Il mondo religioso è stato scosso da una serie di scandali che hanno portato alla luce relazioni sentimentali illecite e abusi, rivelando una realtà complessa e spesso nascosta all'interno della Chiesa.
Relazioni Online e Scioglimenti di Comunità
Un caso senza precedenti ha visto il Vaticano sciogliere una comunità religiosa in Texas dopo la scoperta di una relazione sentimentale online tra una suora e un sacerdote. Questa vicenda ha scosso profondamente sia i fedeli sia la diocesi locale.
La suora, figura di riferimento nella sua comunità, è finita al centro di un caso che ha spinto il Vaticano a dichiarare “estinta” la chiesa a cui apparteneva. Tutto è nato da una relazione sentimentale coltivata principalmente sul web, attraverso conversazioni digitali considerate inappropriate in base ai voti di castità.
Secondo i media statunitensi, la suora avrebbe ammesso uno scambio affettuoso e prolungato con un prete. Questa storia, pur non essendo fisica, ha sollevato profondi interrogativi all'interno della Chiesa sui confini del comportamento consentito e sulle implicazioni spirituali delle relazioni virtuali. Il Vaticano, esaminato il caso, è intervenuto direttamente, non con un semplice richiamo disciplinare, ma sciogliendo formalmente l'intera comunità religiosa. Questo provvedimento, rarissimo, evidenzia la gravità attribuita all'episodio e riflette la volontà delle autorità ecclesiastiche di salvaguardare l'immagine dell'istituto e riaffermare il valore dei voti presi da chi vive in consacrazione.
La notizia ha generato reazioni contrastanti tra i fedeli: alcuni parlano di un provvedimento eccessivo, altri ritengono che un comportamento simile da parte di una figura così esposta richieda un segnale netto.
L'Onda Lunga del #MeToo e gli Abusi sulle Religiose
L'onda lunga del movimento #MeToo sta scoperchiando il silenzio sugli abusi sessuali nei confronti delle suore da parte di preti e vescovi. Un esempio arriva da Bologna, dove una suora ha raccontato di essere stata aggredita da un religioso che la stava confessando in un'università nel 2000. La donna ha rotto quasi due decenni di silenzio, liberandosi finalmente «di un grande peso», descrivendo come il prete, anche professore universitario, si sia avventato su di lei durante la confessione. Sebbene la suora sia riuscita a divincolarsi, l'assalto - e un successivo approccio di un altro prete un anno dopo - l'ha portata a smettere di confessarsi con qualsiasi altro prete che non fosse il suo padre spirituale, residente in un altro Paese. Ha sottolineato che «La confessione dovrebbe essere un luogo di salvezza, libertà e misericordia».

Testimonianze Internazionali
Le religiose stanno cominciando a denunciare pubblicamente, anche perché «per anni i dirigenti della Chiesa non hanno fatto niente», nonostante studi sul problema in Africa siano stati segnalati al Vaticano negli anni '90. In Cile, sei suore di una piccola congregazione religiosa sono uscite allo scoperto in tv nazionale con le loro storie di abusi da parte di preti e altre suore, e di come i superiori non abbiano fatto nulla. Una suora in India ha presentato denuncia formale alla polizia accusando un vescovo di stupro, cosa impensabile solo un anno fa. Casi in Africa sono emersi periodicamente; nel 2013, il sacerdote Anthony Musaala di Kampala (Uganda) ha scritto una lettera aperta menzionando «sacerdoti romanticamente coinvolti con sorelle religiose».
Le Difficoltà delle Denunce e la Disparità di Potere
Una delle maggiori difficoltà per le religiose, secondo Karlijn Demasure (ex direttrice del Centro per la protezione dei bambini della Pontificia Università Gregoriana di Roma), è essere credute: i molestatori «possono sempre dire “l’ha voluto lei” - spiega - Ed è difficile anche liberarsi dell’idea che sia sempre la donna a sedurre l’uomo e non viceversa».
Le molestie sessuali sulle religiose sono un problema soprattutto in Africa, in particolare per le novizie che necessitano di una lettera del parroco per essere accettate nelle congregazioni. «A volte hanno bisogno di “pagare” per averla» dice Demasure. Alcune religiose rimangono incinte, e in quel caso «la donna abortisce. Ed è lui a pagare: una suora non ha soldi».
Uno degli elementi chiave è la disparità di potere tra chi subisce abusi e chi li commette. Il Vaticano non ha mai parlato delle misure adottate per affrontare il problema a livello globale. Un funzionario anonimo della Santa Sede ha spiegato che «spetta ai dirigenti delle Chiese locali sanzionare i sacerdoti che abusano sessualmente delle suore, ma che spesso questi crimini restano impuniti». Sebbene la Chiesa si sia finora concentrata sulle violenze contro i bambini, «anche gli adulti a rischio si meritano la stessa protezione».
Rapporti Confidenziali e Rivelazioni
Nel 1994, suor Maura O’Donohue scrisse un ampio rapporto per il Vaticano sul fenomeno degli abusi in 23 Paesi. Riportava il caso di 29 religiose rimaste incinte in un'unica congregazione e spiegava che le suore erano considerate partner sessuali «sicure» dai preti che temevano di contrarre l'HIV. Nel 1998, un altro rapporto di suor Marie McDonald sosteneva che gli stupri di suore africane da parte di preti sono «comuni» e che abusi e molestie si verificavano anche quando le religiose si trasferivano a Roma per studio e avevano bisogno dell'aiuto di seminaristi e preti. «Favori sessuali sono talvolta la moneta per un simile aiuto» si leggeva nel dossier.
Questi rapporti, resi pubblici dal National Catholic Reporter nel 2001, arrivarono fino al Parlamento europeo, che in una successiva Risoluzione mandò al Vaticano ben cinque avvertimenti denunciando la drammatica condizione di molte religiose, infettate dall'HIV, stuprate, costrette ad abortire o allontanate dalle comunità dopo aver partorito.
Il Silenzio della Chiesa e Nuovi Cambiamenti
Roma, dal canto suo, ha mantenuto il silenzio. Solo nel 2019 Papa Francesco ha ammesso che il problema degli abusi riguarda anche il mondo consacrato, e lo stesso Motu proprio Vos Estis Lux Mundi, che incoraggia i vescovi a segnalare gli abusi clericali alle autorità civili, è stato un sostanziale fallimento. Quanto ai processi in ambito ecclesiastico, si entra in un buco nero: il cardinale João Braz de Aviz, prefetto del Dicastero per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, ha rifiutato di rispondere sulla dimensione del problema in Italia e sui casi esaminati.
Nel giugno scorso, il quotidiano francese Le Parisien aveva già evocato un «enorme scandalo», sintetizzando casi come quello d'una «religiosa stuprata da un altro religioso in un monastero», una «suora vittima dei palpeggiamenti di un prete nel confessionale» e un'altra «aggredita sessualmente da un'altra suora della sua stessa congregazione». Questi fatti, spesso molto vecchi e caduti in prescrizione, vedono le vittime tenere la bocca chiusa. «Quando riescono a raccontare il loro calvario, è perché sono uscite dal clero», continuava il giornale. Francois Devaux dell'associazione La Parole Liberee stima che il fenomeno sia «molto più ampio», puntando il dito contro «preti che abusano della loro posizione di autorità spirituale per approfittarne sessualmente».
Vaticano, due ex suore raccontano i presunti abusi subiti da Marko Rupnik
Storie di Abusi e Mancanza di Giustizia
Il Caso di Doris Wagner
Doris Wagner, ex religiosa tedesca e ora madre e moglie, è diventata un simbolo della lotta contro gli abusi nella Chiesa. Ha subito il primo abuso in convento nel 2008 da parte del suo superiore, padre Georg, rimasto impunito. Le violenze psicologiche e spirituali erano iniziate prima, con un irretimento che appellava alla volontà divina. Wagner, all'epoca una ragazza di 19 anni, entrata nella comunità Famiglia Spirituale l'Opera, ha raccontato come la vita comunitaria fosse difficile, con rinunce alla famiglia e agli amici, e divieti di lettura per "crescere in umiltà".
Il corpo della religiosa era visto come una provocazione sessuale da tenere a bada con lezioni sul pudore e controllo dell'abbigliamento. «Se il prete allunga le mani, la colpa è sempre della donna», ricorda Wagner. «Appena entrata in comunità, una suora venne da me e mi diede la biancheria intima, raccomandandomi di indossare sotto l’abito anche il busto e una sottoveste per dissimulare del tutto le forme. Mi fece capire che dovevamo farlo per non indurre in tentazione i confratelli che vivevano con noi».
Il primo stupro da parte di padre Georg avvenne in una stanza nel sottotetto, dove Doris era sola. «È entrato all’improvviso. In un istante ho capito che cosa sarebbe successo e sono diventata di ghiaccio. Ha allungato la mano e mi ha slacciato un bottone: l’ho respinto ma lui ha continuato. Era consapevole del suo potere, sapeva che avrei ceduto». La psicologa clinica Mary Lembo della congregazione delle suore di Santa Caterina, che ha studiato le violenze commesse dai preti sulle religiose in Africa, sottolinea come i sacerdoti approfittino della dipendenza spirituale e dell'immaturità affettiva delle suore per manipolarle, spesso spacciando gli abusi per volontà divina.
Wagner ha subito altri assalti da padre Georg per quattro mesi, fino a quando è stata trasferita in Austria. Tornata, ha evitato il prete, ma i suoi tormenti erano solo all'inizio. Le fu imposto di cambiare confessore, assegnandole padre Hermann Geissler, confessore anche del suo abusatore e capo dell'ufficio dottrinale del Dicastero per la Dottrina della Fede. I colloqui si tenevano nella camera da letto della madre superiora. Wagner, ormai apatica per gli abusi, subiva. Padre Geissler durante le confessioni diventava sempre più insistente, alludendo a relazioni sessuali. Quando lei tentò di sfuggirgli, lui cercò di baciarla.
La madre superiora, informata, commentò che sapeva del comportamento di Geissler e che bisognava avere pazienza. Wagner ha poi scoperto che la superiora era a conoscenza di altri casi di abusi di Geissler su altre suore. Nel 2010, Doris denunciò di nuovo le violenze a padre Georg alla madre superiora, che si arrabbiò, urlandole che la colpa era sua. Poi, abbracciandola, le disse «ti perdono». Wagner capì che sapeva già tutto e che lei non era la prima vittima.
La superiora di Doris, venuta a sapere dei fatti, la mandò alla clinica privata Salvator Mundi di Roma per un prelievo di sangue per verificare un'eventuale gravidanza. «Surreale, visto che erano ormai passati più di due anni dallo stupro - commenta Wagner - Evidentemente aveva motivo di temere che fosse successo ancora». Il dramma delle suore messe incinte e costrette ad abortire o cacciate è un altro segreto della Chiesa, noto al Vaticano da decenni, come attestato dal rapporto confidenziale di suor Maura O’Donohue del 1994, che denunciava la prassi di preti e vescovi di stuprare le suore per non prendere l'AIDS. La piaga riguarda 23 paesi, inclusa l'Italia.
Nel 2012, dopo aver lasciato la congregazione, Wagner e altre ex consorelle hanno denunciato l'Opera alla Congregazione per la dottrina della fede. Le indagini su padre Georg portarono alla sua rimozione dall'incarico. Per padre Geissler, invece, le indagini proseguirono. Due anni dopo, il caso fu chiuso: il prete ammise «due imprudenze in un paio di occasioni» e fu ammonito, ma rimase al suo posto. Si dimise solo nel gennaio 2019, dopo che Wagner rese pubblica la sua storia. Il processo canonico si concluse con l'assoluzione, «non risultando provata con la dovuta certezza morale la configurazione dell’asserito grave delitto».
Il Caso della Badante ed Ex Suora a Messina
Un altro caso emblematico è quello di Silvia Gomes De Sousa, ex suora 39enne, che ha tentato di incendiare la casa del suo datore di lavoro, don Carmelo Mantarro, 70enne parroco del Messinese, e poi di ucciderlo con un machete. Inizialmente, sembrava la reazione di una donna disperata per aver perso il lavoro. Invece, davanti al giudice, la donna ha spiegato di essere gelosa: il prete sarebbe stato il suo amante, e lei l’avrebbe sorpreso con un’altra. La donna, dopo aver smesso l'abito da suora anni fa, si era sposata e trasferita a Roccalumera, nel Messinese. Qui aveva iniziato a lavorare come badante, assistendo un anziano non più autosufficiente. Il parroco avrebbe conosciuto la donna durante le visite all'anziano per confessarlo, e l'avrebbe scelta come perpetua, pagandola 700 euro al mese. La relazione tra il prete e l'ex suora sarebbe iniziata poco dopo l'assunzione. La donna ha mostrato al giudice una lettera d'amore scrittale dal sacerdote e ha raccontato di aver dovuto abortire due volte per evitare uno scandalo. Ma quando ha scoperto che l'anziano parroco la tradiva con un'altra donna, anch'essa sposata, i rapporti tra i due si sono incrinati.
Il Prete Psicologo e la Suora in Terapia
A Città del Vaticano, il prete psicologo padre Giuseppe Salonia, accusato di molestie da una suora che aveva in terapia dal 2009 al 2013, è stato scagionato dalla giustizia italiana. I magistrati hanno accolto l'ipotesi di «non luogo a procedere per la tardività della querela». Per la legge, la denuncia della religiosa, essendo tardiva, decade. Dal punto di vista giudiziario, l'epilogo è chiaro: il frate è stato sgravato da ogni imputazione. Tuttavia, la storia lascia dietro di sé dubbi, specialmente confrontando le due narrazioni. Suor Lucia, la vittima, ha spiegato nell'incidente probatorio di essere stata a lungo paralizzata, prostrata e indebolita, incapace di reagire e mettere a fuoco, impiegando molto tempo a realizzare che la terapia psicologica corporale sfociata in atti sessuali era una violenza. Salonia, nell'interrogatorio, ha confermato di aver avuto in passato una relazione con un'altra sua ex paziente, suor Anna, e che proprio questo era stato denunciato in Vaticano. Salonia sostiene che Papa Francesco, informato delle accuse, le abbia considerate "calunnie" e avesse capito che "ce l'hanno con te e ti massacreranno coi i giornali anche se non c'è niente di vero". Nonostante le insistenze di alcuni vescovi, la nomina di Salonia a vescovo ausiliare di Palermo, avvenuta tre anni prima, è stata annullata.
La Violenza Subita da "Giulia" a 14 Anni
La cruda testimonianza delle violenze subite per sette anni da una ragazzina, che aveva 14 anni quando il prete dell'oratorio, 30 anni più vecchio, ha iniziato ad abusarla, è contenuta nel libro Giulia e il Lupo. La donna, oggi 40enne, vive in convento e ha rivelato le violenze subite a casa del sacerdote solo attraverso questo libro, che mette alla prova anche il lettore scafato. Lei si sentiva «sporca», incapace di opporsi al «don» dell'oratorio, il suo confessore: «Era la mia guida spirituale. Dovevo fidarmi. Mi aveva chiesto di più, avevo concesso di più. Di fronte a ogni sua richiesta non sapevo dire di no. Subito dopo, mi pentivo. Il Lupo no. Mi trovavo bloccata da quella confusione mortale. Percepivo che qualcosa di me era come morto, perché riusciva a fare di me e con me tutto quello che voleva». Anni dopo, la donna ha avuto modo di incontrare il suo persecutore, che le ha detto: «Io non ho mai dimenticato. Spero che tu mi abbia perdonato». Lei ha risposto d'impulso: «Certo, tanti anni fa». Nel libro, le conclusioni sono chiare: «Ho scoperto che il perdono non c'era mai stato, perché c'era la consapevolezza che non eravamo stati due amanti, bensì vittima e carnefice. E la nostra relazione era un abuso e una violenza. Com'era possibile allora perdonare?».
La Testimonianza della Suora Francese
Nel febbraio 2022, la trasmissione "Fuori dal Coro" ha raccolto la testimonianza di una suora francese che, a distanza di tempo, ha raccontato gli anni di molestie subite da un prete. «Faceva del mio corpo quello che voleva e le violenze duravano ore e ore», ricorda la donna. «C’erano cose che erano davvero perverse e io non potevo ribellarmi, ero come paralizzata. Era disgustoso. A volte mi chiedeva di urinare sopra di lui. Il prete mi diceva che ero un dono di Dio e gli servivo per sfogare le sue pulsioni sessuali». La suora, consapevole che il prete continua a svolgere la propria attività, desidera «solo che questo orrore finisse».
Collusioni, Silenzi e L'Invisibilità delle Suore
Collusioni, silenzi, omertà e un'estensione del concetto di obbedienza sono i fattori che portano le madri superiore a sacrificare le suore agli appetiti dei sacerdoti. «Non prendono quasi mai posizione - conferma Mary Lembo - sono le prime a non credere che questi preti così bravi e rispettati da tutti possano aver commesso violenza e quindi accusano le suore di averli provocati. E non si preoccupano del fatto che la vittima debba continuare a vivere con chi l'ha violentata».
La misoginia nella Chiesa e un'opinione pubblica poco disponibile a prendere sul serio i drammi di una categoria perlopiù relegata alle barzellette contribuiscono all'invisibilità delle suore. Il loro lavoro è gratuito o poco pagato, spesso sono ridotte a fare le serve dei preti e, se decidono di lasciare la comunità, vengono abbandonate a loro stesse. «Chi denuncia le violenze viene ripagata con l’isolamento e rappresaglie da parte delle consorelle e della madre superiora - spiega suor Lembo - se non addirittura con l’espulsione dalla comunità». Mentre il prete, nemmeno a dirlo, rimane al suo posto.
La violenza sulle religiose continua ad essere un terreno inesplorato in Italia, un tabù, a differenza della Francia dove qualcosa si è mosso anche grazie a documentari come Religieuses abusées, l’autre scandale de l’Église.