La Preghiera Missionaria nella Vita della Chiesa

Nella Chiesa, la preghiera è da sempre considerata la prima attività del cristiano, e perciò anche del missionario. Non si può infatti testimoniare Cristo senza riflettere la sua immagine, la quale è resa viva in noi dalla grazia e dall’opera dello Spirito Santo.

Esiste una modalità propriamente missionaria di pregare, una distinzione che non altera i contenuti teologici, ma si manifesta nel contesto, nella prospettiva e nell'orizzonte. Mentre nella preghiera tradizionale il contesto è dato dalla propria situazione, dallo stato d’animo e dai bisogni individuali, con una prospettiva sull’ambiente prossimo e un orizzonte limitato alla porzione di Chiesa di appartenenza, la preghiera missionaria si distingue per altre caratteristiche.

Tratti Caratteristici della Preghiera Missionaria

La preghiera missionaria è quella che continuamente educa a dilatare gli spazi del cuore e della mente. È una preghiera in cui trovano spazio i gemiti, i lamenti, le gioie e le speranze degli uomini d’oggi e di sempre, abbracciando l'intera umanità con una visione universale.

L'Urgenza delle Vocazioni Missionarie

Mai come oggi sentiamo vere ed attuali le parole di Gesù che invitò i suoi discepoli a pregare: “Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!” (Mt 9,38). Le missioni hanno tanti bisogni, ma la necessità più urgente sono le vocazioni missionarie. Diminuiscono infatti i giovani uomini e le donne che, accettando l’invito di Gesù, lasciano il proprio paese e gli affetti più belli per consacrarsi totalmente e per tutta la vita al lavoro missionario. La nostra proposta è prendere sul serio l’invito di Gesù e impegnarci a pregare per le vocazioni missionarie. Si sente che la grazia di numerose e sante vocazioni missionarie chiede una preghiera corale, sostenuta dalla promessa: “Se due di voi, sulla terra, si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà.”

illustrazione di persone che pregano insieme per le vocazioni missionarie

Aspetti Essenziali della Missione e della Preghiera

La prima comunità cristiana nasce da un movimento dinamico che porta i discepoli ad uscire dal cenacolo delle paure, della chiusura e della disillusione per andare ad annunciare ciò che avevano “veduto e udito” (1 Gv 1,3). Anche oggi la Chiesa continua ad essere una Chiesa in uscita, chiamata a portare il lieto annuncio nelle periferie esistenziali. Si calcola che attualmente ci siano circa settemila missionari italiani nel mondo, di cui tremila laici. A questi missionari ad gentes, se ne aggiungono tanti altri che, nel silenzio della loro quotidianità fatta di famiglia, lavoro e tempo libero, testimoniano il Vangelo con la propria vita. Il missionario, dunque, non è soltanto colui che esce dalla propria terra, ma è soprattutto colui che, in comunione con la Chiesa, orientato dallo Spirito e alimentato dalla Parola e dall’Eucarestia, fa dono di sé per testimoniare Gesù affinché tutti “abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10).

1. La Comunità: Andare a Due a Due

Nel Vangelo secondo Marco (6, 7-9) si legge che Gesù “chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.”

Come sottolineato dal messaggio di Papa Francesco per la Giornata missionaria mondiale 2022, ogni battezzato è chiamato alla missione nella Chiesa e su mandato della Chiesa. La missione si fa perciò insieme, non individualmente, in comunione con la comunità ecclesiale. Anche se in situazioni molto particolari qualcuno porta avanti la missione evangelizzatrice da solo, egli la compie sempre in comunione con la Chiesa che lo ha mandato. Infatti, non a caso il Signore Gesù ha mandato i suoi discepoli in missione a due a due; la testimonianza dei cristiani a Cristo ha un carattere soprattutto comunitario.

Edward le Joly, nel libro “La spiritualità di Madre Teresa di Calcutta”, riporta che le Suore generalmente uscivano a due a due. Quando le fu chiesto il motivo di questa norma, la Madre rispose: «Perché due teste hanno maggiore saggezza di una e quattro mani possono eseguire più lavoro di due. Il Vangelo narra che Gesù inviò i suoi apostoli e discepoli per la loro missione apostolica a due a due. Quindi, anche noi usciamo imitando il modello del Vangelo, secondo quanto ordinato da Gesù». In questo modo, a due a due, possono assicurarsi reciprocamente compagnia, aiuto, edificazione, sostegno, sollievo e protezione.

Come simbolo di questo aspetto, si può immaginare di deporre un bastone ai piedi dell'altare. Esso rappresenta la comunità come sostegno e difesa del missionario, del quale condivide gioie e dolori. Il bastone, inoltre, ci ricorda il nostro essere gregge di un unico e buon Pastore: Gesù.

immagini di missionari che lavorano in coppia o in gruppo

Preghiamo, dicendo: "Fa’ che siamo una cosa sola" per l'unità:

  • All’interno dei gruppi di cui facciamo parte.
  • All’interno della nostra comunità parrocchiale.
  • All’interno della Chiesa.

2. Fino agli Estremi Confini della Terra

Dagli Atti degli Apostoli (1, 6-8) leggiamo: “Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: “Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?”. Ma egli rispose: “Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra”.”

Papa Francesco, nel suo messaggio per la Giornata missionaria mondiale 2022, esorta i discepoli a essere i suoi testimoni e annuncia dove essi sono inviati: «A Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra» (At 1,8). Qui emerge ben chiaro il carattere universale della missione dei discepoli. Si mette in risalto il movimento geografico “centrifugo”, quasi a cerchi concentrici, da Gerusalemme - considerata dalla tradizione giudaica come centro del mondo - alla Giudea e alla Samaria, e fino “all’estremità della terra”. I missionari non sono mandati a fare proselitismo, ma ad annunciare il Vangelo.

Andrea Santoro, in una sua preghiera, ci ricorda: "Tutto il mondo è un’immensa messe. Tutta l’umanità soffre e geme o per mancanza di Dio, o per stordimento interiore, o per soffocamento in un oscuro male di vivere, o per smarrimento e scontento, o per miserie lancinanti e dolori acutissimi che toccano gli individui, famiglie e popoli nei bisogni essenziali. Che ognuno si faccia operaio dove è. Che ognuno si chini sul cuore o sul corpo del proprio fratello, di quanti Dio gli affida. Che ognuno sia pronto a correre dove Dio lo manda."

Un paio di sandali, posti simbolicamente, sono il segno della nostra disponibilità a metterci in cammino uscendo dalle nostre sicurezze e comodità per annunciare il Vangelo con la nostra vita.

Le voci dei missionari nel mondo

Gesù ha vissuto la propria vita cercando di includere tutti coloro che la società e la Legge avevano relegato ai margini. Ad ogni acclamazione rispondiamo: "Signore, rendici promotori di inclusione":

  • Di fronte a chi non conosce il Vangelo.
  • Di fronte a chi è immerso nelle tenebre del peccato.
  • Di fronte alla tentazione di escludere con disprezzo coloro che sono diversi.

3. Preghiera e Azione dello Spirito

Dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi (4, 7-10): “Noi però abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo.”

Nell’omelia del 29 giugno 2019, Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, Papa Francesco ha affermato che ogni discepolo missionario di Cristo è chiamato a riconoscere l’importanza fondamentale dell’agire dello Spirito, a vivere con Lui nel quotidiano e a ricevere costantemente forza e ispirazione da Lui. Anzi, proprio quando ci sentiamo stanchi, demotivati, smarriti, dobbiamo ricordarci di ricorrere allo Spirito Santo nella preghiera, la quale ha un ruolo fondamentale nella vita missionaria, per lasciarci ristorare e fortificare da Lui, sorgente divina inesauribile di nuove energie e della gioia di condividere con gli altri la vita di Cristo.

La preghiera di Franco Barbero recita: "O Dio, in Gesù ci indichi le direzioni dell’amore. Rendici capaci di ascoltare più che di parlare; di imparare più che di insegnare. Aiutami a seminare l’evangelo senza mai mettermi un palmo sopra nessuno. Aiutami ad ascoltarti nelle gioie degli innamorati, nel dolore delle persone sole ed abbandonate, nella volontà di riscatto degli emarginati, nelle lotte degli esclusi, nelle preghiere dei cuori semplici, nelle lacrime delle persone sconfitte e nei sogni di pace e di giustizia."

Una bussola può simboleggiare la preghiera che, grazie all’azione dello Spirito, ci aiuta a ritrovare continuamente il nord, cioè il senso ultimo di ogni nostro passo.

rappresentazione dello Spirito Santo come una fiamma o una colomba con una bussola

Il missionario, prima ancora che annunciare, deve saper ascoltare. Questo ascolto è favorito da una vita di preghiera, momento di incontro con il Creatore che rende possibile una nuova creazione grazie all’azione dello Spirito. Ad ogni invocazione rispondiamo: "Spirito di vita, guidaci nel nostro cammino":

  • Quando non riusciamo a trovare il senso di ciò che viviamo.
  • Quando il fine del nostro agire è la nostra Gloria e non quella di Dio.
  • Quando ci sentiamo soli e scoraggiati di fronte alle prove della vita.

4. Essere Testimoni di Cristo

Dalla lettera di San Paolo apostolo ai Galati (2, 19b-20): “Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.”

L’enciclica “Evangelii Gaudium” di Papa Francesco, al n. 264, ci ricorda che i missionari di Cristo non sono inviati a comunicare sé stessi, a mostrare le loro qualità e capacità persuasive o le loro doti manageriali. Hanno, invece, l’altissimo onore di offrire Cristo, in parole e azioni, annunciando a tutti la Buona Notizia della sua salvezza con gioia e franchezza, come i primi apostoli. Perciò, in ultima analisi, il vero testimone è il “martire”, colui che dà la vita per Cristo, ricambiando il dono che Lui ci ha fatto di Sé stesso. «La prima motivazione per evangelizzare è l’amore di Gesù che abbiamo ricevuto, l’esperienza di essere salvati da Lui che ci spinge ad amarlo sempre di più».

Dagli scritti di fratel Antonio Bargiggia, laico consacrato ucciso in Burundi il 3 ottobre del 2000, emerge come il carisma della sua comunità fosse vivere il Vangelo in mezzo alle persone più povere e abbandonate, cercando di vivere la vita di Gesù nella semplicità di Nazareth. Per questo motivo, avevano scelto un quartiere e abitavano in una casa come quella della gente comune. La preghiera, la povertà e la carità verso coloro che ne hanno bisogno erano le basi della loro presenza; il lavoro manuale e la fatica li facevano sentire vicini a questi poveri e li aiutavano a capire le sofferenze e le difficoltà che essi dovevano affrontare. Questa scelta di condivisione deriva da una convinzione profonda che la vita religiosa debba essere, per quanto possibile, il riflesso della vita di Gesù, per poter trasmettere bontà e amore al mondo. Nella loro piccolezza, si riproponevano di essere questo riflesso in mezzo alla gente del loro quartiere.

Un Vangelo, posto simbolicamente, è alla base del nostro cammino missionario, dal momento che non può esserci missione se prima non accogliamo in noi la Parola di Dio.

Maria, subito dopo aver accolto la Parola, si è messa in viaggio per condividere le grandi cose che aveva compiuto in Lei l’Onnipotente. Ci rivolgiamo a Lei per chiedere la sua intercessione, rispondendo ad ogni invocazione: "Maria, donna missionaria, aiutaci a dire il nostro sì":

  • Quando l’accoglienza della Parola ci espone al giudizio altrui.
  • Quando percorrere sentieri di pace comporta avere il coraggio di denunciare le ingiustizie.
  • Quando avvertiamo la fatica di continuare a camminare per la via stretta.

5. La Via del Martirio e delle "Pazienze"

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 12-13): “In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli]: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.”

Nell’omelia a Matera del 25 settembre 2022, Papa Francesco ha invitato a sognare una Chiesa eucaristica: “Fatta di donne e uomini che si spezzano come pane per tutti coloro che masticano la solitudine e la povertà, per coloro che sono affamati di tenerezza e di compassione, per coloro la cui vita si sta sbriciolando perché è venuto a mancare il lievito buono della speranza. Una Chiesa che si inginocchia davanti all’Eucaristia e adora con stupore il Signore presente nel pane; ma che sa anche piegarsi con compassione e tenerezza dinanzi alle ferite di chi soffre, sollevando i poveri, asciugando le lacrime di chi soffre, facendosi pane di speranza e di gioia per tutti. Perché non c’è un vero culto eucaristico senza compassione per i tanti “Lazzaro” che anche oggi ci camminano accanto.”

Dagli scritti di Madeleine Delbrêl apprendiamo della "passione delle pazienze". Lei scrive: "La passione, noi l’attendiamo. Noi l’attendiamo, ed essa non viene. Vengono, invece, le pazienze. Le pazienze, queste briciole di passione, che hanno lo scopo di ucciderci lentamente per la Tua gloria, di ucciderci senza la nostra gloria. Fin dal mattino esse vengono davanti a noi: sono i nostri nervi troppo scattanti o troppo lenti, è l’autobus che passa affollato; il latte che trabocca, i bambini che imbrogliano tutto. Sono gli invitati che nostro marito porta in casa e quell’amico che, proprio lui, non viene; è il telefono che si scatena; quelli che noi amiamo e non ci amano più; è la voglia di tacere e il dover parlare, è la voglia di parlare e la necessità di tacere; è voler uscire quando si è chiusi e rimanere in casa quando bisogna uscire; è il marito al quale vorremmo appoggiarci e che diventa il più fragile dei bambini… Così vengono le nostre pazienze in ranghi serrati o in fila indiana e noi le lasciamo passare con disprezzo, aspettando - per dare la nostra vita - un’occasione che ne valga la pena. Perché abbiamo dimenticato che come ci son rami che si distruggono col fuoco, così ci son tavole che i passi lentamente logorano e che cadono in fine segatura. Perché abbiamo dimenticato che se ci sono fili di lana tagliati netti dalle forbici, ci son fili di maglia che giorno per giorno si consumano sul dorso di quelli che l’indossano. È la passione delle pazienze."

Infine, alcuni pezzi di pane, appartenenti all’unico Pane che è Cristo, possono simboleggiare il sacrificio eucaristico. Queste briciole di pane richiamano il mistero di Cristo che si spezza e si offre per la vita del mondo, ma anche il sacrificio quotidiano di ogni missionario e la donazione suprema dei martiri, che donano la propria vita per amore degli amici.

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