Il sacerdote e il criterio della semplicità
Da cosa si riconosce un buon sacerdote? Papa Francesco risponde in modo diretto: se sa giocare con i bambini. Durante una Messa a Santa Marta, il Pontefice ha sottolineato che un sacerdote si riconosce dalla sua **semplicità**. Il criterio per comprendere l'autenticità di un prete risiede nel suo atteggiamento verso i più piccoli: se sa carezzare un bambino, sorridere a un bambino o giocare con lui, significa che sa abbassarsi e avvicinarsi alle piccole cose.Al contrario, chi si pone come un semplice "intermediario" - che svolge il suo ruolo come un lavoro per cui percepisce una paga - appare spesso triste, con una faccia scura e troppo seria. Spesso, per rendersi importanti, questi intermediari scelgono la via della **rigidità**, staccandosi dalla gente e dimenticando il dolore umano e gli insegnamenti appresi in famiglia. La rigidità, sottolinea il Papa, porta alla mondanità.

La figura del "piccolo" nella Rivelazione
La prospettiva educativa salesiana, ispirata dall'opera di Don Bosco, pone la predilezione per i giovani e i piccoli al centro della propria vocazione. Don Bosco ha educato amando profondamente i ragazzi, in particolare quelli che definiva «poveri ed abbandonati», rendendo questo amore una componente costitutiva del suo carisma.Dal punto di vista biblico, il termine «piccolo» (
mikros) assume un valore teologico profondo. Il bambino appartiene alla categoria del povero e dell'indifeso, di cui Dio si fa logico difensore. La figura del minore è di casa nel popolo di Dio:
- Nella tradizione patriarcali e nei libri di Samuele, i figli sono visti come frutto dell'amore e benedizione divina.
- Nella tradizione sapienziale, l'educazione è intesa come espressione di amore concreto, dove il maestro saggio agisce come un padre.
- Nel Nuovo Testamento, Gesù mostra una tenerezza inconfondibile verso i bambini, prendendoli tra le braccia e benedicendoli, elevandoli a modello per il Regno di Dio.

La promessa d'amore verso i bambini
Papa Francesco ricorda che, quando gli adulti accolgono un bambino nel mondo, fanno una promessa fondamentale: quella dell'amore. Questa promessa si traduce in accoglienza, cura, vicinanza e attenzione. Essere presbiteri significa farsi custodi di questa fiducia.Il legame tra il sacerdote e i fedeli deve riflettere la
latitudo cordis, ovvero l'ampiezza del cuore. Come suggerito da San Tommaso d'Aquino, il cuore è dilatato quando è aperto al desiderio di cose grandi ed è libero nella libertà di Cristo. Il presbitero è chiamato ad essere:
- Cercatore della verità: attraverso lo studio profondo, che libera dalle preoccupazioni egoistiche.
- Custode della speranza: capace di farsi carico del grido dei poveri e della fame di senso.
- Testimone di una dimora aperta: un cuore ecumenico in cui tutti trovano accoglienza, superando le logiche di appartenenza esclusiva.
L'importanza dell'entusiasmo e della fedeltà
L'entusiasmo nella vita del prete non è un semplice tratto del carattere, ma il frutto dell'essere abitati dallo Spirito Santo. Quando questo entusiasmo manca, la Chiesa rischia di diventare un luogo di sole leggi, perdendo la freschezza della rivelazione.La fedeltà alle promesse - sia quella coniugale che quella battesimale - è un vero capolavoro di umanità. In un mondo che spesso esalta la soddisfazione personale come principio assoluto, la Chiesa deve restituire onore sociale alla fedeltà dell'amore. Come ha detto Gesù, il giogo di chi impara da Lui, mite e umile di cuore, è dolce e il peso leggero.
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