Il Presepe e la Profezia di Isaia: Simboli e Rivelazioni della Natività

Il presepe, un rito intramontabile del Natale, ha radici profonde che affondano nella storia e nella teologia. Il primo presepe fu realizzato nel 1223 da San Francesco nell’eremo di Greccio (in provincia di Rieti), con l'intento di visualizzare “con gli occhi del corpo” il Bambino neonato adagiato in una mangiatoia, tra il bue e l’asinello.

rappresentazione storica del primo presepe di San Francesco a Greccio

La mangiatoia è citata nel Vangelo di San Luca, ma la presenza dei due animali dal caldo fiato non è rintracciabile nei testi canonici. La loro comparsa, così come quella della grotta, è invece segnalata nel vangelo apocrifo dello Pseudo Matteo, frutto di un’errata traduzione dal greco al latino. Questo errore, lungi dal generare perplessità, stimolò la fantasia popolare, arricchendo la narrazione con una profezia erroneamente attribuita a Isaia, secondo la quale: “Il bue ha riconosciuto il suo proprietario e l’asino la greppia del suo padrone“. È importante sottolineare che questa citazione è fuori contesto, poiché in realtà Isaia lamentava l’incapacità di Israele di riconoscere il proprio Dio, a differenza degli animali che sanno identificare il proprio padrone.

Il Vero Messaggio Profetico di Isaia e il Natale

La vera profezia di Isaia che attraversa i secoli e trova compimento nella notte di Natale con la nascita di Gesù, Dio fatto uomo, è: «Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce…» (Is 9,1). Questo annuncio risuona oggi con la stessa forza, suscitando stupore e offrendo speranza, soprattutto in un’epoca caratterizzata da incertezze sanitarie, sociali ed economiche. Il Signore ci viene incontro, condividendo attese e speranze.

Presepi Tematici e le Virtù Teologali

Nell'ambito di questa ricca tradizione, sono stati realizzati presepi tematici, come quelli proposti dai giovani della parrocchia di Noepoli tra il 2012 e il 2014. Tali rappresentazioni si sono ispirate a riflessioni teologiche aventi come tema le virtù teologali: Fede, Speranza e Amore.

Il Presepe della Fede ispirato a Isaia 11

Un esempio significativo è il presepe sulla Fede, che ha tratto spunto da un passo del profeta Isaia (cap. 11). Qui, attraverso l’uso di figure emblematiche, viene espressa in modo semplice e immediato la natura profonda della fede come azione viva, forza rinnovatrice dell’uomo e del mondo.

Il progetto si è ispirato all’iniziativa di Papa Benedetto XVI, che nell'ottobre precedente aveva solennemente proclamato l’inizio dell’“Anno della Fede” in occasione del cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II. Il pontefice ha definito la fede come «…amore che salva e chiama gli uomini alla conversione di vita mediante la remissione dei peccati» (cfr. At. 5,31).

Rappresentare in modo esaustivo il mistero della fede, per sua stessa natura irrappresentabile - un “sentire dentro” inesprimibile, una parola viva ma impronunciabile, una fiamma ardente ma invisibile - è stata un'impresa ardua. Tuttavia, l’ostacolo è stato superato grazie alla Parola di Dio, dove la fede, divenendo linguaggio, acquista comunicabilità.

L'ispirazione è giunta nuovamente da un passo del profeta Isaia (cap. 11), che, mediante figure emblematiche, rivela il senso più profondo della fede come azione viva e rinnovatrice. San Paolo, parlando della fede, usa il termine greco pìstis, derivante dal verbo peitho, che esprime un’azione, un movimento, un cambiamento, un andare verso qualcosa o qualcuno. "Fede" significa "persuadersi a…", "abbandonarsi a…", "confidare in…", ossia avere fiducia che qualcosa avverrà. Cosa, dunque, dovrà avvenire? Ce lo rivela Isaia (cap. 11, 1-2): «Un germoglio spunterà dal tronco di Jesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici».

infografica o schema sull'Albero di Jesse con i suoi personaggi

Il "Tronco di Jesse": Simbolo di Salvezza e Genealogia Messianica

Chi era Jesse? Nel presepe, accanto alla grotta, è spesso presente una piccola icona con la scritta “Svegliati tu che dormi”, raffigurante due uomini sdraiati sotto un albero. Essi rappresentano Jesse (simul peccator et iustus), figlio di Obed e padre di Davide, che dorme ma si sveglia perché qualcosa di significativo è accaduto nel suo sogno. La Bibbia narra che Jesse sognò una radice uscire dalla sua bocca che, poco a poco, diveniva un albero, il Messia atteso. Questa immagine aiuta a comprendere la presenza, nel presepe, di un albero imponente che si erge al di sopra della grotta, simboleggiando il sogno di Jesse divenuto realtà con la nascita di Cristo, il Messia, il vero albero della vita e della fede.

La Genealogia sull'Albero di Jesse

Sull’albero, in ordine cronologico (dal basso verso l’alto), compaiono i volti di importanti personaggi biblici che costituiscono la genealogia di Gesù, narrata dai Vangeli. Sono profeti, re e patriarchi che, in tempi e modi diversi, hanno preannunciato la venuta del Messia:

  • Abramo: progenitore d’Israele, al quale Dio disse: «Ed io ti farò diventare una grande nazione».
  • Giacobbe: figlio di Isacco e Rebecca, nipote di Abramo, che sognò una scala la cui cima raggiungeva il cielo. La scala di Giacobbe è un altro simbolo dell’Albero di Jesse, entrambi mezzi attraverso cui terra e cielo, Dio e l’uomo si incontrano nel dialogo interiore della fede.
  • Mosè: colui che condusse gli israeliti alla terra promessa attraverso il Mar Rosso.
  • Davide: re d’Israele e uomo “secondo il cuore di Dio”, benché profondamente peccatore.
  • Salomone: figlio di Davide, noto per la sua saggezza.
  • Gioacchino ed Anna: progenitori del Signore, i cui nomi compaiono per la prima volta nel protovangelo apocrifo di Giacomo.
  • Giuseppe, Maria e il Bambino Gesù: dalla genealogia si evince che Maria e Giuseppe discendevano entrambi da Davide, figlio di Jesse.

L’albero è quindi il simbolo della promessa divina fatta al suo popolo, realizzatasi con la venuta di Cristo, Salvatore dell’umanità e compimento di tutte le profezie dell’Antico Testamento. Questo concetto è espresso in un componimento sacro sul Natale attribuito a Sant’Efrem il Siro (+ 373): “La Vergine ha partorito l’Emmanuele a Betlemme. La parola proferita da Isaia è divenuta oggi realtà…del salmo cantato da Davide c’è oggi il compimento…della profezia di Balaam c’è oggi la spiegazione…l’Oriente annunciato da Zaccaria brilla oggi a Betlemme…la verga di Aronne è germogliata, il suo mistero oggi è stato spiegato.”

Peccato e Redenzione: Adamo, Eva e la Ri-creazione

Tutti i discendenti di Gesù sono accomunati da una duplice radice, come mostrato dalla doppia immagine di Jesse: la fede, intesa come abbandono e fiducia nella “promessa”, e il peccato. Tutti, infatti, sono peccatori in quanto discendono da Adamo. Da qui la presenza di Adamo ed Eva ai piedi dell’albero, dietro la grotta, simboleggianti la radice del peccato trasferitosi nell’uomo. Con la venuta di Cristo, però, il male “radicale” ereditato dai progenitori è stato annientato e il vecchio Adamo sconfitto. Dio, quindi, sa “scrivere dritto sulle righe storte”, facendo germogliare la radice della salvezza proprio dalla radice del peccato.

Con Cristo, Dio ha voluto ri-creare il mondo, rendendo nuove tutte le cose. Questo è possibile solo se l’uomo, pur nel peccato, decide di restare ancorato, come i patriarchi, all’albero della vita mediante la forza della fede, che è potenza ricreativa e fiore della volontà. Il compito di ogni credente è “far fiorire Dio”, ri-crearLo incessantemente in sé affinché Egli si faccia quotidianamente “Dio con lui”. Questa ri-creazione dell’uomo e del mondo in Dio è espressa da San Paolo con il termine greco anacefalèosis, cioè rinnovamento a partire dalla “testa”, dal “capo”, nel senso di rifare le cose da capo. Nel presepe, queste immagini di un mondo ri-creato sono presenti in alto, intorno alla grotta e all’albero di Jesse, come i frutti prodotti da quel virgulto.

Simboli e Personaggi della Profezia nel Presepe

Nella scena del presepe, lo Spirito Santo è raffigurato da una colomba posta in alto, sul capo del bambino Gesù, che discende sul suo Unto. Un’altra profezia di Isaia (cap. 11, 3-4) si concretizza: «…non giudicherà per sentito dire, ma con giustizia… -infatti- …la sua parola sarà una verga che percuoterà il violento; con il soffio della sua bocca ucciderà l’empio». Nella parte destra del presepe sono presenti i tre elementi di questa profezia, tradotti in simboli: la Parola di Dio, un bastone e un piccolo teschio su un corpo amorfo. Essi indicano che nel Regno di Dio, realizzato sulla terra con la venuta del Messia, non vi è posto per gli ingiusti e gli empi, i quali, lontani dall’albero (il nutrimento della fede), perdono l’antica somiglianza con Dio, deformandosi.

In opposizione agli empi, compaiono i “Vigilanti” (i pastori), che Sant’Efrem descrive in gioia per la venuta del Vigilante a svegliarli. Destatisi come Jesse dal torpore del peccato, i pastori si dirigono verso la grotta, simboleggiando l’intera umanità che percorre le “vie del Signore” verso Dio. I "ri-creati" sono i “puri di cuore” di cui parla il Vangelo, purificati alla fonte limpida della fede, rappresentata da un ruscello all’interno del presepe.

Ulteriori Simboli dell'Albero di Jesse

Jesse, il cui nome ebraico “Jes” significa fuoco o sole, indica il principio divino da cui tutto ha avuto origine. Secondo i padri della Chiesa, il germoglio, simboleggiato dai rami di ginestra posti all’estremità del tronco, è la Vergine Maria; il virgulto, che è Cristo, è raffigurato dalla rosa al centro del fusto. Sulla candela posta alla base dell’albero di Jesse è dipinta la lettera A (Alfa), che nella simbologia cristiana indica il principio da cui tutto ha avuto origine, cioè Dio stesso (ricordato dalla scritta θεός).

foto di un presepe moderno con elementi simbolici come l'Albero di Jesse o i pastori

Un Presepe a Grandezza Naturale e Ulteriori Simbolismi

Un presepe a grandezza naturale, allestito davanti al sagrato di una Cattedrale, presenta cinque statue: il bue, l’asinello, una pecora e un agnello, di fattura siciliana. Queste figure, disposte in una scenografia con elementi decorativi dal forte valore simbolico, richiamano la venuta del Figlio di Dio sulla terra, il suo sacrificio e la salvezza donata ad ogni uomo. Giuseppe e Maria, intorno al bambino, accolgono l’arrivo dei Magi, i sapienti venuti da Oriente che, scorgendo i segni e mettendosi in cammino, giungono dove il vero Re della Storia ha umilmente trovato dimora. I loro doni - l’oro (simbolo di regalità), l’incenso (della divinità) e la mirra (di umanità e sacrificio) - sono un chiaro segno del destino messianico di Gesù.

In primo piano, sulla stessa linea retta della scena, si trovano in sequenza un forno ardente, la statua del Bambinello su un piano rialzato (con pavimentazioni romane) e una porta. Questa sequenza richiama l’etimologia della parola ebraica Bēt Leḥem, “Città del pane”, facendo riferimento a Cristo come Pane vivo disceso dal cielo e al pane che il Natale invita a condividere con i più deboli e poveri. L’agrifoglio, simbolo del Natale, acquista la straordinaria simbologia del sacrificio (nelle foglie spinose e nelle bacche rosse) e della vita eterna (nell’intensità del suo colore sempreverde).

La mostra '100 presepi in Vaticano': "È un segno di speranza"

È ancora Natale, è ancora tempo di contemplare il Mistero e adorare il Bambino.

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