Il Santuario di Graglia, situato nel Biellese, è un luogo di culto del XVII secolo dedicato alla Madonna di Loreto. Immerso nella natura delle Prealpi biellesi, ad un’altitudine di 812 metri sul livello del mare, combina spiritualità e architettura barocca. Dista circa 12 km da Biella e meno di 30 km da Ivrea.

La Nascita del "Sacro Monte" e il Progetto Originario
L’origine del Santuario di Graglia risale al principio del secolo XVII, quando il parroco del paese, don Nicolao Velotti (o Andrea Velotti), di ritorno dalla Terra Santa, ideò nel 1605/1615 un ambizioso progetto denominato “La Novella Gerusalemme ossia Palestina del Piemonte detta di San Carlo”. L'idea ricalcava il modello del Sacro Monte di Varallo, riconosciuto come Patrimonio Unesco per il Piemonte. Il sacerdote pensò di trasformare il colle di San Carlo, sulla cui sommità esisteva da molto tempo la chiesetta dell’Addolorata, in un Calvario.
Questo grande complesso avrebbe dovuto comprendere ben cento cappelle, ognuna raffigurante episodi della Bibbia, per offrire ai pellegrini un percorso di meditazione e preghiera immerso nella natura. Le cappelle avrebbero dovuto partire dalla chiesa di Campra e coprire lo spazio fino alla cima del Colle di San Carlo, dove già sorgeva un piccolo edificio sacro, narrando scene dalla Genesi fino alla morte e sepoltura di Gesù.
I lavori ebbero inizio nel 1616 ma, morto don Velotti, nonostante il generoso concorso della popolazione di Graglia ed il valido appoggio della casa di Savoia, procedettero a rilento. Nonostante l’entusiasmo iniziale e il coinvolgimento delle comunità locali, la realizzazione del progetto incontrò numerose difficoltà. Gran parte del progetto originale non fu mai completato e furono costruite solo quindici cappelle, molte delle quali oggi non sono più visibili, mentre le restanti sul Colle San Carlo si presentano ridotte allo stato di ruderi.
La Costruzione del Santuario Principale
Nel 1624 si iniziò la chiesa di Campra, considerata il primo avamposto del Sacro Monte. Solo nel 1655, su idea del parroco Agostino Del Pozzo, che per questo fu definito il secondo fondatore del Santuario, venne deciso di elevare sul colle della Divina Bontà, su cui già sorgeva una cappella dedicata alla Madonna di Loreto, un grandioso tempio con annesso ricovero per i pellegrini. Questo progetto nasceva anche dalla forte devozione popolare, sviluppatasi grazie a numerose grazie e miracoli ottenuti dai fedeli pregando davanti all'immagine taumaturgica della Madonna col Bambino Gesù.
Finanziatore fu il duca Carlo Emanuele II di Savoia, che incaricò l’Ing. Pietro Arduzzi di disegnare il complesso. La prima pietra del Santuario fu posta, con una solenne cerimonia, il 20 settembre 1659. Tuttavia, a causa delle continue guerre di quei tempi, il progetto subì lunghissime soste e una battuta d'arresto dei lavori. Esso riprese nel 1760 grazie al parroco don Carlo Gastaldi, il quale riuscì ad ottenere notevoli oblazioni dai fedeli. Nel giro di pochi anni la struttura acquistò il suo aspetto attuale.
Nel corso del XVIII secolo, grazie all’intervento dei Savoia, si decise di concentrare gli sforzi sulla costruzione di un grande santuario centrale. I lavori, affidati all’architetto Bernardo Antonio Vittone, portarono alla realizzazione dell’attuale edificio barocco tra il 1760 e il 1769. La costruzione della Santa Casa di Loreto, avviata nel 1616, fu conclusa nel secolo successivo con una serie di modifiche apportate dall’architetto Vittone.
Il Santuario si presenta con una pianta a croce greca di 42 m per 32 m, culminante nella cupola ottagonale alta 38 m da terra. L'immensa mole della cupola del santuario e la sensazionale geografia di questo luogo meritano senza dubbio una deviazione approfondita.
L'Evoluzione e gli Ampliamenti del XIX e XX Secolo
Al tempo della Rivoluzione Francese, il Santuario di Graglia venne considerato opera di pubblica utilità ed affidato ad un comitato di beneficenza che lo convertì in un collegio convitto nel 1805. Nel 1814, con il rientro a Torino del Re Vittorio Emanuele I, il Santuario riacquistò la sua originaria natura di luogo di devozione.
- Nel 1828 si effettuò lo spostamento della Cappella Lauretana, precedentemente scolpita a Torino intorno al 1620, nel luogo ove ora è situata, a sinistra dell’altare maggiore. In quest'anno venne edificato lo splendido altare intagliato in marmo, opera del maestro Catella di Lugano.
- Lo splendido, e tuttora funzionante, organo è opera del maestro organaro Felice Bossi (1837), o Carlo Bossi di Bergamo, che lo installò nel 1839. L’organo è uno dei migliori esistenti in Piemonte.
- Il pulpito, invece, fu realizzato nel 1833 da Lorenzo Vigliani su disegno dell’architetto gragliese Eusebio Perratone (eseguito tra il 1826 e il 1827).
- Nel 1840 si aggiunse un terzo piano alla struttura destinata all’accoglienza dei pellegrini. Nello stesso anno si effettuò, grazie alla generosità della signora Anna Belletti, il tracciamento della bellissima passeggiata intorno al Santuario.
- Dal 1869 al 1887 si ultimò la facciata sud-est del fabbricato, rimasta fino ad oggi immutata nella sua maestosità.
- Nel 1906 si costruì l’attuale locale destinato a bar-ristorante.
- Negli anni ’30 si ebbe l’abbattimento del primitivo muro delimitante il chiostro del Santuario e la creazione dell’attuale giardinetto della Madonna, caratterizzato dallo splendido “burnel” in pietra.
Architettura e Tesori Artistici
La Chiesa Barocca e l'Altare Maggiore
La maestosa chiesa barocca, progettata dall’architetto Bernardo Antonio Vittone, è il cuore del Santuario. L’altare maggiore, realizzato in marmo policromo, è uno degli elementi più belli e spicca all'interno del Santuario. Quest'opera ottocentesca del maestro Catella di Lugano, realizzata su disegno del gragliese Perratone, custodisce la venerata statua della Madonna di Loreto, oggetto di profonda devozione e meta di pellegrinaggi da tutto il Piemonte.
L'altare maggiore è sormontato dalla tela con Santa Caterina trasportata dagli angeli, la Madonna col Bambino, San Carlo Borromeo e il Beato Amedeo di Savoia. Sul portone dell’edificio detto dei “Gastaldi” si trova un affresco con la Sindone.

Le Cappelle del Santuario: Un Percorso Biblico
Annesse al Santuario vi sono quattro cappelle seicentesche del Sacro Monte ancora esistenti, costruite tra il 1664 e il 1684. Sono affrescate e contengono statue in terracotta policroma attribuite agli statuari lombardi Francesco Pozzi e Carlo Pagano. Queste cappelle, che dovevano essere originariamente un centinaio, costituiscono una piccola parte delle cento previste dal progetto originario di don Velotti.
- Le cappelle a nord, con accesso esterno al santuario, sono dedicate all’Adorazione dei Magi (del 1664), alla Presentazione di Gesù al Tempio (del 1684) e alla Circoncisione (del 1671).
- La cappella a sud, con accesso diretto, è dedicata alla Nascita di Gesù (del 1664), nota come il Presepe.
Tra queste, la cappella della “Presentazione di Gesù Bambino al tempio” è considerata la più bella. Seppur in uno spazio relativamente esiguo, la scena ha una teatralità forte, elegante e solenne. Una decina di personaggi, statue in terracotta policroma ad altezza naturale, compongono la scena. Spiccano la profetessa Anna e il Sommo Sacerdote, cui l'artista è riuscito ad imprimere maestosità e bellezza nella forza espressiva dello sguardo, rivelando gioia infinita e stupore. Il gesto della Madonna, che con semplicità e umiltà presenta al Sacerdote il suo Bambino, un bambino che sembra trionfare e divincolarsi come se fosse realmente vivo, è impareggiabile. L’autore delle statue era Carlo Pagano, mentre Prospero Placco ha realizzato i dipinti sullo sfondo, con colonne tortili simili a quelle del baldacchino di Bernini.
La cappella attigua, quella della “Circoncisione”, mostra anch'essa scene di bellezza e imponenza, con una sua indicibile solennità. L’altra cappella presenta “L’Adorazione dei Magi”. Lo stile è diverso per via dei differenti tempi di esecuzione e autori; per le statue si riconosce l'opera del biellese Francesco Pozzi, autore anche della cappella della “Natività”.
La cappella della Natività o Presepe, inserita nell’edificio del Santuario sulla destra, è la più nota. Ha l’aspetto di un comune presepe, con statue più semplici ma di notevole grazia e bellezza. La Madonna veste abiti di una comune donna del tempo, come gli altri personaggi (Giuseppe e i pastori), che hanno tuttavia una loro espressività estremamente gentile. Non mancano gli animali, come l’agnello che il pastore porta sulle spalle, o l’asino e il bue che compaiono sullo sfondo. Angeli circondano la scena in preghiera tra brevi nuvole. Il Bambino Gesù, delicatamente raffigurato, è posato sulla paglia, in un canestro di vimini che è diventato la sua culla, al centro della scena. Questo è tutto ciò che resta, faticosamente recuperato e restaurato, dell’antico progetto originario.

Altre Opere d'Arte e Curiosità
Gli altari laterali sono ornati dalle opere del bergamasco Piccinardi, con il "Transito di San Giuseppe" e "San Gerolamo con Santa Paola". Pregevole è poi il chiostro che mostra al centro il Burnel, una fontana in pietra di antica fattura (1715) da cui sgorga perennemente abbondante acqua, da sempre considerata purissima, leggera e diuretica. Questa risorsa fu valorizzata con stabilimenti idroterapici e bagni.
All'interno del complesso è presente anche una biblioteca che conserva circa 1500 testi, in buona parte risalenti al XVII e al XVIII secolo. La struttura è accessibile sia attraverso una scala che mediante un ascensore.
Il Fenomeno Unico dell'Eco Endecasillabo
Tra le esperienze più curiose e affascinanti da provare durante la visita al Santuario di Graglia, spicca senza dubbio il fenomeno dell’eco endecasillabo. Si tratta di un effetto acustico raro, capace di sorprendere e divertire i visitatori di ogni età: pronunciando ad alta voce una parola o una frase composta da undici sillabe, l’eco restituisce fedelmente il suono della frase. È un effetto raro proprio perché l’eco, in genere, funziona meglio con parole corte o con suoni semplici. Questo particolare fenomeno acustico pare sia sperimentabile in Piemonte e in un angolo del Grand Canyon in Colorado.
Informazioni Utili per la Visita
Come Raggiungere il Santuario
Arrivare al Santuario è particolarmente semplice, sia in auto che con i mezzi pubblici. Il Santuario di Graglia si raggiunge risalendo il Monte Mombarone.
- In auto: È possibile percorrere l’autostrada A4 Torino-Milano, uscire a Santhià o Carisio e seguire le indicazioni per Biella. Da qui, si prosegue verso Graglia seguendo le strade provinciali.
- Con i mezzi pubblici: Biella è ben collegata tramite treni regionali da Torino e Milano. Dalla stazione ferroviaria di Biella San Paolo partono autobus extraurbani diretti a Graglia Santuario, in particolare la linea numero 330.
Orari di Apertura e Ospitalità
In genere il Santuario apre dalle 8:00 alle 12:00 e dalle 14:00 alle 19:30, salvo durante le celebrazioni liturgiche, quando il luogo di culto potrebbe non essere visitabile. È consigliabile verificare gli orari specifici e l'eventuale apertura della foresteria.
Il Santuario di Graglia mette a disposizione una foresteria e un ostello, strutture pensate per accogliere sia pellegrini che gruppi organizzati. Sono disponibili anche un campo sportivo regolamentare e spogliatoi con docce.
Eventi e Celebrazioni Liturgiche
Il Santuario è un centro attivo di spiritualità. La S. Messa Festiva si celebra il Sabato alle ore 16:30 e la DOMENICA alle ore 10:30. Durante la Settimana Santa si osservano particolari celebrazioni:
- Domenica delle Palme, ore 10:30: S. Messa con benedizione dei rami di ulivo.
- Giovedì Santo, ore 16:30: S. Messa in Coena Domini.
- Venerdì Santo, ore 15:00: Passione del Signore.
- Domenica di Pasqua di Risurrezione: S. Messa.
Inoltre, il Santuario è meta di processioni da parte dei paesi della Valle Elvo. Tutte le festività vengono celebrate, con un'apertura quotidiana dal 1 al 31 agosto.
Graglia e Dintorni: Natura e Tradizioni
Graglia è un piccolo borgo delle Alpi Biellesi, non distante anche dal famoso Santuario di Oropa. Il centro offre una quotidianità tranquilla, ma comunque abbastanza comoda per la vicinanza a Biella, raggiungibile anche con i mezzi pubblici e le linee bus locali. Negli anni ’30 fu creato il giardinetto della Madonna, caratterizzato dallo splendido “burnel” (fontana) in pietra.
Nelle vicinanze, lungo il sentiero Castellano, si può raggiungere l’Azienda agricola la Casa degli Elfi, che propone mostarde e coltivazione di piccoli frutti. Un'altra opzione è l’Azienda agricola Cascina Montefino, che offre la possibilità di visita alla stalla, al laboratorio di produzione e alla cantina di stagionatura.