di pellegrinaggio che unisce i vari luoghi di culto dedicati a San Michele Arcangelo sparsi in tutta Europa, definito a livello di Comunità Europea. Questo percorso rientra nell'ambito più generale della Via Francigena e del suo tratto aggiuntivo nel sud Italia.
- Linea di San Michele: Si dice che San Michele, con un balzo, dalla Grotta di Monte Sant'Angelo in Puglia sia arrivato fino alla chiesa benedettina di Mont Saint-Michel in Francia. Alcune tradizioni estendono la sua “linea di salto” fino a Gerusalemme. Questa linea attraversa alcuni dei più potenti luoghi di energia dell'Europa occidentale, collegando sette santuari: Skellig Michael in Irlanda, St Michael's Mount in Inghilterra, Mont Saint-Michel in Francia, la Sacra di San Michele in Piemonte, San Michele sul Gargano, il monastero di Symi in Grecia e il monastero del Carmelo in Israele.

San Michele nell'Ebraismo e nell'Islam
San Michele è venerato non solo nel Cristianesimo, ma anche nell'Ebraismo e nell'Islam. Il suo nome di Mīkāʾīl (o Mīkīl) è citato nel Corano alla sura II, versetto 98, ed è indicato come di pari rango rispetto a Jibrīl (Gabriele).
Una antica meditazione ebraica, recitata prima di addormentarsi per proteggersi dalle entità negative, invoca gli Arcangeli: "Adonai, Elohei Israel mimini Michaël umismoli Gabriël milefanai Uriël meachorai Refael ve al roshi, Shekinat El" (Mio Signore, Potenza d’Israele, alla mia destra Mikhaël, alla mia sinistra Gabriel, davanti a me Uriël, dietro di me Raphael e sulla mia testa, la Shekinà di Dio).