Le preghiere buddiste costituiscono un pilastro fondamentale nella pratica spirituale, offrendo un percorso per esprimere devozione, accumulare meriti, purificare azioni negative e coltivare qualità mentali positive come la compassione e la saggezza. Questi testi e rituali guidano i praticanti verso l'illuminazione e il benessere di tutti gli esseri.
Il Rifugio e la Bodhicitta
Al centro della pratica buddista vi è l'atto di prendere rifugio nei Tre Gioielli: il Buddha (l'illuminato), il Dharma (i suoi insegnamenti) e il Sangha (la comunità spirituale). Questa è una dichiarazione di direzione e impegno nel percorso buddista.
- Prendo rifugio fino all’Illuminazione in Buddha, nel Dharma e nella Sublime Comunità.
- Prendo rifugio nel Sangha.
La Bodhicitta, o mente dell'illuminazione, è l'aspirazione altruistica a raggiungere lo stato di Buddha per il beneficio di tutti gli esseri. È una motivazione profonda che permea ogni pratica.
Le Quattro Meditazioni Incommensurabili
Le quattro meditazioni incommensurabili (amorevole gentilezza, compassione, gioia compartecipe ed equanimità) sono pratiche essenziali per coltivare la Bodhicitta. Le seguenti aspirazioni riflettono lo spirito di queste meditazioni, estendendo i desideri di benessere a tutti gli esseri:
«Mediante le virtù di questo sforzo compiuto per accedere alle vie che conducono all’illuminazione, tutti gli esseri viventi vengano ad impegnarsi in questa strada. Possano tutti gli esseri, ovunque si trovino, sofferenti nel corpo e nella mente, ottenere un oceano di felicità e di gioia per virtù dei miei meriti. Possano i ciechi riconoscere le forme, possano i sordi udire i suoni, e come avvenne a Mayadevi, possa ogni donna incinta partorire senza dolore. Possa il timoroso cessare di avere paura e coloro che sono prigionieri essere liberati; possano gli impotenti trovare il potere, e possa la gente avere pensieri di amicizia. Possano le creature mai sperimentare la miseria di regni inferiori, e possano mai conoscere alcuna privazione. In una forma fisica superiore a quella degli dei possano esse rapidamente raggiungere il buddismo.»
Con tale motivazione, il praticante reitera il proprio impegno:
«Io prendo una direzione sicura, fino al mio stato purificato, dai Buddha, dal Dharma, e dall’Assemblea Suprema. Grazie alla forza positiva della mia generosità e così via, che io possa attuare la buddhità per aiutare coloro che vagano.»

Il Sutra del Cuore: La Vacuità
Il Sutra del Cuore è uno dei testi più concisi e profondi del Buddismo Mahayana, noto per la sua esposizione del concetto di vacuità (śūnyatā). Esso rivela la natura ultima della realtà, trascendendo le apparenze dualistiche.
In quella circostanza il beato era assorto in stato meditativo e percepiva direttamente gli innumerevoli aspetti dei fenomeni, in quello stato di concentrazione chiamato “l’emergere della vacuità” (apparire del profondo). In questo profondo stato di realizzazione, il Sutra insegna che infatti la forma è vacuità e la vacuità è forma, la forma non è diversa dalla vacuità e la vacuità non è diversa dalla forma; qualsiasi cosa sia forma, quella è vacuità; qualsiasi cosa sia vacuità, quella è forma. Questa profonda intuizione si estende anche ai nostri sensi e alla nostra mente: non c’è occhio né orecchio, né naso, né lingua, né corpo né mente.
In quel momento il Beato, uscendo dallo stato di concentrazione, si complimentò con il bodhisattva Avalokitesvara, principale interlocutore del Sutra: “Ben detto, o nobile figlio, e proprio così.”

Preghiere Specifiche e Lodi
Oltre ai principi fondamentali, la pratica buddista include preghiere e lodi specifiche rivolte a particolari Buddha e Bodhisattva, nonché pratiche per la purificazione e l'accumulazione di meriti.
Preghiera dei Sette Rami
Questa preghiera è una pratica essenziale per purificare gli oscuramenti e accumulare meriti. Inizia con un'offerta simbolica del mandala, l'intero universo, e prosegue con sette rami di pratica:
«Che oggetti umani e divini di offerta, effettivamente disposti e quelli immaginati come nuvole impareggiabili di offerte di Samantabhadra, possano riempire completamente la sfera dello spazio. Om idam guru ratna mandala-kam nir-yatayami.»
- Mi prostro a tutti voi Buddha che hanno adornato i tre tempi, al Dharma e all’Assemblea Suprema, inchinandomi con corpi numerosi quanto tutti gli atomi del mondo.
- Proprio come Manjushri e altri hanno fatto offerte a te, il Trionfante, così anch’io faccio offerte a voi, i miei Guardiani Così Andati, e alla vostra progenie spirituale.
- Per tutta la mia esistenza samsarica senza inizio, in questa e in altre vite, ho involontariamente commesso atti negativi, o fatto sì che altri li commettessero, e inoltre, oppresso dalla confusione dell’ingenuità, me ne sono rallegrato - qualunque cosa io abbia fatto, li considero come errori e li dichiaro apertamente a voi, i miei Guardiani, dal profondo del mio cuore.
- Con piacere, io gioisco dell’oceano di forza positiva per il fatto che avete sviluppato obiettivi di bodhichitta per dare felicità ad ogni essere limitato, e delle vostre azioni che hanno aiutato esseri limitati.
- Con i palmi premuti insieme, vi supplico Buddha di tutte le direzioni: per favore fate risplendere la lampada del Dharma per esseri limitati che soffrono e brancolano nel buio.
- Con i palmi premuti insieme, ti supplico Trionfante che andrebbe oltre il dolore: ti imploro, rimani per eoni infiniti per non lasciare nella loro cecità questi esseri erranti.
- Grazie a qualunque forza positiva che ho accumulato mediante tutti questi che ho fatto così, che io possa rimuovere ogni sofferenza di tutti gli esseri limitati.
Offrendo questa base, unta con acque profumate, cosparsa di fiori e addobbata con il monte Meru, quattro isole, un sole e una luna, immaginandola come un campo di Buddha, possano tutti coloro che vagano essere condotti a terre pure.
Lode a Cenresig
Cenresig (Avalokiteshvara in sanscrito) è il Bodhisattva della compassione, venerato per la sua instancabile dedizione al benessere di tutti gli esseri. Una lode a Cenresig può recitare:
«GANG.TZE CANG.GNI TZO.UO CHIÖ.TAM.TZE SA.CEN D. a te rendo omaggio, faccio offerte e in te prendo rifugio. Sei un oceano di saggezza, come una montagna d’oro. Nei tre mondi non esistono esseri come te che sei libero dalla polvere. La tua compassione si estende agli esseri ordinari dei tre tempi e delle dieci direzioni, inclusi quelli perduti nell’oceano della sofferenza e protetti dalle orde dei demoni.»

Le Tre Pratiche Quotidiane per Rendere Omaggio
Le tradizioni buddiste spesso includono pratiche quotidiane per rendere omaggio ai Buddha e Bodhisattva, consolidando l'impegno spirituale e la connessione con gli insegnamenti.
Le Puja Buddiste: Significato e Benefici
Che cosa è una Puja?
Una Puja è una cerimonia rituale buddista che comprende preghiere, pratiche di purificazione, offerte ai Buddha, mantra da recitare, visualizzazioni e dediche. Le puje sono un mezzo potente per interagire con le manifestazioni degli esseri illuminati e ricevere benedizioni.
Ogni giorno il sangha monastico officia delle preghiere per la pace nel mondo, per la salute delle persone malate, per le persone decedute e per il successo delle attività in armonia con il Dharma. Spesso vengono incluse in queste dediche generali anche le richieste specifiche inoltrate dai laici.
Perché si praticano le Puja?
La visione buddista sostiene che tutto ciò che ci accade è il risultato delle nostre precedenti azioni. Le azioni non virtuose creano infelicità e le azioni virtuose creano felicità. Un modo per aumentare la nostra capacità di sperimentare felicità, per raccogliere effetti positivi, e per purificare gli ostacoli nella nostra vita è anche quello di pregare le diverse manifestazioni degli esseri illuminati. Per questo si può fare richiesta al Sangha monastico di preghiere e puje, per il nostro beneficio o per il beneficio delle persone che ci sono care.
Pregando o meditando con una sincera motivazione altruistica, le circostanze sfavorevoli che portano problemi possono essere mitigate o rimosse. Più i praticanti sono spiritualmente avanzati e puri e maggiormente sono efficaci le preghiere. Particolarmente importante in questo processo è anche la motivazione della persona che richiede le preghiere, motivazione che dev’essere altrettanto sincera e virtuosa. La sua connessione con i monaci e le monache che partecipano alla cerimonia contribuisce a rimuovere gli ostacoli e le interferenze che possono arrecare danno.
A chi si possono dedicare le Puja?
Si può dedicare una puja a sé stessi, ai propri cari e amici, per il successo del proprio lavoro o attività, per una buona salute, o per aiutare una persona che è malata, ma anche per gli animali e per l’ambiente. Le puje sono fatte anche per i morenti, al fine di contribuire a pacificare la loro mente durante la fase di transizione, così come per i defunti, per benedire e guidare la loro mente a uno stato superiore di rinascita e di liberazione.
Il Sangha è felice di includere le richieste di preghiere nelle pratiche e nelle puje della comunità. Il soggetto a cui dedicare, persona o animale, insieme con il proposito, sarà letto di fronte alla comunità durante la cerimonia, in modo che i membri della comunità stessa possano dedicare le loro preghiere. Nel caso in cui la richiesta sia fatta per una persona o un animale deceduto, il nome rimarrà nella lista delle dediche per 49 giorni (nella tradizione tibetana è insegnato che la rinascita successiva avverrà nel corso di questo periodo). Se si desidera che il Sangha monastico dedichi puje e preghiere, è possibile inoltrare richieste specifiche.