Il ministero del catechista è una colonna portante della trasmissione della fede, un impegno che richiede dedizione, formazione e una profonda vita spirituale. In Italia, la figura del catechista ha ricevuto un riconoscimento ufficiale attraverso specifici riti, mentre diverse iniziative ne supportano la missione e ne onorano l'esempio. Questa panoramica esplora la vocazione del catechista, i requisiti per il suo ministero e alcuni significativi riconoscimenti.

Il Ministero del Catechista nella Chiesa Cattolica Italiana
La Chiesa cattolica, riconoscendo l'importanza cruciale del ruolo del catechista, ha stabilito linee guida e riti per formalizzarne il ministero, fornendo un quadro teologico e pastorale per il loro servizio.
Approvazione del Rito di Istituzione
La 79ª Assemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ha approvato il Rito di istituzione del ministero del catechista. La Presidenza della CEI è stata autorizzata ad apportare le modifiche stilistiche e testuali necessarie, anche considerando le osservazioni formulate dal Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Il testo, che ora attende l’approvazione della Santa Sede, era stato validato dal Consiglio Episcopale Permanente nella sessione del 22-24 gennaio 2024.
Il Rito è preceduto da una presentazione che offre il quadro teologico e pastorale del ministero e riprende quanto stabilito dalla Nota ad experimentum circa la fisionomia e i compiti del catechista per le Chiese di rito latino che sono in Italia. Vengono confermate le norme per le quali il catechista è chiamato a curare la catechesi per l’iniziazione cristiana, ad accompagnare nella crescita di fede quanti hanno già ricevuto i sacramenti dell’iniziazione e ad accogliere e accompagnare quanti esprimono il desiderio di una esperienza di fede.

La Vocazione e Missione secondo Cesare de Bus
Nel 2013, le Edizioni Dottrinari hanno pubblicato l’opuscolo Il catechista: vocazione e missione. L’esperienza del beato Cesare de Bus, scritto da padre Sergio La Pegna. Questo testo offre ai catechisti alcuni pilastri fondamentali su cui si fonda la loro vocazione e missione nella Chiesa.
La Centralità di Gesù Cristo e del Kerygma
Al centro della catechesi si trova essenzialmente una persona: Gesù di Nazaret. Lo scopo della catechesi, pertanto, è quello di mettere in comunione con Gesù Cristo, poiché egli solo può condurre all’amore del Padre nello Spirito e può farci partecipare alla vita della Trinità (cf. CCC 426).
Nella catechesi, il kerygma non deve essere abbandonato in favore di una formazione ritenuta più "solida". Al contrario, non c’è nulla di più solido, profondo, sicuro, consistente e saggio di tale annuncio. Tutta la formazione cristiana è, prima di tutto, l’approfondimento del kerygma, che si fa carne sempre più e sempre meglio, illuminando l’impegno catechistico e permettendo di comprendere adeguatamente il significato di qualunque tema che si sviluppa nella catechesi. È l’annuncio che risponde all’anelito d’infinito presente in ogni cuore umano.
La centralità del kerygma richiede che l'annuncio esprima l’amore salvifico di Dio, che preceda l'obbligazione morale e religiosa, che non imponga la verità e che faccia appello alla libertà. Deve inoltre possedere una nota di gioia, stimolo, vitalità e un’armoniosa completezza che non riduca la predicazione a poche dottrine, talvolta più filosofiche che evangeliche.
Kiko Argüello a Rimini - Il kerigma
Pilastri della Vita Spirituale del Catechista
L'esperienza del Beato Cesare de Bus offre un modello di vita spirituale per il catechista, fondata su diversi elementi essenziali.
Amore per la Preghiera e il Santissimo Sacramento
Per San Cesare, il catechista deve nutrire un costante rapporto di intimità con il Signore, praticando con fede autentica le devozioni comuni del suo tempo, come un grande amore per l’Eucaristia, la frequente meditazione dei misteri dolorosi di Gesù e di Maria, il Rosario, l’orazione mentale e la meditazione e condivisione della Parola di Dio.
Padre Cesare manteneva una grandissima devozione al Santissimo Sacramento. Affermava che avrebbe preferito subire la perdita della cosa a lui più cara piuttosto che tralasciare la celebrazione anche una sola volta, commentando: «Mi meraviglio e non riesco a capire come alcuni possano sentire noia nella celebrazione di questo mistero ricco di così grandi e inesprimibili consolazioni. La mia devozione nel celebrare la Messa aumentava di giorno in giorno, ero inondato da una dolcezza sempre nuova».
Egli stesso praticò un ritiro di due anni presso l’eremo di Saint Jacques, dove si dedicò alla preghiera e alla meditazione del catechismo “ad parochos”. Dalla sua stanza, attraverso una finestrella da lui aperta, poteva contemplare il Santissimo Sacramento presente nel Tabernacolo, raggiungendo un grande equilibrio fra azione e contemplazione.
Passione per la Parola di Dio
Il catechista, per San Cesare, deve essere innamorato della Sacra Scrittura. La Parola di Dio interroga primariamente colui che la proclama, affinché anch’egli ne tragga frutto per la propria crescita spirituale. Per San Cesare, “ascoltare la Parola” significa anche comprenderla, amarla, crederci e metterla in pratica, trovandovi la forza e il coraggio per vivere serenamente il pellegrinaggio terreno. L’orazione mentale è da lui considerata un colloquio profondo con il Signore, a cui dedicava almeno un’ora al giorno, meditando soprattutto sulla Passione di Gesù. Durante il Processo di Canonizzazione, suor Caterina de la Croix riferì della sua profonda meditazione: «Padre Cesare era sempre immerso nella contemplazione, meditava su tutte le creature, ammirando in esse l’opera di Dio e scoprendo Dio in tutte le cose, ad esempio osservando la foglia di un albero...»
Come San Cesare affermava: «Cosa vuol dire ascoltare la Parola di Dio? Basta forse solo ascoltarla? Sì, purché la si metta in pratica, perché non quelli che ascoltano la legge sono giusti dinanzi a Dio, ma quelli che la mettono in pratica saranno giustificati (Rom 2,13). Comprendeva bene questa verità Samuele, e perciò diceva al Signore: “parla, o Signore, che il tuo servo ti ascolta” (1Sam 3,9). Chi è da Dio, cioè chi è in grazia di Dio, chi ha Dio in sé, chi è pieno di Dio, ascolta la sua Parola, ama la sua Parola, la crede e la mette in pratica; tutto ciò è compreso nel verbo ascoltare.»
Devozione Mariana e ai Santi
San Cesare nutriva una singolare devozione alla Beata Immacolata Vergine Maria fin dalla giovinezza. Ricordava che, ancora vestito da nobile, imitava i poveri e gli indigenti offrendo doni e baciando l'immagine della Madonna della Pietà in una cappella fuori Cavaillon. Tale devozione culminò in un’apparizione della Beata Vergine Maria che gli procurò una consolazione indescrivibile.
Maria è vista nei suoi scritti come la Madre della misericordia, che intercede per i pellegrini sulla terra, e come la Madre che, ai piedi della Croce, ha sofferto più di qualsiasi martire. Era solito venerare Maria in particolare con la recita del Rosario. Nonostante 14 anni di cecità progressiva, recitò il Rosario almeno ventimila volte, suggerendo agli altri di recitarlo con grande devozione. Durante un periodo di inattività forzata a causa di una malattia, trascorse il tempo a "fabbricare rosari" e, una volta ristabilito, continuò quest'opera, raccogliendo il legno adatto per intrecciarli. Grazie a lui, la pratica del Rosario fu introdotta a Cavaillon.
San Cesare nutriva anche una grande venerazione verso gli Angeli e i Santi. Egli affermava: «Se tu sapessi la gioia che si prova nel pregare i santi, ne saresti stupita. Penso che un vero devoto dei santi sia anch’egli santo». Vedeva l’essere catechista come l’essere un "angelo di luce", poiché la Dottrina Cristiana è la luce che illumina gli uomini e dona loro gioia, serenità e speranza. Ricordava che gli Angeli sono nostri intercessori e protettori, e i Santi, nostri fratelli e membri di uno stesso corpo in Gesù Cristo, continuano a intercedere per noi anche nella patria celeste.
Vivere la Misericordia di Dio
Il catechista deve sentire nella sua vita e trasmettere la Misericordia di Dio, che si manifesta nel mistero della morte e risurrezione di Gesù. Sin dalla sua fanciullezza, San Cesare sperimentò l’Amore di Dio. Nella sua conversione, fu toccato da Dio, Amore che perdona, sperimentando cosa significhi essere perdonato e ricominciare il cammino della vita abbandonandosi nelle mani di Dio, fidandosi ciecamente di Lui.
Questa fiducia totale in Dio è basata sulla misericordia che Dio stesso ha mostrato nella missione salvifica di Cristo, morto in croce per riscattarci dal peccato. La scoperta della realtà salvifica della croce portò Padre Cesare ad avere una profonda devozione per la Passione di Gesù e al desiderio di condividerla con gli altri. Questo amore per il mistero pasquale lo spinse a costruire e distribuire piccole croci raffiguranti i misteri della Passione, insieme all’Esercizio della croce, che consisteva nel sentire, in ogni istante della vita, la potenza salvifica del mistero pasquale.
San Cesare esortava a vivere la fede in modo completo: «Noi dobbiamo credere alle verità del Simbolo con una fede capace di trasportare le montagne, pregare le domande del Padre Nostro con una speranza che non sarà mai delusa, praticare i Comandamenti del Decalogo con un amore forte come la morte, duro come l’Inferno; infine noi dobbiamo ricevere e amministrare i Sacramenti con una purezza degna di quell’acqua che zampilla per la vita eterna e della quale essi sono fonte e canale».
L'Esempio di Vita di San Cesare de Bus
Padre Cesare de Bus, nel suo ministero, dimostrava che «i genitori devono istruire i loro figli più con l’esempio che con le parole, perché l’esempio ha più efficacia delle parole». Il suo stesso stile di vita, come affermava, doveva essere «un catechismo vivente». Nel suo discorso di fondazione della Congregazione, dichiarò: «Annunciamo questa Parola, insegniamo questa Dottrina, consacriamoci a questo esercizio e noi saremo Angeli di Luce! È vero che noi non lo saremmo che a metà se diffondessimo la luce con le nostre parole e, nello stesso tempo, le tenebre con gli atti. Tutto in noi deve catechizzare; il nostro stile di vita sia così conforme alle verità insegnate da essere un catechismo vivente…»
La sua vita ruotava attorno all’ascolto e alla trasmissione: «Vi trasmetto quello che anch’io ho ricevuto» (1Cor. 15,1). Fin da giovane, amò la parola, e un ammonimento di Antonietta Reveillade - “Dio vi parla e voi non l’ascoltate” - segnò un cambiamento fondamentale nella sua vita, portandolo ad ascoltare e a nutrirsi della Sacra Scrittura, facendone oggetto di meditazione e contemplazione.
I decreti del Concilio di Trento e l’esempio di San Carlo Borromeo furono le "regole d’oro" del suo apostolato, animato dal desiderio di presentare la dottrina di Cristo con un linguaggio comprensibile a tutti, dedicando tutta la sua vita alla catechesi, specialmente rivolta ai più piccoli, poveri e bisognosi, e tutto questo con grande passione.

Formazione e Supporto per i Catechisti
Oltre alle linee guida ufficiali, esistono fondi e associazioni che offrono supporto concreto ai catechisti e alla catechesi, facilitando la loro formazione e la realizzazione della loro missione.
Il Fondo Tina Lillig Memorial
Il Fondo Tina Lillig Memorial offre aiuti finanziari o sovvenzioni per sostenere le attività legate alla catechesi. Tutti i richiedenti devono essere membri dell'Associazione Statunitense della Catechesi del Buon Pastore e la richiesta deve essere accompagnata da una raccomandazione. Per informazioni su come diventare socio o rinnovare un’iscrizione CGSUSA esistente, è necessario consultare le "Tipologie di appartenenza". Lo stato di socio viene verificato dall’ufficio della United States Association prima che le domande siano prese in considerazione dal Comitato Consultivo del Fondo.
Le domande vengono esaminate dal comitato consultivo del Fondo Tina Lillig Memorial fino a due volte l'anno, o quando i fondi sono disponibili per l’erogazione. Le domande sono prese in considerazione nell’ordine in cui vengono ricevute; le domande incomplete non possono essere considerate per il supporto. Gli esborsi dal Fondo Tina Lillig vengono effettuati due volte all’anno:
- Tutte le domande ricevute entro il 30 aprile vengono esaminate ed erogate entro il 30 giugno.
- Tutte le domande ricevute entro il 30 ottobre vengono esaminate ed erogate entro il 30 dicembre.
Le domande pervenute dopo ciascuna scadenza vengono trattenute per la successiva fase di valutazione.

Premi e Riconoscimenti Speciali legati ai Catechisti
Sebbene non esista un unico "Premio Miglior Catechista" di vasta portata, è possibile trovare riconoscimenti che, pur non essendo direttamente incentrati sulla "miglior catechesi" in senso stretto, onorano persone che hanno incarnato i valori del servizio e della fede, includendo talvolta anche la loro attività di catechista.
Il Premio 'Simone Casapieri'
Il Premio 'Simone Casapieri' è un esempio di riconoscimento istituito in memoria di una persona che è stata anche catechista. Simone Casapieri, scomparso a 25 anni a causa dell’epatoblastoma, una conseguenza della sindrome di Beckwith-Wiedemann (BWS), è ricordato come un giovane attivo negli scout, catechista in parrocchia e studente di Informatica all'università di Pisa. Nonostante le sfide legate alla sua malattia, Simone affrontava ogni aspetto con positività, come dimostrato dalla sua lezione di vita: «Come tutti i ‘malati’ di Bws, ho imparato a lottare al momento stesso della mia nascita. La Bws insegna a essere forti, ad amare la vita e a combattere per tenerla».
La sua storia ha spinto l'associazione Aibws, di cui Simone era stato uno dei primi membri adulti e per cui aveva curato il sito internet, a promuovere la ricerca scientifica sulla sindrome nel suo nome. Il premio consiste in duemila euro destinati alle migliori tesi sulla BWS, sia lauree in Medicina che dottorati di ricerca. Nel 2019 era riservato a chi si era specializzato in ortopedia sulla BWS, nel 2020 il tema è stato la genetica, e nel 2021 l’elaborato dovrà riguardare l’aspetto maxillo-facciale. Questi temi focalizzano alcuni dei 30 possibili sintomi della sindrome.
La presidente di Aibws, Daniela Valle, ha ricordato Simone come «una persona eccezionale, perfettamente integrato, un esempio per i ragazzi più piccoli e le loro famiglie», sottolineando che il premio è stato istituito anche con parte dei suoi risparmi, per ricordarlo e impiegarli in questo progetto.
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