La figura di San Matteo, apostolo ed evangelista, rappresenta uno dei cardini della tradizione cristiana. Originario di Cafarnao, dove svolgeva il mestiere di esattore delle tasse, il suo nome ebraico Levi significa letteralmente “dono di Dio”. La sua chiamata da parte di Gesù, mentre sedeva al banco delle imposte, segna un punto di svolta radicale: egli abbandona denaro, timbri e registri contabili per seguire il Maestro, diventando testimone della grazia che trasforma la vita.

La chiamata e la missione di Matteo
Gesù vide Matteo e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Per segnare l’addio alla sua vecchia vita, Matteo organizzò un solenne banchetto, invitando amici e gente del posto. I farisei, scandalizzati nel vedere Gesù mangiare insieme ai pubblicani e ai peccatori, vennero rimproverati dal Maestro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».
Matteo comprese profondamente che quell’incontro avrebbe trasformato per sempre la sua esistenza. Dedito fino ad allora all’accumulo di beni materiali, da quel momento in poi seguì unicamente i beni dello spirito, esortando: «Non accumulate per voi tesori sulla terra; accumulate invece per voi tesori in cielo».
Il Vangelo secondo Matteo
Secondo la tradizione, Matteo era l’unico dei Dodici apostoli a saper scrivere. Il suo Vangelo, uno dei quattro canonici, è considerato l'opera «ecclesiale» per eccellenza. Esso narra la vita e il ministero di Gesù Cristo, dalla genealogia fino alla Risurrezione, ed è caratterizzato da cinque grandi discorsi, tra cui il celebre Discorso della Montagna, che include le Beatitudini.
Il testo funge da ponte tra l'Antica Alleanza e il compimento delle promesse di Dio. La narrazione fonde elementi storici con profonde riflessioni teologiche, ponendo al centro l'annuncio del Regno di Dio. Matteo, in quanto esattore che ha lasciato tutto, trasmette una testimonianza diretta fondata sullo sguardo di perdono che Gesù gli ha rivolto.
Il fondamento biblico delle Opere di Misericordia
Il testo biblico da cui derivano le opere di misericordia è il grande Discorso sul giudizio finale contenuto nel Vangelo di Matteo (Mt 25,31-46). In questo brano, Gesù parla di sé come del Figlio dell'uomo e del Re, delineando il criterio con cui gli uomini verranno giudicati: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me».
Le quattordici opere di misericordia
La tradizione cristiana distingue quattordici opere, suddivise in corporali e spirituali, essenziali per la vita di fede:
| Opere di Misericordia Corporali | Opere di Misericordia Spirituali |
|---|---|
| Dar da mangiare agli affamati | Consigliare i dubbiosi |
| Dar da bere agli assetati | Insegnare agli ignoranti |
| Vestire gli ignudi | Ammonire i peccatori |
| Ospitare i forestieri | Consolare gli afflitti |
| Assistere gli infermi | Perdonare le offese |
| Visitare i carcerati | Sopportare pazientemente le persone moleste |
| Seppellire i morti | Pregare Dio per i vivi e per i morti |

La misericordia come prassi di vita
L'atteggiamento di fondo delle opere è la misericordia, intesa non solo come disposizione d'animo, ma come azione concreta. Nell'Antico Testamento, i termini hesedh (bontà) e rahamim (pietà, connesso al grembo materno) descrivono la natura di Dio. Gesù porta a compimento questo messaggio agendo in prima persona con compassione verso le folle stanche e sfinite.
Come sottolineato anche nel dibattito teologico moderno, il messaggio di Matteo ci invita a non delegare la carità esclusivamente alla politica. Pur essendo fondamentale l'impegno strutturale per un mondo più giusto, rimane sempre spazio per l'intervento personale, laddove Dio ci chiama a "essere toccati" dal bisogno del fratello. L'opera di misericordia trasforma chi la compie: nel momento in cui doniamo, la nostra vita si arricchisce e si sana, rendendoci specchio della carità divina.