La Presenza Reale di Cristo nell'Eucaristia: Spiegazione Cattolica

La fede nella presenza di Cristo nell'Eucaristia attraversa i 2000 anni di storia della Chiesa. Il modo in cui è stata compresa o spiegata in questi anni, tuttavia, è cambiato notevolmente. Per la fede cattolica, la presenza reale di Cristo nell'Eucaristia è un mistero centrale, fondato sulle parole stesse di Gesù durante l'Ultima Cena: «Prendete e mangiate; questo è il mio Corpo… Bevetene tutti, perché questo è il mio Sangue dell’alleanza…» (Mt 26, 26-28).

Fondamenti della Dottrina della Presenza Reale

Nella celebrazione dell’Eucaristia si fa presente la Persona di Cristo - il Verbo incarnato, che fu crocifisso, morì ed è risuscitato per la salvezza del mondo - con una modalità di presenza misteriosa, soprannaturale e unica. Il fondamento di questa dottrina lo troviamo nell'istituzione stessa dell'Eucaristia, quando Gesù identificò i doni che offriva col suo Corpo e col suo Sangue, vale a dire, con la sua corporeità inseparabilmente unita al Verbo e, dunque, con la sua Persona tutta intera.

Diverse Modalità della Presenza di Cristo

Cristo Gesù è presente nella sua Chiesa in molteplici modalità:

  • Nella sua Parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura.
  • Nell’orazione dei fedeli (cfr. Mt 18, 20), lui che ha promesso: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, là sono io, in mezzo a loro».
  • Nei poveri, nei malati, nei carcerati (cfr. Mt 25, 31-46).
  • Nei sacramenti e specialmente nella persona del ministro sacerdote, essendo egli stesso che, offertosi una volta sulla croce, offre ancora se stesso tramite il ministero dei sacerdoti.
  • Soprattutto sotto le specie eucaristiche (cfr. Catechismo, 1373).

La singolarità della presenza eucaristica di Cristo sta nel fatto che il Santissimo Sacramento contiene veramente, realmente e sostanzialmente il Corpo e il Sangue insieme con l’Anima e la Divinità di nostro Signore Gesù Cristo, Dio vero e Uomo perfetto, lo stesso che nacque dalla Vergine, morì sulla Croce e ora è seduto nei cieli alla destra del Padre. «Tale presenza si dice “reale” non per esclusione, quasi che le altre non siano “reali”, ma per antonomasia, perché è sostanziale, e in forza di essa Cristo, Uomo-Dio, tutto intero si fa presente» (Catechismo, 1374).

Illustrazione della Trinità e della Vergine Maria

La Nozione di "Sostanziale"

Il termine “sostanziale” cerca di indicare la consistenza della presenza personale di Cristo nell’Eucaristia. Non si tratta semplicemente di una “figura”, capace di “significare” e di stimolare la mente a pensare a Cristo, presente in realtà in un altro luogo, in Cielo; né di un semplice “segno”, attraverso il quale ci viene offerta la “virtù salvifica” - la grazia - che proviene da Cristo. L’Eucaristia, invece, è una presenza oggettiva dell’essere-in-sé (la sostanza) del Corpo e del Sangue di Cristo, vale a dire, della sua Umanità tutta intera - inseparabilmente unita alla Divinità attraverso l’unione ipostatica - anche se velata dalle “specie” o apparenze del pane e del vino. La presenza del vero Corpo e del vero Sangue di Cristo in questo sacramento «non si può apprendere coi sensi, ma con la sola fede, la quale si appoggia all’autorità di Dio» (Catechismo, 1381). Questo è ben espresso nella strofa dell’Adoro te devote: “Visus, tactus, gustus, in te fallitur, / sed auditu solo tuto creditur; / credo quidquid dixit Dei Filius: / nil hoc Verbo veritatis verius” (La vista, il tatto, il gusto non ti intendono, / ma per la sola tua parola noi crediamo sicuri. / Credo tutto ciò che disse il Figlio di Dio. / Niente è più vero di questo Verbo di verità).

La Dottrina della Transustanziazione

La presenza vera, reale e sostanziale di Cristo nell’Eucaristia richiede una trasformazione straordinaria, soprannaturale e unica. Le parole del Signore stesso («Prendete e mangiate; questo è il mio Corpo… Bevetene tutti, perché questo è il mio Sangue dell’alleanza…») divengono realtà solo se il pane e il vino cessano di essere pane e vino e si trasformano nel Corpo e nel Sangue di Cristo, poiché è impossibile che una stessa cosa possa essere contemporaneamente due entità diverse.

Definizione e Contesto Storico

Il Concilio di Trento ha riassunto la fede cattolica dichiarando: «Poiché il Cristo, nostro Redentore, ha detto che ciò che offriva sotto le specie del pane era veramente il suo Corpo, nella Chiesa di Dio vi fu sempre la convinzione, e questo santo Concilio lo dichiara ora di nuovo, che con la consacrazione del pane e del vino si opera la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo del Cristo, nostro Signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del suo Sangue. Questa conversione, quindi, in modo conveniente e appropriato è chiamata dalla santa Chiesa cattolica transustanziazione» (Catechismo, 1376). Nonostante la trasformazione sostanziale, le apparenze del pane e del vino, le cosiddette “specie eucaristiche”, rimangono inalterate. La fede ci fa sapere che ciò che è contenuto sotto il velo delle specie eucaristiche è la sostanza del Corpo e del Sangue del Signore.

Tavola sinottica dello sviluppo teologico della transustanziazione

Il termine transustanziazione è stato ripreso dal IV Concilio Lateranense (1215) e poi riaffermato al Concilio di Trento nel XVI secolo. Già Tommaso d'Aquino nel XIII secolo aveva utilizzato le categorie aristoteliche di sostanza e accidenti per definire ciò che avveniva nell'Eucaristia, concentrandosi non solo sulla nozione oggettiva di presenza, ma anche su ciò che la presenza di Cristo operava nel cristiano. Il Concilio di Trento insistette su un cambiamento sostanziale e definì la transustanziazione come la meravigliosa e singolare conversione dell'intera sostanza del pane nel corpo e dell'intera sostanza del vino nel sangue, rimanendo solo le specie. È importante notare che il dogma è la presenza reale del Signore, e la transustanziazione ne è una spiegazione possibile, legittima, utile e raccomandabile, ma non l'unica o l'assolutamente necessaria.

Limiti della Spiegazione Metafisica

Sull'uso del termine "transustanziazione" e i suoi limiti, alcuni problemi derivano non dalla realtà del mistero della fede, ma dalla sistematica filosofica connessa con l’idea di substantia. Con lo sviluppo successivo al termine “sostanza” si sono correlate, indebitamente, dimensioni fisiche e chimiche che la nozione originale aveva precisamente la funzione di escludere. Ne risulta che un uso indebito e non controllato sul piano teoretico del concetto di transustanziazione non può più essere pienamente fedele alla tradizione della Chiesa. La concentrazione sulla “presenza sostanziale sotto le specie” ha talvolta distratto dalle altre forme di presenza del Signore, nella Parola, nella preghiera e nell'assemblea.

Evoluzione Storica della Comprensione Eucaristica

Il Primo Millennio: Fede e Mistero

Per il primo millennio, la gente si accontentava della garanzia ricevuta dalla catechesi battesimale dei Padri della Chiesa: ad ogni Eucaristia si aveva il privilegio di ricevere il corpo e il sangue del Signore risorto. Non si spendeva molto tempo e fatica per cercare di spiegare come ciò avvenisse; era sufficiente che si prendesse per buono il significato delle parole di Gesù. Fin dall'inizio, la Chiesa ha creduto che Cristo fosse presente nella celebrazione dell'Eucaristia, osservata ogni domenica come giorno sacro. Non c'era un'attenzione esclusiva agli elementi del pane e del vino; piuttosto, l'Eucaristia abbracciava l'intero rituale della comunità che si riuniva alla mensa del Signore per essere nutrita da Cristo.

I primi cristiani intendevano l'Eucaristia in modo molto letterale. Ignazio di Antiochia, alla fine del I secolo, affermava semplicemente che «l'Eucaristia è la carne del nostro salvatore Gesù Cristo». Giustino martire (1 Apol. 66) aggiungeva che, grazie alle parole di preghiera ricevute da Cristo, il cibo eucaristico è la carne e il sangue di Gesù incarnato. I Padri della Chiesa esortavano il popolo a entrare il più possibile nei misteri per sperimentare la presenza di Cristo. La Chiesa occidentale tendeva ad attribuire il cambiamento alle parole di Cristo, mentre la Chiesa orientale all'azione dello Spirito Santo.

Il Medioevo e la Nascita della Transustanziazione

Verso la fine del primo millennio si cominciò a riflettere maggiormente su come Cristo fosse presente. Nel IX secolo, Pascasio Radberto difese vigorosamente l'insegnamento che Cristo era realmente presente nell'Eucaristia, enfatizzando l'identità del corpo eucaristico di Cristo con il suo corpo naturale (storico), arrivando a sostenere che la presenza eucaristica fosse la carne stessa di Maria che aveva sofferto sulla Croce. Questo approccio fu criticato da Ratramno come troppo rozzo e materialista, portando a una distinzione tra sacramento e realtà che persiste ancora oggi.

La controversia fu ripresa nel XI secolo da Berengario di Tours, che fu costretto a sconfessare il suo insegnamento. Questo dibattito spostò il punto focale dell'Eucaristia dalla celebrazione della liturgia alla presenza di Cristo nel pane e nel vino eucaristici. Per i laici, l'enfasi maggiore fu posta sul pane eucaristico, mentre la ricezione del calice fu negata per motivi di pericolo di versamento. A causa dell'enfasi sulla presenza del Gesù storico nel pane, i fedeli erano riluttanti a ricevere la comunione, spingendo il IV Concilio Lateranense (1215) a legiferare l'obbligo della comunione almeno una volta all'anno. Un'altra conseguenza fu lo spostamento dell'attenzione dal pane come parte integrante della liturgia alla devozione eucaristica, con la nascita di pratiche come l'esposizione del sacramento e la festa del Corpus Domini (istituita da Urbano IV nel 1264 su proposta di Giuliana di Liegi e San Tommaso d'Aquino).

La Storia dei Miracoli Eucaristici e uno Sguardo ai Santi dell'Eucaristia

Il Concilio Vaticano II e la Riconcettualizzazione

La prima grande trattazione ufficiale che abbiamo ricevuto in merito alla teologia sacramentale e alla presenza di Cristo nell'Eucaristia proviene dal Vaticano II. Un concetto importante introdotto dal Concilio è che ci sono diversi modi o forme in cui Cristo è realmente presente nell'Eucaristia e nella Chiesa.

La Multiforme Presenza di Cristo

Il Concilio Vaticano II ha profondamente riscoperto e rilanciato i principi secondo cui la liturgia è la "continuazione dell'esercizio sacerdotale di Cristo" che offre una "intelligenza del mistero per ritus et preces" (SC 48). Non esiste una presenza irreale; si tratta sempre di una presenza interpersonale, non statica. La presenza eucaristica, e in particolare la presenza nel pane, non è una cosa, un oggetto sacro, ma incarna una relazione da persona a persona. Le modalità di presenza sono incarnate nelle celebrazioni eucaristiche:

  • Nella comunità che si riunisce come sua famiglia.
  • Nel sacerdote che presiede.
  • Nella parola che viene proclamata.

L'insegnamento conciliare sul fatto che siamo nutriti a due mense - la Mensa della Parola e la Mensa dell'Eucaristia - che formano entrambe un unico atto di culto, è fondamentale, in quanto l'insegnamento precedente non considerava la Liturgia della Parola come una parte importante della Messa. L'enfasi era data soprattutto alla Liturgia dell'Eucaristia (offertorio, consacrazione e comunione). Egli si fa presente in noi quando lo riceviamo nella comunione. Infine, è presente anche quando siamo incaricati nel suo nome di andare avanti e glorificare Dio con la nostra vita, riconoscendolo nel nostro prossimo, specialmente nei poveri e nei bisognosi.

La Permanenza della Presenza Eucaristica

La particolarità della presenza di Cristo nel pane e nel vino è che essa permane anche dopo la celebrazione della Messa. Il pane eucaristico non torna ad essere un pane comune dopo la celebrazione. La presenza di Cristo in esso non dipende dalla nostra fede - anche se la fede è necessaria per trarne profitto. Già nel primo millennio il pane eucaristico era riservato alla comunione dei malati. Nel Medioevo ha iniziato a essere venerato con la preghiera anche al di fuori (o non collegato alla) della liturgia. Oggi siamo consapevoli che la riverenza e la preghiera davanti al pane conservato non sostituiscono la comunione, ma scaturiscono dall'intera liturgia e ci permettono di apprezzare più pienamente ciò che abbiamo appena celebrato, interiorizzando e prolungando la presenza di Cristo nella nostra vita.

L'Eucaristia come Banchetto Pasquale

Il Memoriale della Pasqua di Cristo

L’Eucaristia è il Banchetto Pasquale in quanto Cristo, realizzando sacramentalmente la sua Pasqua (il passaggio da questo mondo al Padre attraverso la sua passione, morte, risurrezione e ascensione gloriosa), ci dona il suo Corpo e il suo Sangue, offerti come cibo e bevanda, e ci unisce a Sé e tra di noi nel suo sacrificio (Compendio, 287). La Messa è ad un tempo e inseparabilmente il memoriale del sacrificio nel quale si perpetua il sacrificio della croce e il sacro banchetto della comunione al Corpo e al Sangue del Signore. La celebrazione del sacrificio eucaristico è totalmente orientata all’unione intima dei fedeli con Cristo attraverso la comunione. Comunicarsi è ricevere Cristo stesso che si è offerto per noi (Catechismo, 1382).

La Santa Comunione, ordinata da Cristo, fa parte della struttura fondamentale della celebrazione dell’Eucaristia. Solo quando Cristo è ricevuto dai fedeli come alimento di vita eterna raggiunge la pienezza di significato il suo farsi alimento per gli uomini e si compie il memoriale da Lui istituito. Perciò la Chiesa raccomanda vivamente la comunione sacramentale a tutti coloro che partecipano alla celebrazione eucaristica e possiedono le disposizioni richieste per ricevere degnamente il Santissimo Sacramento.

Necessità e Frequenza della Santa Comunione

Quando Gesù promise l’Eucaristia affermò che questo alimento non è solo utile, ma necessario: è una condizione di vita per i suoi discepoli. «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’Uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita» (Gv 6, 53). Come l’alimento naturale mantiene l’uomo in vita e gli dà le forze per camminare in questo mondo, in modo simile l’Eucaristia mantiene nel cristiano la vita in Cristo, ricevuta con il battesimo, e gli dà le forze per essere fedele al Signore su questa terra. La Comunione, dunque, non è un elemento che può essere aggiunto a piacere alla vita cristiana, ma è una necessità vitale per tutti. Il desiderio di ricevere la Santa Comunione dovrebbe essere sempre vivo nei cristiani. La Chiesa fa obbligo ai fedeli di ricevere almeno una volta all’anno l’Eucaristia, possibilmente nel tempo pasquale, preparati dal sacramento della Riconciliazione (Catechismo, 1389). Inoltre, la Chiesa «raccomanda vivamente ai fedeli di ricevere la santa Eucaristia la domenica e i giorni festivi, o ancora più spesso, anche tutti i giorni» (Catechismo, 1389).

La Storia dei Miracoli Eucaristici e uno Sguardo ai Santi dell'Eucaristia

Ministri e Disposizioni per la Santa Comunione

Ministro ordinario della Sacra Comunione è il vescovo, il presbitero e il diacono. Ministro straordinario permanente è l’accolito. Possono essere ministri straordinari della comunione altri fedeli ai quali l’Ordinario del luogo abbia dato la facoltà di distribuire l’Eucaristia, quando si giudichi necessario per l’utilità pastorale dei fedeli e non siano presenti un sacerdote, un diacono o un accolito disponibili. Non è consentito ai fedeli di “prendere da sé e tanto meno passarsi tra loro di mano in mano” la sacra ostia o il sacro calice, poiché la Comunione ha valore di segno sacro e deve manifestare che l’Eucaristia è un dono di Dio all’uomo.

Disposizioni dell'Anima e del Corpo

Per ricevere degnamente la Comunione è necessario essere in grazia di Dio. «Chiunque in modo indegno mangia il Pane o beve il Calice del Signore - proclama san Paolo -, sarà reo del Corpo e del Sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo Pane e beva di questo Calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il Corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna» (1 Cor 11, 27-29). Nessuno deve accedere alla Sacra Eucaristia se ha coscienza di peccato mortale, senza prima ricevere il sacramento della Riconciliazione (Catechismo, 1385). Oltre ad essere in grazia di Dio, si richiede un serio impegno nel ricevere il Signore con la maggiore devozione possibile: preparazione, raccoglimento, atti di amore e di riparazione, di adorazione, di umiltà, di ringraziamento.

La riverenza interiore davanti la Sacra Eucaristia si deve riflettere anche nelle disposizioni del corpo. La Chiesa prescrive il digiuno eucaristico: per i fedeli di rito latino, l’astenersi da ogni alimento o da ogni bevanda (eccetto l’acqua o le medicine) per lo spazio di almeno un’ora prima della comunione. Si deve anche curare che l’atteggiamento del corpo, il modo di vestire e i gesti esprimano venerazione, rispetto e amore al Signore presente nel Santissimo Sacramento (Catechismo, 1387). Il modo tradizionale di ricevere la Sacra Comunione nel rito latino è in ginocchio e nella bocca, ma in alcune diocesi è permesso - mai imposto - di ricevere la comunione nella mano.

Effetti della Sacra Comunione

Ciò che il cibo produce nel corpo per il bene della vita fisica, lo produce nell’anima l’Eucaristia, in un modo infinitamente più sublime, a vantaggio della vita spirituale. Ma mentre il cibo si trasforma nella nostra sostanza corporea, quando riceviamo la Sacra Comunione, siamo noi che ci trasformiamo in Cristo, diventando sempre più quello che Gesù ha compiuto, dando la vita, cioè amando fino a dare la vita per i fratelli, perfino il nemico.

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