L'altare, luogo deputato all'offerta di sacrifici e doni alle divinità, ha una storia millenaria che affonda le radici nelle più antiche civiltà umane. Il termine stesso, di etimologia incerta, deriva probabilmente dal latino *altus* (= elevato, nutrito), riferendosi a una mensa o basamento destinato a ricevere cibo e olocausti. Altre ipotesi lo collegano a *alere* (sollevare, indicando il luogo più alto dell'ara) o ad *ardere* (allusivo al fuoco che consuma la vittima), come nel caso del termine latino *ara*.
In molte religioni antiche, si praticavano riti di purificazione o di offerta attraverso doni o sacrifici di animali. Il basamento dell'altare aveva spesso una forma adatta a raccogliere il sangue delle vittime, utilizzato nei riti di purificazione. È importante distinguere l'altare, inteso come strumento per le offerte, dalla "residenza del nume". Nelle religioni naturistiche, infatti, le offerte potevano essere portate direttamente alla destinazione (es. vittime gettate in vulcani, sangue versato nelle acque, doni appesi agli alberi o unzioni su pietre sacre). In questi casi, il vulcano, la fonte, l'albero o la pietra non erano considerati altari, ma piuttosto la dimora della divinità a cui il culto era indirizzato. La necessità dell'altare sorgeva quando l'oggetto sacro, rappresentante del nume, si trovava a distanza dall'offerente o quando la divinità era concepita come presente solo idealmente.

Le Prime Manifestazioni e l'Evoluzione delle Forme
Altari di Terra e Pietra
I più antichi altari erano di terra o pietra, spesso eretti in ricordo di particolari esperienze divine, come narrato nella Genesi. In base alla legge mosaica, gli altari antichi dovevano essere costituiti da pietre e da terra non toccati da strumenti ferrosi (Esodo XX, 24-25), un precetto che rifletteva una pratica comune di utilizzare materiali grezzi e naturali per la loro costruzione.
Altari a Tavola e a Banco
Nel Mondo Orientale, le forme più antiche di altare derivano dal costume di mangiare in terra su stuoie o pietre. Presso gli Egiziani, le tavole di pietra (chiamate *hotep*) erano spesso di forma quadrata, con una sporgenza o un incavo per i liquidi, e recavano incisioni di pani e piccoli vasi. Altari simili, consistenti in semplici rocce con buchi per le offerte di bevande, sono stati rinvenuti negli strati più antichi delle città cananee di Megiddo e Taanach.
Con l'introduzione dell'abitudine di mangiare seduti a una mensa rialzata, anche gli altari presero la forma di tavola. Questi erano costituiti da un piano quadrato o circolare (talvolta leggermente incavato), realizzato in legno, terracotta o pietra, e sostenuto da un piede centrale o da quattro piedi agli angoli. Le loro dimensioni erano generalmente modeste, adatte per disporvi cibi, bevande, fiori e incensi, e per essere facilmente trasportati.
Presso i Babilonesi, invece della tavola, era in uso un banco rettangolare, realizzato in legno, terracotta o foglie di palma, significativamente più alto che largo e spesso terminante con un rialzo a forma di gradino. Questa forma permetteva di esporre cibi e bevande su due piani distinti per le divinità. Altari a forma di trono, scavati nella rupe, sono stati rinvenuti nella Grecia antichissima. Nella Cananea, Fenicia e nel regno degli Ittiti, su un basso banco di pietra si ponevano due o più stele sacre (*maṣṣebhüth*) come simboli della presenza del nume. La tavola dei pani di proposizione nel tempio di Gerusalemme richiamava la forma degli altari a tavola assiri.

Altari per Sacrifici Cruenti e Olocausti
L'introduzione dell'uso di consumare offerte e vittime tramite il fuoco portò alla realizzazione di altari più stabili e ampi, che fungevano da veri e propri forni crematori, spesso fissi (*mizbeaḥ* in ebraico). Inizialmente si ricorse a blocchi di pietra squadrati a forma di dado, come gli altari ancora visibili tra le rovine di Petra o quello scavato nella rupe presso la caverna dell'Ida a Creta.
Un tipo particolare erano gli altari a corni, caratteristici della Cananea, con rialzi ai quattro angoli a forma di corno. Gli Ebrei li menzionavano spesso come la parte più santa dell'altare (Esodo, XXVII, 2). Si ipotizza che in origine i corni potessero essere stele sacre o che fossero stati posti agli angoli per lasciare spazio al fuoco al centro. Simili sono le "corna di consacrazione" dell'epoca minoica a Creta, che coronano spesso gli altari.
L'altare degli olocausti più semplice e adatto ad alimentare la fiamma era un mucchio di sassi. La legge dell'Esodo (XX, 25) prescriveva la costruzione di altari con pietre non lavorate ma rozze, suggerendo l'evoluzione da un semplice ammasso di sassi a costruzioni in muratura più regolari. Nonostante il divieto di salire all'altare tramite gradini nella stessa Legge dell'Esodo (XX, 26), altari a gradini erano già in uso in Palestina e in Egitto (es. disegni del tempo di Amenofi IV), specialmente quando le loro dimensioni crebbero per la combustione delle vittime.

Altari per Profumi
Tra le offerte vi erano anche i profumi, bruciati in piccoli strumenti a mano (come mostrano i monumenti egiziani). In Assiria, dove si bruciavano legni odorosi, si utilizzavano strumenti metallici a forma di candelabro, posti a terra davanti alla divinità. L'uso di questi altari per i profumi (*ϑιμιατήρια*) si diffuse anche in Cananea (Megiddo, Taanach) e a Gerusalemme, dove si offrivano profumi sui tetti delle case durante la penetrazione dei culti assiri.
Collocazione e Tipi di Altari Nelle Civiltà Antiche
Vicino Oriente e Tradizione Ebraica
Gli altari, di qualunque materia e forma, erano posti nei luoghi destinati al culto, prevalentemente pubblico. Nelle età più antiche, il culto era reso all'aperto, quindi gli altari erano costruiti senza relazione con un tempio, ovunque si credesse presente il divino: sulle alture, nei boschi, presso le sorgenti dei fiumi, o in cavità sotterranee per divinità ctonie o defunti. Per la Bibbia, il culto nel Tempio inizia con Salomone; prima, l'altare sorgeva su alture sacre, sotto alberi e vicino a fontane.
Nell'antico Egitto e nei popoli mesopotamici, gli altari (sia domestici che pubblici) potevano essere posti all'interno o all'esterno del tempio. L'altare degli olocausti o sacrifici nella tradizione ebraica era sistemato nel cortile davanti al tempio mobile nel deserto, realizzato in legno rivestito di rame con quattro corni, simbolo della potenza divina. Nel Tempio di Salomone, era di bronzo e oro, con un fuoco perenne per il sacrificio quotidiano, unico per tutto Israele.
Dopo la riforma del re Giosia (621 a.C.), gli Ebrei riconobbero l'altare del Tempio di Gerusalemme come l'unico valido per i sacrifici, sebbene fosse ammessa la costruzione di altri altari come segno di un patto.
Nel zoroastrismo, gli altari erano consacrati al culto del fuoco e posti all'aperto. Resti di questi altari (*ātaè-gāh*) si trovano nell'altipiano iranico, come quelli ricavati nella roccia a Naqsh-i Rustem, di forma quadrangolare e con la parte superiore circondata da merli triangolari.

Mondo Egeo, Grecia e Roma
Già nel periodo neolitico in Europa, sono state ritrovate pietre con incavi a forma di coppa, riconosciute come primitive forme di altare. Simili grandi coppe di pietra o terracotta, forse poggiate su sostegni, sono state scoperte negli scavi di Troia e in Etruria.
Nella civiltà cretese-micenea (Età del bronzo), che non conobbe il tempio come struttura religiosa dominante, il focolare domestico fungeva anche da altare. Altari sorgevano nei cortili dei palazzi (Cnosso, Tirinto) e dinnanzi alle case private di Micene. Non erano destinati solo al culto divino, ma anche a quello dei morti, come la costruzione circolare della IV tomba di Micene. Tra le forme note vi erano anche le tavole di libazioni, spesso sorrette da colonnine, e le "corna di consacrazione" che coronano spesso gli altari.
La civiltà classica greca e romana ereditò molte di queste forme. L'altare era designato con vari nomi: *βωμός, ἐσχάρα, ἑστία, ϑυμέλη* in greco, e *ara, altaria, focus* in latino; *τράπεξα* e *mensa* indicavano le tavole per le sacre offerte. Nelle case greche, l'altare dedicato a Zeus *‛Εγλεῖος* sorgeva al centro del cortile. Altari erano presenti anche in luoghi pubblici: nel *prytaneion* (altare comune della città), nel *buleuterion*, nella palestra, nel ginnasio, nell'agorà (famoso quello dei dodici dei ad Atene), nello stadio e nell'ippodromo. Un altare a Dioniso, chiamato *ϑυμέλη*, era nell'orchestra del teatro greco.
Nella religione romana, l'altare (*ara*), di forma generalmente quadrangolare, era rivolto a oriente e posto più in basso rispetto alla statua di culto. Altari simili a quelli micenei furono trovati nell'acropoli di Marzabotto e a Vignanello in Italia. Nell'età repubblicana e imperiale a Roma, il numero degli altari crebbe per nuovi culti e per quello degli imperatori. Altari domestici erano dedicati ai Lares, e altri agli incroci delle vie (*Lares compitales*). Spesso le tombe contenevano altari o pietre sepolcrali a forma di altare, in relazione alla divinizzazione del defunto o dedicati alle divinità del mondo sotterraneo (*dis manibus* o *dis inferis*).
In tutto il periodo classico, l'altare era intimamente connesso al tempio, spesso posto sulla continuazione del suo asse e generalmente orientato a est (Vitruvio, IV, 9: *arae spectent ad orientem*).

L'Altare Rupestre di Oschiri: Simbolismo e Interpretazioni
In Sardegna, a Oschiri (OT), si trova un altare rupestre unico, con simboli e disegni incisi su lunghe lastre naturali di pietra. Sebbene nelle vicinanze si trovino una chiesa e strutture bizantine, la datazione dell'altare è oggetto di dibattito tra archeologi e studiosi, con ipotesi che lo collocano in diverse epoche.
Analizzando la pietra principale, si distinguono 14 nicchie nella fascia inferiore (8 triangolari, 6 quadrate, di cui una sormontata da un triangolo) e 7 nicchie nella fascia superiore (5 triangolari, 1 circolare e 1 quadrata sormontata da un triangolo). Alcune nicchie contengono l'incisione di una croce greca, mentre altre sono circondate da piccole coppelle rotonde. Un masso adiacente presenta una grande nicchia circolare contornata da 12 coppelle, e altre pietre più piccole contengono ulteriori nicchie.

Dibattito sulla Datazione e Simbolismi
Molti studiosi hanno ipotizzato una realizzazione in epoca bizantina (VI-IX secolo) a causa delle croci greche nelle nicchie, suggerendo che fossero destinate a ospitare icone cristiane. Le coppelle sono state talvolta associate alle aureole dei santi. Tuttavia, è un fenomeno ampiamente riconosciuto il riutilizzo cristiano di antichi luoghi di culto pagano, specialmente quelli con un forte valore simbolico, spesso con l'intento di distruggere, sostituire o assorbire i poteri sacri preesistenti.
È insolito che una roccia di tale fattura sia stata utilizzata come altare bizantino, non essendoci altri esempi simili nell'iconografia cristiana. Analizzando il sito da un punto di vista pagano, emergono simbologie altrettanto importanti:
- La falsa porta, di derivazione egizia, simboleggiava il punto di contatto tra il mondo dei vivi e l'aldilà, dove venivano poste offerte per i defunti.
- Il cerchio è un simbolo pagano universale di continuità, divinità e infinito.
- I triangoli possono essere identificati con le piramidi e gli antichi templi a gradoni.
La disposizione di coppelle, con una più grande circondata da altre più piccole, si ritrova anche in siti archeologici pre-cristiani in Liguria, come Canaa Granda e Ara del Persico, suggerendo un simbolismo antico e diffuso.
Contesto Archeologico Pre-Cristiano
Nei dintorni dell'altare di Oschiri sono presenti numerosi complessi nuragici, *domus de janas*, un dolmen e un menhir. Questa significativa presenza umana attesta che l'area era una zona funeraria e sacra ufficiale per antichi popoli, probabilmente risalenti alla più antica cultura dell'isola (3500-2700 a.C.). Il punto focale del complesso rimane la disposizione e il significato enigmatico dei segni, che potrebbero essere interpretati come una grande iscrizione simbolica risalente a un'epoca molto precedente all'arrivo del Cristianesimo.
