Il desiderio di rendere concreto il pensiero attraverso dei segni grafici è un istinto che accompagna l’uomo da sempre. I primi a dedicarsi a questa pratica furono i Sumeri con la scrittura cuneiforme, incisa su tavolette di pietra o argilla grazie a uno stilo. I Romani copiarono la loro usanza e la bacchetta in piombo, stagno, carbone o ematite rimase lo strumento più utilizzato per scrivere e disegnare almeno fino al Cinquecento. È proprio nel XVI secolo, infatti, che si verifica una scoperta spartiacque capace di semplificare un gesto che ora ci sembra banale, ma che, a quel tempo, era tutt’altro che scontato. Ripercorriamo allora l’intera storia della matita, l’utensile diventato il simbolo della creatività.
Dalle Origini ai Primi Strumenti di Scrittura
Prima dell'avvento della matita moderna, gli antichi popoli utilizzavano diversi strumenti per fissare i propri pensieri e disegni. Dai Sumeri con la loro scrittura cuneiforme, incisa con uno stilo, ai Romani che impiegavano bacchette di piombo, stagno, carbone o ematite, la ricerca di un mezzo efficace per la scrittura e il disegno è sempre stata costante. Questi strumenti primordiali hanno gettato le basi per l'evoluzione che avrebbe portato alla matita come la conosciamo oggi.
L'Etimologia e la Nascita della Matita Moderna
L'Origine dei Termini "Matita" e "Lapis"
Per risalire alle origini della storia della matita è necessario analizzare l’etimologia dei due termini con cui, in italiano, viene definito il più comune ausilio che ci permette di tratteggiare dei segni sulla carta: matita, appunto, e lapis. Entrambi i nomi derivano dall’espressione latina lapis haematites che, tradotta letteralmente, significa pietra di ematite. Indicano dunque il primordiale strumento a base di carbone o di ossido di ferro, inventato ben prima della scoperta che, a partire dal XVI secolo, rivoluzionerà per sempre l’utensile.
La Scoperta della Grafite e il suo Impatto
Le matite modernamente intese, infatti, sfruttano un minerale detto grafite, estratto per la prima volta durante il Cinquecento da una miniera di Cumberland in Inghilterra. Il materiale rinvenuto si dimostrò fin da subito adatto a segnare il bestiame e a lasciare dei tratti facilmente cancellabili con la mollica di pane. Andò così a sostituire tutte le alternative utilizzate in precedenza, come lo stilo di piombo e stagno descritto da Cennino Cennini nel suo trattato di pittura e utilizzato già dai Sumeri, o la matita di ardesia sfruttata in Germania con lo stesso fine.

La Produzione Industriale e i Marchi Iconici
I Primi Passi: dal Bastoncino alla Matita Incaricata
La storia della matita inizia ufficialmente il 10 settembre 1564, giorno in cui venne messo in vendita il primo bastoncino di grafite protetto da un involucro di stoffa e di canne di bambù. Il rivestimento in legno, invece, ha fatto la sua comparsa più di due secoli dopo grazie all’intuizione degli italiani Simonio e Lyndiana Bernacotti, i quali crearono dei fori all’interno di un piccolo pezzo di legno di ginepro per alloggiare la mina.
L'Innovazione Tedesca e Francese: Faber e Conté
Nel 1772 si ha poi l’inizio della produzione industriale delle matite grazie alla fabbrica Faber che, a Norimberga, ideò il processo di inserimento di un’anima di grafite dentro due fogli di legno di cedro. Gli ebanisti proprietari dell’impresa, diventati nobili per decisione dei sovrani di Baviera, unirono successivamente le forze con la famiglia aristocratica dei Castell grazie a un matrimonio, dando così vita alle iconiche matite esagonali Faber-Castell. Anche il 1795 è un’altra data cardine nella storia della matita. In quell’anno, lo scienziato francese Nicholas Jacques Conté mise a punto un impasto di grafite e argilla che, dopo essere stato tagliato a striscioline, poteva essere cotto per ottenere una mina molto più resistente.

La Tradizione del Colore Giallo
Attualmente, la maggior parte delle matite prodotte e commercializzate negli Stati Uniti presenta un involucro in un caratteristico colore giallo. La tinta, però, racconta un altro passaggio importante nella storia della matita. Questa tradizione affonda infatti le sue radici allo scadere del XIX secolo e nel territorio dell’Austria-Ungheria. Più nello specifico, attorno al 1890 la famiglia Hardtmuth introdusse sul mercato la marca di lapis Koh-I-Noor Hardtmuth, ispirata all’omonimo diamante indiano che è stato considerato a lungo la più grande pietra preziosa conosciuta al mondo. Per l’occasione, i fondatori dell’impresa decisero di sfruttare il giallo per tre ragioni: questa sfumatura permetteva di attirare l’attenzione del pubblico; poneva l’accento sulla provenienza asiatica della grafite usata in fase di produzione; riprendeva i colori della casa d’Asburgo che, tradizionalmente, sono il nero e il giallo.

La Storia della Matita in Italia: Ascesa dei Produttori Nazionali
La storia della matita in Italia inizia con ogni probabilità nella seconda metà dell’Ottocento grazie all’azienda Antonio Giacomo Tschopp di Livorno, la quale presentò le sue prime creazioni all’Esposizione di Firenze del 1860. Quindici anni più tardi, invece, fu la A. Nocca & Pellegrini di Pavia a imporsi come maggiore produttore di lapis. Entrambe queste realtà furono tuttavia effimere e durarono solo pochi anni. La prima grande fabbrica a resistere sul mercato per più tempo fu la Cesare Pangrazzi & Fratelli di Milano, fondata in realtà con l’obiettivo di produrre lucido da scarpe e inchiostri. Nel 1920 arrivarono poi la FIM - Fabbrica Italiana Matite di Torino, la Presbitero di Milano e la FILA - Fabbrica Italiana Lapis e Affini di Firenze, tutte e tre rimaste protagoniste per più di cinquant’anni. In questo contesto, l'architetto, consulente storico e archivista Giovanni Renzi ha deciso di dedicarsi alla scrittura di storie legate alle matite, testimoniando un rinnovato interesse per questi strumenti.
Presbitero: Un Simbolo nella Storia Industriale Italiana
Quella della società milanese Presbitero (1916-1976) è una storia industriale importante; una storia con un simbolo forte difficile da dimenticare; talmente forte da essere citato in decine di romanzi e articoli, entrato nei dialetti di diverse province italiane e, infine, persino nei modi di dire della lingua comune. Forse perché intere generazioni, durante gli anni di scuola, hanno utilizzato i prodotti Presbitero: matite, pennini, pastelli, penne a sfera, gessetti, temperamatite, tutti rigorosamente marchiati con quella testa trafitta da matite, infilate nel cranio, che ad alcuni evocava un porcospino, ad altri una medusa.

La Matita nel Contesto Culturale e Commerciale Contemporaneo
L'Eredità dei Marchi Storici e le Nuove Narrazioni
Percorrendo la storia, attraverso i principali marchi italiani che sono passati dal banco di vendita della bottega dei Fratelli Bonvini, come Presbitero e Lyra di Milano, Fila di Firenze e Fim di Torino, e poi le marche internazionali da sempre distribuite anche in Italia quali Schwan, Staedtler, Hardtmuth e Faber-Castell, si racconta un prodotto industriale che nel Novecento ha raggiunto il suo apice, ancora oggi ricco di narrazioni attraverso la preziosità del materiale e la sintesi grafica di etichette e confezioni. A illustrare il rapporto tra il passato e il presente, i disegni acquerellati di Simo Capecchi, concepiti durante la residenza artistica presso Bonvini, offrono una prospettiva unica.
Bonvini 1909: Tra Tradizione e Innovazione
Conclude il percorso della mostra una nuova matita, prodotta in soli mille esemplari da una delle più antiche manifatture francesi, la matita Bonvini 1909, che raccoglie il testimone storico e rilancia nel presente nuove storie di scrittura e disegno.
- Bonvini seleziona e propone strumenti per la scrittura, oggetti di cancelleria, libri illustrati, mostre di lavori su carta e tirature limitate di opere di artisti. Progetta e realizza stampati in Letterpress con caratteri originali di piombo e legno. Organizza laboratori di scrittura, disegno e stampa per adulti e bambini.
- Simo Capecchi ha studiato architettura a Venezia e vive a Napoli da trent’anni. Lavora come illustratrice eseguendo reportage visivi dal vero. Tiene workshop di disegno con l’associazione internazionale Urban Sketchers che ha contribuito a fondare. Dal 2015 tiene una rubrica scritta e disegnata sull’ultima pagina del mensile di viaggi Dove.
- Marta Sironi, storica dell’arte con interessi di ricerca per l’illustrazione e la grafica del Novecento, cura l’ordinamento dell’archivio storico di Bonvini 1909.
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