Preghiere e Riflessioni: Il Buon Pastore, i Genitori e i Bambini

La figura di Gesù Buon Pastore è un faro di speranza e guida per tutti, specialmente per i bambini e le loro famiglie. Egli non solo pasce e nutre il suo gregge, ma va in cerca di chi si perde, conosce le sue pecore una a una e offre la sua vita per loro. Le preghiere e le riflessioni che seguono, alcune direttamente espresse dai bambini, altre dedicate a loro e ai loro genitori, esplorano il profondo legame con Gesù e i valori fondamentali dell'amore, della famiglia e della fede.

Gesù, il Buon Pastore: Guida e Speranza

«Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore.» Questo messaggio evangelico (Gv 10,11-18) è al centro della nostra fede. Gesù è il pastore delle nostre anime, paziente e misericordioso, disposto a sacrificare la sua vita per noi. Egli è la guida e il sostegno nella vita del cristiano e della Chiesa, il Buon Pastore che ama e conosce le sue pecore.

Siamo chiamati a rinnovare la fiducia, l’accoglienza e l’adesione a Cristo, che ci spalanca la porta del Suo Cuore per ammetterci alla gioia e alla pace che non hanno fine. Cristo risorto è il nostro capo, guida e pastore. In Lui è legata l’esclusività e l’universalità della salvezza, e in Lui si rivela pienamente il nostro essere figli di Dio. Ascoltando la sua voce, stringendoci a Lui e vivendo da figli di Dio, scopriamo il vero senso della nostra vita.

Gesù Buon Pastore con il suo gregge, inclusi bambini

Il Significato della Porta: Gv 10,7-18

Nel Vangelo Secondo Giovanni (Gv 10,7-18), Gesù afferma: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza. Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario - che non è pastore e al quale le pecore non appartengono - vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo.»

Questo brano ci ricorda che Gesù è il Pastore Buono, colui che ha a cuore tutte le sue pecorelle, le conosce una a una e per ognuna offre la sua vita. Entrare attraverso Lui significa scegliere la salvezza e la vita in abbondanza. Spesso, come i mercenari che scappano davanti al pericolo, anche noi possiamo essere tentati di tirarci indietro di fronte alle difficoltà o alle ingiustizie. Gesù, invece, resta e difende le sue pecore.

Le Croci dei Bambini: Preghiere e Riflessioni

Anche i bambini hanno le loro croci, che sentono pesanti. Gesù solo le conosce e le prende sul serio.

  • Preghiera sul peso delle croci: «Tu sai che anche noi bambini abbiamo delle croci, che non sono né più leggere né più pesanti di quelle dei grandi, ma sono delle vere e proprie croci, che sentiamo pesanti anche di notte. E solo Tu lo sai e le prendi sul serio. Aiutaci ogni giorno a portare le nostre croci come Tu hai portato la tua. Aiutaci a diventare sempre più buoni: ad essere come Tu ci vuoi. E ti ringrazio perché so che mi stai sempre vicino e che non mi abbandoni mai, soprattutto quando ho più paura, e perché hai mandato il mio Angelo Custode che ogni giorno mi protegge e illumina.»

  • Preghiera dei ragazzi: «Gesù, niente ci separerà dal tuo amore.»

  • Sull'ingiustizia e il silenzio (riflessione del bambino/a): Dal Vangelo, Pilato voleva rimettere in libertà Gesù, ma la folla urlava: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Un bambino riflette: «Quando ero in prima elementare, Marco, un bambino della mia classe, è stato incolpato di aver rubato la merenda del suo compagno di banco. Sapevo che non era vero, ma sono rimasto in silenzio, non era un mio problema, e poi tutti indicavano lui come il colpevole. Ogni volta che ci ripenso provo ancora vergogna, sento dolore per quella mia azione. Avrei potuto aiutare questo mio amico, dire la verità e aiutare a fare giustizia, invece mi sono comportato come Pilato e ho preferito far finta di niente. Ho scelto la strada più comoda e me ne sono lavato le mani.»

  • Sull'empatia e il rispetto (riflessione del bambino/a): Dal Vangelo leggiamo: «Gli uomini che avevano in custodia Gesù lo deridevano e lo picchiavano, gli bendavano gli occhi e gli dicevano: «Fa’ il profeta! Chi è che ti ha colpito?»». Un bambino riflette: «In classe, leggevamo a turno il libro La gabbianella e il gatto. Quando fu il turno di Martina, lei iniziò a confondere le lettere una con l’altra e così le frasi persero di significato. Parola dopo parola iniziai a ridere e con me tutti gli altri.» Questo ci ricorda come Gesù ci abbia insegnato ad amare e come nel suo amore si trovi la risposta a tutte le sofferenze.

  • Preghiera dei ragazzi sulla caduta: «Gesù, sei caduto sotto la grande croce che portavi. Anch’io cado spesso e mi faccio male.»

  • Sull'accoglienza e l'amicizia (riflessione del bambino/a): «Durante l’estate giocavo con gli amici del quartiere nel parco davanti casa. Da qualche mese avevamo dei nuovi vicini con un figlio della mia stessa età. Lui però non giocava con noi, non capiva neanche bene la nostra lingua. Un giorno avevo notato che ci stava guardando da lontano, voleva giocare con noi, ma non aveva il coraggio di chiederlo. Mi sono avvicinato, ci siamo presentati e l’ho invitato a fare una partita di calcio insieme a noi.»

  • Sul sostegno e la fratellanza (riflessione del bambino/a): Dal Vangelo: «I giusti risponderanno [al re]: «Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato, straniero o nudo, malato o in carcere?»». Un bambino racconta: «Quel giorno dovevo giocare la partita più importante del campionato, era l’occasione per dimostrare tutte le mie capacità. Negli spogliatoi ero agitato e spaventato, ma entrando in campo vidi tra gli spettatori Marco, il mio migliore amico che, nonostante non amasse il calcio, era venuto lì per sostenermi. Mentre facevo la doccia ero triste e scoraggiato, ma, uscito dagli spogliatoi, ho trovato il mio amico: mi aveva aspettato con un’aranciata in mano. Un incontro, uno sguardo, un gesto possono cambiare la nostra giornata e riempire il nostro cuore.»

  • Sull'umiltà e la delusione (riflessione del bambino/a): Dagli scritti dell’Apostolo Pietro: «Egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca». Un bambino condivide: «In Quarta Elementare volevo a tutti i costi essere il protagonista della recita scolastica di fine anno. Mi ero impegnato al massimo per ottenere la parte, avevo ripetuto le battute più volte di fronte allo specchio, ma la maestra decise di dare la parte a Giovanni. In quel momento mi sono sentito umiliato e arrabbiato, con me stesso, con la maestra e con Giovanni.»

  • Sull'onestà e l'aiuto reciproco (riflessione del bambino/a): Dal Vangelo: «Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui.» Un bambino ricorda: «Io e mio fratello avevamo giocato tutto il pomeriggio con i videogiochi. Arrivata la sera, la mamma ci ha chiesto se avevamo fatto i compiti. Tutt’e due abbiamo risposto: “Certo mamma”. Gli ho proposto di fare subito i compiti, così l’ho aiutato a recuperare quelli del giorno prima.»

  • Sulla solitudine e il distacco (riflessione del bambino/a): «Nell’ultimo anno con la famiglia non abbiamo più fatto visita ai nonni; i miei genitori dicono che è pericoloso, potremmo farli ammalare di covid. La tristezza della solitudine a volte diventa insopportabile, ci sentiamo “abbandonati” da tutti, incapaci di sorridere ancora.»

  • Sul distacco dai beni materiali (riflessione del bambino/a e preghiera): «Dalle mensole della mia camera si affacciavano tantissime bambole, ognuna diversa. Con tristezza ne ho scelte un po’, le più vecchie, quelle a cui ero meno affezionata. La sera, però, avevo la sensazione di non aver fatto abbastanza.» Accompagnato dalla preghiera dei ragazzi: «Gesù, veglia sul mio cuore, rendilo libero dalla schiavitù dei beni materiali.»

  • Sulla crudeltà e il perdono (riflessione del bambino/a): Dal Vangelo: «Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».» Un bambino medita: «Poco tempo fa, dopo aver trattato l’argomento in classe, ho scritto un tema sui bambini vittime di mafia. Mi chiedo: come si possono compiere azioni così terribili? È giusto perdonare queste cose? Gesù, morendo sulla croce, ha donato a tutti la salvezza.»

  • Riflessione finale di Sara: Dal Vangelo: «Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito».» Una bambina, Sara, conclude: «Caro Gesù, mi chiamo Sara, ho dodici anni e ti voglio ringraziare perché oggi mi hai insegnato a fare il bene in nome del tuo amore. Mi hai insegnato a superare ogni sofferenza affidandomi a Te; ad amare l’altro come mio fratello; a cadere e a rialzarmi; a servire gli altri; a liberarmi dei pregiudizi; a riconoscere l’essenziale e soprattutto ad unire ogni giorno la mia vita alla tua.»

Perché devo pregare - Come devo pregare - Sorpresa per i bambini - Il regno di Dio per i bambini

Il Ruolo dei Genitori: Educazione e Amore

La famiglia è dove nasce l'amore più straordinario, come nella grotta di Betlemme. È il luogo dove i membri, partendo dalla visione soprannaturale di vedere Gesù gli uni negli altri, arrivano alle espressioni più concrete e semplici dell'amore. Questo ci ricorda l'importanza di aiutarci a diventare come i bambini: piccoli, bisognosi di tutto, aperti alla vita.

I Figli: Un Mezzo, non un Fine

Come afferma Marco Pedron, i figli sono un dono della vita perché i genitori possano esprimere l'amore che portano dentro. Sono il mezzo attraverso cui la vita dei genitori si realizza, diventando feconda e dando senso alle giornate, ma non devono essere il fine ultimo dell'esistenza dei genitori. Non sono lì per obbedire incondizionatamente, rendere felici o non deludere, bensì per accompagnare i genitori nel loro percorso di espressione d'amore.

Il Pane della Fratellanza

La storia di Giulia e dei suoi tre figli, Roberto, Michele e Francesco, ci insegna l'importanza della fratellanza e del perdono. Nonostante si volessero bene, i litigi erano frequenti. Solo il ricordo delle parole della madre e il gesto simbolico di condividere il pane riuscivano a ristabilire la pace, seppur temporaneamente. Questo ci ricorda che la pace non dura molto se non è continuamente coltivata.

Illustrazione di una famiglia che condivide un pasto o del pane

Trenta Consigli per Genitori Frettolosi (di Bruno Ferrero)

Ecco alcune semplici regole per migliorare la vita familiare e l'educazione dei figli:

  1. I primi anni di vita sono importanti: è in questo periodo che si posano le strutture fondamentali della persona.
  2. I bambini sono persone con carattere, temperamento, bisogni, desideri, cambiamenti di umore proprio come voi. Lasciate che anche i vostri figli qualche volta diano in escandescenze.
  3. I bambini imitano quello che fate voi. Non faranno mai quello che ordinate. Soprattutto non fate prediche. I bambini imparano solo quello che vivono.
  4. I due genitori devono avere la stessa idea di educazione. Questo non significa che devono fare le stesse cose o apparire un muro di cemento armato.
  5. Non entrate in conflitto con i vostri figli. Ogni volta che entrerete in conflitto con i vostri figli voi avrete già perso.
  6. Siate pazienti. Anche con voi stessi. Nessuno ha mai detto che sia facile essere un genitore.
  7. I genitori non sono i soli educatori: c'è anche la società in cui i figli sono immersi.
  8. Dite "no". In questo modo i vostri figli sapranno che li proteggete anche dai loro errori. Insegnate ai vostri figli che non possono avere tutto e subito. È prudente, perciò, usare con cautela il sistema di assecondare: i bambini devono imparare a manovrare le frustrazioni, perché la vita dell'adulto ne è piena.
  9. Riservate del tempo per ridere insieme e divertitevi insieme. Vivete i vostri valori nella gioia. Se fate la morale tutto il giorno ai vostri figli verrà voglia di scappare.
  10. Scambiatevi dei regali.
  11. Imparate a relativizzare i problemi, ma risolveteli.
  12. Accogliete in casa gli amici dei vostri figli.
  13. L'incoraggiamento è l'aspetto più importante nella pratica di educazione del bambino. È tanto importante, che la mancanza di esso si può considerare quale causa fondamentale di certe anomalie del comportamento. Un bambino che si comporta male è un bambino scoraggiato.
  14. Consentite ai vostri figli di non avere il vostro parere. E soprattutto ascoltateli veramente. Fa parte del nostro pregiudizio comune sui bambini pretendere di capire quello che vogliono dire senza in realtà ascoltarli. I figli hanno una diversa prospettiva e spesso soluzioni intelligenti da proporre. Il nostro orgoglio ci impedisce di ascoltarli. Quante volte potremmo approfittare della loro sensibilità se li trattassimo alla pari e li ascoltassimo davvero.
  15. Sottolineate i lati positivi dei vostri figli. I bambini non ne sono sempre coscienti. I complimenti piacciono a tutti, anche ai vostri figli.
  16. Consentite loro di prendere parte alle decisioni della famiglia. Spiegate bene i motivi delle vostre scelte. Rispondete ai loro «perché».
  17. Mantenete la parola. Siate coerenti. Attenetevi alle decisioni prese. Non promettete o minacciate a vanvera.
  18. Riconoscete i vostri errori e scusatevi. Abbiate il coraggio di essere imperfetti e consentite ai vostri figli di esserlo.
  19. Giocate con i vostri figli.
  20. Quando dovete fare un "discorso serio" con i vostri figli, aspettate che siano in posizione orizzontale. Non fatelo mai quando sono in posizione verticale.
  21. Ricordate che ogni bambino è unico. Non esiste l'educazione al plurale.
  22. Alcuni verbi non hanno l'imperativo. Non potete dire: «Studia!», «Metti in ordine!», «Prega!» e sperare che funzioni.
  23. Spiegate ai vostri figli che cosa provate. Raccontate come eravate voi alla loro età.
  24. Aiutateli a essere forti e a riprendersi quando le cose vanno male.
  25. Raccogliete la sfida della TV. La televisione non è tanto pericolosa per quello che fa quanto per quello che non fa fare.
  26. Non siate iper/protettivi. Cercate le occasioni giuste per tirarvi indietro e consentire ai vostri figli di mettere alla prova la loro forza e le loro capacità.
  27. Un bambino umiliato non impara nulla. Eliminate la critica e minimizzate gli errori. Sottolineando costantemente gli errori, noi scoraggiamo i nostri figli, mentre dobbiamo ricordarci che non possiamo costruire sulla debolezza, ma soltanto sulla forza.
  28. Non giudicate gli altri genitori dai loro figli e non mettetevi in competizione per i figli con parenti e amici.
  29. Date loro il gusto della lettura.
  30. Raccontate loro la storia di Gesù.

Un Decalogo per il Papà (di Bruno Ferrero)

La figura paterna è fondamentale nell'educazione e nella crescita dei figli:

  1. Il primo dovere di un padre verso i suoi figli è amare la madre. La famiglia è un sistema che si regge sull'amore reale ed effettivo, e l'educazione è sempre un "gioco di squadra". Nella coppia, come con i figli che crescono, un accordo profondo e un'intima unione danno piacere e promuovono la crescita, rappresentando una base sicura.
  2. Il padre deve soprattutto esserci. Una presenza che significa "voi siete il primo interesse della mia vita". Le statistiche affermano che un papà trascorre meno di cinque minuti al giorno in modo autenticamente educativo con i propri figli. Esserci per un papà vuol dire parlare con i figli, discorrere del lavoro e dei problemi, farli partecipare il più possibile alla sua vita.
  3. Un padre è un modello, che lo voglia o no. Oggi la figura del padre ha un'enorme importanza come appoggio e guida del figlio, come esempio di comportamenti e stimolo a scegliere condotte corrette e civili, modello di onestà, lealtà e benevolenza. I ragazzi badano molto più a ciò che il padre fa' e alle ragioni per cui lo fa.
  4. Un padre dà sicurezza. Il papà è il custode. Tutti in famiglia si aspettano protezione dal papà.
  5. Un padre incoraggia e dà forza. Dimostra il suo amore con la stima, il rispetto, l'ascolto, l'accettazione. Ha la vera tenerezza di chi dice: "Qualunque cosa capiti, sono qui per te!". Di qui nasce nei figli quell'atteggiamento vitale che è la fiducia in se stessi.
  6. Un padre ricorda e racconta. Paternità è essere l'isola accogliente per i "naufraghi della giornata". È fare di qualche momento particolare, la cena per esempio, un punto d'incontro per la famiglia, dove si possa conversare in un clima sereno. Un buon papà sa creare la magia dei ricordi, attraverso i piccoli rituali dell'affetto.
  7. Un padre insegna a risolvere i problemi. Un papà è il miglior passaporto per il mondo "di fuori". Il punto sul quale influisce fortemente il padre è la capacità di dominio della realtà, l'attitudine ad affrontare e controllare il mondo in cui si vive.
  8. Un padre perdona. Il perdono del papà è la qualità più grande, più attesa e più sentita da un figlio.
  9. Il padre è sempre il padre. Anche se vive lontano, ogni figlio ha il diritto di avere il suo papà.
  10. Un padre è immagine di Dio. Essere padre è una vocazione, non solo una scelta personale. Le ricerche psicologiche dicono che i bambini si fanno l'immagine di Dio sul modello del loro papà. La preghiera che Gesù ci ha insegnato è il Padre Nostro.
Un padre che legge una storia o gioca con i suoi figli

L'Educatore Amato: Il Principio di Padre Arsenio

Padre Arsenio sottolinea che la prima dote di un educatore, per essere ascoltato, è l'essere amato. Non si deve cercare tanto di farsi temere, quanto di farsi amare. Questo si ottiene amando per primi: «se vuoi essere amato, ama tu per primo». E, quando si è amati, dall'amato si ottiene quanto si vuole. Questo principio è fondamentale per genitori, insegnanti e ogni figura educativa.

Risorse e Preghiere per la Catechesi

Per la catechesi e l'approfondimento della figura del Buon Pastore, sono disponibili diversi strumenti e preghiere, spesso pensati per i bambini e i ragazzi:

  • Schede sulla parabola del Buon Pastore adatte a bambini piccoli, con disegni, testi e preghiere, utili per il primo anno di comunione.
  • Preghiere dell'atto di dolore adattate per i piccoli che si preparano al Sacramento della Prima Confessione.
  • Simpatici segnalibri con la pecorella, ideali come ricordo per la Prima Confessione sul tema della pecorella smarrita e del Buon Pastore (Lc 15,3-7, Mt 18,12-14, Sal 22).
  • Proposte di preghiera che invitano i ragazzi a riflettere su Gesù come il Pastore buono che tiene a ognuno di noi e ci conosce in profondità.
  • Brevi sussidi per cresimati e cresimandi che si preparano al viaggio a Roma sui passi dei testimoni della fede.
  • Adorazioni eucaristiche comunitarie e vocazionali, spesso basate sulla pericope evangelica del Buon Pastore (Gv 10,1-18.27-30), adatte anche per gruppi giovanili.
  • Progetti "colora parabole" che insegnano che Cristo ci ama profondamente, ci difende e ci sostiene fino a dare la sua vita per noi.
  • Biglietti ricordo per la prima confessione dei bambini.
  • Attività proposte a gruppi di bambini dalla terza alla quinta elementare, basate sul Vangelo di Marco, il Vangelo della chiamata.

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