Giuseppe Conte e l'Arcivescovo di Taranto: Dialogo sulla Crisi Ex Ilva e il Futuro della Città

La questione dell'ex Ilva di Taranto continua a essere al centro del dibattito nazionale, con un imminente scontro fra governo e Arcelor Mittal. Quest'ultima, pur rinviando il deposito dell'atto di recesso, mantiene ferma la trattativa, con nessun contatto con la proprietà e la speranza di un incontro entro la settimana. In questo contesto di incertezza, il pressing del premier Giuseppe Conte sulla vicenda è costante e ha incluso anche un significativo dialogo con l'Arcivescovo di Taranto, Monsignor Filippo Santoro.

La Visita del Premier Conte a Taranto e l'Impegno per la Città

In un momento di grande complessità per la città ionica, il premier Giuseppe Conte si è recato a Taranto per una serie di incontri. Durante la sua visita, il presidente del Consiglio ha visitato l'ospedale Santissima Annunziata, incontrando medici e visitando alcuni reparti, tra cui l'Oncoematologia pediatrica intitolata a Nadia Toffa. In questa tappa erano presenti il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, il prefetto Antonella Bellomo e i vertici locali delle forze dell'ordine. Al termine del giro nei reparti, accompagnato dal direttore generale dell'Asl Stefano Rossi, il presidente del Consiglio ha tenuto un punto stampa con i giornalisti. Successivamente, Conte si è recato allo stabilimento ex Ilva per salutare gli operai e i rappresentanti sindacali nel parlamentino del Consiglio di fabbrica. Era previsto che il premier tornasse in città per un incontro privato con l'arcivescovo Filippo Santoro, ma la concitazione degli appuntamenti durante la sua visita a Taranto non ha permesso tale incontro.

Foto di Giuseppe Conte durante la visita all'ospedale Santissima Annunziata di Taranto

L'Incontro a Palazzo Chigi: Un "Segno di Vicinanza" a Taranto

Successivamente alla visita a Taranto, Monsignor Filippo Santoro ha avuto un "cordiale colloquio" di 50 minuti con il premier Giuseppe Conte a Palazzo Chigi, affrontando nuovamente la questione ex Ilva. Nonostante il maltempo che sembrava riflettere le difficili questioni che agitano la città ionica, l’arcivescovo di Taranto si è ostinato a vedere "un piccolo 'arcobaleno' di speranza". Al termine dell'incontro, Monsignor Santoro ha confidato che "la visita del presidente del Consiglio, venerdì scorso, e anche questo incontro che in qualche modo la prolunga, è un grande segno di vicinanza alla città". Ha sottolineato che "nessun primo ministro lo aveva fatto prima, al massimo incontri riservati in prefettura, ma lui ha voluto sentire di persona le sofferenze della gente e le attese dei lavoratori. È il segnale di una preoccupazione per Taranto che lascia ben sperare."

Nel colloquio a quattr’occhi, Santoro ha descritto l'incontro come "cordiale, quasi familiare". Il presidente Conte gli ha spiegato di non averlo potuto incontrare a Taranto data la concitazione degli appuntamenti, ma che teneva ad ascoltare anche la voce della Chiesa, per avere un ulteriore punto di vista. L'Arcivescovo, dal canto suo, ha rappresentato la "situazione di smarrimento, quasi di disperazione" che coglie ogni giorno tra i lavoratori e i cittadini, poiché il problema persisteva fino a quel momento.

Foto di Giuseppe Conte e Monsignor Filippo Santoro a Palazzo Chigi

Le Proposte dell'Arcivescovo per un Futuro Sostenibile: Dal "Salva Ilva" al "Salva Taranto"

Durante il colloquio, si è discusso anche di possibili soluzioni. Quando gli è stato richiesto un parere, Monsignor Santoro ha detto chiaramente che "bisogna cambiare direzione". In sostanza, più che dalla logica del "salva Ilva", bisogna ripartire da quella del "salva Taranto". Ha enfatizzato la necessità di una "regia unica", ovvero uno sguardo complessivo sulla situazione, che tenga conto di tutti gli elementi: da quello ambientale alla difesa della salute e della vita, onde evitare che ci siano altre morti, fino al mantenimento dei livelli occupazionali, anche attraverso la riconversione.

Questa prospettiva non si è mai realizzata a Taranto e, come ha ricordato l'Arcivescovo, già 30 anni fa, visitando la città e l’Ilva, San Giovanni Paolo II indicò la stessa visione come necessaria, affermando che "è suonato il campanello d’allarme, non si può produrre acciaio ignorando l’ambiente e la vita delle persone". Inoltre, Santoro ha sottolineato l'importanza di diversificare gli investimenti per l’occupazione. L'obiettivo è preparare il terreno per occupare le persone nel terziario, nell’agricoltura, nella valorizzazione delle risorse del mare, nel turismo, in modo che Taranto non sia del tutto acciaio-dipendente.

Infografica sulla diversificazione economica di Taranto (turismo, agricoltura, mare, terziario)

Analisi delle Soluzioni Immediate per Arcelor Mittal

Monsignor Santoro ha espresso le sue valutazioni sulle tre soluzioni immediate sul tavolo per la crisi ex Ilva:

La Continuazione della Trattativa

L'Arcivescovo ritiene che si debba "prima di tutto continuare la trattativa con Arcelor Mittal, anche andando incontro ad alcune loro richieste". Ha giudicato "inammissibile che il gruppo franco indiano vada via così, praticamente da un momento all’altro". Tuttavia, ha anche riconosciuto che "tutto il dibattito politico sullo scudo penale, prima accordato e poi ritirato, non ha certo aiutato ad avere un rapporto sereno con l’azienda."

L'Ipotesi della Nazionalizzazione

Riguardo alla nazionalizzazione, Monsignor Santoro ha affermato: "Sinceramente l’idea della nazionalizzazione non mi convince. L’esperienza dell’Italsider in tal senso insegna." Suggerisce che "se Arcelor Mittal dovesse andare via, si potrebbe prevedere un commissariamento temporaneo come soluzione ponte, ma va cercata una cordata italiana solida che possa garantire continuità." Ha ribadito l'esigenza di una "regia unica che coordini gli interventi", vedendo nella visita del presidente Conte un segnale che si vuole andare oltre la contingenza della questione Arcelor sì o no.

La Chiusura dell'Area a Caldo

La chiusura dell’area a caldo, richiesta anche da posizioni istituzionali, comporta una sfida enorme: "Per chiudere l’area a caldo, devi prevedere come occupare 45mila persone in esubero." L'Arcivescovo ha evidenziato che in quasi otto anni a Taranto non si è mai costruita un’alternativa occupazionale all’Ilva. Già nel 2013, la diocesi organizzò un convegno che confermò la possibilità di produrre acciaio senza nuocere all’ambiente, come avviene a Duisburg in Germania e in altre parti d’Europa. Ha lamentato che la decarbonizzazione sia diventata oggetto di polemica politica, ma ha ribadito l’esigenza di una innovazione tecnologica. "È tempo di andare in quella direzione. Si sono già persi tanti anni," ha concluso.

Air Liquide: pronti per la decarbonizzazione dell’acciaio

Il Ruolo della Chiesa nella Crisi di Taranto

In questo tempo così delicato, la posizione della Chiesa a Taranto è quella indicata da Papa Francesco nella sua enciclica "Laudato si’": la crisi ambientale e quella sociale non possono essere separate. Monsignor Santoro ha affermato che anche il presidente Conte condivide questa impostazione. Perciò, la Chiesa si impegna a essere vicina a chi ha perso un proprio caro a causa delle malattie legate all’inquinamento e a chi soffre per la precarietà del lavoro. Inoltre, cercherà in tutti i modi di favorire un dialogo tra le istituzioni.

tags: #presidente #conte #a #taranto #arcivescovo