La Critica Biblica Moderna: Metodi, Storia e Affidabilità del Testo

Come si sa, la Bibbia riporta la rivelazione di Dio fatta all'uomo. Tuttavia, il complesso di opere che la compongono fu redatto più di venti secoli fa. Ogni libro concreto fu scritto in un'epoca determinata, condizionato ovviamente dalla situazione socio-politica, culturale e religiosa del momento. A ciò si aggiunge il fatto che i testi originali sono stati smarriti e si conservano solo manoscritti composti vari secoli dopo che erano stati redatti gli originali. Tutto questo invita a interrogarsi sulla garanzia che offre oggi la lettura del testo biblico.

La critica contemporanea, consapevole di questa problematica, si è preoccupata di darle una soluzione adeguata. Per fare questo, ha cominciato a stabilire quello che si suppone essere il testo biblico originale, per collocarlo poi in un proprio segno ambientale, in modo da intendere non solo quello che il suo autore dice, ma anche quello che realmente vuole dire. Questo compito, arduo e complesso, spetta a una disciplina ausiliare, conosciuta come «critica biblica». Questa si muove a sua volta in una duplice direzione: testuale e letteraria.

L'Evoluzione della Critica Testuale

La critica del testo non nasce certo con la Bibbia. Già nella remota antichità si cercò di porre rimedio agli errori dei copisti, cercando di individuarli per tentare di correggerli e produrre copie più fedeli all’originale.

Le Origini Antiche

Gli errori di copiatura non sfuggirono ai dotti dell’antico centro culturale di Alessandria, dove, com’è noto, esisteva la più grande biblioteca dell’antichità già nel III secolo a.C. Più in là nel tempo, nella Roma del II secolo, vide la luce un trattato ad opera di Auto Gellio: Noctes Atticae. Il lavoro di Gellio è attento e basato su una seria valutazione dei manoscritti da lui stesso cercati e comparati - attività che tecnicamente viene definita “collazione” ed è anche oggi alla base della critica testuale.

Lo stesso non si può dire di Servio, vissuto nella seconda metà del IV secolo, il quale invece preferisce la correzione del testo dei manoscritti che attirano il suo interesse in base a criteri legati al suo giudizio personale, piuttosto che valutando le letture dei vari manoscritti. Origene, studioso e prolifico scrittore cristiano vissuto ad Alessandria d’Egitto nel III secolo d.C., fu un attivo critico del testo biblico. Alcune sue affermazioni, però, lasciano piuttosto perplessi, quando le valutazioni personali sulla qualità delle letture di alcuni manoscritti lo fanno spingere fino ad utilizzare la correzione congetturale.

Illustrazione dell'antica Biblioteca di Alessandria

Nel mondo ellenistico, lo studioso Filone di Alessandria tentò invece di dimostrare la corrispondenza dell'Antico Testamento con le concezioni della filosofia greca mediante l'allegoria, procedimento interpretativo nel quale il significato letterale o superficiale di un testo è soppiantato da un significato più profondo (divino) a esso sotteso e percepibile solo dall'iniziato. Sant'Agostino, nel suo commento sul significato letterale della Genesi (De Genesi ad Litteram, 401-15), comprese la discrepanza tra la concezione del mondo a lui coeva e quella degli autori delle Scritture, riconoscendo la necessità di analizzare criticamente la visione biblica. Inoltre, nel suo De consensu evangelistarum affrontò il problema delle divergenze tra i Sinottici offrendo dei principi di soluzione.

Il Metodo Medievale e Moderno

Nel Medioevo si arrivò ad elaborare un metodo di critica del testo più definito, che tiene conto di diversi fattori. Buona parte della critica testuale nacque dalla collazione delle traduzioni, volta a stabilire una versione univoca del testo biblico.

  • L’antichità delle testimonianze manoscritte: un manoscritto più vicino nel tempo all’originale è verosimilmente un testimone più attendibile.
  • Il numero dei manoscritti: una lettura riportata in più manoscritti ha maggiore probabilità di essere autentica.

La valutazione delle evidenze e le considerazioni interne al testo concorrono per il critico nella ricerca dell’originale. Nel Medioevo si sentirà tutto il peso del valore della singola parola rinvenuta nella Bibbia. Ciò impose dei criteri testuali che fondamentalmente finiranno per valere anche nello studio degli scritti non cristiani. Le libertà che si prendevano gli studiosi del tempo lasciavano il segno, dando vita ad edizioni aggiornate ed annotate piuttosto che a manoscritti che fossero il risultato di una semplice copiatura.

Nasce in questo periodo una pratica molto importante che, sebbene in una forma più evoluta, continua a tutt’oggi: l’annotazione ai margini del testo delle varianti offerte dai manoscritti. Valutare le prove manoscritte e cercare di capire i tipi di errori commessi dai copisti guiderà il critico nella ricerca dell’originale. Come descritto nel De fato et fortuna, l’umanista Coluccio Salutati distingueva fra:

  • Errori volontari dei copisti: quando essi «mutano temerariamente quello che non capiscono».
  • Errori involontari: quando «per svagatezza della mente e leggerezza di testa dimenticano senza avvedersene».
  • Errori causati da glosse interlineari o marginali penetrate nel testo: quando «assumono glosse dai margini e dalle interlinee dei codici come parti di testo da trascriversi».
Immagine di un manoscritto medievale con annotazioni marginali

I riformatori protestanti intendevano diffondere la lettura della Bibbia tra i profani: i traduttori del XVI e del XVII secolo, pertanto, si misero alla ricerca di testi che permettessero di ottenere le migliori traduzioni possibili. Per stabilire la prossimità alla versione originaria di un testo si pratica la cosiddetta 'critica testuale'. Due sono i criteri di analisi del testo: criteri esterni e interni. I criteri esterni si basano sulle qualità fisiche dei manoscritti, come il materiale, l'epoca e lo stile dello scritto, e sulla storia dei manoscritti. Benché non si possiedano i manoscritti originari, dalle antiche versioni (i Settanta e la Vulgata) e dai frammenti premasoretici, scritti cioè prima della versione tradizionale commentata da eruditi detti 'masoreti', si può cercare di risalire per ipotesi alla forma di un archetipo.

Spesso le problematiche nella trasmissione dei testi medievali non sono così drammatiche come per altri scritti del passato. Petrarca ad esempio ebbe modo di essere presente nella redazione dei manoscritti definitivi delle sue opere. Anche qui vi sono delle valutazioni legate all’intervento diretto o meno dell’autore stesso nella copiatura del suo libro. È importante notare che «l’autografo non coincide necessariamente con l’originale, quindi ‘originale’ e ‘autografo’ non sono sinonimi». Del Canzoniere di Petrarca, ad esempio, si possiede l'originale (Vat. Lat. 3195). Per la letteratura italiana del Trecento, il più antico manoscritto della Commedia è il Landiano (Piacenza, Biblioteca Comunale Passerini Landi cod. 190), che è datato al 1336, quindi copiato alla sola distanza di 15 anni dalla morte dell’autore dell’opera.

Specificità e Affidabilità della Critica Testuale Biblica

Le problematiche relative alla critica del testo biblico divergono profondamente da quelle relative ad altri testi. Il critico testuale che si cimenta sul testo biblico deve tener conto di due fattori molto importanti: il testo biblico ha la migliore e più sicura attestazione manoscritta che si possa sperare per un libro di tale antichità.

L'Antico Testamento

L’Antico Testamento è molto più antico del Nuovo. Se concordiamo con la datazione tradizionale, il Pentateuco risale al XV secolo a.C. Le prove manoscritte dell’Antico Testamento in lingua originale sono state curate dal popolo ebraico, il quale non teme rivali nella cura della preservazione del testo biblico. Ciò ha portato ad avere a disposizione diversi manoscritti medievali che tramandavano l’Antico Testamento ebraico in maniera pressoché uniforme. Nel 1946, però, una fortuita - o provvidenziale - scoperta, nei pressi del Mar Morto, riportò alla luce una serie di manoscritti nascosti prima della distruzione romana del 70 d.C.

Mappa della regione del Mar Morto con indicazione delle grotte di Qumran

Le sorprendenti conclusioni che se ne trassero sull’affidabilità del testo in nostro possesso sono riassunte da Ellis R. Brotzman nel suo Old Testament Textual Criticism, a pagina 95, dove cita a sua volta Burrow, Dead Sea Scrolls, pag. 304: «Le molteplici differenze nell’ortografia e forme grammaticali fra il manoscritto di San Marco (il rotolo completo del profeta Isaia risalente al II secolo a.C., ndt) e il testo Masoretico rende il loro accordo sostanziale sulle parole del testo ancora più significativo … è sorprendente che attraverso qualcosa come mille anni il testo abbia subito così poca alterazione». Nello stesso libro afferma Brotzman: «La critica del testo, per sua natura, si concentra sulle varianti, ma il 90% o più del testo che esiste senza alcuna variazione deve essere tenuto in considerazione». Brotzman conclude così sullo stato di conservazione delle Scritture ebraiche: «La maggior parte del testo dell’Antico Testamento è accertato, e le varianti che esistono possono nella maggior parte dei casi ricondursi a letture primarie o secondarie».

In parole povere, possiamo avvicinarci fiduciosi all’Antico Testamento in nostro possesso, in quanto ogni evidenza ci assicura che esso è praticamente identico all’originale. Ci si può quindi sentire di affermare che se non ci riteniamo sicuri dell’autenticità dell’Antico Testamento in nostro possesso non si potrà guardare con meno sospetto qualsiasi altro libro antico. In termini comparativi, si ha più titolo di dire: «il profeta Isaia scrisse» di quanto non si abbia il diritto di dire: «Omero scrisse» o «Aristotele disse», ovvero «Euripide disse»; o ancora «Eschilo scrisse», ecc… Bruce Metzger, una delle principali autorità della materia, riferisce: «L’Iliade di Omero … la “bibbia” degli antichi greci è preservato in 457 papiri, 2 manoscritti onciali (tutti in maiuscolo, ndt) e 188 manoscritti in minuscolo. Fa gli autori di tragedie i testimoni ad Euripide sono i più numerosi; i suoi lavori sono preservati in 54 papiri e 276 manoscritti in pergamena, quest’ultimi tutti risalenti databili nel periodo bizantino.» (Bruce Metzger, The Text of the New Testament, Oxford University Press, ed. 1980, pag. 34).

Qumran (Geo & Geo 27 Marzo 2012).mov

Il Nuovo Testamento

La situazione per il testo greco del Nuovo Testamento è persino incredibilmente migliore di quella dell’Antico. A queste evidenze dirette, bisogna aggiungere quelle indirette, come le oltre 8000 copie manoscritte della versione in latino della Vulgata e la testimonianza di altre antiche versioni. Il problema quindi del critico che esamina la qualità del testo del Nuovo Testamento è la quantità da capogiro delle prove manoscritte a sua disposizione. Difficilmente una tale mole di informazioni potrà mai essere tutta accuratamente valutata.

Wilbur Pickering, nel suo The Identity of the New Testament Text, scrive: «I manoscritti contengono diverse centinaia di migliaia di varianti. La stragrande maggioranza di questi sono errori di ortografia o ovvi errori imputabili alla trascuratezza o ignoranza dei copisti. Westcott e Hort sostennero qualcosa di simile quando scrissero: “…la quantità di ciò che può realmente definirsi una variazione sostanziale rappresenta una minima parte delle varianti rimanenti e può a malapena formare più della millesima parte dell’intero testo.”» (The New Testament in the Original Greek, pag. 562 di A. Salas).

Metodi della Critica Biblica Moderna

Critica Testuale

La critica testuale, come disciplina ausiliare della critica biblica, si propone di fissare nei limiti del possibile il testo originale. Per questo, si studiano le varianti delle diverse tradizioni manoscritte, le aggiunte, le ripetizioni, ecc. Mediante il confronto di testi paralleli, si cerca di chiarire i punti più oscuri. Le migliori edizioni critiche sono:

  • Quella di R. Kittel, per il testo ebraico‑aramaico dell'Antico Testamento.
  • Quelle di H.B. Swete e A. Ralfs per la versione greca dei LXX (Antico Testamento).
  • Quelle di E.F. Wescott‑J.A. Hort, E. Nestle, H.J. Vogels e A. Merk per il testo greco del Nuovo Testamento.

Partendo dalla ricerca delle fonti gli studiosi elaborarono un metodo per raggiungere lo stadio orale precedente il testo attuale, fase in cui le singole unità si formarono e circolarono indipendentemente. Tali piccole unità costituiscono 'forme letterarie' create per un preciso scopo e in un determinato ambiente vitale. Identificate le forme letterarie, il critico deve verificare la situazione storica che ha determinato l'insorgere di determinate forme.

Infografica: processo della critica testuale biblica

Critica Letteraria

La critica letteraria, mediante una minuziosa analisi della situazione religiosa, cultica, etica, giuridica, culturale, sociale e politica che distinsero la redazione dei testi, mira a valorizzare meglio il messaggio ed il contenuto. Molti critici hanno scoperto anche varie fonti e tradizioni orali nei libri dell'Antico Testamento, per cui non è sempre facile stabilire i nessi tra il messaggio della salvezza e la viva storia. Un esempio significativo è la teoria documentaria di Julius Wellhausen (1844-1918) e della sua scuola, che, sviluppando l'ipotesi avanzata da Jean Astruc (1753), cercava di decrittare, nel Pentateuco, l'assemblaggio posteriore di quattro fonti o tradizioni con caratteristiche formali e ideologiche distinte: la fonte Jahvista, Elohista, Deuteronomista e Sacerdotale (cfr. Friedman, 1997). Qualsiasi teoria scientifica sulla formazione del Pentateuco deve necessariamente partire dai risultati di Wellhausen.

Tuttavia, la metodologia più sistematica si è applicata allo studio del Nuovo Testamento, in cui furono accettate le conclusioni del metodo storico‑tradizionale che i grandi esegeti applicarono all'Antico Testamento (H. Gunkel; H. Gressmann, J. Hempel...). In seguito, sorse il metodo storico‑formale, intento a collegare con la primitiva comunità cristiana la genesi di molte pericopi evangeliche (R. Bultmann, M. Albertz, K.L. SchmiUt, G. Bertram). Così, furono aperte le porte al metodo storico‑redazionale che cerca di entrare nella mente di ogni autore sacro per cogliere meglio la sua visuale religiosa (W. Trilling, W. Marxen, H. Conzelmann...). Nell'esegesi neotestamentaria, a partire dai metodi dei teologi tedeschi Martin Dibelius e Rudolf Bultmann, gli stessi principi sono stati applicati allo studio della formazione dei Vangeli nella Chiesa primitiva. Si continuano a cercare nuovi metodi che permettano un miglior avvicinamento al contenuto reale dei testi, mediante una conoscenza più profonda del contrassegno ambientale in cui furono redatti.

Qumran (Geo & Geo 27 Marzo 2012).mov

Lo Strutturalismo

In reazione alla frammentazione del testo operata dal metodo della storia delle forme, a partire dal 1950 un nuovo orientamento cercò invece di mettere in rilievo il testo nella sua veste finale: è la critica redazionale, che focalizza il ruolo dei redattori che operarono su un testo durante un certo periodo. La questione, posta a partire dall'Illuminismo, riguarda l'attendibilità storica dei testi biblici. Lo strutturalismo affronta il testo nella sua compiutezza e quindi prescinde dalla sua storia: il suo interesse è il testo in se stesso e nella sua obiettività.

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