La "Christus vivit": l'Esortazione Apostolica di Papa Francesco ai giovani

L'Esortazione Apostolica post-sinodale "Christus vivit" di Papa Francesco, indirizzata “ai giovani e a tutto il popolo di Dio”, è stata firmata il 25 marzo 2019 a Loreto. Questo importante documento pontificio suggella i lavori del Sinodo dei vescovi sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, svoltosi in Vaticano dal 3 al 28 ottobre 2018.

Presentandosi in forma di Lettera, l'Esortazione è composta da 9 capitoli divisi in 299 paragrafi. Nello scriverla, il Papa ha spiegato di essersi lasciato “ispirare dalla ricchezza delle riflessioni e dei dialoghi del Sinodo”. Le parole iniziali, da cui deriva il titolo stesso - “Christus vivit. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo. (...) Lui vive e ti vuole vivo!” - sono anche la sintesi del messaggio positivo che il documento vuole lanciare. Il testo integrale è arricchito da un commento di Mons. Domenico Sigalini, già responsabile della pastorale giovanile in Italia.

Ritratto di Papa Francesco che firma un documento, con sfondo della Basilica di Loreto

Sintesi dei Capitoli dell'Esortazione Apostolica

Capitolo 1: Che cosa dice la Parola di Dio sui giovani?

Il primo capitolo dell'Esortazione prende il via dalla lettura di ciò che la Parola di Dio dice a proposito dei giovani, di come Dio li guarda, anche in un’epoca in cui contavano davvero poco. Vengono portati esempi dal Vecchio e dal Nuovo Testamento, come figure di giovani quali Giuseppe, Gedeone, Samuele, il re Davide, Salomone, Geremia, la giovanissima serva ebrea di Naaman e la giovane Rut, per dimostrare il loro valore.

Il Papa nota che “a Gesù non piaceva il fatto che gli adulti guardassero con disprezzo i più giovani o li tenessero al loro servizio in modo dispotico. Al contrario, chiedeva: «Chi tra voi è più grande diventi come il più giovane» (Lc 22, 26)”. L'età non stabilisce privilegi per Gesù. Allo stesso tempo, la Sacra Scrittura raccomanda il rispetto per gli anziani. Essere giovani, tuttavia, non è solo una questione di età; Gesù, infatti, incontra il giovane ricco, ma “il suo spirito non era così giovane - scrive il Papa - perché si era già aggrappato alle ricchezze e alle comodità”. Il Vangelo presenta anche giovani “pronte e attente”, e altre “distratte e addormentate”. Ai giovani che hanno perso vigore, il Signore rivolge l’invito: “Ragazzo, dico a te, alzati!” (Lc 7,14).

Francesco incoraggia i giovani a non pentirsi “di spendere la propria gioventù essendo buoni, aprendo il cuore al Signore, vivendo in un modo diverso”.

Capitolo 2: Gesù Cristo sempre giovane

Il Sinodo ha affermato che la giovinezza è un periodo stimolante della vita che Gesù stesso ha vissuto. Non dobbiamo pensare, scrive Francesco, che “Gesù fosse un adolescente solitario (...). Il suo rapporto con la gente era quello di un giovane che condivideva tutta la vita di una famiglia ben integrata nel villaggio”, e “nessuno lo considerava un giovane strano o separato dagli altri”. La pastorale giovanile dovrebbe tener conto di questi aspetti della giovinezza di Gesù “per non creare progetti che isolino i giovani dalla famiglia e dal mondo, o che li trasformino in una minoranza selezionata e preservata da ogni contagio”. Servono invece “progetti che li rafforzino, li accompagnino e li proiettino verso l’incontro con gli altri, il servizio generoso, la missione”.

Il Pontefice prosegue parlando della giovinezza della Chiesa: “Chiediamo al Signore che liberi la Chiesa da coloro che vogliono invecchiarla, fissarla sul passato, frenarla, renderla immobile. Chiediamo anche che la liberi da un’altra tentazione: credere che è giovane perché cede a tutto ciò che il mondo le offre... No. È giovane quando è sé stessa, quando riceve la forza sempre nuova della Parola di Dio, dell’Eucaristia, della presenza di Cristo e della forza del suo Spirito ogni giorno”. È importante che la Chiesa abbia il coraggio di essere diversa, testimoniando la bellezza della generosità, del servizio, della purezza, della fortezza, del perdono, della fedeltà, della preghiera, della lotta per la giustizia e il bene comune, dell’amore per i poveri e dell’amicizia sociale.

Sebbene per molti ragazzi religione e Chiesa possano apparire parole vuote, il Papa osserva che “essi sono sensibili alla figura di Gesù, quando viene presentata in modo attraente”. Per questo, la Chiesa deve umilmente riconoscere che “alcune cose concrete devono cambiare”. L’Esortazione riconosce che ci sono giovani per i quali la Chiesa risulta “fastidiosa e perfino irritante”, a causa di ragioni “serie e rispettabili” come “gli scandali sessuali ed economici; l’impreparazione dei ministri (…) il ruolo passivo assegnato ai giovani all’interno della comunità cristiana; la fatica della Chiesa di rendere ragione delle proprie posizioni dottrinali ed etiche di fronte alla società”.

Molti giovani desiderano “una Chiesa che ascolti di più, che non stia continuamente a condannare il mondo. Non vogliono vedere una Chiesa silenziosa e timida, ma nemmeno sempre in guerra”. Papa Francesco spiega che una Chiesa troppo timorosa può essere costantemente critica “nei confronti di tutti i discorsi sulla difesa dei diritti delle donne”, mentre una Chiesa “viva può reagire prestando attenzione alle legittime rivendicazioni (…) pur non essendo d’accordo con tutto ciò che propongono alcuni gruppi femministi”.

Francesco presenta poi Maria, la ragazza di Nazaret, e il suo “sì” come quello “di chi vuole coinvolgersi e rischiare”, sentendosi portatrice di una promessa. E ai giovani ricorda che nella Chiesa ci sono tanti giovani santi coraggiosi, come San Sebastiano, Santa Giovanna d’Arco, San Domenico Savio, il Beato Pier Giorgio Frassati e la Beata Chiara Badano, che hanno dato la vita per Cristo.

Mosaico di Maria adolescente che accoglie l'Annunciazione

Capitolo 3: Voi siete l’adesso di Dio

In questo capitolo, Francesco afferma che i giovani non sono solo il futuro del mondo, ma il presente, e perciò vanno ascoltati. Bisogna resistere alla tentazione di fornire “risposte preconfezionate e ricette pronte”, guardando al positivo che c’è in loro e avendo la capacità “di individuare percorsi dove altri vedono solo muri”. Il cuore di ogni giovane “deve pertanto essere considerato terra sacra”.

Il Papa elenca varie realtà giovanili di cui tener conto: i giovani che vivono in contesti di guerra, quelli sfruttati dalla criminalità, vittime di tratta di esseri umani, schiavitù e sfruttamento sessuale. Coloro che vengono “ideologizzati, strumentalizzati e usati come carne da macello”. Numerosi sono i giovani emarginati per ragioni religiose, etniche o economiche. Francesco cita le ragazze che restano incinte, la piaga dell’aborto, la diffusione dell’HIV e le diverse forme di dipendenza, la situazione dei bambini di strada e conclude: “Non possiamo essere una Chiesa che non piange di fronte a questi drammi dei suoi figli giovani. Non dobbiamo mai farci l’abitudine… La cosa peggiore che possiamo fare è applicare la ricetta dello spirito mondano che consiste nell’anestetizzare i giovani con altre notizie, con altre distrazioni, con banalità”.

Francesco parla poi del fenomeno della colonizzazione ideologica che in molti Paesi poveri impone, in cambio di aiuti economici, proposte occidentali di vita che danneggiano in particolare i giovani. Riguardo alla sessualità, il Papa dice che “in un mondo che enfatizza esclusivamente la sessualità, è difficile mantenere una buona relazione col proprio corpo e vivere serenamente le relazioni affettive”. E che anche per questo la morale sessuale è spesso causa di “incomprensione e di allontanamento dalla Chiesa”, percepita “come uno spazio di giudizio e di condanna”.

Non manca nell’Esortazione il riferimento all’ambiente digitale, da cui non si può prescindere “per raggiungere e coinvolgere i giovani”. Ma esso “è anche un territorio di solitudine, manipolazione, sfruttamento e violenza” dove trovano spazio cyberbullismo, diffusione della pornografia, sfruttamento delle persone a scopo sessuale o attraverso il gioco d’azzardo, circolazione di notizie false che fomentano l’odio. Questo è un fenomeno “che tocca anche la Chiesa e i suoi pastori”.

Papa Francesco ricorda anche i tanti giovani direttamente coinvolti nelle migrazioni. “In alcuni Paesi di arrivo - scrive - i fenomeni migratori suscitano allarme e paure, spesso fomentate e sfruttate a fini politici. Si diffonde così una mentalità xenofoba”, e chiede ai giovani di non assecondare chi li vorrebbe mettere contro altri giovani.

Il Papa affronta anche il tema degli abusi sui minori e riafferma l’impegno del Sinodo per l’adozione di rigorose misure di prevenzione, esprimendo gratitudine “verso coloro che hanno il coraggio di denunciare il male subìto”. Per la Chiesa, con l’aiuto dei giovani, questo momento oscuro “può essere davvero un’opportunità per una riforma di portata epocale, per aprirsi a una nuova Pentecoste”. Così, ai giovani, Francesco ricorda che “c’è una via d’uscita” in tutte le situazioni dolorose e che ci sono tanti giovani che, specie all’interno di una vita comunitaria, ce l’hanno fatta a non cadere nelle trappole e a mantenersi liberi, vivendo la propria giovinezza come “un tempo di donazione generosa, di offerta sincera” di sé.

Dichiarazione di guerra 10 giugno 1940 (HD) Mussolini

Capitolo 4: Il grande annuncio per tutti i giovani

Nel quarto capitolo, Papa Francesco rivolge ai giovani, al di là di tutte le circostanze, l’annuncio più importante, che si declina in tre grandi verità:

  1. La prima: “Dio ti ama”.
  2. La seconda: “Cristo ti salva”, perché il suo amore “è più grande di tutte le nostre contraddizioni, di tutte le nostre fragilità”.
  3. La terza verità: “Egli vive!” E se “Egli vive, allora davvero potrà essere presente nella tua vita, in ogni momento, per riempirlo di luce”.

Nell’Esortazione si legge: “Se riesci ad apprezzare con il cuore la bellezza di questo annuncio e a lasciarti incontrare dal Signore; se ti lasci amare e salvare da Lui; se entri in amicizia con Lui e cominci a conversare con Cristo vivo sulle cose concrete della tua vita, questa sarà (...) l’esperienza fondamentale che sosterrà la tua vita cristiana. Questa è anche l’esperienza che potrai comunicare ad altri giovani”.

Capitolo 5: Percorsi di giovinezza

La domanda con cui si apre il quinto capitolo è: “Come si vive la giovinezza quando ci lasciamo illuminare e trasformare dal grande annuncio del Vangelo?”. Per Francesco è una domanda importante perché essere giovani “è un dono che possiamo sprecare inutilmente, oppure possiamo riceverlo con gratitudine e viverlo in pienezza”. La giovinezza, prosegue, non può restare un “tempo sospeso”, perché “è l’età delle scelte”.

Francesco invita i giovani a non cedere all’ansia, perché i “sogni più belli si conquistano con speranza, pazienza e impegno, rinunciando alla fretta”. Li esorta a non limitarsi ad osservare la vita dal balcone, a non passare la vita davanti a uno schermo, e dice: “Fatevi sentire! Scacciate le paure che vi paralizzano… vivete!”. E raccomanda di non privare la propria giovinezza dell’amicizia con Gesù, che “dà pienezza al vostro essere giovani facendovi sentire sempre accompagnati come i discepoli di Emmaus”.

Per crescere, il Papa raccomanda ai giovani di mantenere sempre “la ‘connessione’ con Gesù” e propone “percorsi di fraternità” per vivere la fede. Parla poi dei giovani impegnati, che possono correre “il rischio di chiudersi in piccoli gruppi”, e invita i ragazzi a vivere l’impegno sociale a contatto con i poveri, ad essere protagonisti del cambiamento verso una civiltà più giusta e fraterna. Infine, li esorta a farsi “missionari coraggiosi”, testimoniando ovunque il Vangelo con la propria vita, anche andando controcorrente. L'impegno sociale e il contatto diretto con i poveri restano un'occasione fondamentale di scoperta o approfondimento della fede e di discernimento della propria vocazione.

Capitolo 6: Radici e memoria

“A volte ho visto alberi giovani, belli, che alzavano i loro rami verso il cielo tendendo sempre più in alto, e sembravano un canto di speranza. Successivamente, dopo una tempesta, li ho trovati caduti, senza vita. Poiché avevano poche radici…”. Con questa immagine, Francesco esprime la sua convinzione che non è possibile un futuro senza radici e che al mondo non è utile la rottura tra le generazioni. “È impossibile che uno cresca se non ha radici forti che aiutino a stare bene in piedi e attaccato alla terra. È facile “volare via” quando non si ha dove attaccarsi, dove fissarsi” (n. 179).

Il Papa parla dell’esistenza di manipolatori che vorrebbero giovani sradicati perché possano credere solo alle loro promesse. Fondamentale, quindi, è il rapporto con gli anziani, e il Papa precisa che ciò “non significa che tu debba essere d’accordo con tutto quello che dicono”. Ma bisogna camminare insieme, e i giovani sono invitati a non permettere che si usi la loro giovinezza per favorire una vita superficiale che confonde la bellezza con l'apparenza.

Capitolo 7: La pastorale giovanile

Il Papa parte dalla constatazione che la pastorale giovanile ha subito l’assalto dei cambiamenti sociali e culturali e “i giovani, nelle strutture consuete, spesso non trovano risposte alle loro inquietudini”. È necessario che essi stessi siano “attori della pastorale giovanile, accompagnati e guidati, ma liberi di trovare strade sempre nuove con creatività e audacia”. La pastorale giovanile ha bisogno di flessibilità per favorire l'incontro con Dio.

Deve percorrere due grandi linee di azione: la ricerca, cioè la chiamata di nuovi giovani verso il Signore, e la crescita. Per la prima, Francesco dice che va privilegiato “il linguaggio della vicinanza, il linguaggio dell’amore disinteressato (…) che tocca il cuore”, prevedendo momenti che aiutino “ad approfondire l’esperienza personale dell’amore di Dio e di Gesù Cristo vivo”. I giovani devono essere aiutati “a fare comunità, a servire gli altri, ad essere vicini ai poveri”. Riguardo alla crescita, raccomanda di non eccedere nella quantità di contenuti dottrinali da trasmettere, ma “di suscitare e radicare le grandi esperienze che sostengono la vita cristiana”.

Le istituzioni della Chiesa devono diventare ambienti adeguati e accoglienti, e il Papa cita le esperienze di alcuni oratori e centri giovanili. Un aspetto decisivo è la pastorale delle istituzioni educative cattoliche. Il Papa mette in guardia dalle scuole trasformate in un “bunker” che protegge dagli errori esterni. L’obiettivo deve essere piuttosto la formazione di persone forti, integrate, capaci di dare. Tra gli ambiti di sviluppo pastorale, il Papa indica l’arte, lo sport e l’impegno per la salvaguardia del creato.

Ancora: serve “una pastorale giovanile popolare”, senza troppe norme e inquadramenti. Perché pretendendo “una pastorale giovanile asettica, pura, caratterizzata da idee astratte, lontana dal mondo e preservata da ogni macchia, riduciamo il Vangelo a una proposta insipida, incomprensibile, lontana, separata dalle culture giovanili”. Non è nemmeno necessario accettare completamente tutti gli insegnamenti della Chiesa per partecipare ad alcuni spazi dedicati ai giovani. In sintesi, occorre un accompagnamento dei giovani nella libertà, e sono i giovani stessi a descrivere ciò che vorrebbero trovare in chi li accompagna: l'autenticità di una vita cristiana e sociale, la capacità di non giudicare ma di ascoltare, la gentilezza e la consapevolezza di sé con i propri limiti.

Capitolo 8: La vocazione

Il Signore ha un progetto stupendo per ciascuno di noi, sostiene il Papa, e per realizzarlo “è necessario sviluppare (...) tutto ciò che si è”. Due gli ambiti fondamentali per ogni persona: la formazione di una famiglia e il lavoro.

  • All'amore e alla famiglia: Francesco scrive che “i giovani sentono fortemente la chiamata all’amore e sognano di incontrare la persona giusta con cui formare una famiglia”. La sessualità è un dono e “ha due scopi: amarsi e generare vita”. Nonostante tutte le difficoltà, il Papa assicura ai giovani che “vale la pena scommettere sulla famiglia (…). Credere che nulla può essere definitivo è un inganno (…) vi chiedo di essere rivoluzionari, vi chiedo di andare controcorrente”. “Io ho fiducia in voi, per questo vi incoraggio a scegliere il matrimonio”.
  • Al lavoro: Riguardo al lavoro, il Papa denuncia l'emarginazione sperimentata dai giovani e richiama la politica ad impegnarsi contro la disoccupazione giovanile. Ai giovani dice: “È vero che non puoi vivere senza lavorare e che a volte dovrai accettare quello che trovi, ma non rinunciare mai ai tuoi sogni, non seppellire mai definitivamente una vocazione. Continua sempre a cercare, come minimo, modalità parziali o imperfette di vivere ciò che nel tuo discernimento riconosci come un’autentica vocazione”.
  • Ad una speciale consacrazione: Francesco conclude questo capitolo parlando della possibilità di consacrarsi a Dio nel sacerdozio e nella vita religiosa. “Perché escluderlo? Abbi la certezza che, se riconosci una chiamata di Dio e la segui, ciò sarà la cosa che darà pienezza alla tua vita”.

Capitolo 9: Il discernimento

Scoprire la propria vocazione “è un compito che richiede spazi di solitudine e di silenzio”. È una decisione personale, sottolinea il Papa, ed è necessario dunque il discernimento che va oltre la ragione. Senza la sapienza del discernimento, ci si può trasformare facilmente in burattini alla mercé delle tendenze del momento.

Secondo Francesco, a chi aiuta i giovani in questo cammino, sono richieste tre sensibilità:

  1. L’attenzione e l'ascolto della persona.
  2. La capacità di distinguere la grazia dalla tentazione, la verità dagli inganni.
  3. La comprensione di “dove vuole andare veramente l’altro”.

Francesco raccomanda: dobbiamo “suscitare e accompagnare processi, non imporre percorsi”. Tante volte, nella vita, si perde tempo a domandarsi: “Ma chi sono io?”. Il Papa esorta a domandarsi piuttosto: “Per chi sono io?”. Tu sei per Dio, senza dubbio. Ma Lui ha voluto che tu sia anche per gli altri, e ha posto in te molte qualità, inclinazioni, doni e carismi che non sono per te, ma per gli altri.

L’Esortazione si conclude con un mandato di fiducia: “Cari giovani, sarò felice nel vedervi correre più velocemente di chi è lento e timoroso. Correte “attratti da quel Volto tanto amato, che adoriamo nella santa Eucaristia e riconosciamo nella carne del fratello sofferente. Lo Spirito Santo vi spinga in questa corsa in avanti. La Chiesa ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede. Ne abbiamo bisogno!”

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